giovedì 22 luglio 2010

L' Ospitalità italiana dei Ristoranti nel mondo






Con la primavera e l’estate, si sa, arriva il tiepido e il caldo, mentre le menti, quelle possibilmente fornite di un qualcosa all’interno (merce assai rara di questi tempi), uscendo dal letargo ghiacciato dell’inverno, forniscono il Paese di qualche buona idea.
C'è anche chi lo fa d'inverno, chi invece mai e in nessuna stagione, mentre i più "pericolosi" sono quelli che ne emettono a iosa un tanto al chilo in qualsivolgia stagione, e che sono i più presenti nella nostra cara penisola.
Ahimè.
Comunque caldo, freddo o anche tiepido, Unioncamere ne "spara" un’altra “di quelle” di cui è difficile condividere qualcosa, anzi …

… infatti verrà istituito un bollino di qualità per i ristoranti italiani nel mondo.
È con questa idea che nasce il progetto "Ospitalità italiana, Ristoranti italiani nel mondo" curato da Unioncamere, che si avvale del supporto operativo di Isnart (Istituto nazionale ricerche turistiche), del coinvolgimento della rete delle Camere di commercio italiane all'estere e del contributo di associazioni imprenditoriali di settore, come la Fipe.
Due gli obiettivi di questa iniziativa: da una parte promuovere la gastronomia made in Italy, dall'altro proteggerla dalle contraffazioni, che ogni anno costano al mercato agroalimentare italiano circa 50 miliardi di euro (secondo le stime di Coldiretti sul fatturato globale dell'agro pirateria dei prodotti tricolori).
Per ottenere la certificazione Doc, i ristoranti italiani all'estero dovranno rispondere ai "dieci comandamenti" stabiliti da Unioncamere: dalla presenza di almeno una persona che sappia parlare italiano e soprattutto di un cuoco che sappia cucinare i piatti della nostra tradizione, al menù tradotto correttamente in lingua nostrana e composto per almeno il 50% da piatti tricolori. Anche la carta dei vini deve essere made in Italy almeno per il 20% e in sala non può mancare una bottiglia di olio extravergine d'oliva prodotto nel Belpaese. Fondamentale l'uso dei prodotti enogastronomici italiani Dop e Igp che devono essere valorizzati attraverso un apposito elenco.

Intendiamoci, è sacrosanto difendere il made in Italy, ma in questo modo sembrano più panzane o complicate perdite di tempo e di soldi.
E chi ha una anche piccola esperienza all’estero, sa di cosa parlo.
Giornalmente nel nostro Paese abbiamo notevoli discrepanze sui controlli antisofisticazioni, figuriamoci all’estero, e chi lo farà (?), o forse sarà sufficiente l’autocertificazione?
Mentre chi controllerà che dentro la bottiglia dell’olio, messa ben bene in mostra nella sala e con l’etichetta che riporta il prodotto autentico italiano, non ci sia in verità un tarocco?
Oppure che le bottiglie italiane inserite nella lista dei vini non siano quelle impolverate e del proprio paesello, portate nel lontano 1950, e che nessuno ha mai ordinato perchè troppo care?
Dulcis in fundo il 50% composto da piatti tricolori (?): e il restante 50%?
Non fissiamoci sui cuochi italiani; anche uno straniero, ben guidato, può fare meraviglie.
Oppure provate a guardare nelle vetrine d’ingresso dei ristoranti italiani all’estero; troverete una miriade di marchi, bolli, bollini, bolletti e adesivi che parlano di qualità, a cominciare da Ciao Italia, che se non sbaglio fu proprio il primo.

Occorrono risorse economiche, un piano serio, elaborato nel Paese straniero, comunicazioni mirate sui giornali e in tv, ma soprattutto il controllo effettuato da seri e veri professionisti; quelli che vedono dove neanche t'immagini; e non amici, amici degli amici e figli, figli dei figli o qualcuno da sistemare di quì o di là.
Non credo inoltre possa essere sufficiente una e-mail o un voto dato attraverso il web come il recente caso dell’Ospitalità Italiana, anche questo fornitoci da Unioncamere, ISNART, (Istituto Nazionale Ricerche Turistiche), il patrocinio della Presidenza del Consiglio, Ministero degli affari Esteri, Ministero dei Beni e Attività Culturali, Italia.it (toh, chi si vede), UPI (Unione Provincie italiane), UNPLI e i Comuni italiani.
Dove i parametri di misurazione per definire la qualità sull’ospitalità sono questi:
Per votare con un SMS comporre il seguente messaggio:
1. inserire il codice della struttura
2. inserire uno spazio
3. proseguire con il voto (da 1 a 10)
Mentre via internet; compilando il modulo per la votazione.
Tutto lì!
Infine (forse) a Unioncamere è sfuggito che esistono, e da mo, un quantitativo industriale di Premi e Premietti istituiti dalle varie Accademie della cucina nazionale e mondiale, dove siamo abbastanza ben rappresentati; quindi che utilità avrà il millesimo, o giù di lì, premio alla qualità .
Se poi questa storia serve o pensano serva per fermare il taroccamento dei prodotti italiani; beh, non è certo quella la strada.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Ci sarebbe da chiedere il perchè lo fanno e chi ci guadagna.
Viaggi?

Complimenti al pezzo perchè se non ne parla lei, non ne parla nessuno.

vinc ha detto...

Appunto.

Che scopo hanno questi Premi?
La cosa mi puzza e non poco.

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