sabato 25 febbraio 2012

Casta continua. Assunzioni. Incarichi. Sedi estere. Iniziative inutili. Così le società pubbliche per il turismo bruciano milioni. Mentre il settore resta in crisi


Chi dice che lo Stato non assume più, che il lavoro fisso è una chimera, che nella pubblica amministrazione è impossibile trovare un posto al sole non ha mai fatto un salto a via San Claudio 61 a Roma.
Qui, a due passi da Montecitorio, ci sono gli uffici di Promuovitalia.
Una società pubblica che nel 2011 è costata la bellezza di 26 milioni di euro, più del doppio rispetto al 2009.

È accaduto che la Spa è passata da 31 dipendenti ai 97 registrati l'anno scorso.
E nel 2012 - si legge in un documento riservato che "l'Espresso" ha potuto consultare - si prevede di arrivare a 106 unità. Rispetto al 2009 l'aumento del personale è del 312 per cento.
Un bel record che fa il paio con il rialzo (più 750 per cento) del monte stipendi, passato dai soli 768 mila euro del 2007 a ben 6 milioni.
Che fa tutta questa gente, a cui bisogna aggiungere un esercito di co.co.co (233 nel 2011, quest'anno potrebbero arrivare a 324) degno di una multinazionale?

Organizza progetti per promuovere il turismo.
Come «l'addestramento dei vigili urbani a fini turistici» (con 530 mila euro a Napoli, Roma, Firenze e in altre città sono stati organizzati 32 corsi dove gli agenti hanno imparato «competenze sul patrimonio turistico locale, gestione dello stress, problem solving»), il programma per la «diffusione del codice mondiale di etica del turismo» (costo 515 mila), senza dimenticare gli studi per «iniziative sperimentali per l'ampliamento stagionale della domanda turistica» (1,3 milioni) e misteriosi «progetti di eccellenza» costati alla collettività 1,7 milioni.
Il turismo italiano è boccheggiante (nel 2011, secondo l'Istat, pernottamenti e viaggi sono calati del 15 per cento), gli stranieri preferiscono altre destinazioni e la crisi sta ammazzando operatori, alberghieri e tour operator.
Eppure nessuno come noi è bravo a sprecare vagonate di denaro.
Ogni anno lo Stato spende oltre 100 milioni per sostenere un settore che vale tra il 10 e il 13 per cento del nostro Pil.
Un fiume di soldi che finisce nelle casse dell'Enit e di varie agenzie e Spa a capitale pubblico.
"L'Espresso" ha studiato bilanci, documenti riservati e progetti scoprendo che i quattrini servono, oltreché a inutili promozioni, a foraggiare l'appetito di manager e dirigenti indicati dai politici, a finanziare strane strutture di missione governative, assurde conferenze e improbabili "bureau".

Che in teoria dovrebbero rilanciare l'immagine del Paese, ma che nella pratica ottengono risultati modesti, inversamente proporzionali agli sprechi ed ai benefit (di lusso) destinati ai potenti.
Andiamo con ordine, tornando a Promuovitalia.
Sconosciuta ai più, controllata al 100 per cento da Enit (l'Agenzia nazionale per il turismo), è stata creata nel 2004 dal governo Berlusconi.
La sua missione «il supporto per l'occupazione e lo sviluppo dell'industria turistica».
In realtà la società è una via di mezzo tra un doppione dell'Enit, un'agenzia di collocamento e la Cassa del Mezzogiorno.
I progetti (finanziati con i soldi del ministero dello Sviluppo economico e del dipartimento al Turismo) sono tanti e svariati.
A parte l'educazione dei vigili, la torta più grande finisce nei progetti "Replay", "Motus" e "Lavoro e Sviluppo", che prevedono corsi di formazione e tirocini per disoccupati calabresi, campani, pugliesi e siciliani. In «modo da favorire l'incontro tra domanda e offerta nel settore turistico».
Di fatto, Promuovitalia raccoglie i curriculum e li gira alle aziende interessare.
Solo "Lavoro e Sviluppo 4", con 6mila "percorsi formativi" previsti, costa 60 milioni di euro.
Ma sono stati spesi milioni anche in altre avventure.
Si va dal sito Internet del secondo "Polo turistico di Roma" (dove si consiglia di visitare, oltre al Colosseo, «il museo delle cere e quello della Civiltà romana») al volo low cost Monaco di Baviera Lamezia Terme, lanciato per portare più tedeschi in Calabria.
Passando al libro "Qualità Abruzzo" sull'enogastronomia della regione e al sito dell'Osservatorio nazionale del turismo, che si è mangiato 1,8 milioni di euro.
Attenzione, non va confuso con il portale nazionale "Italia", voluto dalla Brambilla e pubblicizzato con uno spot recitato da Silvio Berlusconi: spulciando l'ultimo bilancio della presidenza del Consiglio, scopriamo che qui lo start-up è costato ancora di più, 5,4 milioni di euro.
Dietro il boom di Promuovitalia ci sono due donne.
Formalmente fu il capo dell'Enit Matteo Marzotto a chiamare, nel 2009, Maria Teresa Patti alla presidenza della società.
Via è stata l'ex ministro Brambilla a suggerire la nomina.
La Patti era la proprietaria e l'ad della Valtur.
Al di là del possibile conflitto d'interessi, va segnalato che mentre Promuovitalia s'ingigantiva la Valtur è quasi fallita, a causa di debiti superiori ai 300 milioni: a ottobre 2011 il gruppo ha ottenuto dal ministero dello Sviluppo economico (che, ricordiamolo, paga i progetti di Promuovitalia) l'amministrazione straordinaria, ma per ora i tre commissari non hanno trovato acquirenti interessati ai villaggi vacanza. « Bisogna modificare il Titolo V della Costituzione, non per riappropriarci di un potere che è delle Regioni, ma per lavorare meglio insieme e non buttare i soldi», ha detto il nuovo ministro Piero Gnudi, fedelissimo di Mario Monti e assai critico con gli sperperi causati dagli enti locali.
Giusto.

Peccato che il governo - per recuperare la fiducia delle regioni virtuose - forse dovrebbe cominciare a fare pulizia cominciando da casa sua, a Roma.
Al di là di Promuovitalia, l'Enit, nonostante i tagli subiti nell'ultimo lustro, secondo la Corte dei conti costa (per il solo personale dipendente) ancora 15,8 milioni di euro, e in totale per far funzionare la struttura (che vanta 25 uffici esteri sparsi tra Oceania, Europa, Americhe e Asia, i cui direttori prendono tra stipendio e indennità 15- 20 mila euro netti al mese) i contribuenti italiani continuano a spendere 30 milioni l'anno.
Soldi usati, di fatto, solo per far sopravvivere il carrozzone.
Nel 2011 l'unico progetto degno di nota si chiama "Italy comes to you". Investendo 2,4 milioni di euro l'Enit ha organizzato una sorta di mostra itinerante in Cina, India, Russia e Brasile.
Nei video delle varie inaugurazioni visionati da "l'Espresso" poca gente e clima da festa paesana.
A San Paolo c'erano una trentina di tour operator locali, e tutto è finito con una biciclettata (10 partecipanti) sotto il diluvio.
«Non solo. A febbraio, prima delle inaugurazioni, il direttore dell'area sudamericana che avrebbe dovuto svolgere il suo compito a San Paolo», racconta una fonte dell'agenzia, «ha fatto scadere il suo visto di soggiorno, ed è stato costretto a lasciare il Brasile.

Cosi è stato spostato a Buenos Aires, in Argentina, dove abbiamo un'altra sede. Indovinate un po' chi gli paga i viaggi...».
A volte la casta del turismo supera se stessa: per le mostre (di artisti locali) allestite in Cina è stato chiesto aiuto a una multinazionale americana, la McKinsey.
Che ha mandato un consulente a «supervisionare» le attività.
L'onorario? «20 mila euro al mese, omnicomprensiva più Iva per ciascuno dei 5 mesi di progetto», si legge nel contratto.
Non basta: la McKinsey ha preteso (e ottenuto) che le spese extra del suo Mr Wolf, in primis le trasferte, fossero a carico dell'Enit.
Un accordo assurdo, dal momento che l'Enit ha sede e dipendenti anche a Pechino. Marzotto, la cui carica di commissario straordinario dell'Agenzia è terminata, non verrà riconfermato presidente.
Gnudi e Monti vorrebbero che sulla poltrona si sedesse il loro amico Pier Luigi Celli.

I maligni fanno notare, però, che il direttore della Luiss non sarebbe l'uomo giusto per promuovere l'immagine dell'Italia: nel 2009, infatti, in una lettera pubblica invitò il figlio laureando ad andar via da «un Paese che non ti merita», da un posto - disse - in cui non è «possibile stare con orgoglio».

Anche l'attuale direttore generale Paolo Rubini (170 mila euro Tanno e un uso compulsivo del cellulare aziendale: vedi box in basso) è in bilico, e tra i papabili alla sua successione sgomita Eugenio Magnani, ex responsabile della «struttura di missione per il rilancio dell'immagine dell'Italia».
Nell'elenco della sprecopoli del turismo non può mancare la storia di quest'ufficio a via della Ferratella, una strada diventata famosa grazie alla "cricca" di Angelo Balducci e Guido Bertolaso che discuteva qui i grandi eventi della Protezione Civile.
Voluta nel 2008 da Brambilla e Berlusconi, la struttura di missione dovrebbe essere decaduta, ma chiamando al centralino della presidenza del Consiglio spiegano che esiste ancora. «Non c'è nessuno, però. I nuovi responsabili non sono stati ancora nominati». Per anni ci hanno lavorato in tanti. Troppi, visto i risultati. I decreti istitutivi firmati dal Cavaliere in persona prevedono quattro dirigenti apicali (tra cui c'era l'animatore della Tv della Libertà Giorgio Medail, scomparso un anno fa), dieci dipendenti fissi, otto co.co.co e «non più di nove incarichi individuali a esperti di comprovata competenza». Oltre 30 persone, tra cui (come scoprì "il Fatto") spiccavano ex segretarie di redazione della Tv della Libertà legata al Pdl. Il documento specificava che per far funzionare la struttura non si potevano comunque spendere di «più di 2,2 milioni di euro» complessivi. Cifra astronomica, che in appena 12 mesi è stata però sforata alla grande: nel 2010 il totale impegnato ha toccato i 6,3 milioni, come risulta dal bilancio della presidenza. Tra le iniziative della "struttura di missione" va ricordato il lancio del sito "Turisti a 4 zampe» (realizzato dalla Viamatica srl, azienda del consulente della Brambilla Luca Moschini) e "Magic Italy In Tour", trovata da 3,3 milioni di euro, spesi per promuovere i prodotti alimentari tricolori in 19 città europee. A parte l'errore ortografico del titolo del progetto che ha fatto ridere i partecipanti di mezzo continente (la traduzione corretta in inglese è "On Tour", non "In Tour"), gli eventi sono costati in media 173 mila euro • l'uno e sembra non siano stati un successone.

A Madrid, ha scritto in un'interrogazione Laura Garavini del Pd, nel torrido mese di luglio lo stand di "Magie Italy" era piazzato «nel quartiere periferico e malservito Madrid Rio», e aperto solo nelle ore più calde della giornata: dalle 14 alle 20. Per la cronaca, il coordinatore della struttura Eugenio Magnani (190 mila euro l'anno) una volta caduto il governo non è tornato a casa, ma è rientrato trionfalmente all’Enit. Oggi è direttore dell'area di New York e qualche giorno fa ha accompagnato Monti nel viaggio negli States.

In ultimo, la casta del turismo s'è inventata il "Convention of Bureau", una società controllata da Promuovitalia nata nel 2011 per commercializzare il turismo congressuale.
L'anno passato l'Enit ha girato alla nuova società pubblica 6 milioni di euro.
Nel carniere, cinque partecipazioni a fiere e convegni; sul sito non c'è nemmeno il calendario delle iniziative 2012. Chi c'è a capo di questo carrozzone nuovo di zecca?

Il solito Rubini, che fa il consigliere, e Mario Resca, ex capo di Mc Donald's, direttore generale del ministero dei Beni culturali e uomo assai apprezzato da Berlusconi, che l'ha messo nel cda della sua Mondadori.
Resca, dicono i deputati che a novembre hanno proposto una commissione parlamentare d'inchiesta sulla gestione dell'Enit di Marzotto, avrebbe però già troppi incarichi per potersi sobbarcare anche il nuovo Bureau.
A meno che non debba fare solo atto di presenza.
E per il direttore una bolletta da 15 mila euro
II direttore generale dell'Enit si chiama Paolo Rubini e il neoministro Piero Gnudi non ha ancora deciso se tenerlo al suo posto.
Nominato da Michela Brambilla, nel suo curriculum non v’è traccia di esperienze nel turismo. Piuttosto, un lavoro come responsabile della "banca dati" dei Circoli della Libertà e la vicepresidenza della StemWay Biotech. azienda specializzata nel congelamento di cordoni ombelicali.
Non sarà un esperto di spiagge e hotel (anche se l'incarico all'Enit gli ha portato fortuna, tanto che dal 2010 è nel cda del gruppo Boscolo, in barba a eventuali conflitti di interesse) ma di certo Rubini è uno che tiene molto ai contatti: la bolletta del suo cellulare aziendale trovata da "l'Espresso" (ottobre-novembre 2011) segnala una spesa monstre di 15.067,91 euro.

In pratica il 62 per cento della voce "costi" del contratto Vodafone dell'Enit pesa sulla sua utenza.
Circa 250 euro al giorno tra telefonate e Internete lo spagnolo Josep Ejarque, titolare della società Four Tourism) si spera pretenda dal successore più sobrietà nell'uso del telefonino.
Convegno a caro prezzo
Se le società pubbliche che dovrebbero rilanciare il turismo gettano decine di milioni l'anno, forse Monti dovrebbe cominciare a fare pulizia anche nel dipartimento di Palazzo Chigi che governa il settore. Nel 2010 ha speso cifre faraoniche per il suo funzionamento: 15 milioni, contro i 684 mila euro dei tempi di Prodi. Convegni e manifestazioni varie sono costati 589 mila euro e le missioni della Brambilla e dei suoi collaboratori 418 mila.

Per rimettere a posto gli uffici e per la loro pulizia è stato impegnato più di mezzo milione: non sappiamo se i soldi siano stati usati anche per le lettere dorate "Ministro del turismo" che la Brambilla fece mettere sul palazzo (sede di un semplice dipartimento, il "ministero del Turismo" è stato abolito per via referendaria) e che Gnudi ha fatto subito rimuovere.
Altro denaro, infine, per la conferenza nazionale del turismo a Cernobbio nel 2010: vi partecipò anche Corrado Passera, al tempo ad di Intesa. «Tanto è stato fatto ma tanto resta da fare», disse dal palco, «è uno dei pochi comparti che può raddoppiare il proprio Pil, è pazzesco se solo ci pensiamo».
Pazzeschi anche i costi di quella due giorni: 255 mila euro tondi tondi.





Fonte: L'Espresso (di Emiliano Fittipaldi)

2 commenti:

Annasirolo ha detto...

Italy comes to you in Brasile è stato una catastrofe, confermo... Tant'è che una delle responsabili ENIT a San Paolo ha dato le dimissioni ed ha lasciato il ruolo che ricopriva da anni.....

Luciano Ardoino ha detto...

@Anna Sirolo

Ah si, non ne sapevo niente.

Hai mica delle informazioni del caso.
Tipo il nome o il link che descrivi il fatto?

Grazie!