mercoledì 31 luglio 2013

Premesse e promesse

Arrivano i Buoni Vacanza … no, non ancora.

Quattro mesi fa quattro (4 aprile 2013), Andrea Babbi, il direttore generale dell’Enit, dichiarava così: “Il ministero del Turismo ha trasferito la competenza sui buoni vacanza all'Enit, ora la pratica è alla Corte dei Conti". Noi li gestiremo, accettando questa sfida. Il modello francese, che investe molto denaro sui buoni vacanza, è molto interessante. Per attuarlo, serve un coinvolgimento del ministero dell'Economia”.

Chissà se conoscono veramente il metodo francese dei Buoni Vacanza (ved. qui)?

Che quasi quasi mi ricorda ‘sta’altra cosetta del portalone italia.it … sempre depositata dal tempo che fu (molto ma molto più in là con il tempo) alla Corte dei Conti.


Vuoi vedere che entrambe le cose si sono incontrate (Buoni vacanza e italia.it) e aspettano la quarta “premessa o promessa” per farsi poi un tre sette col morto in santa pace?

Amen!


P. S.: E visto che la cosa sarebbe stata una questione intelligente ... non s'è più vista.
















martedì 30 luglio 2013

Opinioni divergenti

Audizione del ministro Massimo Bray alle due Camere riunite

Tra due giorni, giovedì 1° agosto (ore 14:00), il ministro della Cultura e del Turismo sarà in audizione presso le due Camere riunite (Deputati e Senato) sulle linee programmatiche del suo dicastero in materia di turismo.

Massimo Bray è stato nominato ministro il 28 aprile 2013 e ha ricevuto la delega al Turismo in data 4 giugno 2013.
E finalmente parlerà di #turismo.

A onor del vero non è la prima volta che lo fa (anche se …) e per l’appunto due o tre giorni or sono, durante la conferenza Stato – Regioni e Province autonome, ha detto questo.

Quindi, l’audizione avverrà dopo novanta giorni dall’elezione e circa sessanta dal ricevimento della delega.

Non c’è che dire, e se tanto mi da tanto, chissà quanto tempo ci vorrà per approntare le prime e necessarie attuazioni per la risoluzione dell’annoso problema del turismo nazionale … cultura ovviamente compresa.

Personalmente spero in qualcosa di nuovo che non sia la solita “menata” di migliorare l’Italia attraverso il web e i social per merito delle vagonate di tweets, mi piace, impressions, accounts reached e bla bla bla digitali … ma soluzioni fatte sulla strada.
E per strada intendo migliorare la qualità di tutto il settore ricettivo e dei collegamenti, a cominciare da … follia è fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati diversi … nonché con la medesima gente che da qualche tempo immemore ci sta raccontando (e purtroppo sono in molti a crederci) la favola del social web.

Le altre nazioni a noi concorrenti vendono un prodotto finito, accogliente e con tutti i crismi necessari, mentre noi vendiamo e basta, accontentandoci del “ma che bravo che sei” e del “tweet e ritweet” a vicenda.

Mentre i risultati di quest’affannosa metodologia di fare turismo, si vedono a ogni chiusura dei dati delle presenze nel Bel Paese.
E chissà, visti i risultati sempre peggiori, che non sia poi meglio cambiarne l'andazzo?

The word "brand" is derived from the Old Norse brandr meaning "to burn." It refers to the practice of producers burning their mark (or brand) onto their products.
The oldest generic brand, which is in continuous use in India since the Vedic period (ca. 1100 B.C.E to 500 B.C.E), is known as 'Chyawanprash', an herbal paste consumed for its purported health benefits and attributed to a revered rishi (or seer) named Chyawan. This brand was developed at Dhosi Hill, an extinct volcano in northern India.
The Italians were among the first to use brands, in the form of watermarks on paper in the 1200s. Blind Stamps, hallmarks and silver maker's marks are all types of brand.

… ma campa cavallo che l’erba cresce anche perché l'audizione nei primi di agosto probabilmente ... slitterà a data da destinarsi!
Troppo gravosi gli impegni di questi signori qui?









lunedì 29 luglio 2013

Fidati ...


... eccome no!










sabato 27 luglio 2013

Il marketing




P. S.: Una scatola di pelati deve avere per prima cosa un buon prodotto al suo interno, e solo dopo una bella etichetta. 












venerdì 26 luglio 2013

#grazie

… prima era così e l’avevamo scritto (ved. qui).




… così pure …


… et voilà.


… ma manco il più miserevole dei “grazie” a questo indirizzo … come tutti e come sempre!







mercoledì 24 luglio 2013

#machiminchialefaquestetraduzioni sul sito dell'Expo 2015 ... ?

A quanto pare l’Expo 2015 di Milano ha già 131 “aderenze”, resta solo da capire se queste siano:

Aderenze addominali
Aderenze pelviche
Aderenze pericardiche
Aderenze peridurali
Aderenze peritendinee

Infatti, cliccando la traduzione in lingua inglese sul sito dell’Expo, ecco che fa bella mostra di se (circa a metà pagina sulla destra) la dicitura, con tanto di immagine multicolore con bandierine, 131 “ADHESIONS”, che in lingua inglese vuole appunto dire quello sopra scritto.


... e considerato che le immagini non "subiscono" la traduzione di Google, detto vuol dire che qualcuno per fare 'sta genialata c'ha dovuto anche impegnare del tempo ... e figuriamoci poi se dell'altri (quelli che s'aggirano sui siti dell'Expo 2015) se ne sono accorti.

Mentre sarebbe stato certamente meglio tradurre le “adesioni” dei Paesi partecipanti con “participants”  o ancora meglio: “participating countries”.

#machiminchialefaquestetraduzioni ... ?


P. S.: E se magari le lingue (traduzioni) del sito fossero anche più di tre … sì, però ben fatte, neh!

... per non parlare poi dei 646 giorni sinistra che appare al centro dell'immagine in testa al sito.







martedì 23 luglio 2013

Turismo: I visitatori stranieri ci votano

Il turismo straniero continua a essere una risorsa per l’Italia.
Anche in tempi di crisi e di accresciuta concorrenza, i flussi provenienti dall’estero hanno permesso di garantire al settore turistico la tenuta, nonostante il forte calo della domanda interna.

Un risultato importante, sebbene si registrino profonde differenze territoriali: solo il 13% degli  stranieri, infatti, ha scelto una meta del sud dell’Italia.
E chi l’ha fatto, prevalentemente, è stato attratto dalla prospettiva di godere mare e paesaggi, malgrado il valore del patrimonio artistico e culturale di una delle aeree dalla storia più antica e rilevante d’Europa.

A rivelarlo è uno studio Confesercenti-Ref che fotografa lo stato del turismo estero in Italia,   
esaminandone  aspettative e valutazioni.          
Nella percezione dei turisti stranieri – segnala lo studio – il gradimento dell’Italia resta altissimo: il voto medio complessivo assegnato al nostro Paese è 8,25.
Ma il Paese potrebbe reggere  meglio  alla competizione internazionale, sempre più agguerrita, se si dotasse di una politica del turismo in grado di sfruttare le grandi potenzialità del nostro territorio e del nostro patrimonio culturale e artistico.




E nel “ … dotasse di una vera politica del turismo e bla bla bla” ci può stare veramente tutto, comprese le grandi potenzialità non solo del territorio ma anche dei suoi abitanti che in questo settore ci lavorano e che … in poche parole quella “meritocrazia” che non dimora di certo nel Bel Paese.

Ma morta la e passiamo al sondaggio per cercare di capire se …

… Confesercenti ha incaricato la Società di Ricerche Ref che a sua volta ha estrapolato il seguente studio sui micro dati della Banca d’Italia attraverso delle indagini ai posti di frontiera … credo.
Ma quante sono queste interviste?
Né una né l’altra lo dicono e personalmente non ho trovato la minima traccia sui rispettivi siti (di una complicazione per me esagerata) … e che mi sia sfuggita la cosa?

Qualche tempo fa avevo scritto del modo di fare dei cugini francesi (mannaggia a loro e mannaggia a noi che non riusciamo nemmeno a copiare) per ‘ste cosette qua, infatti, il principale strumento di osservazione del turismo delle persone residenti in Francia è lo SDT (Suivi de la Demande Touristique), ovvero la frequenza della domanda turistica, mentre il flusso dei turisti stranieri è rilevato tramite EVE (Enquête des visiteurs de l’étranger), ovvero l’inchiesta sui visitatori dall’estero. 

Questi due strumenti d’inchiesta, con le necessarie misure di rinnovamento, diventeranno la base per soddisfare gli obblighi europei di rilevazione dati.
Entrambi gli strumenti, SDT e EVE, sono strumenti di rilevazione dati per così dire continui; è quindi comprensibile il grande sforzo per il loro mantenimento, tenendo anche conto che si compongono di più di 20.000 domande mensili per l’SDT e più di 10.000 per EVE. 

Nello specifico l’SDT è costituito da un panel di 20.000 individui interrogati mensilmentesulle loro pratiche turistiche e sulla loro mobilità. Due sotto-inchieste di questo panel forniscono una informazione più completa sul consumo turistico: una parte per le “spese in Francia” e l’altra per le “spese all’estero”.

Inoltre, una inchiesta mensile su andate e ritorno giornaliere permettono d’ottenere delle importanti informazioni sui comportamenti e le pratiche dei turisti escursionisti.
Questa comporta mensilmente l’interrogazione di oltre 30.000 individui e il trattamento statistico di circa 20.000 risposte. 

Perbacco … e noi?











domenica 21 luglio 2013

Turismo: Alla fine di luglio i dati di febbraio oppure i dati di febbraio alla fine di luglio. Girala come vuoi che ...

... non cambia proprio niente, mai!

Armando Cirillo è da pochissimo tempo (3 luglio 2013) il Consigliere del Ministro della Cultura e del Turismo Massimo Bray, e lo è per le tematiche relative alle attività e iniziative, anche normative, in materia di turismo.

E ieri (20 luglio 2013) Armando Cirillo sulle pagine di face book inserisce questi dati fornitigli dall’Ont (Osservatorio Nazionale del Turismo) che sotto Presidenza del Consiglio, ha il compito di studiare, analizzare e monitorare le dinamiche socio-economiche del turismo, anche ai fini della misurazione della competitività nel sistema (ved. qui).

 


Solo che questi dati fanno riferimento ai primi due mesi dell’anno in corso mentre tra pochi giorni entreremo in agosto (cinque mesi dopo).

Forse avrei evitato di elencarli e avrei immediatamente provveduto affinché l’Ont possa emetterne di più recenti. Sempre che convenga farlo e non entrino in causa altre considerazioni che non sto qui a dire.

Sia però ben chiaro, che in questo caso il Consigliere del turismo di Bray non ha colpe, anche perché dalle parti dell’Ont s’è sempre fatto così (forse che lì siano più veloci quando davanti appare il segno più?) e i dati arrivano quando non servono a granché poiché risulta un po' tardi metterci il rimedio. Quindi l'unico scopo è che permette di compararli con quelli degli anni precedenti. Troppo poco!

Infatti, in queste disamine sarebbe meglio tenere costante l’occhio sui dati che si potrebbero migliorare con un già programmato piano di marketing dell'ultimo minuto, dati che poi si potrebbero ottenere addirittura in tempo reale con gli algoritmi che sono compresi nella nuova CAdQ (Classificazione Alberghiera di Qualità).

Statistiche e dati hanno un’enorme importanza e sono davvero una cosa seria, e se usati bene, sono uno strumento di notevole utilità.

Lo sa per esperienza chi, come me, si è trovato molte volte a doversene servire per motivi di studio e di lavoro.

E poiché da questi se ne deve trarre conseguenze significative, ecco che più precisi e attuali sono, più permetterebbero di capire il come funzionano, dando così un maggior approfondimento sulla loro origine e la loro natura.

Spesso scoprendo che il significato è molto diverso da quello che sembra (i numeri in se stessi sono privi di significato ed è necessario non tenerne conto per non cadere in pericolosi errori).

C’è poi da dire che dati e statistiche si possono manipolare o addirittura evitare di darli per non creare degli allarmismi oppure per tentare di “dimostrare” questa o quella tesi, ipotesi o preconcetto.

Ma è ancora più frequente che si tratti di errori o superficialità – cose citate o riferite senza verificarne l’attendibilità o il significato.

Non è raro che siano in gioco tutti e tre i fattori (deformazioni consapevoli, stupidaggini involontarie e il ritardo, voluto o no, nell’emetterli) con conseguenze che sarebbero comiche se non fossero pericolose.

Con le statistiche e i dati si vince avendo informazioni migliori, più attendibili e perciò più utili.

Ma non basta avere dati.

Si tratta anche, o soprattutto, di saperli capire, gestire e molte volte danno anche la possibilità di correggerne l'andazzo a completo favore del settore turismo.
I dati possono essere generati e interpretati in modi diversi, e spesso portano a risultati intenzionalmente ingannevoli, sbadatamente deformanti o esageratamente … troppo tardi.

La stessa Banca d'Italia li fornisce al 13 di ogni mese e attualmente sono in evidenza quelli di aprile 2013, e qui di seguito c'è solo un piccolissimo esempio … due click sul sito dell’ASTAT (Istituto Provinciale di Statistica di Bolzano) dove ci si può accorgere che i dati sono dati (pardon) con un ritardo di “soli” tre mesi a differenza dei cinque dell’Ont.

Questo con maggiore precisione e particolarità, sia sulla provenienza del turista, in quale Comunità comprensoriale, in quale Comune, Consorzio turistico, Associazione turistica ma addirittura si può evincere la motivazione del perché il turista è li.

Però si può fare di meglio con la CAdQ, che permette in data odierna di avere il totale delle presenze nazionali, tutti i rispettivi perché dei pernottamenti e molto altro ancora, ma soprattutto ... in tempo reale.

 

 


sabato 20 luglio 2013

Lettera al direttore d'albergo

Questa lettera potrebbe apparire come una storia non vera oppure sì, fate un po’ voi, ed è la risposta a molte missive (dirette e indirette) che mi sono state rivolte ingiustamente e come ignaro cliente dal personale che lavora nel tuo albergo, nel tuo ristorante o nel tuo B&B e bim bum bam.

Quindi la dedico a te direttore o al proprietario di questi.

Caro collega del tempo che fu (“collega” inteso come i Direttori di una volta con la “D” maiuscola), questa volta ti scrivo da consumatore e lo faccio rivolgendoti una preghiera.
E non so neanche perché ti scrivo, forse perché al telefono o di persona mi avresti raccontato un sacco di frottole sul tipo: “Tu non sai quanto io sono bravo” e via di seguito con l’elencazione di come hai fatto a ottenere tutti quegli attestati lavorativi che fanno bella mostra sulla parete alle tue spalle.
Sai che palle … pertanto preferisco scriverti qui.

Comunque ... se sei così tanto bravo e talmente professionale, mi puoi spiegare il perché tu e i tuoi dipendenti, sottoposti, collaboratori e Cip & Ciop, parlate così male di me sul web ... e non solo?
E se devo dirtela tutta, la goccia che ha fatto traboccare il mio vaso è caduta proprio ieri quando ho letto che un tuo pseudo “compare” ha apostrofato, scrivendolo su una pagina di facebook (credo che addirittura esistano dei gruppi col solo scopo di ... ) dove non si legge altro che male di noi, e che un villeggiante ha ordinato nel tuo rispettabile ristorante una “sola” insalata.
Producendo null’altro che commenti che stazionano dal barbone al miserabile, nonché il periodico e perpetuo: “Ma stattene in casa anziché venirci a rompere i coglioni a noi che abbiamo da fare”.

Perdonami, ma questa “gente” (chiamiamola così, dai) non avrebbe dovuto imparare da te, che con tutti quegli attestati di buon servizio (quelli scritti sopra e attaccati alla parete del tuo ufficio, e che per fortuna non mi puoi elencare qui il come l’hai ottenuti), non avresti già dovuto insegnare da qualche tempo quel dato uso dell’educazione e della professionalità nel turismo nei miei confronti?
Forse che non l’hai insegnato perché nemmeno tu sai come fare?

Anch’io sono un alberghiero e le stagioni per me non finiscono mai, mentre potrei farmene una ragione del fatto che negli ultimi anni tu ed io, e anche come cliente, dopo tante reciproche soddisfazioni, non ci s’intenda più.

Mi dicono che mi dovresti regalare delle emozioni, ma col tempo è cambiato qualcosa e il tuo tono me lo fa capire.
Ieri mi hai dato, come già scritto, del barbone e via cantando per il solo motivo che mia moglie (è a dieta) ha ordinato una “sola” insalata.
Sì, è anche vero che ti ho chiesto uno sconto non appena ho fatto la prenotazione, ma tu non lo fai quando vai a comprare le derrate per il tuo ristorante, albergo e bla bla bla?
E tua moglie non chiede lo stesso trattamento, chessò dal verduriere, dal macellaio, e senza per altro ricevere la botta di “pezzente” dal proprietario di quel negozio?
Se lui domani lo scrivesse su facebook e tu per puro caso lo leggi … che cosa penseresti di quel negoziante là?
E tua moglie ci tornerebbe a comprare?

Perdonami se ieri sei stato quasi obbligato ad accettare la mia proposta di scendere da tot a tot euro al dì a causa della mia insistenza, ma se tu non l’avessi fatto, non avrei certo potuto trascorrere di nuovo le mie vacanze con te e mi sarei dovuto rivolgere presso un altro albergo, magari di minor pregio, ma probabilmente in quel luogo non mi avrebbero rimproverato con quelle parole del gatto, e se la crisi che ci attanaglia tutti dovesse continuare, beh; il prossimo anno, quasi sicuramente, non potrò dare alla mia famiglia le agognate vacanze.
Ce ne faremo una ragione e non è di certo la fine del mondo.

E farò come dici te rimanendomene a casa per non rompervi più i coglioni, ma non per questo sono un barbone, almeno per ora, credimi.
Per concludere questa mia lettera, vorrei anche informarti che conosco abbastanza bene il tuo mestiere come conosco le spese che devi affrontare per sopperire agli errori e agli sbagli delle istituzioni che stanno massacrando questo settore.
Altrettanto conosco l’uso dell’educazione, della professionalità e della qualità che il tuo albergo, ristorante, B&B e bim bum bam, dovrebbe darmi.
Tu e i tuoi colleghi al riguardo che cosa fate, e come mai questo settore (come la qualità dei direttori) peggiora di giorno in giorno visto che date dei pezzenti a vostri clienti?
Ai miei tempi mica si usava apostrofarli così e chi lavorava con me, nemmeno se lo sognava o gli passava per l’anticamera del pur piccolo cervello.

Quindi ti prego di insegnare a te stesso e insegnare (se ne sei in grado) ai tuoi colleghi e collaboratori quelle tre cose che ho appena scritto sopra, ma che mi preme ripetere ancora una volta:
Educazione
Professionalità
Qualità

Mi verrebbe voglia di dirti basta, una volta per tutte, ma finché potrò, farò il cliente e probabilmente sarei disposto anche a perdonarti, a una sola condizione però: fare un nuovo patto tra noi, così ci troveremo ancora, ma solo se per me sarà ancora dignitoso essere servito da te.
Servito nella più alta accezione del termine.

Spunto preso amichevolmente da qui.








venerdì 19 luglio 2013

La risposta di Massimo Bray, anzi di Simonetta Giordani

Il sottosegretario Simonetta GIORDANI ha risposto ieri all'interrogazione nei termini riportati qui sotto.


Emma PETITTI (PD), replicando, si dichiara soddisfatta della risposta fornita dal rappresentante del Governo sottolineando l'importanza e la centralità del settore del turismo per l'economia italiana e, in particolare, l'urgenza di affrontare il tema della governance.

Il succo è questo:
Il Ministro, che illustrerà nei prossimi giorni in questa Commissione in seduta congiunta con la Commissione del Senato, le linee programmatiche relative al settore turismo, ha già anticipato l'intenzione di mettere a punto una strategia per incentivare ed esaltare le sinergie anche con il settore delle attività culturali.

La risposta della sottosegretario Simonetta GIORDANI è questa … (ved. QUI).
Mi riferisco all'interrogazione con la quale l'On.le Petitti, chiede al Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo quali iniziative intende adottare per rilanciare il settore del turismo. 
Vorrei preliminarmente dichiarare che il contenuto dell'atto dell'On.le Petitti mi vede pienamente d'accordo, se fosse una mozione sarei qui ad accogliere i punti che impegnano il Governo e che si riferiscono alla competenza del mio Dicastero.   
Il turismo rappresenta un comparto fortemente strategico per lo sviluppo del nostro Paese, con un peso significativo nell'economia nazionale, sia in termini di PIL che in termini di occupazione, generando maggiori opportunità di lavoro rispetto ad altri settori industriali ritenuti prioritari.   
Tuttavia, bisogna segnalare, che nonostante l'industria turistica a livello mondiale abbia evidenziato negli ultimi anni tassi di crescita rilevanti, l'Italia ha perso quote di mercato per l'ingresso di nuove destinazioni emergenti.   
L'attuale compagine governativa, consapevole dell'importanza che riveste il turismo quale fonte di sviluppo e di crescita per l'economia dell'intero Paese, ha posto al centro della propria agenda politica il rilancio del settore.   
Il Ministro ha intenzione di avviare un tavolo strategico annuale di sviluppo del turismo che coinvolga Ministero, Regioni, organizzazioni degli imprenditori più rappresentative, associazioni del turismo sociale, sindacati e associazioni dei consumatori per poter definire le priorità degli interventi da attuare e le forme di finanziamento necessarie.   
Anche in occasione dell'esposizione delle linee programmatiche del Ministero lo scorso 23 maggio, il Ministro ha sottolineato fra le azioni di prioritaria importanza che il Ministero è chiamato ad attuare nell'immediato, la realizzazione del Programma operativo interregionale «Grandi attrattori naturali, culturali e del turismo», previsto nell'ambito dell'Asse I «Valorizzazione e integrazione del patrimonio culturale» nelle regioni dell'Obiettivo convergenza, ossia Campania, Calabria, Puglia e Sicilia.   
Egli ha infatti sottolineato la necessità della stipulazione di accordi di programma con le Regioni e l'adozione di bandi di gara per i progetti programmati, entro il 2013.   
Per la stessa finalità di valorizzazione del patrimonio culturale quale fattore dello sviluppo territoriale egli ha previsto un rafforzamento della collaborazione con il Ministro per la coesione territoriale; ciò, in particolare, allo scopo di realizzare quattro o cinque progetti pilota di sviluppo territoriale imperniati su risorse culturali emergenti e diffuse, attraverso azioni sistemiche volte a sollecitare una domanda qualificata di «territori culturali integrati». 

Il Ministro, che illustrerà nei prossimi giorni in questa Commissione in seduta congiunta con la Commissione del Senato, le linee programmatiche relative al settore turismo, ha già anticipato l'intenzione di mettere a punto una strategia per incentivare ed esaltare le sinergie anche con il settore delle attività culturali. In particolare fra cinema/audiovisivo e turismo, nell'ottica della promozione dell'immagine dell'Italia attraverso il cinema italiano e soprattutto attraverso il cinema internazionale girato in Italia.   

Dichiaro sin d'ora la disponibilità ad una costruttiva dialettica sull'attuazione di quanto sarà esposto direttamente dal Ministro Bray.  



La mia risposta è questa:
… anzi, è meglio che non scrivo niente!









giovedì 18 luglio 2013

In attesa della risposta del Ministro Massimo Bray


Atto Camera

Interrogazione a risposta in commissione 5-00282
presentato da
PETITTI Emma
testo di
Giovedì 6 giugno 2013, seduta n. 30

PETITTI. — Al Ministro per i beni e le attività culturali. — Per sapere – premesso che: 
secondo l'UNWTO, il 2012 è stato l'anno in cui, per la prima volta nella storia, il turismo internazionale ha superato quota un miliardo di arrivi nel mondo (1 miliardo e 35 milioni), secondo l'agenzia ONU gli arrivi internazionali sono stati complessivamente il 3,8 per cento in più rispetto al 2011; 
si tratta di un trend che contraddistingue il settore da diversi anni, la crescita è stata più forte nelle economie emergenti (+4,1 per cento) che in quelle avanzate (+3,6 per cento); 
l'incertezza economica globale non ha fermato la crescita del turismo internazionale, che ha mostrato la sua capacità di adattamento alle mutevoli condizioni del mercato e, benché a un tasso inferiore, ci si aspetta un'ulteriore espansione del settore nel 2013; 
l'Europa rimane di gran lunga il continente con il più alto numero di turisti al mondo e, nonostante, le difficoltà dell'Eurozona, ha registrato una crescita degli arrivi internazionali pari al 3,3 per cento, risultato da considerarsi positivo per una destinazione matura; 
al contrario, l'Italia secondo i dati dell'Osservatorio nazionale del turismo, nel 2012 ha perso lo 0,1 per cento di arrivi e lo 0,7 per cento di presenze di turisti internazionali;
molto più pesante il calo sul fronte interno –9,9 per cento gli arrivi e –11,2 per cento le presenze di turisti italiani; 
nonostante la continua perdita di quote di mercato, secondo il World Travel & Tourism Council (WTTC) il contributo diretto del turismo italiano al prodotto interno lordo, nel 2012, è stato pari a 63,8 miliardi di euro (4,1 per cento del totale), mentre il contributo diretto e indiretto si è attestato a 161,2 miliardi di euro (10,3 per cento del totale); 
il contributo diretto del turismo italiano all'occupazione è stato nel 2012 di circa un milione e 100 occupati (4,8 per cento), 2 milioni e 681 mila se si considera anche l'occupazione indiretta (11,7 per cento); 
se i flussi turistici internazionali crescono e quelli diretti verso l'Italia diminuiscono, c’è con tutta evidenza qualcosa che non funziona nel sistema Paese, la verità è che il turismo non è ancora considerato un settore economico degno di un'attenzione seria e continuativa ed è stato incredibilmente trascurato da tutti i Governi che si sono succeduti; 
la novità costituita dalla nuova collocazione del settore all'interno del Ministero per i beni e le attività culturali, con un ulteriore cambiamento nella governance del turismo italiano, può aprire nuove prospettive se tale modifica non finirà con il rendere, ancora una volta, il turismo italiano del tutto residuale all'interno delle politiche di sviluppo del Paese, come è sempre avvenuto in passato; 
qualora, invece, la collocazione dell'incarico sulla cultura fosse sfruttata per un rilancio effettivo di immagine e di politiche di sviluppo a livello planetario, si sarebbe forse di fronte a una vera svolta; 
secondo la Banca d'Italia, infatti, il turismo culturale contribuisce in misura rilevante ai flussi di viaggiatori stranieri in Italia, pesando per circa un quarto sulla domanda estera complessiva di soggiorno e per quasi la metà su quella relativa ai soli viaggi per vacanza, poiché la spesa pro capite dei turisti interessati alle proposte culturali è più elevata della media, il loro contributo risulta anche maggiore in termini di risorse finanziarie; 
il saldo positivo tra entrate e uscite relative al turismo culturale è di circa 6 miliardi di euro l'anno, oltre la metà dell'attivo turistico complessivo; 
il confronto internazionale suggerisce l'esistenza di ampi margini di miglioramento nella valorizzazione e nella fruizione del patrimonio artistico e culturale e nel rafforzamento delle attività gestionali e promozionali, al fine di incrementare velocemente le quote di mercato nel settore del turismo culturale, nel quale l'Italia potrebbe ambire a collocarsi al primo posto nel mondo; 
l'ulteriore perdita di quote di mercato da parte del turismo italiano è un segnale molto negativo anche dentro la recessione che il Paese sta attraversando; se il turismo internazionale cresce nel mondo non c’è alcuna ragione perché l'Italia perda in competitività internazionale, mentre il mercato nazionale affonda; 
le imprese turistiche italiane non possono vivere in solitudine questo momento difficile; a livello globale la maggior parte dei Paesi turistici e di quelli che intendono diventarlo, si organizzano, investendo risorse importanti per intercettare i flussi internazionali previsti in crescita di qui al 2020; 
da molti anni non è più sufficiente chiamarsi Italia per vincere sul mercato globale, è necessaria una strategia nazionale forte, da realizzare d'intesa con le regioni, per il turismo internazionale, e si devono rafforzare gli strumenti che si hanno a disposizione per incentivare la domanda interna, in particolare per le fasce più deboli a cominciare da un nuovo ed efficiente sistema di buoni vacanze; 
le politiche per il turismo del dopo referendum e riforma costituzionale si sono caratterizzate per le continue oscillazioni tra difesa delle competenze regionali e momenti di accentramento nazionale; 
una delle poche novità positive è arrivata dalla Conferenza delle regioni e delle province autonome che ha approvato nel 2010 un documento che rappresenta un valido punto di riferimento per realizzare le politiche nazionali necessarie per il rilancio del settore; 
un documento che doveva servire ad evitare gli errori poi commessi con l'approvazione del codice del turismo, definito come una «riforma del settore», senza l'apporto delle regioni e delle organizzazioni di categoria, e successivamente bocciato ampiamente dalla Corte costituzionale; 
se il Governo intende mettere mano alla governance del turismo, non è sufficiente il trasferimento delle competenze al Ministero per i beni e le attività culturali, debbono essere organizzate forme di coordinamento costanti tra i ministeri con deleghe che interessano il turismo, per redigere ed aggiornare annualmente il piano strategico nazionale per il turismo in condivisione con tutti i Ministri interessati e con le regioni, individuando le risorse necessarie per finanziarlo; 
un progetto adeguato di rilancio del turismo deve ridare innanzitutto la giusta dignità all'Enit che vive da diverso tempo delle forti difficoltà; la promozione dell'immagine del nostro Paese non può più essere inquadrata come un'attività sganciata dalle altre iniziative promozionali e organizzative che a vario titolo si svolgono sul mercato internazionale; 
la promozione turistica è in piena evoluzione nei concetti, nei criteri e negli strumenti: il modo tradizionale di fare promozione (brochure, fiere, campagne di advertising) non è più sufficiente, il rapporto diretto, on-line, sta rivoluzionando l'intero comparto, le parole chiave del web 2.0 sono interazione e partecipazione, le strategie promozionali devono tramutarsi, velocemente, in strategie di marketing web; 
l'Enit-Agenzia ha innanzitutto un problema di risorse che il Governo deve risolvere, ma deve essere affrontata contestualmente la riforma radicale dell'Enit per realizzare una struttura specializzata, che riesca a interpretare i grandi cambiamenti del settore e dare risposte innovative nei mercati internazionali con politiche di promo-commercializzazione; 
una struttura, in sostanza, che risponda esclusivamente a precisi indirizzi programmatici e che possa essere giudicata sulla base dei risultati operativi conseguiti, obiettivo che potrebbe essere realizzato da una società per azioni a maggioranza pubblica che coinvolga pienamente l'insieme di soggetti, di territori, di prodotti destinati a comporre un sistema sotto il «marchio Italia»; 
la strategia del rilancio del turismo deve ripartire dal ruolo delle micro e piccole imprese che è decisivo per la crescita dell'economia italiana ma che hanno un bisogno vitale di superare le tante difficoltà di accesso al credito; 
la disattenzione di questi anni verso il settore ha fatto maturare negli imprenditori turistici italiani la convinzione di uno Stato incapace di proporre politiche di sviluppo e di fornire strumenti di sostegno; 
per continuare a essere una delle principali e più dinamiche attività economiche, il turismo deve uscire dalla marginalità politica in cui si trova per diventare un vero e proprio settore produttivo e imprenditoriale, incluso nelle scelte di politica economica del Paese, per realizzare interventi adeguati ed essere competitivi a livello internazionali; 
è urgente riprendere l’iter del piano strategico nazionale che, migliorato nei contenuti e adattato alle esigenze delle regioni, può costituire un primo importante approccio sistemico al settore; 
tra i vari problemi del settore c’è anche la disciplina normativa, modificata con il decreto legislativo 23 maggio 2011, n. 79 «codice della normativa statale in tema di ordinamento e mercato del turismo, a norma dell'articolo 14 della legge 28 novembre 2005, n. 246, nonché attuazione della direttiva 2008/122/CE, relativa ai contratti di multiproprietà, contratti relativi ai prodotti per le vacanze di lungo termine, contratti di rivendita e di scambio», che è stato «falcidiato» dalla Corte Costituzionale; 
a sollevare la questione alla Consulta erano quattro regioni, Puglia, Toscana, Umbria e Veneto: hanno sollevato la questione di legittimità costituzionale di numerose norme contenute nel codice e la Corte, con sentenza n. 80 depositata il 5 aprile 2012, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale del codice del turismo, riconoscendo che il turismo è materia esclusiva delle regioni e bocciando 19 articoli per eccesso di delega del Governo; 
sono state cancellate anche le norme in materia di classificazione e standard qualitativi delle strutture ricettive, la disciplina delle agenzie di viaggio e del tour operator, le norme sui sistemi turistici locali e quelle sulla gestione dei reclami da parte del dipartimento del turismo; 
è dunque urgente riformare, in accordo con le regioni, il codice prendendo l'occasione per risolvere alcune delle principali problematiche del settore rimaste inevase: 
a) l'identificazione di una governance complessiva del turismo coordinata con la nuova collocazione del settore nel Ministero per i beni e le attività culturali; 
b) la previsione di una conferenza permanente o di in tavolo interministeriale coordinato dal Ministro per stendere e aggiornare il piano strategico nazionale e verificarne l'attuazione; 
c) la revisione dell'attuale «tassa di soggiorno» che ha prodotto scompensi sul territorio tra i comuni che l'hanno istituita e quelli che non l'hanno istituita; 
d) la revisione e il finanziamento del sistema dei buoni vacanza; 
e) la revisione del sistema dei visti, coinvolgendo l'ENIT oltre al Ministero degli affari esteri; 
f) l'estensione del bonus per le ristrutturazioni e la riqualificazione energia anche agli immobili adibiti ad attività turistiche, finalizzandola anche alla sicurezza antincendio;
g) la revisione della disciplina delle guide turistiche; 
h) la risoluzione del problema delle concessioni demaniali ad uso turistico-ricettivo, verificando con la Commissione europea la praticabilità di tutte le soluzioni emerse in questi anni dal confronto con le organizzazioni degli imprenditori; 
i) mettere il turismo al centro del piano giovani per sviluppare occupazione qualificata; 
l) è necessario rivedere l'organizzazione del sistema dei trasporti, puntando ad una maggiore integrazione orientata allo sviluppo del turismo; 
la sfida del turismo, perno di un possibile rilancio della crescita del Paese si concentra in poche mosse che attengono, tutte, alla capacità del nostro Paese di fare squadra; migliorare il turismo significa migliorare il Paese, valorizzare le nostre straordinarie risorse, creare nuova occupazione –: 
quali iniziative il Ministro intenda assumere per rilanciare il settore del turismo, sostenendone la crescita con iniziative normative e finanziarie adeguate. 
(5-00282)








Cultura e Turismo coatti?

Crisi galoppante, disoccupazione ai massimi storici, cervelli in fuga e colonne portanti del Made in Italy svendute ad investitori stranieri. 
Cosa sta accadendo a questa povera Italia? 
Chi trova giovamento in questo immobilismo e debolezza culturale?

Beh, la risposta è abbastanza semplice e vale a dire che a nessuno (di quelli che ci amministrano) frega una benemerita mazza.
Altrimenti non si spiegherebbe la situazione attuale che se confrontata con altre nazioni (ved. qui) che continuamente sfornano delle idee e delle possibilità in gran quantità … mentre noi, oltre a non fare quasi niente (senza il "quasi), abbiamo il più famoso sito culturale dell'Unesco da far paura.

Infatti, l’importante per “chillillà” è avere un careghino su cui sedersi e altri per i “commensali preferiti”, mentre non mancano mai delle poltrone inserite lì da altri politicanti di successo (a volte anche da parte dell’opposizione) … un lauto stipendio, qualche incarico a chi dicono loro, bella vita, onore e tante di quelle cosette che al cittadino normale lasciano di stucco considerando i risultati.

E per farmi aiutare in questo racconto “rubo” dal sempre bravo Stefano Monti che così scrive:

Perché si scappa dall’Italia?
Perché il nostro è un Paese che continua a non dare aspettative, perché la meritocrazia non riesce a farsi strada fra i favoritismi, perché non si riesce ad individuare gli assi strategici sui quali investire e mancano interlocutori credibili.
Il nostro Paese non realizza che è giunto il momento di mutare prospettiva e cambiare modo di pensare.
Solo modificando l’angolazione da cui si guarda all’economia, la visione che si ha del mondo produttivo, saremo in grado di concentrarci sull’elaborazione di nuovi e vincenti modelli di business, con i quali rilanciare la produttività, l’occupazione e il benessere. 

Si continua invece a lottare per le solite gare, i soliti bandi, i soliti privilegi legati al regime dell’economia assistita, che ancora s’invoca per uscire da una crisi e un immobilismo che la stessa ha contribuito a creare.
Non si riesce ad invertire la tendenza, manca la capacità di decidere dove e quanto tagliare, dove e quanto investire.
Si assiste ad un progressivo abbassamento di caratura delle personalità chiamate ad occupare i ruoli chiave del sistema Paese e lo stesso tessuto imprenditoriale rischia di cadere in errore e adottare prospettive fuorvianti, mentre è iniziata la svalutazione del nostro patrimonio culturale, economico e produttivo.

Se rimanderemo ancora il cambiamento finiremo infatti col lasciare il Paese e le sue eccellenze nelle mani dei migliori offerenti.
Non è un segreto, infatti, che gli investimenti e le acquisizioni estere nel mercato italiano abbiano registrato una rapida crescita, sono ormai due anni che la colonizzazione del Made in Italy è iniziata e in pochi riescono a prevedere cosa realmente seguirà alle recenti iniezioni di capitale estero.
Da Valentino a Bulgari, da Fendi a Bottega Veneta, le operazioni si sono concentrate inizialmente sul settore fashion, per estendersi poi a tutto il comparto del lusso, con gli yatch di Ferretti, acquistati dal gruppo industriale cinese Weichai, e il passaggio di Ducati ad Audi, fino a raggiungere la finanza e l’agroalimentare.

Si pensi ad Unicredit, uno dei principali gruppi bancari attivi in Italia, i cui primi tre investitori sono stranieri e la maggioranza, con il 6,5%, è detenuta dal Fondo Aabar di Abu Dhabi; si pensi a tutte quelle imprese del comparto food, da sempre fiore all’occhiello e cuore pulsante dell’italianità, che da tempo hanno iniziato la migrazione: Buitoni, Carapelli, Invernizzi, Parmalat, Perugina, Galbani, Locatelli, Cademartori sono solo alcune.
Le azioni incisive dei grandi gruppi industriali provenienti da Francia, Cina, Medio Oriente e States non stanno passando inosservate ed è forte il timore che molte di queste strategie acquisitive di patrimoni industriali, tecnologici e scientifici nazionali si risolvano unicamente in operazioni di sottrazione di know-how e svuotamento tecnologico.

A pagarne le conseguenze, sul lungo periodo, sarà la competitività della nostra economia, che perderà il controllo di imprese strategiche per lo sviluppo di interi comparti.
Se una volta sotto tiro vi erano i marchi storici del Made in Italy, oggi la crisi espone al rischio anche il tessuto delle PMI.

Ma a chi giova un’Italia debole?
Il patrimonio culturale ed industriale italiano, il saper fare artigianale che da sempre contraddistingue la nostra storia produttiva, le eccellenze del Made in Italy e le capacità di molti dei nostri cervelli in fuga possono costituire dei bersagli interessanti agli occhi dei grandi attori internazionali che, guardando all’incapacità della nostra classe politica e allo stallo della nostra situazione produttiva, penetrano nel mercato nazionale con rapidità e senza troppi ostacoli, a volte con intenzioni costruttive, altre meno. Le PMI italiane possono dirsi pronte ad affrontare i colossi dell’economia globalizzata?

Nel mondo contemporaneo politica ed economia sono sempre più strette in una matassa inestricabile e la globalizzazione ha scombinato ruoli, pesi ed equilibri.
Il tema della sovranità è oggi per noi un tema caldo, cosa vuol dire per uno Stato essere sovrano? Può la politica contare ancora qualcosa in un mondo in cui le grandi corporation hanno utili che superano i PIL di intere nazioni?
C’è chi la chiama crisi della democrazia, ma forse stiamo solo assistendo ad un’altra delle grandi epopee della storia, che vede nel capitalismo e nella finanza globale i suoi nuovi protagonisti.
In ogni economia è fisiologico che vi siano momenti di difficoltà e che le curve di crescita e decrescita si alternino.
La crisi economica degli ultimi anni è un fenomeno globale, ma a distinguere il caso italiano è lo stato di perenne immobilismo che avvolge le istituzioni e gli attori, una fase di stallo che si protrae da un tempo che sembra interminabile e in relazione alla quale pare non vi siano strumenti efficaci d’intervento.
Chi muove realmente le fila in questo spettacolo?
Interrogarsi sulla situazione che regna oggi nel nostro Paese e sulle motivazioni che l’hanno causata presuppone di volgere lo sguardo tanto alla politica quanto all’economia, ma siamo sicuri di avere chiaro quale politica ed economia sono realmente in ballo?









mercoledì 17 luglio 2013

Quando il turismo si innamora del suo passato e non vuole cambiare più

Dal 1986 ...

... cattive notizie dal fronte del turismo allestito a Roma nelle giornate in occasione della Terza conferenza nazionale sul Turismo.

Organizzato dal ministero del Turismo e dello Spettacolo, l'incontro ha il compito di raccontarci la situazione di un settore che in Italia ha tradizionalmente goduto di vantaggi naturali.

Vantaggi spontanei rappresentati dal sole, dal mare, dall' ospitalità e dal patrimonio artistico.
Dopo anni di successi e di primati il settore oggi è in crisi.
Meno turisti stranieri e meno entrate.
Questa è la verità.

Nessuno se l' è sentita di intonare previsioni ottimistiche.
In molti hanno invece messo in luce i problemi dell' intero settore.
Un settore importante, comunque, se è vero che può contare su un milione e 200 mila addetti e che produce uno dei fatturati più rilevanti dell' azienda Italia.
Ma la crisi è stata denunciata chiaramente alla conferenza da tutti, soprattutto dagli economisti e dai sociologi.
Lo ha perfino sussurrato il ministro secondo cui si richiede oggi un ripensamento radicale della tradizionale filosofia del turismo.

Se le parole hanno un senso, vuol dire che siamo all' anno zero: o rifondare o fuoriuscita dal grande flusso del turismo nazionale e internazionale.
Un turismo del tutto nuovo che vuole, anzi esige, più servizi e meno folklore, cui è indispensabile rispondere con un' offerta adeguata, migliore senz' altro di quella che oggi il Paese sa e può dare. Giunti al bivio, dicono gli esperti, è necessario sapere che cosa esattamente l' azienda del turismo italiano vuole.
Il business da qui in poi è enorme.

Secondo stime attendibili si calcola che il 10% dell' intero commercio mondiale nei prossimi anni sarà di competenza del turismo.
Quale quota di questo munifico flusso l' Italia è in grado di accaparrarsi?
Attualmente le cifre offerte con dovizia dal ministero apparentemente delineano un quadro della situazione meno allarmante di quello che in realtà si va dipingendo.

Ma al di là delle cifre, pur cospicue, c' è la constatazione del rafforzamento delle nuove aree di concorrenza nel Mediterraneo: la Spagna e la Francia (che ci hanno tolto il primato), la Grecia, la Jugoslavia, la Turchia, il Nord Africa.
E allora la domanda obbligata è: come attrezzarsi per vincere la competizione internazionale?
Né con la sola ricettività, né col prezzo, ma con un' offerta di un sistema di ospitalità integrato.
Questo sistema di ospitalità complessa si avvale, oggi, secondo stime del Censis (1986), di 40 mila esercizi alberghieri, 50 mila ristoranti tradizionali, 85 mila ristoranti veloci, 7200 strutture complementari (stabilimenti termali e balneari, impianti di risalita, piste di fondo), 6600 servizi speciali (agenzie di viaggi, cambiavalute ecc.), 9900 negozi di acquisti specifici (nautica, montagna), 5800 strutture adatte allo svago.
Dunque l' albergo vicino al mare, circondato da servizi non basta più.

Il problema è che quasi il 60% dell' offerta complessiva fa capo a un centinaio di comuni quasi interamente concentrati nel Nord Italia.
Penalizzato il Mezzogiorno i cui divari di produttività, rispetto al resto dell' Italia, sono ancora molto alti.
Il vincolo principale all' accrescimento del turismo nel Mezzogiorno è rappresentato dai trasporti. A fronte di un turismo internazionale che sempre più predilige l' uso dell' aereo, in particolare voli turistici (charter o collegamenti aereo-albergo e aereo-auto), si registra un' enorme carenza di voli diretti sugli aeroporti del Mezzogiorno.

Più del 90 per cento del traffico internazionale fa scalo intermedio a Milano, Roma, Bologna, Firenze.
Con la conseguenza che difficilmente il turista straniero farà un viaggio in più per scendere nel nostro Sud.


Cos’è cambiato da allora e vale a dire da quando è stato scritto questo fondo su La Repubblica il 14 febbraio (giorno di S. Valentino) nel 1986 (ved. qui)?

P. S.: Si vede che si sono innamorati (giorno di S. Valentino) e non vogliono cambiare più!