lunedì 23 maggio 2016

Come rovinare un patrimonio Unesco: Le 5 Terre

Tourists go home appare in molte località spagnole e non solo, mentre di quanto avviene in Italia ne parlerò alla fine del post...

con l'arrivo della bella stagione la voglia di partire alla scoperta di luoghi e culture diverse si fa sentire sempre più forte.
Purtroppo però alcune mete più di altre sono raggiunte da flussi impressionanti di turisti che, incuranti delle più elementari norme di educazione, mettono a serio repentaglio la bellezza e il delicato equilibrio del luogo.
Il sito americano MNN ha stilato una lista dei luoghi più seriamente minacciati dal turismo di massa mettendo al primo posto il famoso sito di Machu Picchu in Perù.
La città perduta degli Incas arroccata sulle Ande ogni anno è visitata da centinaia di migliaia di visitatori che mettono a repentaglio le antiche rovine tanto che l’Unesco ha deciso di inserire Machu Picchu nella lista dei patrimoni dell’umanità in pericolo.
Altri celebri siti come Angkor Wat in Cambogia e la Grande Muraglia cinese registrano purtroppo il crescente fenomeno di atti vandalismo come i graffiti che i turisti lasciano sui muri in ricordo del loro passaggio
Il turismo di massa sta creando non pochi problemi anche al Taj Mahal in India, lo straordinario mausoleo di marmo bianco che sta ingiallendo a causa delle particelle inquinanti presenti nell’aria.
In serio pericolo è anche la Grande Barriera Corallina australiana: turismo di massa cambiamenti climatici e l’afflusso di pesticidi provenienti dalle aree agricole circostanti stanno provocando ingenti danni ad uno dei più incredibili ecosistemi del nostro pianeta.

A rischio sono poi le Isole Galapagos, un luogo unico sulla Terra la cui biodiversità è costantemente minacciata dalla pressione turistica, dalla pesca di frodo e dalla costante scarsità d’acqua

Non sono esenti da pericolo neppure i posti più difficilmente accessibili come le vette del monte Everest o le gelide acque dell’Antartide: alpinisti desiderosi di raggiungere il Tetto del Mondo e navi da crociera cariche di turisti minacciano seriamente equilibri delicati rimasti inalterati per secoli.
La lista dei luoghi a rischio a causa del turismo di massa è purtroppo lunga, tra le mete vale la pena menzionare: Stonehenge, Phi Phi Island in Thailandia, Bali, il cratere vulcanico Ngorongoro situato nella pianura del Serengeti, la riserva faunistica Masai Mara in Kenya e Teotihuacan, il più grande sito archeologico precolombiano del Messico.
Solo nel 2014, la bellissima Islanda è stata visitata da circa un milione di turisti. I visitatori sono stati il triplo degli abitanti. Nel 2015 il loro numero è aumentato ulteriormente del 74 percento. Ora l'Istituto islandese per il turismo sta pensando a come ridurre le presenze, così che l'esperienza di immergersi nella natura non venga rovinata dal numero eccessivo di persone. 
Piante e specie animali rare popolano la piccola isola di Lord Howe, situata al largo della costa australiana. Perché le cose restino così, i visitatori ammessi in contemporanea sull'isola non devono superare i 400. 
Nel Regno del Bhutan sono in vigore regolamenti speciali per i viaggiatori. Chi desidera visitare i bellissimi monasteri buddisti del Paese deve acquistare preventivamente, al momento della richiesta del visto, un pacchetto che costa 200 franchi al giorno e copre la maggior parte delle spese di soggiorno. Le eccedenze vengono destinate allo sviluppo del sistema scolastico e sanitario in Bhutan. 
Le Seychelles sono una delle mete preferite per il turismo di lusso. Da molti anni addietro, queste isole paradisiache sono state visitate da un numero di turisti pari a quasi sei volte il totale degli abitanti. E anche se il turismo resta la principale fonte di occupazione, per il governo il limite di accoglienza è ormai stato superato. Pare inoltre che il suggerimento e la conseguente decisione governativa per un limite ben studiato e calibrato, sia stato dato da un italiano che vi ha soggiornato qualche anno per lavoro. E così pure per le Fiji.

Ma in Italia?
file interminabili davanti alle attrazioni turistiche, visitatori scocciati e abitanti del luogo al limite della sopportazione.
Però Venezia sta correndo ai ripari e così pure l'isola di Capri, Pompei eccetera eccetera, ma non le 5 Terre...
e l’impatto turistico sarà devastante per quelle le aree che, senza una programmazione razionale, vengono "spalancate" al turismo di massa.
E non ci vorrà molto tempo per vederne gli effetti purtroppo e per causa dell'irresponsabilità dei preposti.

Mentre l'obiettivo del turismo “responsabile” è creare itinerari mirati a raggiungere un punto d'incontro geografico e culturale e volti alla diffusione di un turismo che rispetti le esigenze dei popoli e dei paesi visitati.
Sto parlando, cioè, di un turismo programmato in consultazione con le comunità locali e con gli investitori, che sia giusto ed equo per la comunità ospitante, economicamente sostenibile nel lungo periodo, che non provochi danni alle attrazioni turistiche e all’ambiente naturale e che, quindi, richiede un grande sforzo di programmazione.
In poche parole che le 5 Terre restino così anche per le generazioni future e non solo nella speranza di aumentare i turisti per manie politiche, poiché quegli stessi turisti... ma lasciamo perdere va.
Naturalmente quella dello sviluppo di un turismo sostenibile è una sfida che accomuna tutte le destinazioni: ma, come ho già sottolineato a più riprese nei post precedenti, chi ha fragilità politica (ved. qui), fragilità di infrastrutture (ved. qui) e fragilità di management (ved. qui), rischia di perderla molto facilmente.

La mia speranza è che almeno i politici di alcune località delle 5 Terre decidano autonomamente di non permetterne lo sfascio poiché a livello regionale, beh; quella speranza non c'è l'ho proprio.
E per capirne l'andazzo ligure è sufficiente vedere questo video (ved qui da 36:35)... ottimo l'intervento dell'assessore del turismo di Capri, Antonino Esposito (famiglia di noti albergatori), e così pure il presidente di Confturismo e Direttore operativo AccorServices Italy, Greece, Israel & Malta , Renzo Iorio, mentre dell'assessore del turismo della Liguria, Gianni Berrino, meglio lasciar perdere va.... eppure sia la Giunta di Capri che quella della Liguria hanno lo stesso slogan, all'incirca.
Capri: Cambiamo il vento
Liguria: Il vento è cambiato
i primi lo volevano cambiare e l'hanno cambiato, mentre gli altri si vede che aspettano che il vento cambi da solo...

7 commenti:

Anonimo ha detto...

Politica non è un mestiere, è un servizio. Ma nel senso di servire, non di servirsi o circondarsi di servi.
(Marco Travaglio)

Luciano Ardoino ha detto...

@Anonimo

A questa poi... non la conoscevo.
Grazie e m'è proprio utile per via di alcune personali considerazioni.

:)

sergio cusumano ha detto...

Come si può non capire che in tutte le cose c'è un limite??


:-((

Luciano Ardoino ha detto...

... e soluzione!

;)

Anonimo ha detto...

@Luciano

Caro Luciano, come te pochi.
Sono molti pochi quelli che pensano alle generazioni future, al mantenimento di ciò che si ha, alla salvaguardia e che preservino il lavoro di chi verrà.

Sono completamente d'accordo

tua Renata

Luciano Ardoino ha detto...

@Renata

Quando arrivi in Italia t'aspetta quella zuppa di pesce che ben conosci...
:)

vinc ha detto...

La differenza tra uno statista e un politico è lì