venerdì 28 febbraio 2014

La storia di questo blog ... ma non solo



E ora la fine è vicina
E quindi affronto l'ultimo sipario 
Amico mio, lo dirò chiaramente 
Ti dico qual è la mia situazione, della quale sono certo

Ho vissuto una vita piena 
Ho viaggiato su tutte le strade 
Ma più. Molto più di questo 
L'ho fatto a modo mio

Rimpianti, ne ho avuti qualcuno 
Ma ancora, troppo pochi per citarli 
Ho fatto quello che dovevo fare 
Ho visto tutto senza risparmiarmi nulla

Ho programmato ogni percorso 
Ogni passo attento lungo la strada 
Ma più, molto più di questo 
L'ho fatto a modo mio 

Sì, ci sono state volte, sono sicuro lo hai saputo 
Ho ingoiato più di quello che potessi masticare
Ma attraverso tutto questo, quando c'era un dubbio
Ho mangiato e poi sputato 
Ho affrontato tutto e sono rimasto in piedi 
L'ho fatto a modo mio 

Ho amato, ho riso e pianto 
Ho avuto le mie soddisfazioni, la mia dose di sconfitte 
E allora, mentre le lacrime si fermano, 
Trovo tutto molto divertente

A pensare che ho fatto tutto questo; 
E se posso dirlo - non sotto tono 
"No, oh non io 
L'ho fatto alla mia maniera"

Cos'è un uomo, che cos'ha? 
Se non se stesso , allora non ha niente 
Per dire le cose che davvero sente 
E non le parole di uno che si inginocchia 
La storia mostra che le ho prese 
E l'ho fatto a modo mio


.... grazie Frank Sinatra (My Way) 



giovedì 27 febbraio 2014

Vuoi aver successo nel turismo? Parla male dell'Italia e presto l'avrai.

Da quando ho aperto 'sto blog, le bordate all'indirizzo di questo o quell'altra, turisticamente parlando, non sono di certo mancate, e il risultato è stato .... quintalate di letame a gogò.

Ma chi te lo fa fare m'hanno detto gli amici e così pure i nemici, quei "nemici" che non riuscirò mai ad odiare perché maldestramente sono fatto così.

Però non ho mai scritto un solo rigo contro il Bel Paese, e questo in qualsiasi idioma presente in queste pagine, anzi ... mentre chi l'ha fatto e lo fa ha ricevuto e riceve moltissimi ambiti "regali", infatti ...

... si dice che la signora Ilaria Borletti Buitoni manterrà il sottosegretariato alla Cultura e al Turismo nel governo di Matteo Renzi, eppure, nell'unica uscita che fece nel precedente governo di Enrico Letta, sentenziò un'assurdità talmente dispregiativa nei nostri confronti che ancor oggi mi fa rizzare i capelli nonché i peli superflui.
Era il 16 maggio dell'anno scorso e la signora in questione ...: "In Italia s'è smesso di mangiare bene, giudico il livello dei nostri Chef negativamente".

Ma dico: Siamo pazzi?

Chi scrive, prima di dirigere catene alberghiere, ha insegnato cucina internazionale in quasi tutte le parti del mondo per circa un ventennio, e di certo un qualcosa ne sa.
E una sciocchezza così penso di non averla mai sentita manco di striscio.

Eppure, la signora manterrà l'ambita cadrega nel dicastero, e che i "maligni" arguiscono sia dovuta ad una certa elargizione monetaria (ved. qui) passata.
Tempo prima, Pier Luigi Celli, l'attuale presidente dell'Enit, scrisse la famosa lettera al figlio apparsa su Repubblica e un po' in tutte le parti del mondo, esortandolo a scappare all'estero perché l'Italia è un Paese che non lo merita e dove accadono cose che ... manco li cani (ved. qui).

Per non parlare poi del giornalista Beppe Severgnini che ci sguazza felice, come un pupetto nella vasca da bagno.
Molti suoi articoli, come molti Italiani non sanno, sono pubblicati solo in inglese sul Financial Times, e rappresentano un cocktail di triti luoghi comuni,  vecchi pregiudizi, velenosi sarcasmi e perfidi attacchi, sempre diretti a colpire non tanto e solo l’immagine istituzionale del nostro Paese, quanto il carattere e la psicologia nazionali.

E lui, che va per la maggiore, te lo ritrovi da tutti le parti a sparare sentenze, riuscendo così a racimolare un discreto guadagno con le sue (censura).

Ma Severgnini è anche un bel furbacchione che fa i suoi interessi senza il minimo scrupolo, perché sappiamo tutti che in Gran Bretagna, se ti vergogni di essere italiano, ti presenti con il cappello in mano e, in ultima istanza, confermi il complesso di superiorità anglosassone, le porte di tanti circoli e salotti si aprono immediatamente.

Ma è giusto che chi sputtani l'Italia venga addirittura premiato?







mercoledì 26 febbraio 2014

Enit: obiettivo (proprio) raggiunto

Ma non avevano ricucito?

Prima




... e che per pura combinazione (vabbeh, quasi) su queste pagine s'era già scritto almeno cento volte (qui ce n'è una) che sarebbe stato un buco nell'acqua.







martedì 25 febbraio 2014

Turismo: puntini puntini, punto e a capo.

Oggi sarà un giorno molto lungo per chi mastica di turismo e non solo, anche perché all'atto delle nomine dei sottosegretari del nuovo Governo di Matteo Renzi, si potrà finalmente capire il dove s'andrà a parare e che fine farà l'interessamento di questo comparto nelle mire di chi dovrà deciderne l'andazzo.

Speriamo bene.

Ma un qualcosina la voglio dire, anzi scrivere, su queste pagine, e vale a dire le priorità che reputo essenziali per la ripresa del #turismo.

Inutile stare a rielencare l'immensa possibilità del settore nel Bel Paese; è già stato detto milioni di volte ma ... ma senza un radicale mutamento del Titolo V, è aria fritta.
Ma anche questo s'è detto innumerevoli volte (l'ultima ieri ... ved. qui).

L'esagerata burocrazia che rallenta anche le chiocciole (lumache) ... e qui siamo sui miliardi di volte.

Una classificazione alberghiera che finalmente riunisca uniformemente tutte le Regioni sotto un'unica bandiera della logicità, ma soprattutto che sia parimetrata sulla qualità ... tutti ne parlano ma nessuno la fa.
Anzi, uno l'ha fatta ma pare che a nessuno freghi granché (ved. qui) ... sembrava, ma come al solito ... solo parole.

E per finire questa breve disamina: l'assenza di decisionalità, senza dover soccombere ai ricatti delle varie lobby.
Perché dico questo?

Beh, perché ieri, dopo quasi due anni di continue e ripetute suppliche all'indirizzo dei preposti (pazzesco che siano stati necessari oltre 700 giorni), è finalmente partita la "mezza stella" che premierà i migliori direttori d'albergo (e i proprietari nel qual caso siano diretti da questi) della mia Regione (Liguria) e che parzialmente descrivo qui.
Le prime nomine a primavera (fine marzo 2014).

Due anni di incazzamenti (taciti) vari, dovuti più che altro alla mia testardaggine e alla personale incredulità di fronte al masochismo e al narcisismo nazionale.
E allo scopo di darle gambe a tutti i costi ... passando a volte anche per scemo, mentre qualche presunto/a più sapientoni di altri tentano di arguire alle spalle ... ma lasciamoglielo credere che tanto ...
Ma bando alle ciance.

Ieri, e a un livello davvero professionale (ossia senza tanti giri e rigiri di inutili parole per mettersi in mostra agli occhi di qualcuno) per la primissima volta da quando sono rientrato in Italia, mi sono trovato a parlare del settore alberghiero con gente che ne mastica veramente (a parte quelle poche eccezioni che purtroppo non mancano mai), a dimostrazione che ce la si può ancora fare.

E questo è accaduto proprio con quelle persone di cui non avrei mai immaginato e con le quali ebbi alcuni trascorsi che ... ma è acqua passata che non macina più.
Robert Piattelli, Giancarlo Carniani e Roberta Milano.
Ed è stata una piacevolissima sorpresa che ancor quasi non credo.

Ecco quindi il perché dell'importanza dei sottosegretari e in particolar modo di chi un domani (oggi ndr) questi si circonderanno, possibilmente senza cadere nelle solite scelte "pilotate" più che altro orientate agli "amici" o agli "amici degli amici", parenti e anda e rianda di favori futuri o pregressi.
Utopia?
Probabilmente sì, ma lasciatemelo credere e sperare.
Grazie a tutti e tre!

P. S.: Qui si dice e si scrive ciò che si pensa davvero, sempre.
Piaccia o non piaccia, piace a me, e questo mi basta.












lunedì 24 febbraio 2014

Titolo V: Un errore clamoroso che ...

Noto sempre più che il "mondo" (quelli che lavorano nel Turismo e che parlano e scrivono nel web) del Titolo V non è che se ne capiscano poi di molto.

O sarà che la presunta loro "ignoranza" è maturata per via che così conviene poiché con le Regioni ci marciano assai o ci vorrebbero marciare?
Ma facciamo un po' di luce sulla Legge Costituzionale senza ricorrere a paroloni o a quelle perle di saggezza per lo più mascherate da Arlecchino o Pulcinella che si sentono e leggono in giro.

Da un po' di tempo (finalmente) se ne parla sempre più insistentemente, ma siccome siamo italiani, la cosa probabilmente servirà per essere tramandata alle prossime generazioni senza però fare in modo di levare questo obbrobrio di Legge.

Com'è noto, il Titolo V riguarda le Regioni, le Provincie e i Comuni ed è stato ampiamente riformato con la legge costituzionale n. 3/2001 (confermata da un referendum), negli ultimi mesi del governo di centro-sinistra, nel disperato tentativo di recuperare credibilità con l'elettorato sempre più sensibile alle "sirene" del federalismo, allora in gran voga.
L'obiettivo era di dare attuazione all'art. 5 della Costituzione che individua le autonomie locali come enti esponenziali delle popolazioni ivi residenti.
In particolare, è stata ampliata l'autonomia legislativa delle Regioni a statuto ordinario, riconosciuta per la prima volta anche in via esclusiva.
Allo Stato spetta un potere legislativo pieno solo per le materie di cui all'art. 117, 2° comma, mentre la competenza è concorrente nelle materie di cui al 3° comma. In via residuale, per i casi non previsti, la potestà legislativa spetta alle Regioni.

In sintesi, le Regioni hanno acquisito ampi poteri di spesa e di organizzazione, ma, poiché il prelievo fiscale rimane in larga parte in capo allo Stato, esse non hanno alcun reale incentivo a spendere in modo efficiente (anzi, più spendono più conquistano favori locali e possono contare sulla loro rielezione, sicché il "miglior governatore" è quello che riesce a farsi assegnare trasferimenti superiori alle sue reali esigenze).

E quindi si crea quello che gli economisti definiscono un "moral hazard".

A distanza di tredici anni è facile rilevare che il sistema non ha funzionato.
Ciò si ricava innanzitutto dal lievitare dei costi per la realizzazione delle grandi opere pubbliche che coinvolgono diversi enti - sia per effetto dei ritardi dovuti alla frammentazione delle competenze, sia perché i trasferimenti statali avvengono in base alla spesa storica (quindi più e peggio si è speso nel passato più si riceve).
In secondo luogo, lo dimostrano le numerosissime pronunce della Corte Costituzionale nelle controversie tra Stato e Regioni (dal 2002: circa il 40% delle sentenze), indice di un'eccessiva complessità nel riparto delle competenze legislative che spesso diventa semplice potere di veto reciproco.
Spesso, la lunghezza delle cause che devono risalire tutti i gradi di giudizio è di per sé sufficiente a bloccare un investimento: il sistema che si è venuto a creare ha una sorta di incentivo perverso a non rilasciare autorizzazioni.
Infine, è impossibile per lo Stato intervenire anche nei casi più palesi di abuso o di mancanza di trasparenza.

Ma ancora due parole per far comprenderne meglio il danno che ...

... il denaro che le regioni possono spendere piuttosto liberamente grazie a questa autonomia arriva da una serie di imposte: compartecipazione all’IVA, addizionale IRPEF e IRAP. Le prime due sono imposte raccolte dallo Stato, che poi ne versa parte nelle casse delle regioni, mentre la terza è un’imposta regionale.
Tutte e tre però hanno la caratteristica di non garantire alle regioni un ampio margine di manovra.

Le prime due sono raccolte dallo Stato, che decide anche “quanto” raccogliere. L’IRAP è raccolta dalle regioni, ma queste hanno un margine di manovra molto piccolo per decidere se far pagare di più o di meno ai cittadini (sull’IRAP, ad esempio, le regioni posso aumentare o diminuire dell’1% l’aliquota base).

Le imposte che vengono alzate per riparare ai buchi nei bilanci regionali, infatti, sono imposte statali; e aumentano per decisione del Parlamento (che si prende anche tutte le critiche).
Molto spesso lo Stato aiuta direttamente le regioni, prelevando il denaro dalla fiscalità generale (quella che pagano tutti i cittadini) e utilizzandolo per ripianare le perdite di una sola regione.
In questo modo si toglie anche agli abitanti della regione l’incentivo a punire gli amministratori locali inefficienti.

Se la perdita viene spalmata su tutti gli italiani, gli abitanti della regione non subiscono particolari danni da una gestione poco oculata dei soldi pubblici (e paradossalmente alcuni di loro potrebbero anche riceverne dei vantaggi, come per esempio parenti assunti in regione per svolgere incarichi inutili).

Enrico Letta, in ottobre, ha pubblicamente dichiarato che la Riforma del 2001 fu “un errore clamoroso”.

Matteo Renzi, da candidato alla segreteria PD, ha auspicato in novembre la riforma del Titolo V (“non è accettabile che in tempi di difficoltà economica la politica continui con i suoi carichi di costi e le Regioni si trasformino in dei macro Stati che pensano di poter governare tutto”) e l’ha altresì posta, soltanto pochi giorni fa, come uno dei tre punti su cui sarebbe possibile trovare un accordo istituzionale fra tutti i partiti.
La sinistra del PD d’altro canto non è da meno e potrebbe, a buon diritto, rivendicare la paternità dell’idea.

Durante la campagna elettorale per le elezioni del febbraio 2013, Pierluigi Bersani pose più volte la riforma del Titolo V come priorità in caso di vittoria elettorale (Stefano Fassina ne parlò a più riprese, per conto del segretario democratico, durante le interviste “tecniche” rilasciate nel 2012 al quotidiano Il Foglio).
Anche il centrodestra, probabilmente fiutando l’aura di consenso che avvolge il progetto, ha espresso una concordanza piena (Angelino Alfano, a ottobre, ha infatti dichiarato d’essere “d'accordo su una immediata modifica”).

Per quanto riguarda Beppe Grillo e il Movimento 5 Stelle possiamo dire che, dal vasto mare delle contraddizioni e dei non-detti di questa formazione politica, una visione economica sembrerebbe alfine delinearsi e potrebbe essere sintetizzata con un imperativo netto: taglio della spesa pubblica. Quindi, secondo il paradigma interpretativo adottato nel presente articolo, anche in questo caso siamo dinanzi a una prospettiva volta a incrementare l’austerità. Naturalmente, come nel caso dei governi Monti e Letta, suddetta prospettiva troverebbe giustificazione e consenso grazie a un più che efficace paravento ideologico, ovvero grazie alla retorica del “taglio agli sprechi”. Essendo le autonomie locali le depositarie della maggioranza della spesa welfaristica – dalla sanità agli asili nido – è in qualche modo logico e coerente che esse siano divenute bersaglio privilegiato di chi promuove i tagli. Va detto, per completezza, che i pentastellati non hanno finora espresso una posizione netta sul Titolo V e si sono anzi, nei mesi scorsi opposti ai tentativi di stravolgimento costituzionale predisposti dal Governo Letta. D’altro canto, però, essi potrebbero rivendicare il fatto d’essere coloro che hanno avviato per primi – tramite la litania sull’abolizione delle Province e tramite la retorica generale sugli “sprechi” – quella campagna ideologica che oggi fa da propellente al progetto di azzeramento delle autonomie locali.

Quelle organizzazioni sempre meno rappresentative della società e che soltanto i mass-media ancora si ostinano a chiamare “parti sociali”, parimenti, non si sottraggono al coro. Nel maggio 2013, per esempio, il Presidente di Confindustria Giorgio Squinzi ha definito il Titolo V “un ibrido inefficiente”.
Il direttivo della Cgil – sindacato che, nel 2012, si era timidamente opposto alle riforme preliminari in materia apportate da Monti e di cui più avanti – ha votato in ottobre, all’unanimità, un documento affermante l’impellenza di “una profonda revisione del Titolo V della Costituzione che riduca drasticamente le materie concorrenti”.

Infine, non può mancare da questo elenco il protagonista primario dell’attuale fase politica. Il fautore d’una situazione di eversione costituzionale che, grazie ai rapporti di forza nonché alla forza dell’abitudine, viene oramai percepita dall’opinione pubblica come usuale. Mi riferisco a quel presunto arbitro delle istituzioni che ha assunto, impunemente, la facoltà di dettare la linea politica a governo e Parlamento. Mi riferisco, insomma, al senatore Giorgio Napolitano. Pochi giorni fa – il 17 dicembre – questi ha formulato l’ennesima summa teologica del proprio pensiero. Non si tratta di nulla di nuovo ma ritengo non faccia male, di tanto in tanto, ripassare i lineamenti ideologici e strategici che guidano l’azione di colui che è oggi, all’interno delle istituzioni, il principale artefice del progetto di stravolgimento della Carta: “Le riforme come il superamento del bicameralismo paritario, lo snellimento del parlamento, la semplificazione, del processo legislativo, o come la revisione del Titolo V varato nel 2001, sono convinto siano ormai questioni vitali per la funzionalità e il prestigio del nostro sistema democratico, per il successo di ogni disegno di rinnovato sviluppo economico, sociale e civile del nostro paese nel tempo della competizione globale”.

Quindi?

Beh, quindi, se anche stavolta tutte le loro belle intenzioni rimarranno solo ed esclusivamente delle intenzioni e non faranno niente per ripristinare 'sto benedetto Titolo V, questo vorrà dire che ancora una volta c'hanno preso per dei coglioni, e s'è sempre vero che per ogni coppia di "questi" c'è per forza di cose una testa di cazzo (quelli a cui sta bene così e che continuano a dichiarare che cambiare il Titolo V non è per nulla importante), il Turismo se lo può andare a prendere in saccoccia e con lui anche noi.

La morale è che personalmente non piace granché riceverlo continuamente nel deretano ... non so a voi.
Pardon per le scurrilità al termine di questo mio post ma non se ne può più, veramente!








venerdì 21 febbraio 2014

Il nuovo Ministro della Cultura e del Turismo

Dario Franceschini nel 1994 dà vita a Ferrara a una delle prime giunte di centrosinistra d'Italia, divenendo Assessore alla Cultura e al Turismo, e giusto vent'anni dopo ne sarà il ministro.


P. S.: Almeno qualcuno che la "cosa" la conosce già .... dovrebbe.

... e poi basterà vedere di chi si circonda e in pochi secondi si capisce il tutto

... niente di personale con Franceschini ma Matteo Renzi non s'era presentato come il rottamatore?
E' solo un piccolo ed innocente retro gusto o l'ennesimo gusto di porlo nel retro a noi?





























La Divina Toscana ... tanto gentile e tanto onesta pare che li occhi no l’ardiscon di guardare

Ma quanto brutta è 'sta pubblicità della Divina Toscana?


Le foto "allegramente" taroccate (ved. qui).


Una campagna da 150.000 € in bando, costata il posto all'assessore regionale Scaletti.

In teoria avrebbe dovuto andare avanti 2 anni con investimenti sui media per circa 2 milioni di euro.

Questi i "creativi" (ved. qui).


Il "lancio" alla Bit 2014 di Milano (ved. qui).
... mentre poi (ved. immagine sotto) ... esagerati? cialtroni? .... oni?




Qui c'è il nuovo bando.


Cosa dice il Governatore Rossi e cosa dicono a lui.


Considerazioni sul web (ved. qui) e alcune espressioni generali raccolte per strada sull'accaduto (ved. immagine sotto).



... di cui vi lascio immaginare i "ragli".







lunedì 17 febbraio 2014

Come fare le traduzioni in quattro e quattro otto e in otto e otto sedici (lingue) sul sito dell'Enit

Più la mandi giù e più ti ritorna su.

E' la "rabbia" che immancabilmente mi attanaglia tutte le volte che vedo qualche cosa che fanno all'Enit.
Non voglio guardarli e nemmeno sentirli ma non c'è niente da fare, e come un allocco ci casco tutte le volte.
Che sia la curiosità oppure la speranza che ne azzecchino una?

Ma veniamo al fatto ormai quotidiano.

L'Enit ha messo gli abiti nuovi al proprio sito (la spesa non si sa) e l'hanno tradotto in ben 16 lingue ... forse e quasi.
Infatti:





... e così via in tutte le altre lingue ... link inclusi (ved. immagine sotto in cirillico che addirittura riporta in lingua italiana "Vi preghiamo di inviarci commenti o suggerimenti riguardo il sito compilando questo modulo".




Diritto di ... vino?





domenica 16 febbraio 2014

La storia del turismo durante il Governo Letta in immagini e poche parole

Aprile 2013
Parte il Governo Enrico Letta e ... 


Maggio 2013
... forse in rodaggio

Giugno 2013
... forse non parte

Luglio 2103
... mancherà la benzina?

Agosto 2013
Il Decreto sul turismo a breve


Settembre 2013
Niente

Ottobre 2013
Nulla

Novembre 2013
Una cippa

Dicembre 2013
Una mazza fionda

Gennaio 2014
Una mazza fionda, frusta e pure balestra
... ma poi ...


Febbraio 2014
Ecco ci siamo! No, falso allarme, ma forse ...


... eccolo, è pronto!


Sul filo di lana ... 


... quasi!

E meno male che il Turismo era una priorità, figurati un po' se non lo fosse stato.







sabato 15 febbraio 2014

Turismo: Eccome no!

12 dicembre 2012, da Via Ferrattella 51 in Laterano a Roma, la prima conferenza stampa di Andrea Babbi, il nuovo Direttore Generale dell'Enit.
Ore 12:20
Andrea Babbi: "Non voglio più sentir parlare di "carrozzone" e l'Enit sarà una macchina straordinaria al servizio dei cittadini".
Pier Luigi Celli: "Non siamo persone per l'ordinaria amministrazione o per le piccole sfide".

Eccome no!

Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi, nei primi giorni del 2014:
 "Al buon risultato della clientela straniera nel 2013 ... ".

Eccome no!

Infatti 12 mesi dopo (un anno) i risultati sono questi:
Banca d'Italia


... e quelli dell'Eurostat



Eh già!






venerdì 14 febbraio 2014

Turismo: Impegno Italia ... non pervenuto!

Oggi Enrico Letta salirà al colle per presentare le dimissioni, e fin qui non ci piove.

Piove invece sul fatto che solo due giorni fa, il 12 di febbraio 2014, il medesimo aveva presentato il progetto Impegno Italia, e vale a dire tutte quelle cose che il suo governo avrebbe dovuto fare nel breve spazio di un anno per toglierci dalla bratta perenne.

Impegno Italia, a darci uno sguardo, non è che l'ennesima manfrina , dove a cambiare è solo l'intestazione della prima parola con "Italia" sempre appresso.

Solo che in Italia non cambia mai un fico secco, e quando cambia, ecco che cambia in peggio, mentre alle pagine 37 e 38 di questo "Impegno Italia" dove si parla di Cultura e Turismo ... le solite quattro frasi che già si leggevano nel secolo scorso.

Comunque eccole qua di seguito:



Pertanto "Impegno Italia" non è nemmeno iniziato .. e tra qualche giorno il nuovo governo presenterà un altro qualcosa con di seguito la parola Italia.
E dove saranno sempre scritte ancora le medesime cose, e così via fino all'infinito ... sempre che inizino, neh!















giovedì 13 febbraio 2014

Turismo: la Bleah


La tassa di soggiorno è di una stupidità completamente totale eppure ci siamo (anzi, ci sono) riusciti in maniera ineguagliabile come dei primatisti mondiali di "fessità".

Ora si sa che nelle aule del Parlamento giochino le lobby e le corporazioni che, utilizzando trucchi ed espedienti, influenzano i parlamentari che (forse) non fanno niente per non essere indirizzati a quella o quell'altra scelta.
Questi poi sono abilissimi nell'arte di snaturare ogni provvedimento tramite il collaudato meccanismo dei veti incrociati.

Non basterebbe ciò, l'intera attività dei politici si traduce in atti che, per poter entrare in vigore, devono essere scritti dalla mastodontica burocrazia ministeriale, paragonabile alle antiche caste sacerdotali depositarie del verbo.
Sono loro, i dirigenti statali, che vergano le norme badando a trovare prima l'inganno, poi a confezionare il testo definitivo redatto in modo che richieda di essere interpretato e, quindi, adattato a seconda delle circostanze e delle convenienze di questo o quell'altro personaggio o azienda o associazione che porta dei voti e chissà quant'altro o potentato, banche per esempio.

Fatto sta che la tassa di soggiorno arzigogolata per questo benedetto Paese è, per mio modestissimo parere, di una schifezza senza pari ... e nemmeno dispari.

Ma com'è nata 'sta cosa qua?

La tassa di soggiorno, che per questioni di tempo e di spazio e per non ripeterla ogni volta, la chiamerò "virus malefico che produce vomito anche quando uno non mangia e non beve e nemmeno si mette le dita in bocca" ... o forse è meglio definirla: "Bleah"?  ... (opto per la seconda che faccio prima), ha una sua storia ...

... e la prima volta che la Bleah s'è vista, l'hanno presentata addirittura a Gesù, solo che lui ... la storia è qui.
Verranno poi le “gabelle” del medioevo, dove le imposte di pedaggio o accesso alle città, da cui era esentato totalmente o parzialmente il ceto urbano locale, ricadevano però sugli stranieri.
Poi, e per fortuna, man mano che i feudatari o vassalli ne capirono l’assurda consistenza, vennero tolte.
Mentre adesso te lo puoi scordare.

Ed eccoci ai giorni d'oggi in quel di Roma, il 1° gennaio 2011, dove la Bleah fa capolino per sopperire alla disastrosa situazione della capitale.
E lo stesso Presidente del Consiglio di allora, Silvio Berlusconi, l’8 giungo 2010 intervenendo durante l'assemblea di Federalberghi, in merito all'applicazione della tassa di soggiorno ribadì … non dovrà essere "copiata" da nessun altro comune, perché Roma ha questo triste primato di spese.
Il provvedimento, approvato al Campidoglio con 22 voti favorevoli su 31 presenti, recepì il decreto legge 78/2010 e la delibera 6772010 con i quali, la primavera prima, fu introdotta la possibilità per il Comune di Roma Capitale di utilizzare un contributo di soggiorno per mantenere in equilibrio il bilancio.
'Na mazza bella fionda!
Poi, solo qualche mese dopo, le cose cambiarono e il premier Silvio Berlusconi disse sì alla tassa di soggiorno  per altre due grandi città d'arte italiane (Venezia e Firenze).

E fin qui ci stava anche bene pensai, ma ... un casino dietro l'altro ed ecco che nei 500 comuni che l'hanno adottata non ce n'è uno che l'ha fatto uguale all'altro.
Mentre al termine di un incontro con il ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli (alla faccia della semplificazione), il presidente dell’Anci (Associazione nazionale comuni italiani) e sindaco di Torino Sergio Chiamparino annunciarono che probabilmente il decreto sul federalismo fiscale municipale darà la possibilità ai Comuni di introdurre un tributo di soggiorno “sul modello Roma” che probabilmente poi diventerà anche gabella per Firenze e Venezia,

Non poteva mancare l'intervento dell'allora ministro del turismo, Michela Brambilla, che per il solo motivo che l'abbiano fatta ministro di quel dicastero così importante, e riallacciandomi al discorso di prima in merito al diritto divino che per espiare le colpe dei nostri avi e per riportarci in parità per il Paradiso ... vorrei proprio sapere che cavolo hanno fatto gli antichi di così grave per meritarcela.

Ebbene, la "rossa" di pelo, dapprima molto contraria alla tassa ma come al solito ... pensò un rimedio che immancabilmente ...
... “Il ministro del Turismo Michela Vittoria Brambilla interviene per modificare il testo del decreto sul federalismo fiscale municipale e prevede specifiche misure di sostegno alle strutture ricettive, incluse esenzioni ed agevolazioni riservate a questa particolare categoria produttiva.” ...  Segue che la Brambilla, inoltre, punta a far riconoscere il ruolo delle imprese e delle associazioni di categoria nel determinare i criteri di attuazione del provvedimento. Le associazioni saranno coinvolte in sede di emanazione dei regolamenti di attuazione di tale tassa di scopo sia a livello nazionale, sia in particolare a livello comunale. I Comuni che intenderanno istituire la tassa di soggiorno dovranno discutere con la rappresentanza degli imprenditori delle strutture ricettive le modalità relative alla sua applicazione e agli interventi da finanziare con i relativi proventi.
E il casino totale fu!

Ma il bello (per modo di dire, neh) fu che qualcuno ci credette, vedi il Presidente di Astoi-Confindustria, Roberto Corbella, che raggruppa i maggiori Tour Operator e che così dichiarò: ”Pur sempre critici sulla tassa di soggiorno, accogliamo positivamente queste dichiarazioni del ministro Brambilla che vanno nella direzione di ridurre i danni al turismo”.
Mentre stranamente, per quanto mi riguarda, Bernabò Bocca ci azzeccò.

Morale della favola: Bleah, mi viene da vomitare! ... e i tour operator hanno appena detto che (ved. qui).







mercoledì 12 febbraio 2014

Tassa di soggiorno: posso dirti una cosa? (ved. immagine sotto)

Sui cactus e ... te e chi non te lo dice.

E così un tour operator internazionale su quattro, ha ridotto la programmazione dei tour in Italia, proprio per le difficoltà generate dalla diversa applicazione dell'imposta fra le varie località italiane: la famigerata tassa di soggiorno.

Infatti i dati della JFC sono estremamente significativi: praticamente la totalità dei t.o. (94 per cento) giudica incomprensibile nella sua formulazione l'imposta di soggiorno, con poca chiarezza e scarsa informazione sui comuni che applicano la tassa.

Attualmente sono circa 500 i comuni italiani che l'attuano, e ognuno di questi lo fa differentemente dall'altro, col solo risultato che non ci si capisce una benemerita mazza fionda, frusta e pure balestra.
Il 63 per cento sostiene che l'imposta ha creato danni economici alle aziende dei T. O., che sono andate a rosicchiare i loro margini per accollarsi il pagamento del balzello e non farlo ricadere sui clienti, anche perché la decisione di applicare la tassa è arrivata ben oltre i tempi di programmazione.
Mentre il 42 per cento dei t.o. aveva già chiuso i cataloghi, con prezzi e tutto, quando è arrivata la doccia gelata.

E quei due T. O. statunitensi che il primo anno s'accollarono la spesa per l'equivalente di un milione di dollari (a cranio) per sopperire alla medesima nostra infausta tassa, adesso c'hanno fatto delle clamorose pernacchie e i loro turisti li mandano altrove.

Ma anche a Gesù fecero pagare la tassa di soggiorno e la cosa si può trovare scritta sul Vangelo secondo Matteo (17, 24-27), solo che il buon Gesù, con un perentorio ordine dato a San Pietro ... (la storia l'ho scritta qui).
Vennero poi le “gabelle” del medioevo, dove le imposte di pedaggio o accesso alle città, da cui era esentato totalmente o parzialmente il ceto urbano locale, ricadevano però sugli stranieri.
Toh, sempre meglio dei tempi nostri.
Ma, per fortuna, man mano che i feudatari o vassalli ne capirono l’assurda consistenza, vennero tolte.

Adesso?
Beh adesso fantastichiamo un po' e ... neanche poi tanto distante dalla realtà ...

... a Pittilengo la tassa di soggiorno sarà adeguata al numero (misure italiane) di scarpe del cliente.
Lui che porta il 43 pagherà 3,75 euro a notte, lei col 39 avrà diritto ad uno sconto del 47,66% mentre se calza il 39 e mezzo, lo sconto sarà del solo 28,99%, e così via seguendo una tabella già bella che confezionata e posta in evidenza alla reception.
I bambini con delle dimensioni inferiori al 34 saranno esentati fino alla mezzanotte, poi anche loro pagano.
Mentre i giocatori di basket, che solitamente hanno negli arti inferiori delle misure esagerate, non sono ammessi dalle 15 alle 19 per non intralciare il traffico nella hall e pagheranno una saccata di soldi, ma ancora da definire.
Tempo al tempo che prima o poi c'arrivano.

Invece a Marozia, dove la giunta è schierata a sinistra, chi si presenterà al check-in negli alberghi indossando una maglietta o camicia rossa (anche per le braghe è prevista una diminuzione) riceverà uno sconto del 50%.
Le scarpe no!
Stessa cosa a Rondina, dove però la giunta è di destra, e l’uso delle magliette e bla bla bla di colore azzurro comporterà il medesimo sconto.
In entrambe il colore verde implicherà una maggiorazione che va dal 40% al 60% in base alla tonalità.
Anche qui sarà presente nella reception uno schema dettagliato dei colori per ovviare a eventuali contestazioni.
I due Sindaci intervistati dalla stampa hanno dichiarato che questa scelta è stata fatta per aumentare l'indotto dei negozi d'abbigliamento nei pressi degli alberghi e dare loro un maggior guadagno per il bene della cittadinanza.

S'è venuto poi a sapere che i negozi sono di proprietà delle rispettive mogli dei due.

Sporletto e Gambalonga hanno invece deciso di applicare il balzello al numero dei peli superflui dei turisti che verranno conteggiati all’ingresso nelle città dal personale dell’anagrafe comunale poiché a conoscenza dei medesimi (i peli superflui) altrui sin dalla nascita, non permettendo così delle dichiarazioni o conteggi non veritieri.


Mentre domani vi scriverò come nacque il balzello e gli autori (nome e cognome) dei grandi geni nazionali che ... a presto.







martedì 11 febbraio 2014

Una Bit (Borsa Internazionale del Turismo) 2014 da applausi e ... chissà se Sigmund Freud la pensava così anche lui?

Il prossimo 13 febbraio, a Rho (Milano) comincerà la Bit (Borsa Internazionale del Turismo) e sul web, un po' da tutte le parti, leggo che ...

... so di andare controcorrente ma io sto col turismo, quello con la "T" maiuscola che i grandi di un tempo mi hanno insegnato.
Ed è inutile cominciare adesso una sequenza delle cose ben  fatte che furono anche perché non la finirei più.

Mentre se volessi scrivere qualcosa su quelle che m'aggradano e ben fatte dei tempi d'oggi, ecco che la facciata di un solo coriandolo sarebbe più che sufficiente.

Comunque sia, leggo sul web che gran parte dei visitatori che vi metteranno piede, arguiscono e presumono che sarà l'ennesimo fiasco o, almeno non all'altezza delle medesime fiere sparse nel mondo.
Anzi, molto più in giù.

Ma allora che cacchio ci vanno a fare?
Bella domanda.

Non mancheranno nei vari padiglioni i rappresentanti  indefessi di questo settore (i capi dell'ambaradan nazionale e non) che racconteranno le solite menate del secolo scorso.
E spazieranno partendo dal fatto che loro sono bravi, e questo nonostante il continuo calo delle presenze turistiche nel Bel Paese, mentre se qualcosa non va, la colpa sarà sempre degli altri, oppure delle probabili avversità metereologiche (ma non s'è sempre detto che l'Italia ha il clima migliore che c'è? ... figurati le altre nazioni che cosa dovrebbero dire), mentre dulcis in fundo, che luce c'è, che sanno già le cose da fare e che presto la gente li acclamerà.

Peccato che così non è mai stato.
Peccato che non passi giorno che qualcuno di questo settore non abbassi definitivamente le saracinesche e/o mandi a spasso un quantitativo industriale di collaboratori.
Peccato che in ogni minuto qualche "più sapientone di tutti" del governo non s'inventi l'ennesima tassa, balzello o ... giusto per darci una mano o forse è meglio dire un calcio nel culo?
Per non parlare poi dei suicidi, neh!

E loro parleranno, epistoleranno (inteso come "i pistola") lasciando cadere per terra delle immense perle di saggezza che le mucche (inteso come i salivari) raccoglieranno dal suolo facendole proprie.
E i presenti applaudiranno, eccome se applaudiranno, come applaudivano a quelli che prima di "questi" narravano il credo che al solo crederci uno dovrebbe sentirsi già scemo.

Ma tienitele in tasca le mani che fai più bella figura, e se non per gli altri presenti, almeno nel rispetto di te stesso.
Di che cosa li vuoi omaggiare e che cosa vuoi che possa cambiare se lor signori continuano a fare gli stessi errori per noi ma solo dei grandi risultati per loro (inteso come stipendio e bella vita a danno dei contribuenti)?


Ma che cosa c'è da applaudire?
Vergognati ruffiano egoista, non è così che si cambia per il bene per tutti.
E non saranno le mani degli appoltronati eccellenti che stringi che ... ma fa un po' quello che vuoi.

Tu sei fatto così, e con gente come te non cambierà mai nulla ... e questo loro lo sanno.
Amen!







lunedì 10 febbraio 2014

Commissario all'Enit ... ma non di quelli, neh!

Almeno questo è il mio augurio e che mi piacerebbe un sacco tanto.

E possibilmente non nella fattispecie di quanto avvenne qualche anno fa, vale a dire come quando fu nominato commissario dell'Enit lo stesso Matteo Marzotto che ne era anche il presidente, e dove al riguardo fu presentata una proposta di Legge ai sensi dell'articolo 82 della Costituzione per una Commissione parlamentare di inchiesta sulla gestione commissariale dell'Agenzia nazionale del turismo (ENIT) ... (ved. qui) nonché l'interessamento a gogò della Corte dei Conti.
Ma si può?

Che la borsa (le palanche) di quell'ente, definito unanimemente da più parti e da tempo assai remoto come il "carrozzone" italiano per antonomasia, sia stata nel tempo sempre più ridotta fino a raggiungere l'attuale cifra di 18 mln di euro, di cui però 17 destinati ai costi di struttura, è ormai risaputo, anche perché, per chi non ne fosse stato ancora a conoscenza, c'ha pensato l'attuale DG, Andrea Babbi, a ricordarlo e a menzionarlo in quasi tutte le conferenze stampa a cui ha partecipato.
Circa una al giorno o giù di lì, e forse come premonitrice scusante all'impossibilità di portare davvero i turisti stranieri nel Bel Paese.
Infatti i dati della Bankitalia, nonostante le loro ottimistiche previsioni, dicono che il segno meno la fa da padrone.

Portando quindi di conseguenza, tutti quelli che hanno un minimo di comprendonio, a non capire il come possa qualsiasi azienda, ente o vattelapesca del mondo intero, produrre qualcosa di serio e costruttivo se il 94,44% periodico va a finire nelle le spese di gestione (affitti, stipendi e ... bella vita a danno del contribuente?).

C'è da dire che sia il presidente dell'Enit, Pier Luigi Celli, che il DG, appunto Andrea Babbi, hanno cercato di coinvolgere le Regioni per farsi dare un aiutino monetario, ma, nonostante le loro buone intenzioni, parrebbe che la cosa non abbia avuto successo, almeno non ci risulta, e che addirittura sia successo l'incontrario (ved. qui).
Ma la cosa era anche facilmente immaginabile ... non per loro che continuano indefessi a prendersi lo stipendio, e questo seppur i risultati non è che siano tanto gratificanti per chi nel comparto ci si danna continuamente l'anima nella ricerca di almeno la ... sopravvivenza.

Infatti entrambi hanno accettato di buon grado il gravoso impegno nonostante si potesse ipotizzare, e senza essere delle cartomanti di chiara fama, che la cosa non avrebbe potuto dare i risultati voluti o sperati.

Due giorni fa, il buon Emiliano Fittipaldi riportava sull'Espresso alcune considerazioni in merito alla "bella vita" di lor signori (ved. qui) ... alberghi cinque stelle anche laddove le regole parlano chiaro e dicono che "gli eletti" dovrebbero riposare le stanche ossa in quelli a quattro stelle ... rimborsi spese "strani" e un sacco di altre cosette che appaiono davvero più come un'offesa all'intelligenza commerciale e non.

Come "strano" m'apparve, all'atto della nomine dell'Enit nel periodo presieduto dal ministro Piero Gnudi, che tutti i "fortunati" appartenessero al direttivo della medesima università di Bologna (ved. qui).
Ma di cose non troppo chiare ce ne sarebbero in grande quantità da elencare, e su queste pagine (circa 500 post all'indirizzo dell'Enit su un totale di oltre 1.700) se ne possono trovare di tutte le specie.
Come quelle Leggi che prima appaiono e poi spariscono (ved. qui) forse per il motivo che l'avevamo scoperto su queste pagine.
Mah!

E sono più che certo che neanche la Treccani possa fornire una ugual misura di definizioni e informazioni su quell'ente.

Chiaro è che la mia continua "denuncia" nei loro confronti (abbia prodotto tonnellate di letame al mio indirizzo e chissà quante belle parole in ovvia mia assenza.
Ma non c'è il minimo problema ... anche se in verità ci sarebbe.
Eh già!
Infatti, presumo che questa cosa (ved. qui) (e poi qui) che può produrre del bene all'indotto e all'immagine dell'Italia nel mondo (io non ci guadagno proprio niente, anzi c'ho speso dei miei) venga stoppata dai diretti interessati, probabilmente per una forma di vendetta ... atroce vendetta?
E se la mia supposizione è vera ... complimentoni, non avevo alcun dubbio.
E poi magari si chiedono il perché l'abbia tanto nei loro confronti?

Perché commissariare l'Enit?
Beh, è semplicissimo ... perché così non può andare avanti ... perché quell'ente che continuo a considerare importantissimo per il turismo italiano, in questa maniera non ha modo di esistere ... perché lì ci vuole davvero della gente che oltre a parlare e a vantarsi di chissà che cosa (ved. risultati PE-NO-SI) ... vabbeh, fate voi che mi leggete.

Poi se qualcuno con questi ci "guadagna" e di conseguenza ha tutto l'interesse a non capire, beh; allora questa è un'altra storia, ma non di difficile comprensione e individuazione.






sabato 8 febbraio 2014

Enit: Il Re degli enti inutili ... così com'è

Di Emiliano Fittipaldi (L'Espresso)

Brucia milioni tra stipendi e sedi ma l'Enit non ha soldi per rilanciare il turismo.

MENTRE NESSUNO FERMA LUSSI E PRIVILEGI.

C'è un ente inutile che nel solo 2013 ha speso 138 mila euro per comprare giornali e riviste.
Guidato da un gruppo di dirigenti che prende un'indennità mensile netta che può arrivare fino a 17 mila euro al mese (escluso lo stipendio base).
Un'agenzia dove i funzionari vanno spesso e volentieri in alberghi a cinque stelle, e che brucia oltre 5 milioni di euro all'anno soltanto per pagare un centinaio di dipendenti all'estero.

Si chiama Enit, e tra i tanti enti inutili che nessun governo è riuscito a cancellare, è di certo il più costoso.
Meno celebre delle odiate province, secondo qualcuno più superfluo dell'Ente risi (che difende, letteralmente, il nostro settore "risicolo"), l'Enit è la nostra Agenzia Nazionale per il Turismo e sulla carta ha un compito fondamentale: promuovere il brand Italia all'estero e far venire gli stranieri nei nostri hotel e sulle nostre spiagge.

In modo da dare un po' di ossigeno al settore trainante della nostra economia, il turismo, che pesa tra il 10 e il 13 per cento del Pil nazionale.
Peccato, invece, che l'Enit non serva a un bel niente.
Non solo perché gli ultimi dati Eurostat segnalano che l'Italia è uno dei pochi Paesi tra i 28 membri dell'Unione europea in cui sono crollati i soggiorni dei turisti (sia quelli degli italiani sia quelli degli stranieri che - nonostante la crisi - crescono in numero persino in Lettonia, Bulgaria e Slovacchia).
Ma anche perché tutto quello che lo Stato gira all'Enit (circa 18 milioni l'anno, una cifra che negli ultimi anni si è andata sensibilmente riducendo) viene usato solo per coprire i costi di gestione, pagare ricche buste paga a direttori, dirigenti, presidenti e amministrativi (180 persone in tutto) e le spese di affitto delle 23 sedi sparse per il mondo.

Per la promozione e le campagne pubblicitarie, alla fine della fiera, restano poche decine di migliaia di euro.
Nulla, rispetto a quanto investito dai nostri rivali, Spagna su tutti.
Le spese più alte riguardano gli stipendi: il direttore generale, Andrea Babbi, uomo considerato vicino a Comunione e Liberazione, amico sia di Vasco Errani che del ministro Maurizio Lupi, prende 180 mila euro l'anno.
I sette capi delle direzioni d'area a Francoforte, Mosca, New York, Parigi, Pechino, San Paolo e Tokio guadagnano, oltre allo stipendio base, indennità da favola: da un minimo di 9 mila a un massimo di 17 mila euro al mese.
A sfogliare i documenti interni che "L'Espresso" è riuscito a leggere si scopre che, su 180 dipendenti totali, un centinaio lavorano all'estero.

Tra retribuzione annua e oneri a carico dell'ente costano agli italiani 5,1 milioni di euro l'anno.
Tra i beneficiari Fujio Kitazume di Tokio: andato in pensione da poco, costava 111 mila euro l'anno; mentre i suoi colleghi Makiko Miura, Suzuki e Maki Manai pesano sulle casse pubbliche per circa 80 mila euro a testa.
Poco meno di quanto costano i contratti di Wilfried Wannemaker a Francoforte, di Brigit Van Sereveren a Bruxelles e di mister Rasmi Sakulsuvarn a Sydney.
"Il problema non sono i loro stipendi", sottolinea una fonte interna, "il problema è che non ci sono i soldi per fargli fare cose utili".
E allora vorrei proprio capire che "razzo" a fare ve li tenete.

Fondata quasi cent'anni fa, l'Enit è emblema perfetto di uno Stato incapace di taglaire gli sprechi della pubblica amministrazione.
Sono decenni che i governi d'ogni colore tentano di sbarazzarsene, am alla fine resta sempre in piedi.
L'ex ministro berlusconiano Franco Frattini voleva accorparlo all'Ice (Istituto Commercio Estero) e dare ai vari ambasciatori il coordinamento sul campo di tutte le iniziative degli enti nazionali all'estero, ma non ci fu niente da fare.
Troppe le lobby e gli interessi contrari.

Mario Monti ci riprovò e riuscì addirittura a decretare l'abolizione, ma l'articolo scomparve prima dell'approvazione finanziaria.
Anche il PD lo ha spesso attaccato: poltronificio per boiardi e politici trombati, baraccone di Stato, carrozzone pubblico, gli insulti non si contano.

Eppure il nuovo ministro competente, il dalemiano Massimo Bray in sella al dicastero dei Beni Culturali da maggio, a parte qualche dichiarazione di pragmatica non ha ipotizzato nessuna riforma strutturale.
Due mesi fa persino il Vaticano, tramite un accorato e stanco appello di monsignor Liberio Andreatta, direttore dell?ufficio dei Beni culturali del Vicariato di Roma, parlando dell'Enit e delle politiche turistiche ha accusato l'Italia di continuare, imperterrita, a gettare denaro dalla finestra.
"Si spendono tanti soldi e male" ha ragionato.
"Non si va da nessuna parte. Ormai sono disincantato, diciamo sempre le stesse cose. La mia famiglia è longeva, quindi c'è il rischio che tra 40 anni continuerò a dirle".
Dopo le scelte di Michela Brambilla, che da ministro del Turismo piazzò a capo dell'Enit Matteo Marzotto come presidente e Paolo Rubini come direttore generale (che dal curriculum aveva solo la vicepresidenza della Stem Way Biotech, un'azienda specializzata nel congelamento dei cordoni ombelicali), il montiano Piero Gnudi ha dato fiducia nell'ottobre del 2012 a Pier Luigi Celli, presidente, e al manager Andrea Babbi.
Due nomine che allora suscitarono polemiche.

A Celli che siede contemporaneamente su più poltrone (attualmente è consigliere di Aeroporti di Roma, membro del comitato esecutivo di Illy Caffè e senior advisor di Unipol), fu rimproverato di non essere esattamente l'uomo giusto per promuovere l'immagine Italia all'estero: nel 2009, in effetti, con una lettera aperta a "Repubblica" invitò il figlio ad andare via da "un Paese che non ti merita", un posto in cui non è possibile stare con orgoglio.
Non una grande pubblicità per il Belpaese.

Anche Babbi oltre a quello in Enit vanta una decina di altri incarichi, tra cda di consorzi, banche (Cariromagna) e società di ogni tipo.
Tra queste spicca l'Iscom, di cui il direttore dell'Enit è amministratore delegato: una srl che fa consulenza ad enti pubblici e privati nel settore del turismo e in quello dei servizi, in pratica le stesse cose dell'Enit.
Alla faccia del conflitto di interessi.
Ma c'è dell'altro.
Qualche giorno fa nella sede romana dell'agenzia sono arrivati gli uomini del nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza, su ordine dei magistrati della Corte dei Conti che hanno aperto un'inchiesta su presunte irregolarità nel contratto di assunzione di Babbi.
Il manager è stato in effetti ingaggiato il primo dicembre 2012, quando le norme sulla spending review avevano già vietato l'assunzione di personale a qualsiasi titolo e con qualsiasi contratto, ricorda il sindacato Fialp in una nota mandata ai pm contabili.
Vedremo se i finanzieri indagheranno anche sulle accuse lanciate due anni fa dall'ispettorato generale del ministero dell'Economia: un elenco di "19 irregolarità e disfunzioni - che spaziano dall'assunzione di collaboratori esterni all'utilizzo improprio delle auto blu, passando dall'uso smodato di alberghi a cinque stelle.
Proprio così.

I dirigenti dell'Enit per regolamento possono alloggiare, quando sono in missione, in hotel a quattro stelle.
Ma a qualcuno deve essere sembrato squalificante: così - dicono i controlli effettuati dall'ispettorato - ha preferito infilarsi negli alberghi ultra-lusso.
La differenza?
L'hanno pagata i contribuenti.
Finora presidente e direttore generale, nonostante una lettera dal ministero abbia chiesto al nuovo management di intraprendere "iniziative" in merito, pare non abbiano fatto alcunché, né mandato lettere di contestazione ai responsabili.
Secondo i maligni Babbi rischia di doverla mandare anche a se stesso: qualche settimana fa ha chiesto un rimborso di 327 euro per essere andato due giorni a Milano "per incontri istituzionali".
Sarà una coincidenza, ma a "L'Espresso" risulta che il direttore generale quel giorno (il 16 dicembre 2013) era stato invitato a vedere la partita clou Milan-Roma, in scena in serata a San Siro.
Invitato da Trenitalia, azienda con cui Enit ha firmato l'anno scorso un accordo di collaborazione.
Il romagnolo (che secondo il suo curriculum parla un inglese "medio") è spesso in viaggio.

Una settimana prima della partita era andato in missione a Vienna spendendo quasi mille euro in due giornio "per partecipare al saluto del dottor Leonardo Campanelli", spiegava nella richiesta di rimborso, "in occasione del suo pensionamento".
Per la cronaca, la festa d'addio dell'anziano dirigente Enit è stata organizzata dall'ambasciata italiana in Austria.
Ma il direttore generale ha lavorato anche subito dopo Capodanno, periodo in cui gli uffici sono ovunque chiusi per ferie.
Ed è andato a Parigi da giovedì 2 a domenica 5 gennaio per non meglio specificati "incontri istituzionali".
Costo della missione: 1.310 euro.
Quando l'ex ministro Gnudi cercò di trasformare l'Enit, chiese agli esperti di Boston Consulting di redigere uno studio per rilanciare l'ente e rwealizzare un nuovo piano per il turismo.
Ne uscirono dati sconfortanti: se fino al 2000 l'Italia è stata prima per introiti, negli ultimi due lustri siamo stati surclassati sia dalla Francia che dalla Spagna.

A causa, in primis, di prezzi alti, servizi inadeguati, campagne regionali sbagliate, "della mancanza di un'offerta moderna e integrata e dell'incapacità di alvoarare nei nuovi mercati, Cina in primis".
"L'Enit dovrebbe essere una fabbrica di prodotti e avere una strategia fortissima sul digitale, ma ora non ha le competenze. Così com'è l'Enit può essere chiuso", concludevano gli esperti.
E' passato un anno e mezzo e due governi da quello studio, e la situazione è identica.
Il governo Letta non ha mosso un dito, il piano del commissario Carlo Cottarelli per abbattere la spesa pubblica è ancora segreto e nei corridoi dell'ente tutto va avanti come al solito.

L'Enit di Celli e Babbi ha investito qualche migliaio di euro per cambiare i colori del logo (" il restyling garantisce una chiara leggibilità in occasione di fiere e manifestazioni internazionali", la spiegazione); ha partecipato alle solite fiere e fatto un po di conferenze per l'Expo di Milano; ha tagliato le auto blu (lo chiedeva la Legge) e risparmiato qualche soldo in affitti e telefoni.
La stampa ha anche magnificato la riproduzione su un francobollo di un vecchio manifesto Enit e il patrocinio concesso a un film brasiliano (titolo: "Diminuta") che sarà girato in Campania.

Nessun giornale, però, ha pubblicizzato altre cifre, come i costi delle varie sedi sparse tra Oceania e Sud America, quelle per l'acquisto di giornali (a Vienna hanno speso nel 2013 ben 20 mila euro, a Toronto 11.600, a Pechino 15.000), né la nuova occasione per i dirigenti più fortunati, che in cambio di un taglio del 20 per cento dell'indennità possono chiedere all'Enit di pagargli la casa in affitto.

I costi delle sedi all'estero dell'Enit nel 2013
(spese di affitto e personale amministrativo, dati in euro)
Bruxelles         355.000
Chicago 133.000
Francoforte 985.000
Londra         1.230.000
Madrid 277.000
New York   1.092.000
Parigi 870.000
Stoccolma 564.000
Tokio 723.000
Vienna 460.000
Zurigo 353.000
Mosca 423.000
Los Angeles 222.314
Sydney 346.000
Toronto         316.000
Pechino 303.000
San Paolo      318.000

Totale       8.970.000

Le indennità mensili dei dirigenti all'estero
(dati in euro, cifre al netto, a cui vanno aggiunti circa 2.000 euro netti dello stipendio base)
Mosca 9.507
Francoforte 8.907
New York     14.025
Parigi 9.615
Pechino         14.867
San Paolo      12.985
Tokio            17.469

"O all'ente vengono dati i soldi per fare campagne di comunicazione vere, o è meglio risparmiare accorpandolo all'Ice, oppure facciamone una Spa. Così è la fiera dello spreco", chiosa un funzionario scontento.
Difficile che sia accontentato.

Metafora perfetta dei paradossi italici, all'Enit si sono anche auto promossi.
L'ultima relazione sulle performance è datata 2012, e tutti gli obiettivi principali sono stati centrati.
Con un grado di "raggiungimento", ovviamente, "del 100 per 100".
Evviva.


P. S.: E domani scrivo io.






venerdì 7 febbraio 2014

Il Decreto sul Turismo diventerà un De.cretino?

Suvvia, caro popolo italiano che sul turismo ci vive o forse è meglio dire sopravvive, non fate quelle facce feroci.

Sì è vero, piove, tira vento, l'Italia smotta nel fango, i treni sono abbandonati in bilico sul mare etc. etc. ... e il Decreto sul Turismo?

E allora facciamo un po di luce su questo Decreto così tanto caro a Enrico Letta, che più di un anno fa (fine gennaio 2013) alla famosa conferenza di Roma, individuò nella riforma del turismo una delle massime priorità del nuovo governo di larghe intese.
Figuriamoci un po se invece questa urgenza la prendevano sottogamba.

... e dopo quell'anno trascorso più che altro a parlare, la sottosegretario Simonetta Giordani, affermò che nella prima riunione del CDM (Consiglio dei Ministri) di febbraio gli avrebbero dato gambe.
Ma è notizia di pochissimi giorni fa che non lo si può più fare poiché c'è un intasamento di altri ben sette decreti e probabilmente più urgenti.
Andiamo a vedere.

5 Febbraio 2014
Il Consiglio dei Ministri è convocato per giovedì 6 febbraio 2014 alle ore 11,00 a Palazzo Chigi per l’esame del seguente ordine del giorno:

Ora senza nulla togliere all'importanza dei due seguenti, e vale a dire:
- DECRETO LEGISLATIVO: Attuazione della direttiva 2011/83/UE sui diritti dei consumatori, recante modifica delle direttive 93/13/CEE e 1999/44/CE e che abroga le direttive 85/577/CEE e 97/7/CE (AFFARI EUROPEI - SVILUPPO ECONOMICO) e,
- DECRETO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI: Regolamento di organizzazione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti (INFRASTRUTTURE E TRASPORTI).

Di questi altri cinque ... non è che si potevano spostare di una settimanina considerato che ...

N. 5 DISEGNI DI LEGGE (AFFARI ESTERI) recanti ratifica ed esecuzione dei seguenti Atti internazionali:
- Accordo di sicurezza sociale tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Nuova Zelanda, con Intesa amministrativa;
- Accordo di sicurezza sociale tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo del Canada, con Protocollo aggiuntivo;
- Accordo tra la Repubblica italiana e lo Stato di Israele sulla previdenza sociale;
- Accordo tra la Repubblica italiana e il Giappone sulla sicurezza sociale;
- Accordo di libero scambio tra l’Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Repubblica di Corea, dall’altra (AFFARI EUROPEI).

Ma allora?
E allora va detto che un decreto legge, proprio per la sua natura "emergenziale", prima passa dal CDM (Governo) e poi va alle camere per la conversione in legge entro 60 gg.
E siccome ci sono già altri 7 decreti in coda per la conversione, ci sta che l'emissione dell'ottavo sia motivo di automatica decadenza dello stesso per probabile mancanza di tempo utile per la conversione alle camere.

Quindi avrebbero fatto la bella pensata di inserire i provvedimenti in materia di turismo in un altro decreto "omnibus".
Un po' come con l'abolizione della seconda rata di IMU e la ricapitalizzazione di Bankitalia, in unico decreto (cani e gatti insieme), creando il gran casino in aula cui si è assistito recentemente.

Direi che il tutto, per l'ennesima volta, si commenta da sè.

Va anche detto che mettere d'accordo tutte le associazioni nazionali del turismo (ved. alcune nell'immagine a lato) è pressoché impossibile, poiché è abbastanza evidente che prima di prendere qualche decisione (anche i decreti?) queste vengano ascoltate (se non direttamente, almeno indirettamente, lasciandone qualcuna quasi sempre fuori per motivi che non sto qui a dire); delineando così che la responsabilità è probabilmente un po di tutti.

Infatti ogni associazione (lobby?) tira ovviamente l'acqua al proprio mulino, ostacolando il buon svolgimento di questo settore  (parere mio personale), poiché molto sovente capita che ... se il buon senso c'è, questo se ne sta ben nascosto per paura del senso comune.

La soluzione?
E' molto semplice, ma anche questa volta rimarrà chiusa dentro il solito cassetto.










mercoledì 5 febbraio 2014

Si "mormora" che il turismo a Genova vinca (o tinca?), ma non pareggia nemmeno. Che c'abbiano preso per dei "branzini"? E allora diamoci una "occhiatina" va.

Impossibile debellare i fantasiosi del segno più a tutti i costi per farsi belli agli occhi dei compiacenti nel turismo.
Progetto troppo ambizioso come abbattere il debito pubblico.
Ma naturalmente non m'arrendo e continuo a provarci.

E vengo al fatto, turisticamente parlando, di Genova.


Carla Sibilla è l'assessore alla cultura e al turismo di questa città da circa due anni e dispone di un curriculum di tutto valore sotto l'aspetto del turismo che non sto qui ad elencare per evitare di fare notte.
Era quindi ipotizzabile che con l'apporto di un persona di una così ferrata esperienza le cose potessero andare bene, ma così (per me) non fu.

Infatti dopo le molteplici dichiarazioni della Carla Sibilla durante lo scorso anno sulla falsa riga del tutto va bene Madama la Marchesa ...: " ... da maggio abbiamo incominciato a intravedere una controtendenza in positivo e a luglio e agosto una grande crescita dei mercati esteri, soprattutto quello russo e turco. Ma è anche ripartito bene quello americano e il francese rimane il primo”. Dato positivo anche sul turismo italiano. Sono infatti aumentate le visite giornaliere dei connazionali, che sono stati circa 800 mila ... " ... nonché l'ultima dove l’assessore ridimensionava un pochetto il tutto ma ... : «Il trend dell’anno della città registra un calo dell’8% dei turisti italiani, mentre vi è un leggero aumento di quelli stranieri +1%. Il calo degli italiani non viene ancora compensato dagli stranieri».

Peccato che invece anche i turisti stranieri abbiano abbandonato considerevolmente la visita di questa città
E anche se questi dati sono sulla provincia e non sulla sola città di Genova, è ipotizzabile per esperienza, che questi ci s'avvicinino molto, nonché risulti alquanto impensabile presupporre che sia la provincia che la città Genova abbiano avuto più turisti stranieri se poi quando elencate o messe insieme, ecco che invece li perdono (dati Bankitalia).

Infatti, è sì vero che gli italiani sono quasi scomparsi, ma anche quelli esteri non sono affatto aumentati bensì diminuiti con cifre da capogiro (ved. immagini sotto) che fanno girare qualcosa d'altro (meglio non far vedere immagini).
Eh già!

I pernottamenti nella Provincia Genova nel 2012 (da gennaio a ottobre) furono 4.383.000 mentre negli stessi mesi del 2013 ... 3.635.000, portando il totale in passivo a 748.000.
Mentre gli arrivi che nel 2012 (sempre tra gennaio e ottobre) furono 983.000, nel 2013 si sono fermati a 969.000.
E la spesa nel medesimo periodo è passata da 407.000.000 a 401.000.000.






Chiaro che i preventivati 2 milioni di euro derivanti dalla tassa di soggiorno si siano ridotti a soli 1.700.000 (Genova), mentre non è ancora chiaro il come li spendano, anche se qualcosina si sa.
Vedi la creazione del nuovo portale genovese di cui dicono costi poco (boh?) e che contempli anche la disintermediazione.

Sulla disintermediazione ho provato a farle capire in un colloquio a due, che nemmeno le città mondiali con oltre 10 milioni di abitanti l'hanno e che la cosa risulterebbe abbastanza ridicola per una che di abitanti non ne fa neanche 600.000.
Chi cippa vuoi che vada a prenotare un albergo su di un portale cittadino?

Ma, come prevedevo, non c'è stato niente da fare, anzi, è probabile che m'abbia anche preso per scemo (ipotizzo, neh) o simil ardito per il solo motivo che abbia esposto che così non si fa.
Sì, lo so, sono sciocchezze, ma essendo appunto delle sciocchezze ... perché inserirle, no!
Anche sul portale ebbi qualcosa da consigliare ma ... niet e tira a campà.
Bontà sua.

Poi ci sarebbero (si mormora) degli altri soldini spesi , ma a tuttora non esiste la pezza d'appoggio e quindi non se ne parla nemmeno, aspettando che qualcuno dell'opposizione dall'aula del Comune lo richieda; ma come s'usa dire in questi casi ... campa cavallo.










martedì 4 febbraio 2014

Turismo: segno meno da tutte le parti ... e per quanto riguarda la Cultura, va anche peggio.

Dopo aver letto il rapporto di Federculture che denunciava l'ennesimo calo di visitatori di arte e cultura ho aspettato alcuni mesi per esaminare meglio la cosa, giusto per capire meglio le parole del ministro preposto, Massimo Bray, che solo un mese dopo si magnificò del suo grande successo con un improbabile +31% (qui video e post).

Forse per il motivo che fare meglio dello "zero" non sia granché difficile?
Staremo a vedere ma i dati che arrivano da Bankitalia non sembrerebbero confermare, anzi.

Comunque sia il rapporto di Federculture annunciato nel corso dell’annuale congresso che la Federazione nazionale la quale raggruppa enti locali, regioni, aziende di servizio pubblico locale e nazionale e i soggetti che gestiscono i servizi legati alla cultura, al turismo, allo sport e al tempo libero, sono tutti negativi (tutti).

E che l'Italia è al 26esimo posto nell’Unione Europea per la spesa relativa all'oggetto.

Mentre il segno meno è la costante periodica del rapporto 2013 (riferito all’anno 2012):
-8,2% il teatro
-7,3% il cinema
-8,7% concerti 
-5,7% musei e mostre.

In generale diminuisce dell’11,8% la partecipazione culturale dei cittadini italiani e non.
In un solo anno i musei statali hanno perso circa il 10% dei visitatori, che passano da 40 a 36 milioni, poco più di quelli entrati nei soli musei londinesi.

La spesa per cultura e ricreazione ha segnato un -4,4%, ed è il primo calo dopo oltre un decennio di crescita costante: tra il 2002 e il 2011 l’incremento era stato del 25,4%.
Mentre a livello mondiale gli arrivi internazionali nel 2012 raggiungono la cifra record di 1 miliardo (+5/6%),  in Italia aumentano solo del 2,3% i viaggiatori stranieri (e nel 2013 siamo addirittura sotto sia come arrivi stranieri che presenze nazionali), le nostre città perdono competitività turistica e il Paese nell’insieme perde attrattività: nel Country Brand Index 2013 crolliamo al 15° posto.

Le bellezze artistiche del bel Paese, dunque, attraggono poco? 
Sembra di sì, soprattutto se paragonate con i grandi poli culturali stranieri: basti pensare che i cinque principali musei statali di Londra attraggono 26,5 milioni di visitatori l’anno, vale a dire il 73% degli ingressi totali nei nostri 420 istituti dello Stato (musei, aree archeologiche, monumenti).

Assenza di politiche coordinate e forti anche nell’ambito della cultura sono le principali cause e così rischiamo di perdere opportunità importanti a livello internazionale come quelle offerte dai programmi Europa Creativa (1,8 miliardi di euro in sette anni), o Capitali Europee della Cultura, che l’Italia esprimerà nel 2019, ma anche Expo 2015 nella quale è in gioco l’immagine dell’intera nazione che dovrà essere in grado raccontarsi e promuovere la propria ricchezza culturale e creatività.

L’Italia sta scivolando sempre più in basso anche nelle politiche per la formazione delle nuove generazioni, perdiamo sempre più competenze e capitale umano.
Come già detto siamo al 26° posto tra i Paesi dell’Unione Europea per spesa pubblica in istruzione e formazione con un’incidenza percentuale del 4,2% sul PIL, contro una media europea del 5,3%.

Il numero degli immatricolati degli atenei italiani è in costante diminuzione: in dieci anni gli iscritti alle università sono da passati 338.482 a 280.488, -15%, La strategia Europa 2020 prevede il 40% di laureati tra i 30 e i 40 anni: la media UE è vicina al 35% mentre in Italia siamo solo al 20%.
Anche nel 2013 nessuno degli atenei italiani è tra i primi 100 nella classifica internazionale delle migliori università al mondo: l’Università di Bologna compare, prima tra le italiane, in 194esima posizione (-11 posizioni rispetto al 2012).

Si aggrava sempre più la fuga dei nostri giovani dal Paese: in dieci anni 68mila neolaureati hanno lasciato l’Italia, e noi non facciamo altro che affidarci sempre agli stessi bla bla bla che ci stanno portando alla completa rovina.

That's all and that's Italy ... maremma maiala!


P. S.: I recenti dati di Bankitalia, sulle presenze turistiche straniere, dicono che nel Bel Paese il segno meno continua inesorabilmente a dispetto delle altre nazioni europee dove questo è sulla base del +5%.

Complimentoni!