domenica 30 settembre 2012

Genova che ogni volta annusiamo, circospetti ci muoviamo e un po' randagi ci sentiamo noi.


Genova è stata descritta in tutti i modi possibili ed esistenti del Creato, e seppure a volte in un modo non troppo gaudente, Genova è sempre stata amata da chi ne versato grandi rime o semplici ma meravigliose poesie e sonetti.

Fabrizio De Andrè, Bruno Lauzi, Paolo Conte e chissà quant’altri che adesso mi sfuggono, l’hanno narrata proprio come Genova è.

Bella, bellissima, magnificente e superba all’inverosimile ma amministrata che manco cani e gatti randagi c’abitano più.
Resistono però topi, pantegane e sorci in gran quantità, superati numericamente solo dai “governatori” e loro adepti che con loro intrallazzano, intralrazzano e itrallallero ‘llero ‘llà come una nenia perenne da far proprio schifo.
E se Genova ancora resiste seppur agonizzante da decadi e decadi, questo lo deve esclusivamente alla voglia di non vederla morire della sua gente che si dispera e mugugna, ma lotta per non farla finire sotto due metri di terra, e morta la.

Quello che ora vi voglio raccontare nasce in poche parole come l’uovo di Colombo (beh, per forza siamo a Genova), ma che se non partiva da qualche cittadino che qui ci vive, campa cavallo.
In altre città italiane ne esistono delle similitudini ma i risultati non è che siano tanto … vabbé, fate voi.
E mentre questi parallelismi nelle altre locazioni sono amministrati dalle giunte comunali, vedi Venezia eccetera (ma non Open Source), qui ce la dobbiamo cavare da soli poiché il Comune, per ora, se ne strabatte, poi si vedrà..

E ora speriamo che con quest’idea almeno i cittadini si accorgano dell’opportunità che da il web 2.0, ma d’altronde s’è successo in Kenia dove di PC non è che ce ne siamo poi molti, può tranquillamente succedere anche qua, o no?
E che la pubblica amministrazione ci dia uno sguardo adottandolo quindi per il bene della città.

IL PROGETTO
Enrico Alletto, tecnico, papà e cittadino in rete, ma soprattutto uno che in queste cose ci macina parecchio, c’ha studiato a lungo e l’idea nasce …

… la storia di Ushahidi merita di essere raccontata.
A cominciare dal nome, che in Swahili significa “testimone” e sembra già racchiudere tutta la filosofia del progetto.
Ushahidi lavora nell’ambito dei software per la comunicazione e realizza programmi ad hoc per la mappatura e la visualizzazione di dati forniti in crowdsourcing, toccando due degli ambiti più dibattuti al giorno d’oggi per quanto riguarda il giornalismo: il contributo effettivo che il reporting “dal basso” del citizen journalism può fornire all’informazione e l’apporto del data-journalism e la sua applicazione tramite infografiche ed elaborazioni visuali. 
La storia di Ushahidi coniuga queste due impostazioni, fornendo un servizio irrinunciabile in zone del mondo dove la libera informazione non trova spazi a sufficienza.

La storia inizia nel 2008 in seguito alle elezioni in Kenya del 2007 che videro Mwai Kibaki eletto  presidente in seguito a una competizione elettorale fortemente controversa.
Per diversi mesi il paese africano precipitò in una crisi umanitaria e politica gravissima.
In quel contestoUshahidi.com venne messo online come piattaforma cui i cittadini potevano inviare le loro testimonianze di violenze tramite testi ed e-mail geotaggati su una mappa di Google Maps embeddata sul sito.
Il software che gestiva la piattaforma si chiamava a sua volta Ushahidi.

A questo stadio della sua storia, il sito era gestito da un gruppo di blogger e programmatori volontari guidati da Ory Okolloh, attivista per i diritti umani e Policy Manager di Google in Africa.
Ushahidi riuscì a raccogliere i contributi di oltre 45mila citizen journalist in Kenya e si fece notare all’attenzione internazionale fino a convincere i responsabili del progetto delle possibilità di applicazione del software ideato, adattabile a scenari politici simili in altre parti del mondo. Ushahidi ora è un’azienda che ha sede a Nairobi che si sostiene grazie a finanziamenti filantropici, non statali, e dalla realizzazione e vendita di software mettendo a disposizione tre prodotti.

Quindi Enrico Alletto, con l’appoggio di Mente Locale, ha creato il sito Genova Mappe con lo scopo di dare un notevole aiuto a Genova attraverso i suggerimenti e i consigli di tutti i cittadini.
In questo modo l’amministrazione comunale e non solo, sempre che si svegli dal lungo letargo, avrà l’opportunità di considerare in pochi secondi il da farsi per migliorare la vivibilità di Genova, risparmiando oltretutto innumerevoli “palanche” che male non fa.

Perché è utile al turismo
Innanzi tutto per il semplice fatto che una città turistica dovrebbe essere sempre pulita ed accogliente e quindi perché potrebbero essere messe sotto attenta osservazione delle causali come: distruzione o sporcizia degli e negli spazi verdi, strade, piazze, porti, stazioni ferroviarie eccetera eccetera; l’imbrattamento di muri, statue e monumenti culturali; le infrastrutture turistiche in pericolo di vita; il trash nelle zone turistiche; i danni ai monumenti naturali; gli abusi di spazi pubblici; i prezzi abusivi e tantissime altre cosette che per ora mi tengo per me.
Si sa mai.





sabato 29 settembre 2012

Quando un cane se ne va


Quando se ne va un cane, se ne vanno lembi della nostra pelle e restano peli attaccati ai maglioni.
E l’impronta della testa e del muso nel concavo della nostra mano si leggerà dal mattino alla sera. Mentre la voce dell’abbaio e la coda frenetica rimbomberanno nel vuoto al nostro rientro incredibilmente silenzioso, senza quel ticchettio delle unghie sul pavimento né gli ululati di gioia.

E tutto tornerà in mente.
I prati verdi dei parchi, le impronte sulla neve, le zampe sott’acqua che ci nuotano accanto.
I bastoni lanciati, la sabbia nelle orecchie e nel naso, la conca sui cuscini del divano.

Quando se ne va un cane, la ciotola rimane lì, e il guinzaglio è appeso inerte.
Ci si guarda tra i piedi mentre si cammina in cucina, e non c’è più il guaito di una coda pestata per sbaglio.
Ci si sente defraudati e spersi … muti.

Poi si chiacchiera a vanvera di cose che non c’importano un granché, purché ci distolgano dall’assenza del corpo caldo e peloso sdraiato e addormentato sulle nostre scarpe mentre guardiamo la TV o leggiamo il giornale.

Quando un cane se ne va piangiamo sangue, senza ritegno né controllo.
Senza l’ambivalenza di ciò che conserviamo alla morte di un amato umano, carica di conflitti e litigi, tormento e passione di una vita intera.
Conosciamo, al contrario, la purezza.

La purezza del cane che se n’è andato resta invece in noi, ce l’ha offerta sempre senza esitazioni, regalata senza pause, contenuta nel suo sguardo infinito, dolcemente vellutato, costantemente vigile che non si è mai abbassato incrociando i nostri occhi.

Di Silvia Raponi

venerdì 28 settembre 2012

Bernabò Bocca (turismo): "qualunque proposta facciamo al ministro in carica, veniamo messi in guardia sul fatto che le Regioni impugneranno quel provvedimento, e così e' tutto bloccato” ... ma allora che cosa le presenta a fare?


Scrivo perché vorrei che la gente non fosse ingannata dalle parole dettate in libertà alla moda di un tanto al chilo, poiché il rischio di far confusione è molto alto, e perché, in sostanza, certe dichiarazioni sarebbero soltanto una presa di posizione per tutelare la propria categoria.

Cosa giusta e saggia, per carità, se però mantenuta in certi limiti.
Mentre così ... bho? 

Bernabò Bocca: “ … serve una direttiva del Governo affinché gli alberghi non più in grado di stare sul mercato vengano rottamati … “.

Eh?
Ma dico, ma che razza di “razzo” di ragionamento è?
Oppure il Bocca s'è dedicato alla risoluzione di una delle Leggi più odiate nel mondo alberghiero, e vale a dire la Legge regionale 1/2008?

E chi sarebbe a decidere quale albergo Si e chi invece NO … forse lui, il presidente di Federalberghi che sotto sotto gradirebbe preparare una bella lista da destinarsi a chi poi dovrà deliberare?
E magari l’arguto signore “rottamerà” proprio quelli tra i 7.000 alberghi italiani che non sono iscritti alla Federalberghi (solo per caso o putacaso, né), oppure avrà l’ardire di “segare” anche dei suoi adepti?
E se dovesse stroncare quest’ultimi (uno o più dei 27.000 aderenti a Federalberghi), perché li ha accolti a suo tempo nell’associazione per poi dargli un bel calcione nel didietro e buona notte al secchio, eh?
Lo so, troppe domande che non troveranno mai una risposta, anche perché una risposta sensata e logica a queste strun stranezze non c’è!

Comunque sia, nella richiesta del Bernabò Bocca al Governo per migliorare il gran paciugo del turismo nazionale e quindi nelle sue 20 proposte da attuare immediatamente, quella stranezza di sopra non è l’unica e di certo non sarà neanche l’ultima.

Infatti nel suo dotto ragionamento c’è un po’ di tutto che spazia dal “ … qualunque proposta facciamo al ministro in carica, veniamo messi in guardia sul fatto che le Regioni impugneranno quel provvedimento, e così e' tutto bloccato”.
Al che qualunque essere umano dotato di un minimo di buonsenso potrebbe obiettare che se dopo tanti anni non ha ancora capito che è del tutto inutile far pervenire quel che poi le Regioni abbrancheranno e rifiuteranno per via del Titolo V … portandolo a chiedersi il che cosa le presenta a fare?
Forse per farsi una bella passeggiata, apparire in qualche trasmissione o per far perdere del tempo a quelli che magari prestano più attenzione al fattibile che all’impossibile, oppure che diavolo è?
E se non è in grado di capirlo: “Che ci sta a fare?”.

Non sarebbe forse meglio che il suo tempo lo usi, attraverso l’autorità che dispone poiché è presente nei direttivi di tutte le parti di questo settore nazionale, per proporre dei punti fermi in riferimento alle eventuali soluzioni per cambiare sto benedetto Titolo V?
Titolo V che è l’autore nonché l’incauto artefice di numerose problematiche italiane altrimenti irrisolvibili anche con dei numerosi ma infruttuosi tentativi.

In conclusione credo che questa gente abbia nel proprio Dna la smania di far perdere tempo agli altri e disturbare chi invece lavora per sopravvivere con grande difficoltà.
Tempo che per le altre nazioni a noi turisticamente (e non solo) concorrenti scorre con produttive innovazioni e grandi cambiamenti, mentre per noi per farlo scorrere al loro (di tempo, per carità), non c’è rimasta che la vaselina.






giovedì 27 settembre 2012

In Italia più che gli euro mancano le palle


Di valutare le responsabilità di Alessandro Sallusti sotto l’aspetto giurisdizionale nonché della sua più o meno simpatia, non ci penso nemmeno, ma il soggetto, a prescindere da qualsiasi ideologia politica, sta dimostrando di avere le palle.
E di gente con questa prerogativa ne abbiamo un esagerato bisogno.

E non le palle nella misura degli sfasciatori indefessi (più fessi che inde) che per il raggiungimento dei loro scopi spaccano, imbrattano e distruggono le cose altrui e dello Stato.
Stato che in fin dei conti siamo noi stessi e che di conseguenza siamo obbligati a pagare le loro “invenzioni” di tasca nostra.
Inde ma più che altro fessi, che in branco fanno i lupi famelici del sangue altrui, ma che presi uno per uno hanno più l’aspetto di spaurite pecore che ostinati caproni, dove di quest’ultimi mantengono però l’acuta genialità nel dare delle testate anche ai muri.

Ora è ben chiaro che al Sallusti non verrà torto manco un cappello, nel senso che in galera non c’andrà di sicuro, ma quello che ha scritto di seguito inconsapevolmente m’insegna che se tutti avessimo queste palle (anche se in questo caso, forse, è semplice averle ed appare più come un bluff a carte “s”coperte) … beh, fate un po’ voi, ma credo che in Italia s’’andrebbe un po’ meglio.

… quanti di voi avrebbero, avendo potuto, rifiutato di elargire dell’altro denaro (così dice lui nel suo fondo) a quel magistrato per manlevarsi definitivamente dalla gravosa accusa e quindi dall’ingresso nelle patrie galere?
… quanti di voi avrebbero poi chiesto la Grazia?
… quanti di voi avrebbero cercato, potendo, di accomodare la questione con amici o compagni d’amici come soventemente credo sia anche accaduto?
E ancora molti altri … “quanti di voi”.


Ma non è questo il problema, non il mio.

In un Paese dove più che gli euro mancano le palle, non voglio concedere nessuna via d'uscita a chi ha partecipato a questa porcata.
Non ho accettato trattative private con un magistrato (il querelante) che era disponibile a lasciarmi libero in cambio di un pugno di euro, prassi squallida e umiliante più per lui, custode di giustizia, che per me.

Non accetto ora di evitare la cella chiedendo la pena alternativa dell'affidamento ai servizi sociali per sottopormi a un piano di rieducazione.
Perché sono certo che mio padre e mia madre, gli unici titolati a educarmi, abbiano fatto un lavoro più che discreto e oggi, che purtroppo non ci sono più, sarebbero orgogliosi di me e di loro.

E ancora.
Non chiederò la grazia a Napolitano perché, detto con rispetto, nel suo settennato nulla ha fatto di serio e concreto per arginare quella magistratura politicizzata che con odio e bava alla bocca si è scagliata contro chiunque passasse dalle parti del centrodestra e che ora, dopo avere ripassato i politici, vuole fare pulizia anche nei giornali non allineati alle loro tesi.
Non voglio poi risolvere io il problema di Mario Monti, accademico di quella Bocconi che dovrebbe essere tempio e fucina delle libertà, che si trova al collo, complice il suo sostanziale silenzio e il suo immobilismo sul caso, la medaglia della sentenza più illiberale dell'Occidente. Così come il ministro della giustizia Paola Severino, definita da tutti come la più illuminata tra gli avvocati illuminati, dovrà ora chiedersi se per caso non è colma la misura della giustizia spettacolo degli Ingroia e dei suoi piccoli imitatori in cerca di fama.

Stamane scriverò al Prefetto di Milano, per annunciargli che rinuncio alla scorta (ragazzi meravigliosi e sottopagati che non finirò mai di ammirare) che da due anni mi protegge notte e giorno da concrete e reiterate minacce.
Non posso accettare che una parte dello Stato, il ministero degli Interni, spenda soldi pubblici per tutelare una persona che un'altra parte dello Stato, la magistratura, considera in sentenza definitiva soggetto socialmente pericoloso.
E ultimo, ma primo in ordine di importanza, oggi mi dimetto, questo sì con enorme sofferenza, da direttore responsabile del Giornale, per rispetto ai lettori e ai colleghi.

Il foglio delle libertà non può essere guidato da una persona non più libera di esprimere ogni giorno e fino in fondo il proprio pensiero perché fisicamente in carcere o sotto schiaffo da parte di persone intellettualmente disoneste che possono in ogni momento fare scattare le manette a loro piacimento.
Ringrazio tutti voi per la pazienza e l'affetto che mi avete dimostrato e vi chiedo scusa per i non pochi errori commessi.
Ma non mi arrendo, questo mai.
La battaglia per cambiare in meglio il Paese continua, e questo sopruso, sono convinto, può essere trasformato in una opportunità in più per tutti noi.

P.S.: Se poi ‘ste palle l’avessimo tutti, o almeno in misura sufficiente anche nel turismo (giusto per far rientrare il post in questo blog), il Bel Paese non l’andrebbe di certo male così.


mercoledì 26 settembre 2012

Puglia: Licenze (turismo) solo a chi destagionalizza, gli altri ... in saccoccia!


Alcuni giorni fa un caro amico mi raccontò d’essersi trovato a mal partito in quel delle Puglie, e non perché i luoghi non siano belli, accoglienti o quant’altro, ma per il fatto che, terminata la stagione al fine d’agosto o ai primissimi di settembre, la zona diventa di colpo un mortorio che manco i cani l’accettano più.

Negozi sprangati, lungomare deserti (e personalmente è anche meglio), ristoranti chiusi per ferie e così pure tante altre piccole cose che lasciano quel sentore d’amaro in bocca che non ti va più via per molto tempo.
E basta fare una passeggiata di sera in una delle sino a qualche settimana fa affollatissime marine di Terra d’Otranto per rendersi conto del mesto scenario che si presenta agli occhi di chi ha optato per una vacanza settembrina che di meglio non c’è.

Posti da favola con gente allegra, preparata e cordiale, ma che non appena arriva il primo venticello manco autunnale, chiude baracca e burattini e si mette a contare il ricavato dei tre mesi estivi, suddividendoli per i nove mesi a venire.
E la destagionalizzazione?
Cheddé la destagg e qualcos’altro … si ode lontano lontano per quelle valli, paesi e contrade.
E “chemmefrega” probabilmente qualcuno penserà della destagg e qualcos’altro.

Ed è stato lo scenario che trenta buyer provenienti da tutto il mondo si sono recentissimamente trovati in occasione della prima edizione della Borsa del Turismo ITW.
Sole estivo, mare caraibico ma lucchetti alle strutture ricettive.

La soluzione potrebbe essere quella di obbligare le strutture ricettive e i negozi a cui si rilasciano le licenze a restare aperti anche a settembre, e a lanciare la sfida è Stefania Mandurino, componente della giunta nazionale di Federturismo.
La quale menziona l’esempio positivo di Melendugno dove l’ex sindaco Vittorio Potì, nel 2009 invitò esercizi commerciali e strutture turistiche delle marine a restare aperte sino al 30 settembre. Un’iniziativa che dovrebbe essere emulata dalle altre località turistiche del Salento, rendendola magari più incisiva attraverso una vera e propria ordinanza.

Comunque l’ex commissaria dell’Apt leccese ribadisce che il Tacco d’Italia non è però all’anno zero rispetto all’obiettivo della destagionalizzazione e che di passi avanti ne sono stati fatti tanti rispetto al passato e soprattutto per alcuni prodotti come il turismo congressuale, città d’arte, percorsi in bicicletta, mentre è rimasto un po’ indietro il turismo balneare.
Che è poi come farsi il bagno, cambiarsi i calzini ma non le mutande (scusate l’esempio), visto che le Puglie sono bagnate dal mare per circa 800 km. ... mica noccioline, né.

Portandomi a dire, anzi scrivere: “ Come “razzo” si fa a non aver calcolato a priori il balneare?”.
Vabbé, ma resta un gran peccato, perché se è vero che gli introiti dei gestori a settembre sono decisamente inferiori a quelli di luglio e agosto, è anche vero che il trend non si potrà mai invertire se gli operatori chiudono le strutture a fine agosto.
In questo modo una vera destagionalizzazione non ci sarà mai … o la destagg e qualcos’altro.

Se poi pensiamo che da tutte le parti la si cerca per dare un maggior contributo a questo settore che l’è in crisi dal tempo che fu e che dopotutto comprende anche una buona fetta d’indotto … ma com’è che si dice?

Chi pensa solo al proprio giardino va a finire che in mano non si trova più un “belino” … ma forse questo non vale perché non è un detto delle Puglie, ma è della Liguria.






martedì 25 settembre 2012

Turismo: Il problema non sono i soldi ma ...


Non è un problema di soldi!
Così il ministro del Turismo, Piero Gnudi, risponde alle polemiche di Regioni ed Enti del turismo che incolpano della grave fase di stallo del sistema turistico italiano la mancanza di fondi.

"Dobbiamo fare sistema e pensare ad una politica nazionale che possa rilanciare l'Italia nel mondo perché il problema non sono le risorse, ma come sono state investite”.

Secondo Gnudi, infatti, i soldi vengono spesi, ma con risultati molto diversi rispetto ad altri Paesi come, ad esempio, la Francia, che ha destinato la nostra stessa quantità di risorse nel turismo.
E per lui quindi, la risposta non sta nello stanziamento di nuovi fondi, ma nella concertazione e in un investimento di risorse più intelligente.

"Va bene avere delle Regioni autonome - continua - ma è arrivato il momento di unirci, mettendo in primo piano il marchio Italia, per valorizzarlo e rilanciarlo all'estero".
In conclusione, l'imperativo da portare avanti nei prossimi incontri tra il Governo e le Regioni consiste nel "mettere da parte individualismi e orientarsi tutti verso una politica nazionale: credo che su questo le Regioni saranno al nostro fianco", commenta fiducioso il ministro.

Beh, fiducia che invero risulterebbe alquanto inverosimile poter avere.

Si vabbé, la penso nella medesima maniera del Gnudi e addirittura dal ’93, anno dell’infausta abrogazione del ministero del turismo che poi avrebbe comportato quello che in verità si vede.
Ma di chi bisognerebbe fidarsi?

Che sia passata già in cavalleria l’allegra spesa di svariati (forse 100) miliardi di lire per il portalone italia.it.
E che dire di quelli spesi per il magico giro per l’Europa (Magic Italy in Tour) a reclamizzare il nostro Paese senza aver neanche fatto caso che ben due parole su quattro erano completamente sbagliate nella traduzione in lingua inglese.
Tradurre due parole su quattro e sbagliarle, ma come “razzo” si fa?
Si vabbé sono sciocchezze (qualcuno dirà), ma bisognerebbe chiederlo a quella gente che conoscendo la lingua inglese ne hanno visto e deriso la traduzione immaginandosi poi il come l'andrà una volta arrivati in Italia.
Poi se vogliamo raccontare del come l’è andata l’allegra banda … è sufficiente leggere qua ... ma son ben poche cose.

Comunque se l’Enit, l’unica cosa che ancora non fa parte delle Regioni per via del Titolo V ma che è compresa nel cda del medesimo, l’è sempre stata considerata un carrozzone da mille e una notte, non è di certo solo colpa delle Regioni, e dove di spese “fatiscenti” ne sono sempre state calcolate in gran quantità.
Ne volete forse un dettagliata descrizione sul tipo “Bignami”, che pur breve sia ne contemplerebbe una lettura per qualche anno a venire, oppure ci diamo un taglio e la finiamo qua?
Propendo per la seconda ipotesi anche perché non gradirei ripetere le stesse cose già scritte a suo tempo in queste pagine da molti anni.

E la storia si ripete ogni qualvolta ne arriva uno nuovo in quel dicastero, ma nessuno che prima pensi a cambiare quel benedetto pezzo del Titolo V, ma più che altro pensi a dare un po’ più di serietà a tutto l’ambaradan del marketing del turismo internazionale e non.
No loro ci studiano, esaminano e poi decidono per dove possono decidere ma anche laddove non possono farlo, e se poi non riescono a produrre una benemerita mazza di niente (turisti), ecco che questo serve per poter dire “Non è colpa nostra”, e il perentorio “Dateci i vostri soldi che li amministreremo noi”.
Chi, voi?
Ma per piacere!

Almeno prima dimostrino d’essere persone serie e di aver predisposto che tutto il loro organico lo sia nella stessa misura, o no?

E soprattutto s’avvalori che quelli prima di lui hanno sbagliato e che vengano affibbiate loro la giuste “punizioni”, e non il ritrovarli da altre parti in qualche differente bel incarico governativo nei giorni a seguire.
Questo senza la minima presunzione che i soldi amministrati dalle Regioni per il turismo siano poi così produttivi, né!

Morale
Stanno continuando a peggiorare l’Italia sotto tutti i punti di vista e nessuno che ne venga mai punito, anzi.
Il Gnudi poi ci viene a dire che i soldi spesi per il turismo dall’Italia sono gli stessi spesi della Francia, aggiungendo poi che noi li spendiamo male.… solo che i transalpini fanno quasi il doppio delle nostre entrate monetarie in quel dato settore, mentre noi … cornuti e mazziati!


lunedì 24 settembre 2012

Alla fine della favola, quanto ha speso il Governo per il portale italia.it?


Quanto abbiano speso cinque diversi governi (Berlusconi II, Berlusconi III, Prodi II, Berlusconi IV, Monti), dal 2004 ad oggi, in oltre otto anni, per il portale nazionale del turismo italiano è a tutt’oggi un bel mistero.

L’annuncio originale del progetto dell’allora Ministro per l’innovazione e le tecnologie Lucio Stanca, il 16 marzo 2004, aveva toni perlomeno trionfalistici :

Con uno stanziamento globale di almeno 140 milioni di euro il Comitato dei Ministri per la Società dell’Informazione riunito il 16 marzo 2004 dà il via alla progettazione e realizzazione di un portale, denominato in via provvisoria “Scegli Italia”, con l’obiettivo di:

- promuovere e rilanciare l’ offerta turistica italiana
- convogliare le prenotazioni 
- ridare competitività alla principale industria del Paese rappresentata dal turismo.

Quei 140 milioni di euro, cifra assolutamente iperbolica, vennero ridimensionati  con il decreto ministeriale D.M. 28/04/2004 ad un fabbisogno di 90 milioni di euro e subito finanziati, per il triennio 2005-2007, esattamente la metà dei fondi stimati: 45 milioni di euro.
Il budget venne poi integrato con atti successivi:

D.M. 07/03/2006 – decreto Lucio Stanca
salendo alla ragguardevole cifra di 58,1 milioni di euro.

Nel gennaio 2008 il blog The Million Portal Bay, dopo la pubblicazione del rapporto della commissione d’indagine Nicolais, prova a stilare una sommaria contabilità del progetto, ipotizzando una spesa effettivavariabile tra i sette e gli otto milioni di euro.

Nel maggio 2008 viene nominata sottosegretario al turismo Michela Vittoria Brambilla (MVB), poi promossa un anno dopo a ministro.
Ad ottobre del 2008 il ministro Renato Brunetta presenta il piano industriale per l’Innovazione con un budget ridimensionato, per i vari progetti collegati al portale italia.it,  in 34 milioni di euro.

Il 17  ottobre 2008 allo SMAU di Milano MVB dichiara
“nei prossimi giorni spiegheremo il progetto del portale Italia.it, che sarà molto diverso da quello precedente”
E metteremo tutto online perché ogni cittadino conosca i costi del progetto, con chi lo realizzeremo, il suo scopo. Anche questa iniziativa rappresenterà un modo per cambiare finalmente registro in questo settore”.
Nulla del genere verrà mai fatto.
Il 15 gennaio 2009 Brambilla e Brunetta firmano un protocollo d’intesa che prevede il trasferimento, al dipartimento guidato dalla rossa di Calolziocorte (DSCT), di una cifra pari a 10 milioni di euro.

Sei mesi dopo viene presentato a Palazzo Chigi il progetto del “nuovo” portale ed il ministro Brunetta, dopo aver glissato allegramente sugli eventi passati, dichiara entusiasta che:
“Adesso abbiamo recuperato, recuperato come dirà la collega Brambilla in maniera brillante e soprattutto risparmiosa. Perchè spenderemo solo poco più di 5 milioni di euro per fare il portale.“
Dei costi aggiuntivi effettivi della gestione Brunetta-Brambilla, di preciso, nulla è dato sapere.
Quando a luglio 2009 Giacomo Dotta su Webnews pone 10 domande sul portale Italia.it, chiedendo
Qual è il computo esatto dei costi di Italia.it dalla prima idea di Lucio Stanca fino ad oggi?
e l’associazione di consumatori Altroconsumo lo segue a ruota, l’ufficio stampa di MVB fa sapere che il ministro ha una serie di impegni e quindi non ha tempo per rispondere.
La realizzazione del nuovo portale è così assegnata ad ACI Informatica, società di software in-house di ACI, la cui vigilanza compete al dipartimento per lo sviluppo e la competitività del turismo (DSCT) di MVB.
Il 18 maggio 2010 Promuovitalia, azienda partecipata al 100% da ENIT, anch’esso vigilato dal DSCT, indice un bando di gara triennale per l’assegnazione dei servizi redazionali del portale italia.it con durata di 36 mesi ed importo a base d’asta di 2.030.000,00 euro + IVA.
Seguirà un contenzioso sull’aggiudicazione di gara della durata di 16 mesi che si concluderà soltanto nel marzo 2012.

Pochi giorni dopo, il 27 maggio 2010, debutta in rete l’improponibile versione cinese del portale italia.itcommissionata per l’EXPO di Shangai e per la quale emergeranno, sei mesi dopo, mandati di pagamento per320.000 euro verso il Commissariato generale del Governo EXPO Univ Shanghai 2010.
Il 3 marzo 2012, nel seguito dell’audizione del 24/02/2011 in X Commissione Attività Produttive della Camera, MVB dichiara che le risorse a disposizione nel triennio 2009-2011 per la gestione del portale italia.it ammontano a 9 milioni e 452mila euro.

Il 6 ottobre 2011 il Fatto Quotidiano fa emergere la presunta esistenza di contratti triennali di consulenza (152.000 euro a testa) per “lavoro sul portale italia.it” riconducibili a cinque diversi project managers, contratti stipulati da Promuovitalia tramite “delegazione interorganica”  del DSCT nel marzo 2010, con scadenza 21 marzo 2013; peccato che il portale, nel frattempo, sia fermo da mesi e mesi per il contenzioso di gara citato sopra e che la questione si risolva soltanto mesi dopo.
Il 16 novembre 2011 viene nominato ministro per gli affari regionali, il turismo e lo sport Piero Gnudi.
Il 25 aprile 2012, in un articolo pubblicato su corriere.it Gian Antonio Stella sostiene che il portale italia.itsarebbe
costato ai vari governi nel complesso l’enormità di 35.451.355 euro, con alcune scelte contestate.
Pochi giorni dopo l’attuale ministro Gnudi risponde lamentando “tanti problemi e dispiaceri” nel tentativo di risolvere la vicenda, ma sulla cifra indicata dal giornalista non dice una sola parola.
Quanto è costato davvero, ad oggi, il portale nazionale del turismo italiano?
Già nel maggio 2007 oltre 1500 cittadini italiani lo chiesero al Governo Prodi e questa fu la risposta:
… la giuriprudenza maggioritaria e l’opinione ormai stabilizzata dalla stessa Commissione si sono consolidati nel senso che il diritto di accesso, riconosciuto dall’art.22 L.241/90 non configura una sorta di azione popolare diretta a consentire un generalizzato controllo dell’attività della Pubblica Amministrazione, ma deve correlarsi ad un interesse qualificato che giustifichi la cognizione di determinati documenti.
Nel caso di specie, non si è rilevato un interesse diretto, concreto, attuale, corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata e collegata ai documenti ai quali è chiesto l’accesso, così come previsto dal nuovo art.22 della L.241/1990, novellato dalla L. n.15/2005.
… 
la semplice riunione di soggetti non legittimati all’accesso non può creare ex se la prescritta legittimazione in capo alla riunione stessa.

Seguì il mio ricorso alla Commissione per l’accesso agli atti della Pubblica Amministrazione, allora presidente Enrico Letta; ricorso ricevuto e regolarmente bocciato.

Ecco perché, oggi, a distanza di cinque anni, è importante firmare l’appello di FOIA.it, iniziativa perl’adozione di un Freedom of Information Act in Italia.





Agenzie di viaggio: Il filo spinato della Legge 626 (attualmente D.L. 81/2008 e successive modifiche).


Cari Amici, eccovi un'altra avventura dell’indomito esploratore dell'ignoto Bear Markyons Grylls (Marco G. Marchionni) un carissimo amico che ogni tanto veleggia su di questo blog e ci offre qualche chicca della sua grande saggezza e non da meno, esagerata simpatia.

In questa puntata Bear Markyons si avventura nella gioia di avere anche un solo dipendente: la vecchia Legge 626 (attualmente D.L. 81/2008 e successive modifiche).
Ma in questo programma non parlerà di belinate come la centrale nucleare di Fukushima, della fonderia della Thyssen Krupp o di un Altoforno ILVA. 
No!
Vi parlerà di un pericolosissimo negozio di 20 o 30 mq (facciamo un’agenzia di viaggi, va, ma poteva essere qualsiasi altro negozio commerciale ... chessò, un fiorista, un fruttivendolo, uno che affitta abiti o maschere per feste e via cantando) posto in qualsiasi via, piazza, corso, viale di qualsiasi città o paese.

Di bel bello l’incauto gestore dell’adv viene informato che bisogna assolutamente provvedere alla formazione del personale sui gravi rischi che vi sono a superare i crepacci tra i cassetti, scalare vette impervie di uno sgabello a ben due gradini per raccogliere la brochure che il cliente richiede, immergersi negli abissi degli scatoloni di merce, senza contare il rischio che si corre nel cambiare pagina sul proprio o altrui PC.
E lui stesso, il gestore, deve sapersi occupare immediatamente nel qual caso uno (un cliente o chi per lui) stramazzi a terra per chissà quale motivo.
Ma questa è una sola opportunità che malauguratamente gli può capitare nello svolgimento del suo rischioso lavoro, mentre l’altre cose che servono sono tutte scritte qui … se per caso avete qualche giorno da perdere per leggerle tutte.
Ma fate presto, sennò non vi basta neanche un mese o giù di li.
Comunque corde, moschettoni, bombole ad ossigeno e tute NBC sono già belli che pronti!

Giustamente il dipendente è ignaro di tale pericolosissima giungla in cui vive e, come dichiara una delle tante agenzie per tutti ‘sti gravi rischi che devi pagare per farti seguire tutta la pratica, il datore di lavoro da troppi anni "gongola di essere esente da tutto". 
Ma fermatevi un secondo.
Chiudete gli occhi e figuratevi anche voi questo imprenditore di un’agenzia di viaggio che gongola … eccome se gongola …

E magari gongola mentre lavora quelle 14 ore al giorno e nei mesi tosti 7 su 7.
Figurato?
Bene!
Quelli dell’agenzia anti rischio invece gongolano nel dirti che rendere comprensibile una legge complessa come la 626 è impossibile e che quindi ti serve un consulente. 
Loro, ovviamente. 

Ed hanno ragione.
Che gli frega allo stato italiano di rendertela comprensibile?
A lui (allo Stato) interessa contestarti le violazioni che, se te la stilasse comprensibile, rischieresti di non commettere.

Allora l’ignaro ed ex gongolante gestore dell’adv scopre che i suoi tre dipendenti del negozio devono recarsi in processione presso l'ASCOM per frequentare un corso di 4 ore. 
La sicurezza del povero dipendente è così importante che se non sei socio ASCOM, il corso dura 8 ore.
ATTENTI!
ACCUCCIATEVI! … se sei socio dura la metà: 4 ore.
Cioè se il titolare è socio ASCOM, il rischio si dimezza. 
Straordinario, vero?
L'ASCOM è meglio di Superman.

Facciamo allora due conti della serva: 4h+1h (viaggio) x 3 persone = 15 ore cad. = 300 € costo aziendale.
Poi devi pagare 63 € cad = 189 € per il corso.
50 € adesione all'ASCOM (Super-hero).
Naturalmente il negozio resta chiuso perdendo l'incasso perché, udite udite, il corso va obbligatoriamente frequentato in orario di lavoro.

Come fanno i night club con le donnine?
Non rischiano di scivolare dal palo?
Poi, per forza le mettono in nero!
Totale: 539 € di costi vivi + l'incasso mancato.

Che ne dite, glielo diciamo alla Fornero perché dai dipendenti ti guardi Iddio che da lei mi guardo io?
Un caro saluto dal vostro Beaver Markyons Grill! 
Nella prossima puntata parleremo di estintori cioè l'obbligo di pagare 500 € l'anno per paura che un cliente entri e ti dia fuoco al negozio.

STAY WITH US!

Di Marco G. Marchionni 

domenica 23 settembre 2012

La riorganizzazione delle statistiche sul turismo in Francia già dal 2008


... e l'utilità che ne consegue!
Noi?
Lasciamo perdere e andiamo avanti sul come le gestiscono i transalpini.


La Francia, si sa, ha una delle organizzazioni amministrative più efficienti e valide tra tutti i Paesi europei.
Anche per la raccolta dati e l’elaborazione delle statistiche è organizzata in maneira capillare, ma con un forte coordinamento centrale. La raccolta dei dati sui flussi turistici, la conoscenza dei posti di lavoro generati dal turismo e il controllo sulla quantità e qualità dell’offerta alberghiera sono una priorità assoluta. Notevoli risultano i finanziamenti impiegati a questo scopo dallo Stato

L’amministrazione che segue i differenti lavori statistici condotti sul turismo è il Polo Turismo, un segmento del Dipartimento delle attività terziarie che fa parte dell’Istituto di statistica - Direzione delle statistiche d’impresa.
Il Polo segue i differenti lavori statistici condotti sul turismo, sia a livello nazionale o regionale, controllando la qualità interna dei lavori e cercando di evitare che le differenti operazioni si sovrappongano tra di loro, soprattutto in seguito alla decentralizzazione delle funzioni dello Stato inaugurata nel 2003. 

Il rinnovamento delle modalità di conduzione delle inchieste è stato portato a termine nel 2006: la parte riguardante l’industria dell’ospitalità in campeggio era operativa fin dal 2005, quella per gli alberghi a partire dal 2006.
È oggi allo studio l’opzione della risposta tramite Internet, una possibilità che dovrebbe essere proposta agli alberghi nel 2009 e rappresenterebbe un reale alleggerimento per le imprese che sceglieranno questa modalità di risposta. 
Rimangono ancora fuori dall’indagine i residence turistici, i villaggi vacanze, i bed and breakfast in quanto appartenenti molto spesso a organizzazioni federative con le quali non sono ancora stati stipulati degli accordi. 

La costituzione di uno strumento che permetta di osservare l’ammontare degli alloggi turisticirappresenta un obiettivo centrale per i prossimi anni, un traguardo che potrà essere raggiunto solo con la collaborazione dei differenti partner, regionali e nazionali, che dispongono di una parte fondamentale delle informazioni. 
A questo scopo, nel corso del 2007 è stato costituito un censimento completo dell’insieme degli alloggi collettivi con le loro caratteristiche: residence di turismo, villaggi vacanze, hotel, centri vacanze, cioè tutti gli alloggi regolamentati e quindi più facilmente catalogabili. 

Il secondo gradino riguarda la costruzione di una nuova indagine sulla frequenza della presenza turistica. La messa a punto del questionario si avvarrà delle esperienze realizzate nel 2007 nelle regioni del Rhône-Alpes, Languedoc-Roussillon e Poitou-Charentes.
È in programma l’estensione di questo metodo a tutte le regioni nel corso del 2009.
Con la realizzazione di questo piano, la Francia si sarà conformata all’attuale direttiva europea sulle statistiche del turismo. 
Il principale strumento di osservazione del turismo delle persone residenti in Francia è lo SDT (Suivi de la Demande Touristique), ovvero la frequenza della domanda turistica, mentre il flusso dei turisti stranieri è rilevato tramite EVE (Enquête des visiteurs de l’étranger), ovvero l’inchiesta sui visitatori dall’estero. 

Questi due strumenti d’inchiesta, con le necessarie misure di rinnovamento, diventeranno la base per soddisfare gli obblighi europei di rilevazione dati.
Entrambi gli strumenti, SDT e EVE, sono strumenti di rilevazione dati per così dire continui; è quindi comprensibile il grande sforzo per il loro mantenimento, tenendo anche conto che si compongono di più di 20.000 domande mensili per l’SDT e più di 10.000 per EVE. Nello specifico l’SDT è costituito da un panel di 20.000 individui interrogati mensilmentesulle loro pratiche turistiche e sulla loro mobilità. Due sotto-inchieste di questo panel forniscono una informazione più completa sul consumo turistico: una parte per le “spese in Francia” e l’altra per le “spese all’estero”.
Inoltre, una inchiesta mensile su andate e ritorno giornaliere permettono d’ottenere delle importanti informazioni sui comportamenti e le pratiche dei turisti escursionisti.
Questa comporta mensilmente l’interrogazione di oltre 30.000 individui e il trattamento statistico di circa 20.000 risposte. 

L’inchiesta si avvale dello schedario delle strutture alberghiere: la scheda è stata formulata raccogliendo i dati in possesso delle prefetture, dei partner regionali e dei dipartimenti, in particolare per il campo della struttura delle catene alberghiere.
Viene utilizzata come base del sondaggio e permette di valutare in ogni momento lo stato del numero di alberghi, particolarmente utile a inizio anno. 

Fondamentale è la verifica della forza lavoro impiegata nel settore del turismo e più in generale la misurazione del peso economico di questo settore così strategico.
L’importanza dell’acquisizione e dello sfruttamento di queste informazioni, in particolare a livello locale, meritano uno sviluppo approfondito.
La conoscenza della stagionalità dei flussi turistici consente una programmazione dell’offerta e del fabbisogno della manodopera. 
I soggetti economici locali, attraverso gli Osservatori Regionali del Turismo (ORT), hanno sottolineato la necessità di costituire un centro di raccolta dati, fondamentale per imprimere omogeneità e comparabilità dei dati tra una regione e l’altra. 
Il rinnovamento della metodologia per l’acquisizione di questi dati è stato realizzato nel 2005 e messo a disposizione delle direzioni regionali per un suo utilizzo a livello locale.
Una analisi nazionale è stata realizzata in collaborazione con la Direzione del turismo,  PSAR (Polo Specializzato Azione Regionale) e il Polo Turismo. 

La direzione del turismo di concerto con l’Insee partecipa al gruppo di lavoro di Eurostat sulle statistiche del turismo. L’organismo europeo Eurostat ha promosso un cantiere di lavoro per rinnovare la direttiva europea del 1995 sulle statistiche del turismo che dovrebbe vedere la luce nel biennio 2009-2010. Nel frattempo, l’Insee prende parte alla domanda di Eurostat nel quadro dei programmi di cooperazione con i paesi mediterranei (MEDTOUR) e del PECO (Paesi dell’Europa Centrale e Orientale). 

Ricapitolando i lavori previsti nel quadriennio 2004-2008: il Polo del Turismo nel 2006 ha portato a termine un sondaggio sulla frequenza delle presenze nell’industria alberghiera e i campeggi. Nello stesso anno ha consolidato e sviluppato i metodi di ricerca e misurato il peso economico del turismo e della manodopera.
Infine nel 2007 ha realizzato il censimento del parco degli alberghi di catena, studio che attualmente è ancora in corso. 

La Francia quindi ha tutti gli strumenti metodologici e organizzativi richiesti dall’Unione Europea, dimostrando di avere un sistema che le permetterà anche nel futuro di mantenere la leadership mondiale nelle politiche per il turismo. 


venerdì 21 settembre 2012

Turismo: Perché non abbiamo più neanche le pezze nel culo ma il culo a pezzi?


... e perché i Paesi civilizzati ci guardano come se fossimo dei rettili e proprio nel settore che non molto tempo fa ci vedeva come gli indiscussi campioni del mondo?

Quando vedo o sento parlare di turismo in questo Bel Paese dove non c’è discorso o presentazione negli incalcolabili meeting, convention, tavole tonde e quadrate (come le loro teste), che non cominci col logorroico “ … siamo la nazione col maggiore patrimonio artistico e culturale del mondo … “, a cui immancabilmente fanno contorno percentuali da fantascienza sull’ordine del 60/70 e recentemente 80%, che ne danno subito l’esatta dimensione delle loro conoscenze … non so se piangere o ridere.
Scelgo un compromesso: rido amaramente.

Affrontare la crisi del turismo italiano con queste teste è come andare a caccia di elefanti con i fucili a tappi.
E’ e sarà dura!

Ma il giorno che sapremo dare il vero nome alle cose e la smetteranno di raccontarci palle gigantesche in salsa retorica, forse, al di là delle loro scuse sul tempo tiranno e impietoso, di statistiche col segno più davanti a cui manco i cani credono più, dello spread, delle Borse, del Pil e di tutte quelle sigle che ci ossessionano ogni giorno come oscene giaculatorie, forse dicevo, cominceremo a risalire la china.
Più magri, più emaciati, ma più seri e più onesti.

E che quel giorno sia forse arrivato?
Lo spero sempre, perché non credendo assolutamente in questa gente che amministra l’ambaradan, non m’è rimasta altro che la speranza, e dal recente Piano Strategico sul Turismo avvenuto pochi gironi orsono per opera dell’improduttivo (fino a questo momento) ministro del turismo Piero Gnudi, un pochettino lo spero di più, infatti …

Piace alla Liguria la bozza di piano strategico 2020 del turismo presentato alle regioni italiane dal ministro Pietro Gnudi.
"Un ottimo lavoro, che mette al centro delle politiche economiche del Paese, come noi puntiamo a fare in Liguria con il piano triennale 2013-2015, il turismo", commenta l'assessore Angelo Berlangieri in una pausa dell'incontro in via della Stamperia.
Il documento - riferisce Berlangieri - affronta diversi aspetti economici e fiscali del settore e la crescita delle imprese ricettive. Il governo Monti sta anche valutando come operare sul differenziale Iva dell'Italia rispetto ad altri paesi europei per destinarlo al comparto. Altri punti del piano governativo riguardano la rete aeroportuale e ferroviaria. "Per favorire il turismo il governo è convinto, giustamente, che non si possa puntare tutto e solo sull'alta velocità", afferma l'assessore ligure che giudica la bozza di piano presentata un "documento condivisibile che sottolinea il ruolo primario del turismo nel sistema economico italiano destinato a coinvolgere tutti i ministeri".

Berlangieri, ha poi ribadito al ministro Gnudi la necessità di valorizzare il turismo sostenibile e culturale e quindi il territorio, di dar vita a un fondo nazionale di rotazione per aiutare le imprese ricettive sulla scia e in aggiunta a quello che sta per partire in Liguria che ha una dotazione di 13 milioni e la revisione della tassa di soggiorno.
E seppur strano che un blog come questo possa parlar bene di qualcuno, fino a prova contraria, io di Berlangieri ne ho la piena fiducia.

P. S.: Però uno sguardo a ‘sta bozza la darei volentieri ... ma mi sa che dovrò aspettare ancora quindici giorni, né?


Con l'involontario aiuto di Massimo Bianchi