venerdì 30 settembre 2011

Classifica dei portali turistici regionali (per numero contatti) ottobre 2011















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giovedì 29 settembre 2011

Che fine faranno le palanche della tassa di soggiorno comunale, a che punto siamo, chi controllerà e ... ?

Mal digerita da tutti nel settore – soprattutto dagli albergatori chiamati a svolgere l’odioso e rischioso compito di esattori – la tassa di soggiorno è ormai una realtà diffusa. La polemica infuria anche sul fatto che l’erario considera l’albergatore sostituto d’imposta, costretto dunque a pagare, e in tempi brevi, anche in caso di mancato o di ritardato pagamento del cliente.

Intanto la stampa internazionale parla di operatori stranieri costretti ad assorbire la tassa, da 1 a 7 euro per notte, introdotta senza preavviso a programmazione e prezzi fatti da un pezzo. Solo Globus Tours, t.o. Usa specialista sull’Italia, ha parlato di un imprevisto da un milione di dollari nel 2011: «Una spesa inevitabile – ha detto Steve Born, vp marketing – perché ormai bastano pochi dollari a cambiare le scelte di consumo, in fatto di meta e di marchio. E non vogliamo mandare l’Italia fuori mercato». Così hanno assorbito la tassa anche Perillo Tours e Insight Vacations, e altri specialisti, per ora. Perché per esempio l’Irlanda, in crisi più di noi, l’Iva sul turismo l’ha tagliata di oltre 3 punti, stimando i volumi di crescita conseguenti, e minacciando durissime ritorsioni sugli esercizi che non gireranno il risparmio al cliente. Intanto da noi la manovra finanziaria inginocchia i Comuni, che sempre più numerosi chiedono la tassa di soggiorno, con criteri variamente congegnati.

E la domanda resta: cosa faranno le amministrazioni locali con i nuovi incassi? Perché alla pressante richiesta di reinvestirla in servizi e sostegno al turismo non corrisponde alcun automatismo contabile. Così si vede il senso della proposta avanzata in Toscana di creare gli Osservatori Turistici di Destinazione per uniformare le modalità di utilizzazione del tributo, che intanto pesa su operatori e turisti.

Cosa fanno Roma e Venezia
Venezia applica la tassa da fine agosto, le aliquote variano in due fasce per alta e bassa stagione, in base all’ubicazione (Centro storico, Isole, Terraferma), alla categoria e alla tipologia della struttura ricettiva: si distingue tra strutture alberghiere, extralberghiere e all’aperto, ossia villaggi e campeggi, da un minimo di 60 centesimi fino a 4,50 euro (per persona, e per le prime cinque notti) ma con il 50% di sconto per i ragazzi tra 10 e 16 anni. Non pagano la tassa i bambini sotto i 10 anni, gli autisti dei pullman, gli accompagnatori di gruppi di almeno 25 partecipanti e altre categorie di utilità sociale, non si paga negli Ostelli della Gioventù o in altre strutture del Comune. Quanto alla destinazione d’uso dei ricavi, la delibera comunale veneziana è precisa: “Il gettito sarà destinato a finanziare interventi in materia di turismo, a sostegno delle strutture ricettive, interventi di manutenzione, fruizione e recupero dei beni culturali e ambientali locali, e relativi servizi pubblici locali”.

Roma è stata la prima a legare la tassa alla categoria ricettiva: un euro per i camping; due per pensioni, bed and breakfast, case vacanze, hotel fino a 3 stelle; quattro euro per 4 e a 5 stelle. Ma si paga un euro anche per i biglietti di musei, battelli sul Tevere e Open bus. Esentati anche qui i bambini fino a 10 anni, autisti e accompagnatori di gruppi, e chi è in città per assistere un malato. A Roma la tassa riguarda 3.800 esercizi e porterà nelle casse capitoline fino a 200.000 euro al giorno, secondo il Campidoglio tra 70 e 80 milioni di euro l’anno. «Il 5% verrà utilizzato per la promozione di Roma nel mondo», spiegano all’assessorato all’immagine, guidato ora da Rosella Sensi che è subentrata a Mauro Cutrufo, già vice sindaco con delega al turismo. Ma il 95% andrà in spesa corrente, e quindi in servizi, dei quali del resto usufruiscono anche i turisti.

La Toscana vuole gli Osservatori
A Firenze, annunciata agli albergatori con brevissimo anticipo e senza alcuna concertazione, la tassa di soggiorno è in vigore dal primo luglio, proporzionale alla tariffa, in fasce da uno a 5 euro per persona e per notte.

Quanto all’uso dei ricavi è stata proprio la Regione Toscana a proporre l’istituzione degli Osservatori di Destinazione Turistica, per verificarne il percorso del denaro sul territorio. Il Comune di Firenze stima per questo primo anno – in realtà cinque mesi effettivi – incassi per circa 10 milioni di euro: già tutti destinati – con l’approvazione del Consiglio Comunale – a opere di restauro, contributi per musei (oltre 3,5 milioni di euro), realizzazione di eventi culturali di richiamo turistico (mezzo milione di euro); e ancora alla gestione di servizi di informazione turistica (circa 800 mila euro), al trasporto pubblico locale (2,6 milioni di euro) e alla manutenzione del patrimonio arboreo (altri 1,5 milioni di euro).

Anche i piccoli Comuni battono cassa

"Montescudaio più cara di Montecarlo", titolano i giornali. «Sciocchezze – replica il sindaco – un euro a notte, agriturismi esclusi, non pesa sulle tasche di nessuno». Aurelio Pellegrini, primo cittadino del piccolo Comune in provincia di Pisa, schiva i colpi dei media e va dritto per la sua strada. A Montescudaio – 2.000 abitanti per 90.000 presenze l’anno – la tassa di soggiorno è in vigore dal primo giugno. Tre mesi utili a fare cassa e finanziare l’Ufficio turistico aperto questa estate. «Prima di applicarla ho fatto le dovute verifiche. Siamo in piena regola» insiste Pellegrini, che ha subito istituito anche l’Osservatorio Turistico di Destinazione: l’organismo interno richiesto dall’assessore regionale Cristina Scaletti per monitorare i flussi e l’impiego delle risorse. Adesso secondo Pellegrini manca solo l’ultimo sigillo: «La pubblicazione da parte della Regione Toscana della fantomatica lista dei Comuni turistici». Il balzello rimarrà in vigore almeno per un anno. «Poi – anticipa il sindaco – saremo costretti a sospenderla per effetto dell’ ingresso nell’Unione dei Comuni delle colline pisane. A quel punto la decisione sarà collettiva». Montescudaio non è unica nel suo genere. Sono decine i piccoli Comuni, quelli con meno di 5.000 abitanti, che hanno colto al balzo il via libera del governo. In Liguria ha fatto discutere il caso Framura (737 abitanti). Dove – tuona Confcommercio di La Spezia – la gabella è stata “introdotta di soppiatto, senza consultare le associazioni di categoria”.

Più a Sud, in Abruzzo, spunta Caramanico Terme con i suoi 2.119 abitanti, dove la tassa di soggiorno varia da 0,25 a 3,60 euro a notte, introdotta dal primo luglio. Il regolamento approvato a giugno ne chiarisce le finalità: il 70% dei ricavi servirà a finanziare gli interventi previsti dal Piano integrato di sviluppo turistico, gli eventi e le manifestazioni, ma anche a migliorare i servizi per i visitatori.

La tassa arriva sulla Costiera
E la tassa di soggiorno fa proseliti anche in Costiera amalfitana. Apripista per l’introduzione del balzello dal prossimo gennaio, i Comuni di Praiano e Ravello: il primo con una media di 50.000 presenze l’ anno, il secondo a quota 120.000. Un numero di visitatori che si traduce in un tesoretto a quattro zeri reinvestito nel turismo. «Sono soldi a destinazione vincolata: promozione, manutenzione, restauro dei beni culturali, potenziamento dei servizi pubblici», ci dice il sindaco di Praiano, Giovanni De Martino. Gli fa eco da Ravello il primo cittadino Paolo Vuilleumieur, che rassicura gli operatori: «Questa tassa si tradurrà in guadagno per le aziende turistiche. Il miglioramento dei servizi produrrà un incremento degli arrivi». Mentre Positano temporeggia, Amalfi accelera. «Tra manovra e Patto di stabilità, non abbiamo alternative. Tasseremo anche noi i soggiorni, a partire dal 2012», annuncia il neosindaco, Alfonso Del Pizzo. Con 300.000 presenze l’anno, Amalfi conta di incassare 900.000 euro. Irrinunciabili, considerato che «l’anno prossimo il Comune dovrà sborsare ancora un milione e 450.000 euro per il maxi-parcheggio Lunarossa».

Quante siano, nessun lo sa...
Per il momento non c’è alcun controllo della tassa di soggiorno sul territorio nazionale. Il Dipartimento del Turismo e lo staff del ministro Brambilla rimandano alle Regioni, le quali scaricano sugli enti locali l’onere di creare un osservatorio, che ad oggi non c’è. L’estrema conseguenza di questo federalismo municipale è dunque l’assenza di un elenco aggiornato dei Comuni che hanno deliberato l’introduzione della tassa di soggiorno. L’Anci dichiara di “apprendere le notizie dalla stampa locale", ma non esclude che nel 2012 potrà "decidere di raccogliere le informazioni e stilare una mappa nazionale dei Comuni che hanno adottato la tassa". Paradossalmente un’informazione necessaria agli operatori dell’incoming, alle prese con le programmazioni ormai già proiettate verso il 2013, rimane ancora un mistero, e così si fa un altro danno al turismo.

Federalberghi vuole chiarezza
I vertici di Federalberghi hanno ribadito nei giorni scorsi che attiveranno tutte le loro risorse territoriali per controllare che i proventi della tassa di soggiorno siano spesi a esclusivo beneficio del turismo, come ha insistito il presidente Bernabò Bocca.

«Noi non ci limitiamo a suggerire – ha detto Bocca – ma pretendiamo che tutti gli introiti legati alla tassa di soggiorno, e incassati dai vari Comuni, vengano di fatto reinvestiti nei servizi e negli ambiti strettamente legati al settore turistico. Tutte le associazioni locali degli albergatori sono state allertate dalla federazione nazionale, e vigileranno attentamente affinché tale indirizzo venga rispettato dalle amministrazioni locali. Si tratta di una destinazione d’uso doverosa per una tassa di cui, francamente, avremmo voluto fare a meno».

mercoledì 28 settembre 2011

Moduli richiesta disponibilità: tutti gli errori da evitare per non perdere i clienti

L’ultima volta che ho fatto una richiesta disponibilità, ero alla pazza ricerca di un agriturismo vicino a Chianciano Terme dove passare il Capodanno: avevo solo una settimana a disposizione e la maggior parte delle strutture individuate non aveva booking engine.
Non mi restò che inviare decine di richieste disponibilità: i risultati furono a dir poco disastrosi. Le rispose arrivarono, ma in forte ritardo, qualcuna mancava di tariffe o era scritta in tono poco cordiale. Alla fine, rassegnato e arrabbiato, mi armai di pazienza e di telefono e prenotai presso la prima struttura disponibile che mi capitò sotto mano.
Oggi penso a tutte quelle strutture, che se fossero riuscite a rispondere rapidamente e con cura, forse non avrebbero perso la mia prenotazione.

 

Booking Engine vs Moduli richiesta disponibilità

Il booking engine è innegabilmente uno strumento indispensabile sia lato utente che lato albergatore: i clienti hanno la possibilità di verificare in tempo reale e in modo totalmente autonomo le disponibilità e prenotare, mentre all’albergatore arrivano molte meno richieste da evadere, con la conseguente possibilità di investire il tempo residuo nella cura degli ospiti.
D’altra parte esistono scenari dove questo non è ancora la norma: strutture molto piccole, spesso extralberghiere, con poche risorse economiche e di personale, che si affidano a portali locali che ancora mancano delle tecnologie più avanzate, non possono che scegliere il Modulo di richiesta disponibilità.
Fin qui niente di sbagliato: da sempre integriamo sui siti dei nostri clienti, parallelamente al booking engine anche il modulo di richiesta disponibilità, per offrire ad ogni tipologia di utente la possibilità di effettuare richieste particolari e prenotare come preferisce.
Il problema sorge al momento in cui l’albergatore deve rispondere alle richieste.

La prima impressione è quella che conta

Ogni risposta a una richiesta di disponibilità dovrebbe essere chiara, completa, scritta correttamente e soprattutto molto rapida: ne va della vostra immagine, della vostra credibilità e affidabilità. Sembra scontato, invece non lo è.
I risultati di un piccolo studio condotto dal portale it.holiday.com, sono esemplari: analizzate le risposte inviate agli utenti da 1.200 strutture medio-piccole (equamente divise in bed and breakfast, hotel, case vacanza, agriturismi, villaggi turistici e campeggi), è emerso che l’80% di queste risultano “scarse”:
Per valutare le risposte sono stati utilizzati tre criteri principali: tempestività, stile, completezza.
Gli errori più comuni presenti nelle e-mail di risposta risultano essere i seguenti, in ordine di frequenza
  • Tempestività: i tempi di risposta arrivano addirittura a toccare gli 8 giorni
  • Stile:
    • Mancanza o utilizzo inappropriato delle formule di apertura e chiusura (ex. Gentile Sig./ Cordiali saluti)
    • Errori linguistici (grammatica e sintassi)
    • Testo scritto tutto in maiuscolo
    • Testo con lingue mischiate
    • Testo della risposta inserito sotto quello della richiesta e non viceversa
  • Completezza:
    • Tariffa richiesta non indicata
    • Mancanza di elementi di contatto (indirizzo, numero di telefono e email)
    • Indirizzo e-mail indicato nella risposta errato
    • Mancanza di date alternative a quelle proposte
Oggi non è più accettabile inviare risposte che manchino di correttezza grammaticale e ancor più di cortesia e di buona educazione: la vostra risposta potrebbe essere decisiva per chiudere in positivo la prenotazione.
Come conclude lo studio: “Sembra evidente che l’attenzione dedicata a questi elementi da parte dei proprietari o gestori è veramente molto bassa e che viene sottovalutata l’incidenza di una risposta corretta nel buon esito della trattativa.
Posto che il prezzo per questo tipo di strutture è la discriminante fondamentale nella maggior parte dei casi, a parità di servizi, è senza dubbio vero che una risposta ben strutturata, esaustiva ed elegante cattura l’attenzione e si differenzia in positivo dalle altre.”

martedì 27 settembre 2011

Messico e nuvole … che voglia di piangere ho!

IL PERCHE' HO VOGLIA DI PIANGERE
"... quanto alla classifica dei Paesi di provenienza, quelli che, indipendentemente dal loro apporto in valore assoluto, hanno fatto registrare il maggior aumento percentuale sono Cina (+ 86 per cento), Messico (+84,8) e Australia (38,3). Notevole l'aumento di turisti dal Brasile (+22,1), dalla Russia (+20,6) e dagli Stati Uniti (+14,3). Risultati che - ha commentato il ministro - premiano il nostro impegno sul fronte della promozione e della commercializzazione del brand Italia''.

LE LACRIME GIA' VERSATE
Per quanto riguarda gli arrivi dalla Cina ho già scritto qui, più in generale qua e già che ci siamo, mettiamoci anche il quo, dopodichè il + 86% (degli arrivi dalla Cina) ministeriale è finito in un … vabbè, fate voi.
E oggi parliamo del Messico (proiezioni primi tre mesi 2011) e di quel + 84,8% (presunti) di cittadini messicani che c’hanno fatto visita rispetto all’anno passato (vedi schema sottostante).
Anche in questo caso prendete pure voi le considerazioni del caso.


La fonte è quella del SION del INM (El Instituto Nacional de Migración) del Messico; quindi autorevolissimo e probabilmente (forse) più dei dati della Brambilla.

LE LACRIME ANCORA DA VERSARE
P.S.: Naturalmente non vi farò mancare quelli dell’Australia, degli Stati Uniti, del Brasile e della Russia in un prossimo futuro.
Giusto per verificare l’autenticità di quelli della signora ministra al turismo italiano.
P.P.S.: I "numeri" della Brambilla vengono estrapolati dai dati della BankadItalia che a questo punto dovrebbero essere leggermente rivisti.
P.P.P.S.: Ma non si possono fare (tra tutti) le cose un pò meglio?

domenica 25 settembre 2011

Lei (la Brambilla) dice. La Banca d'Italia dice. Io dico ... e voi, cosa ne dite?

LEI DICE
"In tre anni abbiamo fatto quello che non era stato fatto in trent'anni", dichiara il ministro del Turismo, che sottolinea: "Nel turismo crescita, sviluppo, occupazione sono obiettivi che abbiamo già raggiunto. I numeri parlano chiaro. Si tratta dell'unico settore che, nonostante la difficile congiuntura economica internazionale che stiamo vivendo, ha generato e continua a generare crescita, sviluppo, occupazione, con oltre 2 milioni e duecentomila persone".
"Il turismo è un volano strategico per la nostra economia: i risultati dimostrano che ben ha fatto il presidente Berlusconi a puntare su questo settore".
Brambilla spiega: "Abbiamo chiuso con il segno piú lo scorso anno, e anche quest'anno, con un 6,6 per cento in piú di viaggiatori internazionali in arrivo e un piú 7,3 per cento di incremento della relativa spesa nel nostro paese, che nei primi sei mesi del 2011 è arrivata a 7,37 miliardi di euro. Sono risultati che premiano il grande lavoro di questi anni da parte del primo governo che ha finalmente messo il turismo al centro dell'agenda politica, superando la colpevole miopia di tutti coloro che ci avevano preceduto".

LA BANCA D’ITALIA DICE   


IO DICO
Non dico niente anche perché i dati sopra descritti dalla Banca d’Italia parlano già da soli, confermando che non è per niente vero quello che ci "omaggia" la ministra.
Invece per quanto riguarda la sua prima parte, e vale a dire quello che in “soli” tre anni la signora è riuscita a fare (a differenza dei precedenti trent’anni), è negli schemi sottostanti forniti dall’Untwo (l’Organizzazione Mondiale del Turismo) … e anche in questo caso non sono necessarie delle parole.



VOI COSA DITE?

sabato 24 settembre 2011

La Cina è vicina, ma è la Brambilla che l'è lontana ... dalla realtà


S’era nell’ottobre del 2010 e la Brambilla trattenendo a malapena, dietro a un sorriso soddisfatto, l’implicito auspicio di un prevedibile ad majora (o forse è meglio dire “alla malora”), elencava in un milione le visite turistiche dei cinesi per quell’anno in corso.


 Ad onor del vero vi furono anche dei quotidiani molto autorevoli che sostennero (a torto) le stesse presenze, a dimostrazione che a volte sarebbe opportuno o meglio indagare un po’ prima anzichè riportare pari pari le informazioni ricevute.
Comunque sia, oggi 24 settembre 2011, la ministra dichiara che nei primi sei mesi (2011) c’è stato un + 86% di cinesi attratti dal nostro made in Italy.
Totale della faccenda (secondo lei) è che saranno ben 1.860.000 nel 2011 (un milione ottocento sessanta mila) i cinesi che ci faranno visita, e manco a dirlo, qui sul blog nessuno se l’è bevuta.

Sia l’anno scorso e men che meno in quest’altro.
Infatti, da come risulta da un’indagine d’allora, i cinesi furono molto meno (vedi qui), mentre la stessa China Association of Travel Service and China Tourism Academy confermò questa opinione (vedi schema) poiché l’Italia non apparve nelle prime dieci nazioni elencate dell’outbound turistico cinese, mentre la decima (la Russia) ebbe presenze per 710.000 unità, quindi …
Sarebbe inutile dire che anche quest’anno la situazione rimane così, però lo dico lo stesso per i più “tardi di comprendonio”, e pertanto quel 1.860.000 rimane ahimè nella fantasia di alcuni.






Lo stesso Ambasciatore d’Italia a Pechino, Attilio Massimo Iannucci, ha dichiarato che nel 2010 sono stati concessi a cittadini cinesi 120.000 visti, mentre quest’anno l’obiettivo è di toccare o superare la quota di 200.000.


Stessa sorte arriva anche dal Ministero degli Affari Esteri, dove Paolo Crudele del Consiglio ministeriale, dichiarava non più di cinque giorni fa, un aumento del 35% di “visa application”. Per l’anno in corso.









E così pure il Ministro Franco Frattini, durante l’Expo a Shangai del settembre scorso, dichiarava quanto segue: “Dal 1° gennaio al 31 luglio 2010 i visti rilasciati per turismo dall’Italia sono stati 68.122 … confermando la tesi”.


E l'UNTWO (?), l’Organizzazione mondiale del turismo presieduta dalla Michela Brambilla (ma perché ne ha fatto esplicita richiesta), nel barometro delle misurazione del primo quarto di quest’anno, ci dava impietosamente nelle retrovie mondiali sugli arrivi turistici (vedi schema sotto).
Beh, che dire?
Meglio non dire, quello sopra scritto basta e c’avanza, mentre i dati riportati sotto son anche peggio.

Vabbè dai, ancora un anno e un pò ... e poi è finita!







 








venerdì 23 settembre 2011

C'era una volta Ceccorivolta che rivoltava i maccheroni, ma se la fece nei calzoni ... ambarabà ciccì coccò

NELLA STESSA PAGINA DELL'OSSERVATORIO NAZIONALE DEL TURISMO
Spesa dei viaggiatori stranieri in Italia. Var. % gen-giu 2010-2011
Elaborazione ONT su dati Banca d'Italia +3,7%

Spesa dei turisti stranieri in Italia. Var. % gen-giu 2010-2011
Elaborazione ONT su dati Banca d'Italia +7,3%

In pratica giocando e distinguendo tra chi viaggia per lavoro e chi per turismo, le percentuali cambiano come meglio è richiesto ... 
... e l’Ontit, l’Osservatorio Nazionale del Turismo lavora sotto il patrocinio del Ministro del Turismo … la Michela Brambilla per intenderci.
Ah, dimenticavo d'aggiungere che chi viaggia per lavoro, internazionalmente (e in tutto il modo), viene considerato alla medesima "strenna" del turismo, in quanto considerate come presenze ... e spesa.


P.S.: A tra poco per quest'altra dichiarazione (vedi cerchietto rosso nell'immagine sottostante) e ... cliccare sulla medesima per ingrandire.
Hei, il click non serve per "ingrandire" i turisti cinesi, ma solo l'immagine.

giovedì 22 settembre 2011

Come aumentare i turisti stranieri in Italia ... senza fatica

Beh, "forse" non c’è voluta una gran fatica per capire il perché la Brambilla abbia cambiato in poco tempo i suoi dati sulle presenze turistiche straniere, aumentandoli a dismisura in un pur breve spazio di tempo.
Anzi, se la devo proprio raccontare tutta e anche se non ne ero certo al 100%, qualcosa già l’immaginavo.
Ma andiamo per gradi a valutare questo "forse".





Il 15 agosto 2011 la Brambilla dice così: “… il trend positivo si conferma anche quest’anno, con una crescita di visitatori del 3,8%,  e con una maggiore spesa stimata nel 4,1% …”

Mentre, poco dopo, a distanza di alcuni giorni, ecco che escono i dati dell’Untwo sull’andamento e le percentuali del turismo estero nel mondo.

L’Organizzazione mondiale del turismo che è presieduta (non per chissà quali meriti, e qui c’è scritto il perché) dalla stessa Michela Brambilla, dice che la media europea si attesta sul + 6%, che i Paesi con delle economie avanzate (tra cui l’Italia) viaggiano sul + 4,3%, mentre l’incremento nel mondo intero fa segnare la media del + 5%.

Ed è appunto in questo caso che gli eclatanti dati elargiti pochi giorni prima della ministra se n’andrebbero per la tangente, “magnificandoci” del non certo suo/loro buon lavoro.
Infatti non si può di sicuro parlare di un gran successo nazionale nel qual caso gli altri viaggino su cifre molto più produttive.

Quindi, ecco che di colpo le “nostre” percentuali (vedi dichiarazioni della Brambilla del 21 settembre 2011) si alzano “inaspettatamente” al + 6,6% per quanto riguarda i pernottamenti stranieri in Italia, e addirittura al + 7,3% per la spesa che questi hanno effettuato nel Bel Paese.
Pertanto il risultato è che “lei” si è subito riportata su standard migliori dei Paesi concorrenti, e il tutto senza una granché fatica, eccetera eccetera.
E noi?
E noi ce n'abbiamo ancora per poco più di un anno e poi ... di peggio non si potrà fare.

mercoledì 21 settembre 2011

Toh che strano, la Brambilla ha sbagliato i dati sulle presenze turistiche estere. Ma guarda un pò

Se dovessi scrivere tutte le incongruenze che c’ho visto o udito, tra quelle elencate dalla signora Michela Brambilla in circa un’ora di video (ieri 20 settembre 2011 a Palazzo Chigi) sulle presenze turistiche nel nostro Paese, beh, di sicuro non mi basterebbero le pagine della Treccani.
Pertanto mi limito ad alcuni dati che “erroneamente” la ministra ha sbagliato.
Volutamente?
Non lo sapremo mai ma non è poi così difficile immaginarlo
Comunque, elencando i dati della Banca d’Italia, “lei” dice (vedi video 9’28”) che i turisti stranieri sono aumentati del 6,6% e la spesa di questi si è ingrossata del 7,3%.
Naturalmente non è vero poiché i dati VERI della B. d’I.sono questi:

 
Infatti il sito della Banca D’Italia dice che la spesa è aumentata del 3,7% e non il contrario (il 7,3%), mentre quel bel +6,6% sulle presenze estere della Brambilla va naturalmente a farsi friggere e diventa un 4,23%.
La matematica non è un’opinione (per noi), per “lei” non lo so e neanche m'importa.
E se le presenze dell’anno scorso (pernottamenti) erano nei primi sei mesi la cifra di 138.495 in migliaia, e quest’anno sono 144.358 … beh, fate un po’ voi il come ci si possa fidare di gente che conta così.
Un momento, conta i numeri o conta le balle?
Beh, fate voi.
Ricordo inoltre che il movimento mondiale dei turisti stranieri negli stati europei (dati Untwo dove la signora è anche la presidentessa), è maggiore della nostra (vedi qui); altro che balle. E quindi dove stà 'sto gran successo?


Ed eccoci al minuto 16 e 57 secondi dove la ci dice che: “… abbiamo comunque una crescita del numero di camere vendute rispetto all’estate dell’anno appena passato già del quasi 3% a giugno, del 3,7% al luglio, del 5,4% in agosto … oggi il balneare ha registrato un + 4,2  in giugno, un + 3,3 in luglio e un + 5% in agosto … ulteriormente il turismo dei laghi con un + 5,9 in giugno, un + 9,6 in luglio e un 8,3% in agosto e della montagna con un +2,9% un 3,8% e un 5,5% in agosto … gli italiani che hanno trascorso un periodo di vacanza sono stati 24 milioni di cui l’80% hanno avuto come meta una località italiana, e anche questo è un dato in crescita rispetto all’anno passato”.

Peccato che molti operatori non la pensino proprio così, e per saperlo basta chiederlo ai balneari per il mese di luglio.
Non si capisce il perchè poi "lei" sostenga che gli italiani sono rimasti in Italia a fare le ferie o vacanze, mentre tutte le altre Nazioni al mondo dichiarano un'aumento considerevole delle presenze italiane nel loro territorio ... mah e chissà perchè?
Sbaglia lei o sbagliano tutti gli altri Paesi del pianeta?
La risposta è semplice semplice.
E poi la Brambilla si fa una domanda da sola, che se devo considerare quelle che sono poi avvenute da parte della platea o dai presenti, forse è anche meglio: “… e perché il rapporto qualità/prezzo è centrato?” e si risponde con: “… perché sennò, se il rapporto qualità/prezzo non fosse centrato e vincente, io non avrei da darvi questi dati positivi, e davanti alle cifre e ai risultati, le chiacchiere stanno a zero … segue o precede una risatina di scherno denigrando qualche blob che per lei, probabilmente, scrive sciocchezze e di cui l'allusione a questo BLOG è anche evidente”.
Si le sue di chiacchiere, che con naturalmente i “suoi” dati appresso, darebbe un risultato ben al di sotto di quello ZERO!
Roba da foche, orche o orsi polari.
Poi per quanto riguarda il sorriso o lo scherno, eventualmente al nostro indirizzo, si vabbè, ma a noi (di LEI) scappa da ridere a crepapelle.
Che sia simpatica?
No!
E peccato che i dati siano sbagliati verrebbe da dire … e vabbè dai, lo diciamo.
Dopo di che con le solite auto glorificazioni del caso, sul tipo “ma come sono brava” e “ma come sarò ancor più brava nel tempo a venire che probabilmente non avverrà mai”, ci dice che “lei” (si, proprio lei) ha finanziato con 118 milioni le regioni e …
Peccato che anche in questo caso si sia “dimenticata” dei 5.367.097,01 che è appunto la differenza di quei 118.065.054,00 liberalizzati dalla Corte dei Conti (bloccati a suo tempo a Stanca e Rutelli) e rideterminati dalla Brambilla in Euro 112.697.956,99 sulla base di quanto previsto dal decreto legge 31 maggio 2010, n. 78 convertito in Legge 30 luglio 2010 n.122 recante “Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica”.

Una dimenticanza o un lapsus il suo dire?
E anche ‘sta volta non lo sapremo mai … ma si, tanto sai checcefrega di quello che dice?
Niente, anzi anche meno di niente.
Inutile aggiungere che tra la stampa presente e giusto per fare pan dan col nulla sentito … niente.
E domani sui giornali … ancora niente.
E all’opposizione … manco a dirlo, niente.
Vabbè dai, ci siamo noi.

martedì 20 settembre 2011

Ostia fa schifo per Papagni (Assobalneari Roma)

E’ uno dei tanti classici esempi (s’è vero) di che cosa succede quando le amministrazioni locali s’interessano delle questioni che riguardano le grandi strategie di comunicazione e programmazione turistica, tralasciando quello per cui dovrebbero invece occuparsi.
E l’esempio capita proprio a fagiolo per molte realtà italiane.
Comunque bando alla ciance ed eccovi subito quello che accade quando …

Quest’estate il turismo balneare sul litorale romano ha avuto un calo del 30%.
C’è stata inoltre una riduzione dei consumi del 25%”.
I dati sono forniti dal presidente di Assobalneari Roma, Renato Papagni, che si domanda: “Come mai nemmeno l’1% dei venti milioni di turisti di Roma arrivi ad Ostia?”.
Per Papagni la risposta è “nell’offerta di bassa qualità gestita da un’amministrazione locale interessata a soddisfare innanzitutto i bisogni della cittadinanza.
Con il risultato di proporre un prodotto da borgata.
Ostia fa schifo – prosegue – è brutta, sporca e trasandata.
Si sono spesi soldi per abbellire le aiuole del lungomare e adesso dopo pochi mesi sono indecenti. Come possiamo fare un risultato economico con un disastro del genere?
L’amministrazione comunale deve vietare all’amministrazione locale di intersecarsi su questioni che riguardano le grandi strategie di comunicazione e programmazione turistica.
Il Comune deve fare un progetto turistico che trasformi questa borgata senza infrastrutture e servizi in una città turistica.
Perché rispetto alla città le strutture balneari di Ostia sono troppo belle.
Come esci fuori però c’è un immondezzaio – denuncia Papagni – Hanno distrutto anche quel po’ di qualità che negli anni abbiamo con sforzo messo in piedi con il rilancio del prodotto mare Ostia: prima negli anni Novanta, poi nel 2000.
Quest’anno il Premio Roma è stato l’unico esempio di valore culturale, per il resto si è offerto un prodotto da borgata: porchetta e giochi da fiera. Aridatece i fagottari – provoca Papagni – Negli anni ’60 almeno c’era spontaneità.
Oggi siamo assaltati da gente di basso livello, al mare come in discoteca.
Il sistema di migliori discoteche, infatti, si è spostato da Ostia all’Eur, e le spiagge libere cittadine sono affollate ai limiti delle norme di sicurezza e con un solo bagno a disposizione per centinaia di persone.

… e nonostante non si possa ancora essere a questi livelli nel 2011, noi ci siamo.

Genova, il sindaco che non vogliamo

Soprattutto è rimasta nelle penne e nei cuori dei nostri lettori la speranza di trovare un nuovo Pertusio, qualcuno che ami Genova più di se stesso.
Qualcuno che sogni un’altra Genova.
Ma un sogno ad occhi aperti.
Lontano da certi incubi degli ultimi anni.
A proposito di Pertusio, mi rimarrà sempre nel cuore la voce della figlia del sindaco che cambiò Genova senza chiedere nulla in cambio, felice e grata solo perchè qualcuno si era ricordato del suo papà, della sua storia, della bellezza della sua figura, della sua diversità, della sua coerenza, del suo anticomunismo e del suo viverlo (e vivere) con dolcezza.
Il che - in un’epoca in cui c’è gente che cambia le idee e i partiti come se fosse in una sfilata di moda della collezione Dolce & Voltagabbana, senza nemmeno la decenza di rispettare, se non i propri benefattori, almeno i propri elettori - è qualcosa di straordinario.
E sapete qual è un altro particolare emozionante, vivo, significativo?

Che la bellezza degli occhi e del pensiero dei bambini ha avvicinato lettori che, magari, la pensano diversamente su tante cose, ma si ritrovano nella ricerca di una politica che sia purezza e non triste e misera ricerca di contropartite personali o che si riduce a candidati che si guardano in continuazione allo specchio convinti di essere i più belli o i più furbi del reame.
E così si sono ritrovati nello sguardo dei bimbi persone come Luciano Ardoino, probabilmente il massimo conoscitore di turismo di tutta la Liguria, che ha riportato integralmente il sogno di un sindaco-bambino sul suo blog, e Gian Luca Fois che è intervenuto su queste colonne nei giorni scorsi e Claudio Papini, che ne scriverà nei prossimi.
E poi mi ha fatto enormemente piacere la chiamata di uno dei massimi industriali genovesi, uno che sta nell’alto dei cieli della città che lavora e che produce, che si è riconosciuto alla perfezione nel nostro sogno.
E già questo testimonia che, davvero, è un grande imprenditore, non solo per definizione o autodefinizione.
Ma ha anche posto un problema reale: un sindaco bambino potrebbe sopravvivere dipendendo da vecchi (in contrapposizione a bambini) politici?
Domanda che sottende altre scelte, sempre sotto forma di metafora: «Bisognerebbe prima riformare il sistema istituzionale e farlo diventare un asilo! Oppure, bisognerebbe dare la carta e le matite al solo bambino sindaco».
Sono problemi assolutamente seri, reali.
E io stesso non so dare una risposta definitiva ai problemi che si troverebbe di fronte un sindaco-bambino.
Con il cuore di un bambino.
Con gli occhi di un bambino. E quindi, non posso che rispondere con il Montale di Ossi di seppia e, in particolare, di Non chiederci la parola: «Non domandarci la formula che mondi possa aprirti, sì qualche storta sillaba e secca come un ramo. Codesto solo oggi possiamo dirti, ciò che non siamo ciò che non vogliamo».
Ecco, io non voglio sindaci comunisti e non voglio sindachesse parolaie. Non voglio demagoghi, ma non voglio nemmeno gente che sta chiusa in un palazzo di vetro, senza rendersi conto che le persone perbene non ne possono più di un mondo che risponde solo a se stesso. Non voglio gente che osteggia un partito il sabato, ci entra dentro la domenica per farsi eleggere e ne esce il lunedì perchè si è ricordato che quelli lì gli fanno un po’ schifo.
Non voglio persone che si fanno eleggere in un posto e poi se ne fregano e non ci vanno, con l’unico risultato di non fare entrare un altro.
Non voglio paracadutati che, quando non sono più d’accordo con i paracadutatori, non si dimettono. E non voglio più candidature dove uno decide per tutti e gli altri devono applaudire.
Così come ribadisco che non voglio più candidati sindaci «stranieri» solo in quanto stranieri.
Non vedo perchè i moderati genovesi non possano essere rappresentati da uno di loro, ma debbano andare a cercare fuori dalla porta di casa.
Se c’è in giro il premio Nobel ben venga, ma se il risultato è di trovare persone che pensano di essere premi Nobel, la questione è un po’ diversa.
E allora, lo ribadisco, guardiamo in casa, alle straordinarie risorse e alle tante persone perbene che non hanno paura di dirsi non berlusconiani acritici (io, ad esempio, non lo sono, da tempi non sospetti), ma «moderati», ma «di centrodestra», ma «anticomunisti», ma «alternativi alla sinistra dura e pura».
Ci vuole tanto a dire queste cose?

Ci vuole tanto a capire che è il minimo che sarebbe giusto pretendere da candidati del centrodestra?
Di tutto questo parleremo alla prossima riunione di famiglia del Giornale, alla prossima «Savignone».
Che, con ogni probabilità, non sarà a Savignone - anche se certamente torneremo presto a Palazzo Fieschi, approfittando della squisita ospitalità di Simonetta Caprile - ma questa volta resteremo a Genova.
Ovviamente, vi informeremo per tempo di date, orari e luoghi.
Ma quello che possiamo già dirvi è che siete riusciti a commuoverci anche questa volta: non solo con l’ottima partecipazione di popolo a Savignone (non di politici, ringraziamo chi è venuto, ma i protagonisti non erano comunque loro), ma anche con la partecipazione di chi non è riuscito ad esserci. Ringrazio le signore che mi hanno fermato per strada in questi giorni, scusandosi - letteralmente scusandosi - per non essere riuscite a venire; ringrazio coloro che mi stanno telefonando per chiedere «quando è la prossima» e ringrazio chi ci ha scritto cartoline per dire che era altrove, ma col cuore era insieme a noi: Lorella Fontana da Zollikofen; Giacomo Pronzalino da San Candido in Val Pusteria; Gian Franco Rovani da Sabbioneta, in provincia di Mantova.
Ecco, per quelli di Savignone, per quelli delle cartoline e per tutti quelli come loro, organizzeremo prestissimo un altro incontro.
Ma intanto continuiamo a sognare insieme a loro un sindaco-bambino.
E, soprattutto, una Genova e una Liguria migliori.

Di Massimiliano Lussana (Capo redattore Il Giornale Genova)








P.S.: Tutto questo anche perchè Genova è una città che dovrebbe vivere bene col turismo, checcesenedica e checcesenefaccia.
Alla faccia dei loro dati che sono sempre positivi ma che invero ...

lunedì 19 settembre 2011

L'assurda follia del federalismo nel turismo

Recentemente a S. Margherita Ligure, Angelo Berlangieri, l’assessore al turismo regionale ligure, ha detto così: “I Comuni potranno godere per esempio della leva fiscale, come nel caso della discussa tassa di soggiorno. Siamo all’assurdo, la Regione Liguria fa le leggi e poi andremo dal sindaco di Santa Margherita Roberto De Marchi a dirgli: dacci i soldi che noi te li investiamo. E così con gli altri comuni, ognuno per i fatti propri e per la loro strada. Chiederemo alle regioni italiane di assumere una posizione chiara e netta contro questa follia”.

Beh, come dargli torto.
Ma il suo “lamento” tra regioni e comuni, non è “approssimativamente” la stessa cosa che negli ultimi anni (e lo è tuttora) succede tra lo Stato (Ministero del turismo) e le regioni?
Anche lo Stato fa le Leggi e le “palanche” (la maggior parte) le hanno le regioni che a sua volta fanno altre Leggi.
Si vabbè, c’è il titolo V da rispettare, e che a farla in breve dice che sono demandate le Regioni eccetera eccetera ... dopo l’abrogazione del ministero preposto nel ‘93.
E adesso, con la nuova riforma fiscale sul federalismo (dove però non c’è ancora alcuna traccia sulle direttive governative nel merito ... perché la Brambilla … e vabbè), il tutto viene demandato ai comuni?
Niente di male per carità, ma dove andranno a finire questi soldini?
Saranno "devoluti" per il decoro urbano e via cantando (per il turismo e per migliorare i servizi della città) oppure ...
Propendo per l'oppure!
Quindi in attesa di conoscere per bene le novità, tutto giusto e nella normalità ... per loro.

Ma manco li cani!
Non sono per niente d’accordo sul fatto di dare questa possibilità ai comuni ed il motivo è semplice semplice anche dagli albori.
Infatti nella malaugurata ipotesi di lasciare gli “sghei” a questi, succederà che sebbene ce ne saranno alcuni (molto pochi) che sapranno agire nel rispetto e nella logica del “loro” turismo, altri (i più) creeranno un bailamme dettato dall’ignoranza dei preposti in questo settore, e il risultato (manco a dirlo) sarà l’esagerata FRAMMENTAZIONE e il famoso “tira a campà”, con un enorme danno agli operatori del settore e all’indotto intero.
E non è poco.
E in questa (frammentazione), di cui siamo gli indiscussi campioni del mondo, non è che sia una cosa poi così tanto produttiva, o no?
Ma le causali per il generale "disastro" non saranno solo queste, bensì molteplici e senza fine e il "propendo" sopra descritto.

Ma vediamo cosa scrivevo due e mezzo anni fa in merito allo Stato e alle Regioni, e poi …
Poi basta cambiare i due soggetti; Regioni al posto dello Stato e Comuni al posto delle Regioni ed il risultato è fatto.

IL COPINCOLLA (COSTRUTTIVO) DI DUE E MEZZO ANNI FA
Partiamo dalle nozioni più elementari e vale a dire che il federalismo permetterebbe alle Regioni entrate fiscali prevedibili e quindi di possibili manovre strategiche.
Sia quelli di minor importanza che il più grande avvenimento richiedono uno studio ed una applicazione con largo anticipo e non con l’improvvisazione di pochi giorni o settimane; un “speriamo che io me la cavo”.
Eventuali lacerazioni decise dal Governo da un anno all’altro non sono produttive perché rischiano di compromettere il lavoro fatto o organizzato, di conseguenza bisogna sapere d’avere le risorse e nel turismo ci vuole una programmazione non rettificabile dallo Stato che nello stesso tempo non diano più l’opportunità di declinare eventuali proprie responsabilità di fallimento, ad altri.
A questo proposito servono accordi duraturi fra Stato e Regioni nel campo del turismo e della cultura perché implicano in grande misura il valore dell’indotto essendo questo un settore trasversale.

Servono quindi regole certe, chiare e finalmente trasparenti che dovranno dissentire dall'attuale continuo cambiare delle carte in tavola ma è inimmaginabile un abbandono delle grandi istituzioni turistiche e culturali da parte dello Stato.
Il federalismo serve per tutte le branchie del turismo, sia l’incoming che l’outgoing, il turismo balneare ed il turismo interno, Il turismo enogastronomico e quello culturale e non vi deve essere distinzione fra i vari segmenti o tipologia di prodotto perché il federalismo non può distinguere l’una o l’altra cosa, come invece testimoniato da alcuni presidenti di grandi associazioni turistiche; stronzate o stranezze…scegliete voi!
Che il turismo sia destinato a sostituire il valore del petrolio ormai è cosa diffusa, ci sono arrivati anche i più "sciocchi" (e qui ce né), ma che sia certa e produttiva una politica federalista nel contesto attuale, credo che ancora ne abbia da passare di acqua sotto i ponti; troppi professionisti immaginari nel turismo della nostra cara penisola, come auguro non abbiano a ricopiare il federalismo di altre nazioni (Svizzera, Belgio, Australia, etc.), come invece si denota dall’evidente copia/incolla da parte del nuovo governo per altre considerazioni nel settore; ogni paese è un caso a sé, come a sé sono tra loro le varie regioni.

Credo che invece valga l’occasione di istituire il concetto dell’offerta e dell’accoglienza turistica, coinvolgendo tutti i protagonisti (le regioni) del turismo sotto un denominatore comune, lo Stato, ed eliminando l’attuale bailamme derivato dal nefasto ’93, anno dell’abrogazione del Ministero del Turismo.
Non sono fiducioso nell’organico ministeriale (Brambilla & Co.), nel suo direttivo e i vari comitati , ma la speranza c’è e non muore mai ... e forse uno sguardo al R. Reagan 2020 (Federalism and Conservatism), anche se recentemente (ma non troppo recente) mutato da B. Clinton EO 13083, va letto bene e possibilmente pensando a quello che si legge ... anche tra le righe.

sabato 17 settembre 2011

L'Italia è la prima meta per il Condé Nast Traveller (The Readers’ Travel Awards del 2011) sezione "Countries"


Pochi giorni orsono mi sono imbattuto in un articolo del The Nation, che altro non è che un quotidiano in lingua inglese fondato nel 1971 e pubblicato a Bangkok, in Thailandia.
Non lo seguo sovente ma l’ho scoprii a causa di una mia ricerca contro uno dei grandi mali del mondo, la pedofilia e dove ci trovai delle utili informazioni al caso.

Dopodiché ogni tanto, girovagando nel web in cerca di buone nuove (innovazione) sul turismo mondiale, riesco ad informarmi su cose che non conosco attraverso alcuni interessanti articoli.
Ah se solo avessi più tempo!
Infatti gli operatori della Thailandia conoscono molto bene la qualità del ricevimento, e pur non essendo mai stato da quelle parti, in qualche modo estrapolo il loro saperci fare in quello specifico settore turistico.
E ieri l’altro, sul The Nation, m’è apparso questo articolo dove veniva riportato un fondo del Condé Nast Traveller sul The Readers’ Travel Awards del 2011 e dove l’Italia era erroneamente classificata al terzo posto come miglior meta turistica (sezione Paesi) dietro la Nuova Zelanda e l’India per l’anno in corso (2011).
Credo che abbiano riportato per errore le classifiche del 2008.
Il Condé Nast Traveller è un’autorevole rivista mensile americana che ha come particolarità che ogni mese tratta un argomento sempre diverso con cadenza annuale.
Ad esempio a febbraio tratta di crociere mentre in aprile il soggetto sono le terme; in ottobre il top-rated degli alberghi d’affari, a dicembre le ovvie stazioni sciistiche … e via cantando.
Insomma l’è una cosa ben fatta.

Ora di seguito l’articolo completo (copincolla in lingua Inglese) del Condé Nast Traveller sul The Readers’ Travel Awards del 2011, dove l’Italia appare appunto come prima Nazione al mondo nelle scelte dei votanti, a dimostrazione che quel miglioramento di cui avevo già accennato da parte dell’Enit in verità c’è.
Poche balle!

Da notare le posizioni di Sicilia (11esima) e Sardegna (13esima) tra le isole migliori del mondo, e Roma (4a), Venezia (6a) e Firenze (9a) tra le città.

Earlier this year we asked you to vote for your favourite travel experiences - from hotels to tour operators, islands to spas. From your answers we have produced this, our 14th annual Readers' Travel Awards, your choice of the best the travel world has to offer.

DESTINATIONS

Islands
We asked you to rate your favourite islands on 10 criteria and while you thought exotic Zanzibar has the best beaches and lush Seychelles the most appealing scenery, the Greek Islands fended off the competition by scoring above on all 10 criteria. If you are looking for luxury-on-a-budget and a friendly welcome, head for Phuket (you scored it highly for value for money and for people/hospitality). Long-time favourite Balicame up trumps for variety of attractions and Caribbean stalwart Barbados continues to seduce you with its climate.

1 Greek Islands
2 Maldives
3 Bali
4 Barbados
5 Mauritius
6 Balearic Islands
7 Zanzibar
8 St Lucia
9 Seychelles
10 Phuket
11 Sicily
12 Antigua
13 Sardinia
14 Cuba
15 Fiji
16 Corsica
17 Madeira
18 Bahamas
19 Malta
20 Great Barrier Reef

Countries
You like everything about this year's winner, Italy, but are seriously in love with its culture and food/restaurants. Elsewhere, you are convinced South Africa has the most glorious scenery in the world and you are guaranteed the world's warmest welcome in India, while you decided that Turkey outdoes the competition for its value for money.

1 Italy
2 USA
3 Turkey
4 Thailand
5 France
6 India
7 Australia
8 South Africa
9 New Zealand
10 Greece
11 Spain
12 Canada
13 Malaysia
14 Brazil
15 Mexico
16 Argentina
17 Vietnam
18 Croatia
19 Cambodia
20 Portugal

Overseas cities
If it's value for money you are after (and who isn't these days?), head for Buenos Aires: you awarded it highly on that criterion. But money doesn't always make the world go round: this year's winner, New York, may be hard on your bank balance but it's easy to get around (top marks for user friendliness), offers a great range of accommodation and sure is fun . Elsewhere, Vancouver is your best bet for a peaceful holiday (with a high mark for safety), Sydney is well groomed (awarded for cleanliness) and Rome is the centre of civilisation (you liked its culture). And where will you find the best food/restaurants? Well, Cape Town, followed by San Francisco.

1 New York
2 Paris
3 Barcelona
4 Rome
5 Sydney
6 Venice
7 Cape Town
8 San Francisco
9 Florence
10 Istanbul
11 Buenos Aires
12 Berlin
13 Prague
14 Amsterdam
15 Vancouver
16 Marrakech
17 Rio de Janeiro
18 Shanghai
19 Copenhagen
20 Madrid  

 

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