venerdì 31 gennaio 2014

Bilancia dei pagamenti turistica (gennaio - ottobre 2013)







giovedì 30 gennaio 2014

Turismo: Pendenti e perdenti

La teoria dell'avere le "palle" sembra che stia facendo sempre più presa sulla povera gente, e da quando i mentori l'hanno capito, ecco che non passa giorno che qualcuno non se ne appropri contornandole di duro metallo.

C'è poi chi s'accontenta di averle soltanto, mentre, chi ancora non lo sa, aspetta che siano gli altri a dirlo.
Queste possono essere d'acciaio, di ferro, di granito o del metallo più indistruttibile che esista.
Bontà loro.

Però a questo punto mi chiedo che razza di "palle" hanno quelle signore o quei signori che nelle proprie nazioni riescono tutte le volte a far arrivare più turisti stranieri di noi?

Mah, di certo non toccherò mai in quelle zone per poterlo scoprire ma non credo ci voglia molto per capire che i "nostri" dispongono probabilmente di sacche pendenti senza un granché di consistenza.
Ovviamente in senso lato, neh.

I recentissimi dati dell'Eurostat, in base ai pernottamenti del 2013, dicono che l'Italia è la nazione che ne ha persi di più, - 4,6% nell'insieme.
- 8,3% per quanto riguarda i residenti e - 0,5% per i non residenti (esteri).
Mentre praticamente guadagnano tutti gli altri Stati a noi concorrenti (ved. schema sotto)


Vabbeh, non intendo aprire polemiche, si tratta di una domanda sola: "Perché loro hanno le "palle" e noi (anzi, loro) le raccontano?

That's all!









mercoledì 29 gennaio 2014

World Economic Forum: L'Italia nella classifica della competitività economica mondiale su 140 Nazioni





Fonte  World Economic Forum


... e l'Italia secondo i dati dati del WEF (World Economic Forum) retrocede inesorabilmente nella competitività (mamma mia che botta!) e dalla 26esima posizione al mondo ... alla 49esima.

Chapeau!










lunedì 27 gennaio 2014

Competitività mondiale: l'Italia dalla 26esima alla 49esima posizione ... e in Europa manco nelle prime 10

L'Italia secondo i dati dati del WEF (World Economic Forum) retrocede inesorabilmente nella competitività (mamma mia che botta!) e dalla 26esima posizione al mondo ... ma prima due righe sui problemi che per lo più hanno 'sti signori che ci amministrano.

Radio e televisioni, locali e nazionali; quotidiani piccoli, grandi e medi: tutti, ma proprio tutti discettano di legge elettorale, tranne gli elettori che di questa materia non capiscono niente né vogliono capirci perché non hanno tempo da perdere, essendo impegnati nella dura battaglia per la sopravvivenza.

Ovviamente poi ci sono "quelli" che seguono la cosa con molto interesse, e il web (i social in particolar modo) ne è pieno da far paura, anche perché parteggiando pur l'uno o per l'altro, è probabile che cerchino di mettersi in luce agli occhi degli antagonisti politici per raccogliere di conseguenza qualche briciola dal selciato e magari essere introdotti laddove si guadagna bene ma non si fai mai un cazzo.
Italia docet.

Comunque sia il perché che il percome si andrà a votare, è molto probabile che qualsiasi sistema elettorale produrranno, ebbene, questo avrà lo stesso effetto di sempre: il solito casino.

... e dalla 26esima posizione in base alla competitività siamo retrocessi alla 49esima (leggere qui per credere).
E anche qui ci sarà, bontà loro, chi contesterà la cosa e che ne parlerà come delle emerite sciochezze che non contano niente e per far parlare o scrivere gli illusi.
Che invero lo siano loro?

Mah, lasciamo perdere e continuiamo che l'è meglio, va.
... e in Europa non rientriamo nemmeno nelle prime dieci, infatti ...
1 Svizzera
2 Finlandia
3 Germania
4 Svezia
5 Paesi Bassi
6 Regno Unito
7 Norvegia
8 Danimarca
9 Austria
10 Belgio

... l'Italia non si sa.







sabato 25 gennaio 2014

Questo matrimonio s'ha da fare o forse c'è qualche Don Abbondio in giro che ...

... e senza indugio alcuno.

Però chi dovrebbe dare una mano affinché lo "sposalizio" possa avvenire nel più breve tempo possibile per un certosino ritorno d'immagine e per produrre maggior turismo con del beneficio pure all'indotto considerato che ce n'è di gran bisogno di 'sti tempi, sembra (ripeto sembra ma così appare) che la cosa la si stia addirittura osteggiando.
E mi riferisco a "quelli" dell'Enit.

Ma credo di conoscerne il motivo anche perché con me ce l'hanno da quando cinque anni fa ho cominciato a scrivere di loro su questo blog ... diciamo i loro non certo eclatanti risultati, va.
Ci sarebbe anche dell'altro da raccontare e cioè un recente avvenuto tra me e l'attuale DG di quell'ente, Andrea Babbi, e di un certo tentativo, da me presunto per carità, di prendermi per scemo o per chissà quale altro motivo, ma naturalmente andato a male, anzi malissimo.
Però il tempo saprà essere galantuomo come sempre.

Ma parlando di cose più serie e che vengono a conferma di personali supposizioni sul loro saperci fare, dagli ultimi dati, nonostante le assidue auto proclamazioni che ci vengono elargite alla moda del due per tre, i turisti stranieri sono calati (lo dice la Banca d'Italia a tutto ottobre) e a ben poco valgono (lo penso io) quei dati che dicono l'opposto (?) ma che m'appaiono più come quelle macchinine radio comandate da dei bambini che si divertono così.



Comunque sia, per l'accensione simultanea dei due alberi di Natale tra New York e Rapallo, lor signori sono stati informati, sia dall'assessore regionale della Liguria, Angelo Berlangieri, che dal DG di Federalberghi, Alessandro Nucara, ma non risulta che abbiano mai fatto nulla.
Complimentoni ... se così è!



Forse perché la "cosa" non costa niente?
Forse perché la "cosa" non l'hanno inventata loro?
Forse perché ... ma quì è meglio che non aggiungo altro.

Di certo ... vabbeh, meglio star zitto per ora, poi vedremo.

P. S.: Non sono incazzato ... poco.
P. P. S.: Nel frattempo giunge notizia che la mia Regione, attraverso l'assessore al turismo Angelo Berlangieri, sta cercando istituzionalmente di mettersi da sola in contatto col nuovo Sindaco di New York, Bill De Blasio e ... ho ancora qualche amico in quella città.

D'altronde l'idea è molto buona e chiedere è lecito mentre rispondere è semplice cortesia.
Ma forse quest'ultima cosa all'Enit non si sa.
E chissà se me la vuole/vogliono far pagare per motivi a me sconosciuti (le mie critiche costruttive ma sempre con le pezze d'appoggio?), danneggiando, o meglio, non agevolando quanto sopra detto?








venerdì 24 gennaio 2014

Turismo: cambiare il Titolo V sì, ma senza fretta

Eliminazione delle materie concorrenti fra Stato e Regioni e ritorno allo Stato di alcune materie.

Per adesso si parla solo del progetto di riforma del Titolo V della Costituzione (funzioni di Regioni, Province e Comuni) sul quale il 18 gennaio si sono accordati il Segretario del Partito democratico, Matteo Renzi, e il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi.
I particolari, si spera, dovrebbero arrivare presto.

Comunque sia il Segretario del Pd vuole che i relativi provvedimenti siano presentati in Parlamento entro il 15 febbraio e che le Camere l'approvino in prima lettura entro la fine di maggio (poi servirà un altro sì a distanza di almeno tre mesi, come prevede l'iter costituzionale).

Come detto, in primo luogo c'è l'eliminazione delle materie concorrenti fra Stato e Regioni, quelle per le quali la potestà legislativa è condivisa: lo Stato fissa le linee guida e le Regioni producono le norme in base ad esse.
Poi c'è il ritorno allo Stato di alcune materie, tra cui i programmi strategici nazionali per il turismo.

Ma vediamo di capirci un po.

Va subito detto che la riforma del Titolo V avvenuta nel 2001, approvata dal centrosinistra a maggioranza semplice e confermata da referendum, fu frettolosa e più volte definita come un errore clamoroso.
Poi i risultati non hanno fatto altro che confermare questa tesi.
E sono gli stessi amici del titolo V che lo riconoscono e che sia necessario un cambiamento urgente, senza però dimenticare (per piacere) che le riforme, in particolare quelle costituzionali, devono essere pensate bene e a lungo, e non fatte in fretta.

Infatti, basta prendere gli esempi passati di cambiamento del Titolo V per rendersene conto, e la mia maggiore preoccupazione è che la riforma la si faccia male.

Modificare la Costituzione è necessario, ma dovrebbe prevalere il far bene, non il fare in fretta.
E l'aggravamento procedurale (due sì di entrambe le Camere allo stesso testo, a distanza di almeno tre mesi, nda) che molti ritengono eccessivo, ma comparativamente non è molto gravoso, indica che il Parlamento non deve essere preso da un 'raptus riformista'.
Le riforme si meditano con attenzione, altrimenti è meglio non farle, poiché riformare la costituzione è molto complicato e non si fa di certo a colpi di slogan.

Ad oggi non c'è ancora un testo articolato su quella riforma del Titolo V, ma aspettiamo con fiducia.

Risulta poi che il solo testo scritto sia rappresentato da nove righe nella relazione di Renzi alla direzione del Pd sull'accordo con Berlusconi.
Dove, come detto, in quelle righe ci sono slogan che ovviamente devono essere riempiti di contenuto.

La prima indicazione è eliminare le materie concorrenti, e su questo forse il punto più critico del titolo V è l'articolo 117, in cui si ripartiscono le materie fra Stato e Regioni.
E personalmente ritengo necessaria una semplificazione, ma che la si possa realizzare semplicemente cancellando quelle materie concorrenti, ma prima è meglio vedere di che si tratta.

Ma al di là di tutto e in poche parole è un'operazione più complicata di quanto sembri, il saper indicare le nuove competenze per lo Stato, su reti strategiche, trasporto e turismo.

Pertanto sono sempre più convinto della necessità in un ritorno allo Stato accentratore ma ricordando l'esperienza della riforma del 2001 e vani tentativi susseguenti, inviterei a non farsi accecare dalla fretta.


... quindi calma e gesso!










giovedì 23 gennaio 2014

Intervista (neanche poi tanto vecchia) a Bernabò Bocca (presidente Federalberghi)


Da (Intervista pubblicata su Sette – Corriere della Sera il 18 settembre 2013)

A un certo punto gli chiedo: scusi, ma che razza di nome è Bernabò? 
Sorride: «Mia madre è della famiglia Visconti di Modrone e un nostro antenato, signore di Milano, si chiamava così. 
Da bambino mi sfottevano parecchio. 
Il mio soprannome è Bobo». Bernabò Bocca, 49 anni, è imprenditore alberghiero, senatore del Pdl e marito di Benedetta Geronzi, figlia di Cesare, ex boss del sistema bancario italiano. 

Lo provoco: è facile fare l’imprenditore quando si ha il suocero che elargisce fidi. Replica: «Sono proprietario di tutti i palazzi che ospitano i miei hotel. Gli immobili valgono più dei suoceri».
Bocca, mondanissimo, ha una rete di amicizie imponente. La prima cosa che spunta se digiti il nome su Google è l’elenco degli invitati vipponi al suo matrimonio. Commenta in tono finto-disperato: «Lavoro da anni per nulla». La cerimonia venne celebrata dal cardinale Tarcisio Bertone. Quando glielo faccio notare e alludo a un intreccio di interessi tra le banche, il suocero e il cardinale, mi ferma: «E no. Io conosco Bertone da quando ero bambino. Lui è nato a Romano Canavese, dove la mia famiglia andava in villeggiatura».
Lo incontro in una saletta austera di Palazzo Madama. Dice di essere in Senato per fare lobbying e avvicinare la politica al mondo del turismo. Quando ne parla ha le idee piuttosto chiare: «Ricorda quando si diceva “piccolo è bello”? Nel turismo non è più così. Ora piccolo è complicato. Piccolo non sta sul mercato».

Vorrebbe vedere chiusi i piccoli alberghi?
«Vorrei che una piccola impresa familiare che non riesce a soddisfare le esigenze dei turisti avesse la possibilità di convertire i suoi immobili a uso abitativo».
Piccolo è romantico.
«Piccolo è spesso inadeguato. Dobbiamo riqualificare il nostro patrimonio alberghiero».
Cinico.
«Penso al sistema. Ha senso che in Italia non ci sia un ministero del Turismo?».
C’era ed è stato abolito.
«Quello dell’Agricoltura è stato abolito, ma è rinato come ministero per le Politiche Agricole. Il turismo in Italia rappresenta il 10% del Pil, ma manca una politica seria: se vado nell’Algarve, in Portogallo, trovo un posto decisamente meno bello della Sicilia, che però con il golf attrae turisti otto mesi all’anno. In Sicilia trovi hotel aperti solo 60 giorni su 360. Ha senso?».
Lei è favorevole al proliferare dei campi da golf?
«Quello del golf è un turismo ricco con alta capacità di spesa. E in alcune aree allunga la stagione».
Lei gioca a golf?
«No, solo a tennis. E sono abbastanza forte».
Qualche settimana fa gli ambientalisti hanno protestato contro chi vuole costruire un campo da golf a Capalbio.
«Ne andrebbero fatti un paio. Subito».
Gli ambientalisti sono contrari: il golf ha bisogno di troppa acqua e danneggia la fauna.
«Meglio il golf o una speculazione edilizia?».
Non è detto che si debba scegliere tra queste due opzioni.
«L’Italia è il Paese degli eccessi. Si va dalla cementificazione incontrollata al conservatorismo estremo: o sviluppo selvaggio o nessuno sviluppo. Sa quanti problemi ho avuto io con i soprintendenti? Divieti su divieti. Questo non si tocca. Questo non si fa. E poi fanno arrivare le navi da crociera fino a piazza San Marco».
I soprintendenti hanno il dovere di proteggere e tutelare il nostro patrimonio culturale.
«Già, ma per troppo tempo ci siamo cullati con la retorica del Paese più bello del mondo. E non abbiamo investito abbastanza. Ora i monumenti cadono a pezzi».
Lei è favorevole all’intervento dei privati per ristrutturare i monumenti?
«Certo. Ben vengano».
C’è chi si oppone: vedere un palazzo storico impacchettato in una gigantesca pubblicità non è bello.
«Meglio un palazzo ricoperto di pubblicità per qualche mese di un palazzo crollato».
Forse basterebbe che lo Stato investisse nei Beni culturali qualche soldo in più.
«Pd e Pdl sui finanziamenti alla cultura sono d’accordo solo a parole. In realtà c’è uno scarsissimo interesse. Anche per il turismo. Lo ammetto: non ho molta fiducia nel Paese».
La prima cosa che andrebbe fatta?
«Il rapporto tra Stato e imprenditori. Qui fare l’imprenditore è una colpa. Gli stranieri non investono in Italia perché non c’è certezza di nulla. Oscar Farinetti, il genio di Eataly, mi ha raccontato che dopo aver spiegato al sindaco di New York quante persone avrebbe assunto, è stato accolto con i tappeti rossi. Da noi succede il contrario. Viva gli imprenditori sani».
Bocca, lei è senatore del Pdl e il suo leader, Berlusconi, è appena stato condannato per frode fiscale.
«Sostengo pienamente la sua innocenza».
Lei quando ha cominciato a fare l’imprenditore?
«A ventitré anni sono diventato assistente di mio padre».
Che studi ha fatto?
«Liceo classico a Torino. Poi un’università privata di amministrazione aziendale».
Era adolescente negli anni Settanta.
«E andavo a scuola sotto scorta. Per paura dei rapimenti: la mia famiglia era proprietaria delle Cir, le Concerie italiane riunite, che poi vendemmo a De Benedetti».
Ha una decina di hotel. Dove vorrebbe aprirne un altro?
«A Londra. Lo stiamo cercando».
L’albergo che vorrebbe possedere?
«Il Berkeley, proprio nella City».
Tra gli italiani?
«Il San Pietro a Positano. Anche se in realtà evito di investire nei luoghi di vacanza. Preferisco il turismo non stagionale».
In un suo hotel ha pasteggiato pure Papa Benedetto XVI.
«A Villa Matilde a Romano Canavese. Ci è stato anche George W. Bush. Una piccola avventura…».
Racconti.
«Nel 2006 ci chiesero disponibilità per ospitare la squadra americana di bob. Noi preparammo tutto, anche lo spazio per l’attrezzatura sportiva. Ma poi scoprimmo che era tutta una copertura inventata dal servizio di sicurezza per non far sapere che sarebbe arrivato il Presidente degli Stati Uniti».
Olimpiadi di Torino nel 2006, i mondiali di Italia ’90… Col senno di poi, soldi investiti male.
«Nel caso di Torino c’è stato qualche spreco ma il saldo è positivo. A Roma, invece…».
È favorevole a riportare le Olimpiadi in Italia nel 2024?
«Sarebbe un’occasione per creare nuove infrastrutture».
O gettare denaro pubblico. O favorire investimenti malavitosi.
«Non si può generalizzare. Atene è andata in bancarotta a causa delle Olimpiadi. Barcellona è rinata».
Lei ha molti amici. Nel Pdl a chi è più vicino?
«A Berlusconi e ad Alfano».
Quando ha conosciuto Berlusconi?
«Nel 1990. Perché col mio gruppo sponsorizzai una trasmissione Mediaset sul golf. Ho continuato a frequentarlo».
Alfano è il futuro leader del centrodestra?
«In futuro. Direi di sì. Ora c’è Berlusconi».
Si sbilanci, lei non è un politico di professione.
«Qui ci sono stato messo. Non mi sono guadagnato le preferenze. Se come presidente di Federalberghi piazzo qualcuno in un cda, mi faccio firmare un foglio con le dimissioni in bianco. Allo stesso modo, Berlusconi mi ha messo qui e io rispondo a lui».
Qual è l’errore più grande che ha fatto?
«Aspettare troppo per fare figli».
La scelta che le ha cambiato la vita?
«Non restare a Londra quando ci sono stato a metà anni Ottanta. Lì mi sarei occupato di finanza».
Che cosa guarda in tv?
«Molto sport. Sono uno juventino sfegatato. E seguo tutte le partite con Fabio Gallia, l’amministratore delegato di Bnl».
Il film preferito?
«I soliti sospetti di Bryan Singer».
La canzone?
«Ne scelga una a caso di Battisti o di Dalla».
Il libro?
«Ho appena finito Inferno di Dan Brown».
Conosce i confini della Siria?
«Giordania, Libano…».
In Medio Oriente dove aprirebbe un hotel volentieri?
«Ad Abu Dhabi. Dove i cittadini non pagano tasse. Un sogno, eh».
Sa quanto costa un litro di latte?

«No. Non ho mai fatto la spesa in vita mia. Fino a pochi anni fa ho vissuto in hotel».
Com’è la vita in hotel?
«La migliore del mondo. Soprattutto se, come me, non paghi».















mercoledì 22 gennaio 2014

Turismo: c'è chi boccia il pallino (la Spagna), c'è chi viene bocciata (l'Italia) e c'è poi a chi girano le bocce (noi)

Il primo ministro spagnolo, Mariano Rajoy, ha annunciato che 60,6 milioni di turisti hanno visitato la Spagna nel 2013, raggiungendo e superando il record del 2007 quando furono 58,7 milioni.

Aggiungendo che le presenze turistiche in Spagna, rispetto al 2012, sono aumentate del 5,6%.
L'annuncio è stato dato durante la cerimonia di apertura del VII Exceltur Turismo Leadership Forum che, sotto il tema del turismo come chiave per rafforzare l'industria del Paese , è stato tenuto il giorno prima dell'apertura della Fiera Internazionale del Turismo (Fitur).

Mentre nel mondo (Italia ovviamente esclusa) gli arrivi internazionali sono cresciuti di oltre il 5%, secondo il barometro dell'Organizzazione Mondiale del Turismo (WTO), e questo dopo aver completato un anno di livelli record nel suo insieme  per sei mesi consecutivi: da maggio a ottobre 2013.

Questi nuovi dati del 2013 consentiranno alla Spagna di recuperare il terzo posto nel mondo a "danno" della Cina ... dietro la Francia con 83 milioni e gli Stati Uniti con 67 milioni.
Anche la spesa dei turisti stranieri è aumentata e tra gennaio e novembre si attesta a € 55.896.000, quasi nove punti sopra tutto il 2012.

E l'Italia?
Vedere sotto i risultati della Banca d'Italia a tutto ottobre 2013 e poi traete voi le conclusioni.



E i preposti al turismo delle istituzioni, delle associazioni, degli enti e degli "maremma maiala" nazionali?

Tante belle parole e quel pallino che nessuno vuole bocciare anche perché lor signore e signori, non ne sono in grado ... considerati i risultati.

E tutto questo a bocce ferme?
No, girano da matti!












martedì 21 gennaio 2014

Expo 2015: In centro all'orgoglio

C'è chi descrive il logo del Padiglione Italia dell'Expo 2015 come una serie di fette d'anguria sovrapposte l'una sull'altra e mischiate con delle coccarde dell'ultimo campionato mondiale di calcio dell'anno '90 svolto appunto nel Bel Paese.

E che qualche maldestro ha sventatamente fatto cadere dalle scale durante il trasporto.

Altri definiscono la creatura della Carmi&Ubertis, che è stata scelta dal notissimo consulente artistico Marco Balich, come un poligono di tiro disegnato dal creatore di South Park fatto di crack dal '32.

E c'è chi se la prende col nome "Orgoglio Italia" che gli appare più come uno slogan fascista sullo stile "tradizione italica" e alla moda dei testi delle sigle dei cartoni animati dei robot anni 80.
Mentre qualcun'altro afferma che se avessero scritto “Italia nostra, alla riscossa” sarebbe stato meglio.
Ma "Made in Italy" no?
Non sarebbe stato più semplice e anche più piacevole nonché mirato?

Vabbeh, non è il mio pane quotidiano e di giudicarlo non so.
Quindi non tento nemmeno una disamina anche se ... non è che mi faccia impazzire.

Ma la cosa strana, per quanto mi riguarda, è la definizione che i responsabili hanno saputo dare durante la presentazione del logo ...

... “La freschezza della nostra nuova immagine”, ha sottolineato Diana Bracco, “rende nel modo migliore l’entusiasmo con cui affrontiamo l’impegnativa sfida di Expo 2015 e l’orgoglio con il quale ci stiamo preparando a rafforzare nel mondo il ruolo dell’Italia. C’è in questo logo l’idea che il futuro si debba costruire con il contributo di tutti, che ognuno debba offrire il meglio di sé nell’interesse comune. Ecco perché oggi sono particolarmente soddisfatta di proporre questa nuova immagine della volontà di rilancio del nostro Paese”.

Marco Balich, Consulente Artistico del Padiglione Italia Expo 2015 spiega: “L’idea creativa del logo nasce dal concept ispiratore del Padiglione Italia, il vivaio, metafora di uno spazio protetto che aiuta i progetti e i talenti a “germogliare”. Ringrazio Carmi & Ubertis per aver interpretato correttamente il concept”.

Una benemerita mazza fionda definire "nuova immagine" oppure "idea creativa che interpreta correttamente il concept", anche perché non è assolutamente nuova e non credo che l'immagine primordiale di quel "concept" sia stato originato proprio per l'Expo 2015, infatti ... Oleksii Telnov, un valido grafico ukraino che si guadagna da vivere creando stock images da rivendere un tanto al chilo su internet, qualche tempo prima aveva disegnato lo stesso logo.
E se non identico, quasi.

Ma la cosa che mi sovviene d'acchito è il come possano aver pensato, questi signori, che la cosa non si sapesse o che non si scoprisse nell'arco di pochi minuti, ma soprattutto il perché, sempre gli stessi signori, non abbiano minimamente pensato alla figura di mer... coledì che questo avrebbe procurato all'Italia poiché anche nelle altre nazioni ... non sono mica poi così scemi a non accorgersene a loro volta.

Complimentoni!

P. S.: Di quanto sia costata la "cosa" non è dato sapere ... almeno non l'ho trovata.






lunedì 20 gennaio 2014

L'Italia turistica regalata agli stranieri

Quando decisi di avventurarmi nel web e quindi nei vari social nella speranza di trovare e leggere qualcosa di sensato sul turismo che oltrepassasse il logorroico "ma quanto sono bravo" e il "come me non c'è nessuno", già largamente praticati in Italia nelle varie convention, meeting etc. del settore , mi sono trovato davanti alla dura realtà del nulla quasi assoluto.

Ognuno se ne va per la sua strada e quasi mai condivisa da altri se non per interessi strettamente personali atti al diretto o indiretto guadagno, sia d'immagine che monetario.

Non si contano poi i narcisi alla spasmodica ricerca del "mi piace" e del retwitt, che a detta di molti di loro, sono poi quelli che dovrebbero procurare l'arrivo dei turisti nel Bel Paese.
Bontà loro!
Ma immancabilmente sono gli artefici di tentativi di ruffiamismo nella speranza di ... vabbeh, avete capito.

Capita però a volte, ma molto raramente, ci s'incontri con un qualcosa di serio e di valido e che ...

... di Antonio Preiti.

C’è qualcuno che, senza rumore (e senza remore) si sta appropriando di qualcosa che vale quasi un quarto del fatturato alberghiero italiano, in una sostanziale e colpevole indifferenza generale. Com’è potuto succedere tutto questo?

Facciamo un passo indietro, a prima della rivoluzione digitale, che nel turismo ha cambiato tutto. I meccanismi dell’acquisto di una camera alberghiera, o una vacanza, prima della rivoluzione erano ben noti: si andava in agenzia si comprava il biglietto, se si trattava di outgoing, o in caso di incoming, le agenzie straniere contattavano altre agenzie o direttamente gli alberghi italiani.

Fatto 100 il costo della camera, il margine di intermediazione era del 10 %, massimo del 15. Nel caso dell’outgoing le agenzie italiane incassavano 100 e poi trasferivano l’85/90 % all’albergo straniero, destinazione del turista italiano.
Se invece la vendita era di una camera italiana, l’85/90 % entrava nel conto del sistema alberghiero italiano.
Se invece vendita e acquisto della camera erano all’interno del territorio nazionale, naturalmente il 100 % restava sul conto economico nazionale.

La rivoluzione digitale, mentre tutti cincischiavano con “portali” del turismo, siti web connessi con il nulla, e con il massimo di autoreferenza internettiana (un vero non sense), ha portato al predominio delle cosiddette agenzie on line (OTA) che hanno creato quello che nessuna delle “prodigiose” menti turistiche italiane, e nessun piano strategico, aveva previsto: l’acquisto e la vendita delle camere alberghiere in tempo reale.

Adesso chi ha un albergo, soprattutto in città ... il resto qui.







sabato 18 gennaio 2014

I tuttologi nel turismo

Descrivere i tuttologi m'affascina da sempre e da sempre (pardon) mi procurano dell'iralità, mentre quelli che mi fanno non poco incazzare è la gente che pende dalle loro labbra.

Personalmente definisco questi ultimi come dei "fessi" completi e senza alcuna possibilità di rimedio.
A meno che non facciano finta di credere alle parole e ai ragionamenti dei tuttologi per averne poi dei ritorni ... vabbeh, avete di certo capito a cosa mi riferisco; d'altronde siamo in Italia e l'arte del "ruffianamento indefesso"  porta sovente a dei risultati monetari anche perché agli idioti (i tuttologi) piace circondarsi dei fessi perfetti.

Succede così che la giostra dei "deficienti" non si ferma mai; gli idioti si circondano di fessi e i fessi seguono gli idioti.
E così tutti "mangiano".
I tuttologi "mangiano" molto di più mentre i "fessi" riescono a raccogliere qualche briciola prima che questa cada per terra.
Poi se non ci riescono in tutta fretta e questa, la briciola, è già stata raccolta da qualcun'altro ancora più fesso, beh; inumidendosi la punta del dito la raccolgono dal pavimento o lo fanno direttamente con la lingua e gnam gnam ... ringraziando pure e procurando di conseguenza un'immensa soddisfazione al tuttologo.

Il tuttologo “prestato” al turismo è quell’individuo versato in tutto, la cui competenza svaria con agilità da un campo all’altro dello scibile umano.
Infatti l’Italia è piena di Tuttologi che lavorano nel turismo; anzi, forse in questo siamo gli indiscussi campioni del mondo.
Non è affatto difficile trovare della gente che praticando il mestiere dell'agente di viaggio da svariati anni, non conosca tutto sul settore alberghiero, ristorativo e via cantando.
Viceversa, quello del settore alberghiero conoscerà a menadito ciò che si deve o si dovrebbe fare nell'agenzia di viaggio e, perché no, la difficile arte del marketing.

Quindi i ristoratori sanno perfettamente come gestire un B&B, il gestore di un B&B sa certosinamente come procedono le discussioni nelle due decime Commissioni delle Camere (quelle preposte appunto al turismo) ... mentre gli ultimi arrivati del comparto turistico, le signore e i signori del 2.0, beh; quelli poi non li batte nessuno, escluso i politici.
Quest'ultimi sanno tutto, e quel tutto lo sanno meglio di tutti (ari pardon).

E se qualcuno vuol prendersi la briga di esaminare le conoscenze scolastiche o lavorative di chi “comanda” il turismo nei nostri rispettivi parlamenti nazionali o europei, ebbene non troverà nulla ma proprio nulla o poco di più.
Eppure tutti parlano di turismo, anzi ci fanno le leggi, decreti e decretini e guai a contraddirli o a contestarli, perchè come risposta "altri" ti diranno che loro raddoppieranno l’incidenza del turismo sul PIL nazionale già da domani.
Ma che dico, già da ieri!

Ma vaghiamo un pò e chi sono 'sti qui?
L’Homo Sapiens più Sapiens (il tuttologo), qualunque sia l’oggetto della conversazione, ne sa sempre più di voi.
Oltretutto sa rafforzare la propria presenza scenica con paroloni come "antitetico", "pedissequamente" o "ergonomico" capaci di mettere in soggezione qualsiasi comune mortale: è essenziale dare poco peso a queste esibizioni verbali in quanto frutto di una subdola tecnica utilizzata dal tuttologo.

Un’altra abitudine del tuttologo è quella di farcire il proprio lessico con allocuzioni straniere, e spesso addirittura latine; confidando nell’ignoranza degli interlocutori, sovente si diletta con frasi ad effetto di questo genere: "Deus ex machina!" (ovvero "La mia macchina va da dio!"). "Melius abundare quam deficiere!" ("Meglio abbondare che essere deficienti"). "Sursum corda" ("Sono giù di corda"). "Mater semper certa est, pater unquam" ("Mia madre è sempre sicura di dove sia l’est, a differenza di mio padre"). "Mens sana in corpore sano" ("Frequentare una mensa dove viene servito cibo sano è il modo migliore per mantenere sano il proprio corpo").

Se, per uno strano caso del destino, nel corso della conversazione si parlasse di un argomento estraneo alle conoscenze del tuttologo, questi si dimostrerà annoiato, sbadiglierà più volte e alla prima occasione troverà l’aggancio giusto per trascinare il discorso su binari a lui più congeniali.
Mentre se vi mettete a parlare del vostro lavoro, il tuttologo raschierà i meandri del suo cervello pur di dimostrare che anche in quel campo ne sa più di voi.
Se siete, poniamo, un elettricista, l’Homo Sapiens Sapiens vi terrà una lezione sul teorema di Gauss sui campi elettrostatici.

Ma guardatevi bene dall’avvilirvi davanti a tanta preparazione: anzi, sogghignate beati pensando che il tuttologo ha trascorso un’intera notte in bianco, studiando una vecchia dispensa della Scuola Radio Elettra, col preciso scopo di punirvi proprio sul vostro campo.
Interessante anche un’altra figura tipica del gruppo umano: lo sparaballe (Homo Esageratissimus), che potremmo descrivere come una deformazione iperbolica del tuttologo.
Questi solitamente e "forse" vengono promossi a dirigere degli Enti, Commissioni, Associazioni, Assessorati e quant’altro; sempre che facciano riferimento al turismo.

Ah, dimenticavo; se le statistiche e i dati non confermano il loro buon andazzo, il tuttologo si ingegna "forse" per “camuffarle” con l’appoggio dei futuri tuttologi a lui sottostanti (i raccogli briciole per terra con la lingua), oppure cerca e trova le colpe per cose che tu neanche immaginavi lontanamente, tra cui le immancabili e varie crisi mondiali o locali, i sempre presenti problemi causati dagli altri, ma soprattutto l’inesperienza, il non saperci fare o il menefreghismo manifestato da chi lavora  in altri spicchi del medesimo settore.

La morale della favola è che a tutta questa gente piace salire sulla giostra, sì, ma "la giostra dei deficienti" che serve solo per procurare un danno immenso al settore e all'indotto.

E gli altri?
E gli altri sono deficienti pure loro perché non staccano la spina a quella schifosa giostra che già gira da troppo tempo.








venerdì 17 gennaio 2014

Travolti dal solito destino nell'azzurro portale italia.it

Ieri lamentavo il fatto che nel sito dell'Enit, l'Agenzia nazionale del turismo, alcune parole in lingua italiana non avessero la traduzione negli altri idiomi ivi presenti, mentre oggi, saltando sul famoso portalone italia.it, ecco che m'accorgo che alcune di quelle italiane non ci sono proprio.

Ossia che ... ma parto dall'inizio.

Il sito in questione ha appena avuto un restyling pochi giorni prima dello scorso Santo Natale, e questo è avvenuto presumibilmente intorno al 22 o giù di lì, ma siccome nessuno ne ha parlato nel web o da qualsiasi altra parte, è di pochissimi giorni la "scoperta" di 'sta cosa qua.

D'altronde non è che mi faccia tanto piacere farci dei salti anche per non aumentarmi la dimensione della bile, poiché è quello che m'accade tutte le volte che ci faccio un click.

E stavolta ... pure.

Infatti di novità ... boh?
Graficamente abbastanza poche mentre la struttura rimane la precedente.
Han sostanzialmente cambiato i fogli di stile del sistema di content managent, imho.

E il risultato finale è che resta un sito anonimo uguale ad altri centomila.
Per non parlare di qualche titolo scritto in inglese sulla pagina dell'italiano:

Italy by
Press
Partners
Il Social Wall
Tourist cards
Mobile Apps
Food & Cooking

Ma per piacere, ed è mai possibile che con tutti quei soldi che ci spendono non abbiano idee migliori?

Ma chi è che ha dato l'OK a 'sta cosa?









giovedì 16 gennaio 2014

Enit: #lapiùgrandetraduzionedopoilweekend

... sì, però solo per loro.

E per "loro" intendo quelli che dovrebbero occuparsene all'Enit (Agenzia nazionale del turismo) che chissà per quale ragione non hanno voluto tradurre in tutte le lingue lì elencate sulla loro home page, le parole "Richiesta Patrocinio" e altro.
Alla faccia della qualità.

Forse il perché è da ricercare nel fatto che avrebbero di conseguenza dovuto tradurre in tutte le lingue anche le pagine del regolamento? (ved. qui)
Credo proprio di si, nonostante la cosa non è che sia poi così sciocca considerato che potrebbero addirittura trarne vantaggio e beneficio, neh!

Tedesco (c'è anche Clubitalia)


Arabo (qui ce ne sono addirittura due)


Boh?


Indiano (pure Clubitalia)


Francese (sempre Clubitalia anche e pure)


... e naturalmente anche l'inglese ... non sia mai detto (Clubitalia a mo)



P. S.: E' già successo altre volte che (ved. qui un solo esempio) ... ma poi hanno subitamente corretto!
E speriamo che accada anche questa volta ... giusto per la precisione e per la qualità.
Ma ci credo ben poco che sappiano farlo, se mai lo faranno, con grande celerità.

E poi ... due suggerimenti non richiesti a loro signori se m'è concesso ... e se non m'è concesso ... è lo stesso.

- Fai la telefonata che temi di fare

- Alzati prima di quando vorresti alzarti

- Dai più di quanto ricevi

- Preoccupati degli altri più di quanto loro facciano con te

- Lotta anche quando sei già ferito, sanguinante e dolorante

- Conduci quando nessun altro ancora ti segue

- Investi su te stesso anche se nessun altro lo fa

- Sentiti uno sciocco mentre cerchi risposte che non hai

- Cerca i dettagli quando è più facile trascurarli

- Dai risultati quando avresti la possibilità di mettere scuse

- Cerca le spiegazioni ai tuoi fatti anche quando ti si dice di accettarli così

- Fai errori e sembra un idiota

- Prova, fallisci, e prova di nuovo

- Corri più veloce anche se non hai più fiato

- Sii gentile con chi è stato crudele con te

- Stabilisci scadenze assurde e ottieni risultati impareggiabili

- Sentiti responsabile delle tue azioni anche quando le cose vanno male

- Dirigiti verso dove vuoi andare, non importa cosa ti trovi davanti

- Ragiona per logica e per saggezza ma mai per interessi personali

- Fai le cose più difficili, quelle che nessun altro fa, quelle che ti fanno paura e ti fanno domandare per quanto tempo puoi ancora sopportare.
E' questo che ti definisce, è questo che fa la differenza tra vivere una vita mediocre o un esagerato successo.

... ma soprattutto non arrenderti mai e ricorda che solo le sciocchi non hanno niente da imparare e non cambiano mai opinione, sia verso le cose che nei confronti dell'altra gente.







mercoledì 15 gennaio 2014

Turismo: il gioco del nascondino

Alcuni qui in Italia continuano a giocare a nascondino, ma ...

Bernabò Bocca (presidente di Federalberghi):

"Nel 2013 le presenze sono aumentate di appena lo 0,2%. Ciò ha significato una crescita di soli 686mila pernottamenti alberghieri che, combinata con la parallela flessione delle tariffe volta ad assecondare le difficoltà della domanda, ha generato un ulteriore calo del giro d’affari. Basti considerare che, secondo l'Istat, nei primi nove mesi del 2013 il fatturato dei servizi ricettivi ha registrato un calo dell'1,4% rispetto al corrispondente periodo dell'anno precedente" ... nel dettaglio del consuntivo 2013 il calo delle presenze alberghiere degli italiani è stato pari a un -2,9%, mentre la componente straniera ha segnato una crescita pari a un +3,7% di pernottamenti.

Esaminiamo
Secondo i dati della Banca d'Italia i turisti stranieri (pernottamenti) sono calati del 3,3471 % (2012: 296.970.000 - 2013: 287.030.000) e non aumentati del 3,7%.


Mentre la spesa che è aumentata di 3,1416 % (2012: 28.743 milioni di euro - 2013: 29.646 milioni di euro) è esattamente (ettepareva) l'opposto di quanto dichiara il presidente di Federalberghi.


Ma no?
Eh già!

E' quindi chiaro, sempre che i dati riportati dalla Bankitalia siano veri, che i prezzi non sono affatto rimasti stabili nel ricettivo o addirittura in "parallela flessione delle tariffe", come invece sostiene il medesimo, e detto mi porta a pensare ... ma a che mazza fionda servono 'sti dati?
Forse per quel qualcosa che vada o suo favore?
E c'è ancora qualcuno che se li beve?

Mentre sono più che d'accordo con lui che si debba immediatamente intervenire per una drastica riduzione del costo del lavoro e della pressione fiscale.

Ma che picchio ci vuole a capirlo, considerato poi che quei Governi che l'hanno fatto ne hanno tratto dei benefici enormi?

... non ci si può nascondere così, neh.















martedì 14 gennaio 2014

Boh! Respinta la Tassa di soggiorno per tutti i Comuni italiani ma ...

Ammettiamolo, siamo in coma.

E se speri che arrivi qualche "medicina" da parte dei cadregati del Parlamento (Camera e Senato) oppure il benché minimo placebo per dare anche una minima soddisfazione alla nostra durevole agonia, campa cavallo.
E vengo al fatto.

La sesta commissione del Senato, aveva approvato un emendamento che avrebbe esteso a tutti i Comuni italiani la possibilità di applicare la tassa di soggiorno, prevedendo in particolare che i gestori degli alberghi fossero responsabili del pagamento della tassa.
Poi il Senato ha respinto e la norma è stata bloccata.
Rendiamo grazie a Dio, ma ...

Eh già, ma chi se l'è studiata, e poi a che scopo?
O è solo l'effetto di una cattiva congiunzione astrale del proponente?

Cerca cerca (non è stato facile per niente ma ho un buon amico che m'ha aiutato) la proposta è inserita nella conversione in legge di un decreto che titola: "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 novembre 2013, n. 133, recante disposizioni urgenti concernenti l'IMU, l'alienazione di immobili pubblici e la Banca d'Italia".

E che quindi, apparentemente, non c'entrerebbe un mazza fionda con l'imposta di soggiorno.
Comunque quale emendamento all'articolo 1 del decreto (abolizione della 2a rata dell'IMU), probabilmente in una logica di compensazione, il senatore CERONI (Forza Italia) aveva avuto la brillante idea di presentare questo emendamento (1.0.10) che risulta effettivamente tra quelli approvati in commissione VI - Finanze e tesoro (lo si vede da qui se apri gli emendamenti In commissione all'art. 1, è il quinto dal basso).
Poi, nella seduta pomeridiana del giorno 8 gennaio l'Assemblea del Senato ha fortunatamente respinto.

Nel senso che il Presidente GRASSO in sede di discussione ha comunicato che:
Comunico che la Presidenza dichiara improponibili, ai sensi dell'articolo 97, comma 1, del Regolamento, gli emendamenti 1.36, 1.37, 1.38, 1.41, 1.42, 1.43, 1.44, 1.45, 1.46, 1.47, 1.48, 1.49, 1.50, 1.51, 1.54, 1.55, 1.56, 1.57, 1.58, 1.0.8, 1.0.10, 1.0.12 e 1.0.13, per estraneità al contenuto dell'articolo 1 del decreto-legge, che concerne specificatamente l'abolizione della seconda rata dell'IMU.
E ci si arriva partendo da QUI, dove si riassume il senso della proposta emendativa di Remigio Ceroni.
E poi, come già detto, a che scopo se ...

... se le Regioni se la possono rigirare come vogliono da sole (ved. qui un piccolo esempio)?
Ma quel signore, Remigio Ceroni e compagnia bella della sesta Commissione del Senato, non le sanno queste cose e, se soprattutto, non hanno altro da fare di più produttivo?

Infatti ...
La norma dice espressamente:

DECRETO LEGISLATIVO 14 marzo 2011, n. 23
Disposizioni in materia di federalismo Fiscale Municipale. (11G0066) (GU n.67 del 23-3-2011 )


Art. 4 -  Imposta di soggiorno 
  
  1. I comuni capoluogo di provincia, le unioni di comuni  nonche'  comuni inclusi negli elenchi regionali delle localita'  turistiche  o citta' d'arte possono istituire,  con  deliberazione  del  consiglio, un'imposta di soggiorno a  carico  di  coloro  che  alloggiano  nelle strutture ricettive situate sul  proprio  territorio,  da applicare, secondo criteri di gradualita' in proporzione al  prezzo,  sino  a  5 euro per notte di soggiorno.  Il relativo  gettito  e'  destinato  a finanziare interventi in materia di turismo, ivi  compresi  quelli  a sostegno   delle   strutture   ricettive,   nonche'   interventi   di manutenzione, fruizione e recupero dei beni culturali  ed ambientali locali, nonche' dei relativi servizi pubblici locali. 
  2.  Ferma  restando  la  facolta'  di  disporre  limitazioni   alla circolazione nei centri abitati ai sensi dell'articolo 7 del  decreto legislativo 30 aprile 1992,  n.  285,  l'imposta  di  soggiorno  puo' sostituire, in tutto o in parte, gli  eventuali  oneri  imposti  agli autobus turistici per la circolazione  e  la  sosta  nell'ambito del territorio comunale. 
  3. Con regolamento da adottare entro sessanta giorni dalla data  di entrata in vigore del presente decreto, ai sensi  dell'articolo  17, comma 1, della  legge  23  agosto  1988,  n.  400,  d'intesa  con  la Conferenza Stato-citta' ed autonomie locali, e' dettata la disciplina generale di attuazione dell'imposta di soggiorno. In conformita'  con quanto stabilito nel predetto  regolamento,  i  comuni,  con  proprio regolamento  da adottare  ai  sensi  dell'articolo  52  del  decreto legislativo  15  dicembre  1997,  n.  446,  sentite  le associazioni maggiormente rappresentative dei titolari delle strutture  ricettive, hanno la facolta' di disporre ulteriori  modalita'  applicative  del tributo, nonche' di prevedere esenzioni e riduzioni  per  particolari fattispecie o per determinati periodi di tempo. Nel caso  di  mancata emanazione del regolamento previsto nel primo  periodo  del  presente comma nel termine ivi indicato, i comuni  possono  comunque  adottare
gli atti previsti dal presente articolo.


E siccome gli elenchi sono regionali...  







lunedì 13 gennaio 2014

2013: i turisti stranieri sono in calo ... altroché

C'avrei giurato ...

Per tutto l'anno ce l'hanno "arzigogolato" col fatto che i turisti stranieri fossero aumentati rispetto al 2012, raggiungendo e addirittura superando quelli nazionali.

Bella forza, e non ci voleva poi molto considerato che i nostri hanno finito le palanche già da un bel po (ved. tasse e li mortacci ... ) e molti di conseguenza hanno deciso diversamente, accontentandosi così, chi può, di qualche invito da quei parenti distribuiti un po da tutte le parti d'Italia.
Comunque sia, i "ben pensanti", ci hanno dato dentro con dei risultati che alla fin fine si dimostrano per quello che sono e vale a dire delle ... si può dire "frottole"?

E seppur essendo indiscutibilmente la nazione più ambita del globo per trascorrere le vacanze, chissà per quale motivo i turisti esteri in Italia non ci vengono nella stessa misura che vanno dai nostri concorrenti.
Che non ci sappiano fare più e che per sopperire a questa mancanza, lor signori s'inventano delle statistiche che manco li cani ci credono più?

Infatti, escono i dati della Banca d'Italia (ved. immagine sotto) che, non certo per pura e maldestra combinazione, dicono l'opposto di ciò che c'avevano logorroicamente "arzigogolato" per tutto questo tempo.


E a fatti non fatti (ved. qui una delle gaudenti dichiarazioni del DG dell'Enit Andrea Babbi) (altre qui) (e poi qui) il problema che si para davanti è sempre lo stesso, e vale a dire tante belle parole ma ... boh?

A questi punti sarebbe anche giusto pensare il perché ci si voglia continuare far del male con le nostre stesse mani e se non sarebbe giusto il caso di provvedere col rimuovere chi quel lavoro non lo sa fare come invece andrebbe fatto, e se non meglio, almeno sulla falsariga di ciò che sanno fare gli altri Stati che giornalmente ci erodono percentuali di turisti stranieri.

D'altronde non si può continuare a danneggiare l'intero comparto o non produrre una benemerita mazza fionda con una organizzazione che fa paura e acqua da tutte le parti (a che minkia servono tutte quelle agenzie che s'aggirano istituzionalmente nel comparto? ... lo vorrei proprio sapere!) ... vabbeh, poche balle, anche perché sono i dati reali quelli che contano e non l'auto proclamazione, o quella degli adepti, di buoni, bravi e magari anche d'essere campioni.
Ma campioni decché?

 ... e nel mentre loro guadagnano dei lauti stipendi, le aziende ristorative/turistiche che non ce la fanno più, chiudono ... se non di peggio.

P. S.: L'augurio (il mio) è che presto avvenga il commissariamento all'Enit (sono infatti loro che dovrebbero portare più turisti stranieri in Italia), considerato che è abbastanza presumibile che l'agenzia nazionale del turismo diventi presto una S.p.A., e se poi, putacaso, decidessero di farlo fare ad un generale dei Carabinieri, beh; a questi punti la cosa mi sarebbe anche molto gradita ... anziché inserirci quel qualcuno che da qualche parte bisognava mettere, neh!

Italia docet!

... o forse è la Bankitalia che sbaglia i dati?









venerdì 10 gennaio 2014

Robert Reich, la disuguaglianza sociale, quel che ci aspetta se non interveniamo subito e ...

... e a prescindere dalle diverse ideologie politiche o preferenze che ognuno di noi ha, la musica non è mai cambiata, non cambia e mai cambierà se non ci diamo immediatamente una mossa.

Ma come siamo arrivati a tali livelli di disuguaglianza sociale?
Servizio Pubblico presenta in esclusiva alcuni estratti dal documentario “Inequality for all”, vincitore del Premio della Giuria al Sundance Film Festival 2013.

Sulla scia lunga della crisi economica, il divario crescente tra ricchi e poveri ha raggiunto livelli senza precedenti di allarme pubblico.
Il nostro narratore d’eccezione, Robert Reich, ministro del lavoro dell’amministrazione Clinton, ci aiuta a capire come l'estrema disuguaglianza che stiamo fronteggiando abbia radici nei cambiamenti politici ed economici che iniziarono 30 anni fa.

Attraverso il suo racconto, riusciamo a comprendere dove siamo e dove potremmo arrivare se non interveniamo subito.

Reich si espone in prima persona, manifestando il suo grande impegno per il ritorno a una società in cui il sogno americano sia ancora possibile per tutti.


PARTE 1 (cliccare sull'immagine per il video)



PARTE 2: (cliccare sull'immagine per il video)



PARTE 3: (cliccare sull'immagine per il video)



PARTE 4: (cliccare sull'immagine per il video)












giovedì 9 gennaio 2014

Turisti cinesi in Italia: Non dire gatto se non l'hai nel sacco (Don't say cat, if the cat not is in the sac)

Oddio, i sondaggi, le statistiche o i dati fanno paura perché non dicono "quasi" mai la verità (e fanno un gran danno) e quello visto su Il Sole 24ore del 3 gennaio scorso, fa venire i brividi oppure fa sorridere, dipende dai punti di vista.

Ma vengo al dunque e all'articolo riferentesi al Rapporto di IEA Europe Asia Institute-Istituto Europa Asia – ENIT: Turismo cinese in Italia e che nel 2014 è previsto un incremento del 35% degli arrivi.

Poi, seguendo il fondo, si legge che nel 2013 l’Italia si è piazzata al sesto posto tra i top ten mondiali nella destinazione dei 90 milioni di turisti cinesi mentre nel 2012 era fuori classifica.

Chi lo dice è  Achille Colombo Clerici (Presidente Istituto Europa Asia) aggiungendo che il risultato sia un buon segnale in vista di Expo 2015.
Poi altri dati che però non ho letto, anche perché dalle prime dichiarazioni non ho più ritenuto saggio continuare (opinione strettamente personale per la salvaguardia del mio fegato).

Ma vediamo un po questi dati che da mo sto seguendo sempre più, poiché ritengo che la Cina sia davvero un grosso business per il nostro turismo, ma dove invero ...

Che l'Italia non fosse nella Top Ten del 2012 è vero (ved. immagine a lato) ma che lo sia nel 2013 invece no, eppoi addirittura in sesta posizione ... ma per piacere, su!

C'è da dire che i dati turistici (inbound e outbound) della Cina sono coscienziosamente esaminati dalla Cotri del Professor Wolfgang Artl e che già nel passato sono stati gli artefici di molte considerazioni "sbagliate" elencate in Italia, e probabilmente redatte per aumentare la sapienza e la bontà di alcuni rappresentanti delle istituzioni (ved. qui) ... poi sul blog che non ne confermano mai la veridicità ce ne sono un quantitativo industriale di 'ste str ... anezze, basta cercarle e farsi le due belle risate che però fanno piangere la gente.
Mannaggia a loro.

E se andiamo bene ad esaminare le sole città che sono state le mete dei turisti cinesi nel 2013, ecco che la prima italiana è Roma (undicesima) mentre fino alla ventesima non se ne notano altre.

Mi si può spiegare il come sia possibile essere sesti, o programmati tali, se nel medesimo anno la prima città italiana è solo undicesima, e il perché non compaiano delle città come Firenze, Venezia, Napoli e compagnia bella in questa autorevole classifica che riporto in immagine e che la fanno gli stessi cinesi?
Vuoi vedere che i cinesi vanno quasi tutti in campagna?

Infatti scorrendo nel web le previsioni dell'outbound dei cinesi fino al 2017, ecco che l'Italia fa capolino, non più in 21a posizione, ma addirittura in 23a.
E quella sesta posizione che fine ha fatto?

Mentre che l'aumento degli arrivi sia del 35% (in Cina dicono dal 20 al 30% ca.) non è poi un così grande merito, neh!

O forse lor signori dimenticano (o vogliono far dimenticare?) che da quel Paese l'incremento della gente che esce dai propri confini s'innalza considerevolmente ogni giorno ... e figurati in un anno allora.

Mentre digitando da qualsiasi parte (Cotri inclusa) "Chinese Tourists' Top 10 Destinations 2013", ebbene l'Italia non appare mai da nessuna parte.
Mistero della fede!

Di seguito le previsioni (quelle dei cinesi) in merito all'outbound e che dicono appunto che l'Italia guadagnerà in cinque anni (dal 2012 al 2017) il 100% (da 245.000 a 498.000), dove però si notano dell'altre nazioni che ovviamente sapranno fare meglio, e vale a dire, lasciando ovviamente le nazioni confinanti con la Cina e prendendo come esempio solo quelle europee, che ...

... la Svizzera passerà dal milione e mezzo attuale, ai 2,164.000 (650.000 turisti cinesi in più)

... la Francia dagli attuali 533.000 a un milione 821.000 (con un incremento di 1.300.000) ... boooom!

... e la Germania da 469.000 a 1.232.000 (quasi 800.000 in più).


... e poi le deduzioni prendetele voi poiché, per quanto mi riguarda, io l'ho già fatto.









mercoledì 8 gennaio 2014

Turismo: la calma è la virtù di chi non è coinvolto

Continua imperterrita la débâcle del turismo nazionale e gli ultimissimi dati che c'arrivano attraverso i media dicono che le vacanze degli italiani sono in calo del 15,6% ... mica noccioline, neh!

Il dato è riferito all'Epifania nonostante quest'anno sia caduta a fagiolo, infatti era di lunedì.

Soluzioni?
Manco per sbaglio.

Il famoso decreto "valore turismo" ha ancora da venire nonostante siano trascorsi ormai sei mesi da quando per la prima volta s'è udito o letto che da un momento all'altro avrebbe fatto capolino come un funghetto.
Vuoi vedere che è proprio muffa o forse è meglio dire "fuffa"?

Alcuni sostengono che entro gennaio verrà partorito, altri, seppur sperando in qualche soluzione, sono convinti che il sopraddetto non cambierà una mazza fionda.

E poi con l'attuale situazione tassativa italiana (non ultima la Tares che colpisce immensamente l'indotto), hai voglia a pensare alle vacanze o a prenderti qualche meritato giorno di riposo con la famiglia.
Poi ce ne sarebbero molt'altre da elencare, ma per non fare notte, soprassediamo va.
E allora?
Beh, non resta che sperare nei turisti stranieri, ma anche da lì non è che arrivino dati incoraggianti.
Le altre nazioni a noi concorrenti aumentano secondo i parametri preannunciati dall'organizzazione mondiale del turismo (UNTWO), mentre noi ci "accontentiamo" di poche unità al di sopra dello zero percentuale.

Ma quelli che arrivano dall'estero come li accoglieremo?
Il dato certo è che per sopravvivere il ricettivo abbia dovuto "tagliare" dei posti lavorativi e questo ad evidente danno della qualità.
Eh già, mica puoi "servire" nella stessa maniera i tuoi clienti se hai dovuto necessariamente licenziare dei collaboratori, neh!
O forse c'è qualcuno che ancor se lo crede?
Fermo restando che di "sciocchi" e di "deficienti" ce ne sono in gran quantità, la cosa però non funziona di certo così, e nel mentre la "qualità", che è l'essenza principale di qualsiasi settore (ricettivo ovviamente incluso), se ne va a ramengo.

Non si contano infatti le "mazzate e le bastonate" che arrivano ogni santo giorno attraverso il ministero delle finanze (maremma maiala) e se qualcuno s'aspetta che il famoso Decreto "valore turismo" possa cambiarne l'andazzo, beh; lasciate voi ogni speranza, che tanto ...

E i turisti stranieri, considerato che scemi non lo sono di sicuro, ci faranno una gran brutta pubblicità.
Sì, gran bei monumenti per non parlare dei favolosi paesaggi, dell'enogastronomia che non ha eguali nel globo ... ma la "qualità" del tutto?
E dov'è l'organizzazione?

E hai voglia ad essere l'indiscusso Paese più bello del mondo; hai voglia a tentare di reclamizzarlo in tutte le maniere (meglio che taccio in merito); hai voglia a studiartene di tutti i colori con conti, conticini e numeri vari (parlo degli operatori e non certo delle istituzioni che i numeri li danno solo a loro piacimento) nella speranza di poter continuare a fare il mestiere per cui magari stai lavorando da moltissimi anni.
Poche balle, l'è dura andare avanti così.

E allora?

E allora, amen ... e poi dicono che non ci si debba incazzare, mantenere la calma, pazientare e quindi sperare.













martedì 7 gennaio 2014

"Per un grande turismo ci vuole un grande amore per questo settore"

Non so se parlare di qualità del turismo sia la cosa che mi viene meno peggio, ma so solo che mi piace un sacco, e un sacco bello pieno.

Poi se c'aggiungiamo la qualità nel settore alberghiero, beh; si salvi chi può, e quel "chi può" stia pur certo che non la finirò in poco tempo.

Infatti ho passato più di quarant'anni a ricercarla da tutte le parti del mondo per confrontarmi e per imparare (spero) dai migliori, e per darci il giusto prezzo.

Eh già, la qualità costa e solo quelli veramente bravi (mi dicono) riescono a darla e oltretutto ad innalzarla con poche palanche.
Mentre per riuscirci serve solo una grande cosa: l'amore per questo mestiere (si può definire la qualità così?) e tutto il resto viene da sé.

E per qualità intendo tutto ma proprio tutto; dall'arrivo in stazione, aeroporto etc. fino all'attimo prima della partenza del cliente ...e pure dopo, e vale a dire quando "lui" lì non c'è più ma ...

Ora va detto, che dal mio rientro in Italia, non è che mi sia capitato molte volte di discuterne con persone che la pensano esattamente così e che l'intendono come la primaria soluzione all'annoso problema del turismo nazionale, ma per lo più ho sentito e letto una quantità industriale di gente che quasi quasi l'ha accennata solo per putacaso.
Magari durante le solite conferenze atte soprattutto a riempire qualche minuto di bla bla bla, e poi morta lì.

Mentre l'unica persona con cui condivido l'importanza della qualità (quella vera) e che come me ne parla e ne discute giustamente a iosa, è Giancarlo Dall'Ara.

E stessa cosa succede per quanto riguarda il turismo cinese (outbound) che resta per me, e ovviamente per Giancarlo, il mercato più grosso di cui si dovrebbe parlare e discutere ma, ahimé/ahinoi, un po troppo poco da tutte le parti.
E entrambe le cose nel web, qualità e turismo cinese, sono da sempre una rarità.

Bene detto questo, ieri è partito per merito del Prof un qualcosa di cui vi inserisco il link (ved. qui), e chissà che non sia la volta buona.

Da parte mia il massimo apporto e il massimo sostegno, poi se posso o se potrò ... un qualcosina la dico.


P. S.: Prima di tutto ... classificazione alberghiera "di qualità" (CAdQ) uniformata a tutte le Regioni ... e poi il resto.
Tanto l'Europa ci copierebbe in un battibaleno.

E non questa, per carità! ... e nemmeno quest'altra, neh!















sabato 4 gennaio 2014

Booking.com e la ciambella con il buco

Pochi giorni fa ho avuto con Alessandro Nucara, il DG di Federalberghi, un piacevole e costruttivo, almeno per me, scambio di opinioni, e questo per merito di Alex Kornfeind che ha lanciato su twitter una richiesta.

Per farla in breve, Alex chiedeva il numero degli associati a livello nazionale al maggior rappresentante delle imprese alberghiere (presidente a parte, ma forse è meglio così), appunto di Federalberghi, ma dopo un po mi sono reso conto d'aver scritto una fesseria senza pari e che riporto qui di conseguenza (ved. a lato).

Un errore madornale che ancora mi brucia un po.

Primo perché è impossibile che una Regione come la Sardegna possa avere quel numero di alberghi e poi perché mi sono sentito abbastanza cretino per non aver ragionato neanche per un solo momento sul fatto che le informazioni ricevute vadano sempre e obbligatoriamente nonché accuratamente esaminate, e questo prima di dettarle agli altri.
E sarebbe bastato anche un niente per capirlo; mannaggia a me!

Ben mi sta (chi è causa del suo mal ... e nonostante sia proprio io, soventemente, ad incolpare l'altra gente di numeri  dati a caso ... ) e che mi serva di lezione per le prossime volte, anche se continuo a pensare che 27.000K siano effettivamente un po troppi.

... comunque, l'occasione m'è stata produttiva poiché al fine ho richiesto l'aiuto di Alessandro Nucara (gentilmente concessomi) per un (ved. qui) certo progetto che mi sta veramente a cuore e che a costo "zero" potrebbe procurare un favoloso ritorno d'immagine ad un'intero comprensorio alberghiero e non solo.

C'è anche da dire, per i più ottusi, che a me non viene nulla poiché il mio lavoro nel settore lo svolgo all'estero e non qui in Italia (l'idea poi non è la mia e chi l'ha avuta non vuole niente) e che il "guadagno" andrebbe anche alla stessa Federalberghi, all'Enit e via cantando, nel qual caso la cosa dovesse giungere a termine.

Però, saltando di palo in frasca, il fatto strano è che sulla pagina di Booking.com ci sia o c'era scritto "2.426 hotel nella Regione Sardegna" (di cui il totale cambia continuamente quasi ogni giorno) mentre in altre zone della medesima pagina, queste siano elencate come strutture.

Sì vabbeh, è colpa mia che non ho fatto molta attenzione, anzi per niente, ma una definizione più precisa non farebbe poi così male, neh!

E ora parliamo di Booking.com nei cui confronti non è ch'io ne abbia molto amore e ... no, manco un po.

E per farlo riprendo questo bel post di Guest Advisor che mi sembra molto centrato a cui, tra alcuni giorni, aggiungerò il metodo per toglierceli definitivamente di torno (le OTAs) con un certo programmino che sto studiando oramai da molti anni e che presto presenterò a chi di dovere ... burocrazia e bradiponismo, speriamo a parte. L'unica cosa che c'è di sbagliato è che non è Booking.com ma Booking online (Clever Hotels della Nevelar GmbH che è proprietaria della piattaforma), però il discorso regge lo stesso e oltretutto mi piace.

Che niente (o quasi) è eterno lo sapevano anche i nostri antenati, ma che la situazione potesse cambiare così velocemente in questi ultimi anni, non ce lo aspettavamo di sicuro. Che i grandi colossi del booking online potessero subire perdite, potessero andare in crisi, potessero addirittura fallire come è accaduto ad una agenzia di Booking.com in Germania, era uno scenario del tutto inaspettato.
Facciamo due passi insieme per illustrare cosa sta accadendo, prendendo come esempio una tra le più grandi OTA nel mercato mondiale: Booking.com.

10 anni fa circa, per entrare in Booking.com dovevi fare quasi le carte false. Era un privilegio e sembrava che tu dovessi avere determinati requisiti per essere inserito nella loro lista degli alberghi. Essere su Booking.com era davvero un privilegio; prendevano solo poche strutture per zona, con caratteristiche particolari, con almeno 8 camere (e qui gli albergatori mentivano clamorosamente dichiarando di averne sempre più rispetto al reale). Insomma, entrare in Booking.com non era così semplice.

Ogni struttura inserita pagava il 15% di commissione per ogni prenotazione andata a buon fine. E di prenotazioni finalizzate ne facevano davvero tante: bene per le strutture e di sicuro meglio anche per loro considerando anche il
fatto che avendo la sede legale in Olanda, non ci pagano nemmeno l’IVA e a noi non ce la rimborsano nemmeno. Va beh, ma che importa, l’importante è che arrivino prenotazioni come sabbia. Poi ci fu il grande passo: la possibilità di poter cambiare la percentuale della commissione da riconoscere a Booking.com, in modo da migliorare il posizionamento. Quindi, con percentuale più alta, posizione più alta e maggior visibilità = più prenotazioni. Lasciamo perdere il fatto che questo concetto è completamente contro tutte le strutture, che pur di vendere le camere, riconoscono alle OTA commissioni anche del 30%. Personalmente provai per una settimana a mettere la commissione al 30% per essere tra i primi risultati anche in altre città vicine importanti come Firenze. Ricevetti un buon numero di prenotazioni, ma pagai un tonfo di commissioni che mi fecero subito capire che il gioco non valeva la candela.

OGGI: il mio vicino di casa, che ha una seconda casa in collina con 2 camere, è su Booking.com. Ma come?! Come è possibile!? E’ una casa ed è su Booking? Con solo 2 camere vecchie e polverose! Qualcosa è cambiato.

Oggi Booking.com non fa più distinzioni: inserisce ogni tipo di struttura, grande o piccola, con tante camere o anche con solo 1 camera. L’importante è inserire, avere più strutture possibili, incassare più commissioni che può. Questo è lecito, ma significa anche abbassare il livello drasticamente. E’ giusto andare dietro ai tempi che corrono, ma non vendersi in questa maniera.

Poi alcune settimane fa, la strana notizia del fallimento di un’agenzia tedesca di Booking.com (www.corriere.it). Cosaaaa???? Cosa è successo? Quindi un attimo di riflessione è stato obbligatorio con alcune domande che mi martellavano fisso in testa: COME PUO’ FALLIRE UNA OTA? COME PUO’ FALLIRE UN GIGANTE COME BOOKING.COM? QUALI SONO I MOTIVI?

Forse la troppa concorrenza, ma questa ipotesi regge davvero poco, in quanto anche quest’anno l’agenzia olandese ha ricevuto il premio come sito dell’anno per le prenotazioni online. E allora come mai?

Ed eccoci finalmente al dunque e grazie per essere arrivati a leggere fino a qui. Il punto è che i gestori si sono stancati di pagare commissioni alle OTA e ovviamente preferiscono avere le prenotazioni dirette. Quindi siamo passati alla realizzazione di ottimi siti internet e soprattutto splendidi e funzionali Booking Engine che ti fanno avere un sacco di prenotazioni dirette con un buon tasso di conversione. Tuttavia però non sempre è così e nonostante una differenza sensibile di tariffa tra le OTA e il proprio sito internet, spesso i clienti preferiscono prenotare con le OTA. I motivi vai a capirli, ma sembra che le OTA ispirino fiducia, più del contatto diretto con la struttura. La frase più gettonata da parte dei clienti è: “Ho sempre prenotato con loro (le OTA)”. Oggi però, complice la crisi, si va a caccia del miglior prezzo possibile. Quindi troveremo tariffe sempre più vantaggiose prenotando dal sito ufficiale della struttura per 2 motivi:

- le strutture risparmiano e non pagano il costo della commissione

- il cliente paga meno, ha dei servizi migliori e spesso anche qualche regalino extra

Ci stiamo spostando così verso una riapproprazione delle camere da parte delle strutture che vendono direttamente e una diminuzione delle prenotazioni provenienti dalle OTA. E questa è cosa buona e giusta.

Adesso però, come già segnalato nell’articolo su TripConnect, c’è il problema della parity-rate: non si può offrire un prezzo migliore nel proprio sito. Forse non ci avevamo mai fatto caso, ma quando abbiamo firmato i vari contratti con Booking.com, con Hotel.de, Initalia, HRS, Expedia, Venere e compagnia bella, abbiamo anche acconsentito a non offrire un prezzo inferiore nel proprio sito, rispetto a quello offerto dalle OTA. Ma vi rendete conto? E’ pura follia. E questo era un motivo per cui TripConnect non può stare in piedi, in quanto non puoi offrire una tariffa più bassa, altrimenti Booking.com per esempio ti scrive subito una bella letterina in cui ti dice di allineare le tariffe. (Ah, per inciso: chissà come saranno contenti gli sviluppatori di quei programmi che con un click ti allineavano tutte le tariffe delle OTA per garantire la parity-rate).

Allora cosa abbiamo fatto? Abbiamo cercato alcuni hotel che avevano aderito a TripConnect e che offrivano prezzi inferiori prenotando dal sito ufficiale (si parla di addirittura € 30.00 di differenza tra la prenotazione su Booking.com e il sito ufficiale). Poi abbiamo scritto a Booking.com dicendo che alcuni hotel non rispettavano la parity-rate e chiedevamo se la clausola era sempre valida.

Ci hanno risposto che non riescono a controllare tutte le strutture e che comunque avrebbero scritto direttamente agli hotel per far correggere le tariffe. Morale della favola? Dopo 3 mesi le tariffe sono rimaste sempre le stesse ed è sempre più conveniente prenotare dal sito ufficiale riportato su TripConnect che da Booking.com.


Ci siamo quasi, un altro passo ed arriviamo al nocciolo della questione.

Alcuni giorni fa cosa succede? Succede che

“La clausola del “miglior prezzo”, imposta dal portale HRS agli alberghi, costituisce una violazione del diritto della concorrenza. Lo ha stabilito il Bundeskartellamt (l’Autorità Antitrust tedesca), che ha vietato a HRS di continuare ad applicare la cosiddetta clausola
della nazione più favorita e ne ha ordinato la cancellazione dai contratti con gli hotel a partire dal 1º marzo 2014. Un analogo procedimento è stato avviato nei confronti dei portali Booking.com ed Expedia, che utilizzano clausole simili nei propri contratti [Fiat Flash].

Dunque quello che avevo previsto in questo articolo ha avuto la sua evoluzione. Ma la faccenda è drammatica, perchè non è che hanno cercato di far rispettare la parity-rate. No, anzi! La eliminano, per Diana!

E finalmente eccoci al punto: come mai viene eliminata la parity-rate? Come mai è meglio eliminare questa clausola invece che farla rispettare? Chi ha deciso questo? Chi hanno interpellato? E’ un bene o è un male? Chi c’è dietro a tutto questo?

Ad un primo impatto sembra davvero una cosa fantastica: posso offrire il miglior prezzo sul mio sito in modo che i clienti prenotano con me perchè risparmiano. Non riceverò più e-mail da parte delle OTA in cui mi dicono che ho violato la parity-rate. Olèèèèèè!

Ma la domanda rimane sempre aperta: perchè l’hanno eliminata? Ci siete già arrivati? Avete in mente come mai, vero? Esatto, c’è qualcuno dietro che ha spinto questa cosa. Se qualcuno non lo ha ancora capito, ve lo mostro io: ultimi passi.

Perchè aderire a TripConnect (pagando oltre € 780.00) se non posso offrire un prezzo più basso rispetto alle altre OTAs? E’ ovvio che a parità di tariffa il cliente sceglierà la OTA, per tutti i motivi già detti e ridetti (perchè è famoso, perchè ha sempre usato quello, perchè si fida di più, eccetera, eccetera, eccetera). Quindi l’albergatore proverà comunque ad offrire una tariffa più bassa se si prenota dal proprio sito, rischiando di essere contattato dalle OTAs per rispettare la clausola della parity-rate. Ed ecco che invece nessuno gli scrive dicendo di livellare le tariffe.

Quindi la parity-rate va a farsi friggere. Anzi, viene fatta addirittura una legge che vieta la clausola a partire dal 1° Marzo del 2014. Perchè Booking.com non fa rispettare questa clausola? Perchè, come tutte le altre OTAs, ha stretto un accordo con Tripadvisor e prende un botto di quattrini. Hanno eliminato la parity-rate per consentire agli albergatori di offrire una tariffa più vantaggiosa su TripConnect. Questo comporta un incremento spaventoso di strutture che aderiranno a TripConnect di Tripadvisor, che pagheranno un sacco di soldi per i pay-per-click, che spenderanno in media € 3570.00 all’anno per attivare il profilo aziendale per poter avere TripConnect.

Quindi Tripadvisor paga tutte le OTAs per far sì che l’albergo possa mostrare tariffe più vantaggiose per il sito ufficiale delle strutture (così facendo si garantisce molti più clienti che aderiscono alla nuova piattaforma). Di conseguenza le prenotazioni sulle OTAs subiranno un calo spaventoso perchè i clienti prenoteranno la tariffa più bassa direttamente con il sito ufficiale e le nostre care OTAs che per oltre 20 anni ci hanno accompagnato (vivendo sulle nostre spalle) andranno inevitabilmente incontro al fallimento.

Anche perchè la previsione, seguendo questo ragionamento logico appena fatto, è che le strutture cancelleranno tutti i contratti che hanno con le OTAs per avere un unico e solo referente ed intermediario che è TripConnect. In effetti a conti fatti, sembrerebbe meglio pagare circa € 400.00 al mese a Tripadvisor e TripConnect che pagare le commissioni alle OTAs che ovviamente ammonterebbero a molto di più in fondo all’anno. Quindi la cosa migliore da fare sarebbe quella di chiudere tutti i contratti con le OTAs, abbonarsi ai profili aziendali di Tripadvisor, attivare TripConnect per la propria struttura e vendere le camere esclusivamente con il proprio sito ufficiale tramite TripConnect. Ma se ci pensate bene alla fine anche TripConnect è una nuova OTA. Perchè se su TripConnect esce il vostro sito ufficiale assieme a quello di Booking.com, siete già fregati e prenoteranno sempre con le OTAs.

E poi, dulcis in fundo, per far riflettere un pochino: affidereste la vostra attività esclusivamente ad una piattaforma di malandrini come Tripadvisor che non riesce nemmeno più a gestire le recensioni presenti sul suo sito? E con cui non è possibile nemmeno parlarci direttamente se non tramite avvocati? Alla fine, da portale di recensioni si è trasformato in un altro portale di prenotazioni on-line. E la vostra immagine nel mondo, la vostra pubblicità, il vostro intermediario, volete proprio che sia affidato solo a Tripadvisor?

Sta di fatto che continuando su questa strada, sì, le OTAs stanno andando incontro al fallimento, ma l’abolizione della clausola parity-rate di fatto non è affatto una bella notizia.

Come sempre attendo le Vostre riflessioni e correzioni. Auguro a tutti un ottimo 2014 carico di prenotazioni dirette a commissione 0%!

Il Vostro affezionatissimo Guest Advisor