sabato 30 aprile 2011

Gli Spot turistici della Brambilla per Lampedusa e ... gli Spot turistici più assai tanto meglio

Ho visto gli spot organizzati dalla Brambilla per il rilancio turistico di Lampedusa e …

… vidi per la prima volta (anni ’80) lo sketch pubblicitario che descriveva il turismo australiano, “Shrimps on the barbie”, di passaggio nella hall di un albergo a Fort Lauderdale e ne rimasi talmente ben impressionato che non molto tempo dopo mi ritrovai ad esercitare la mia professione in quei lontani lidi nell’oceano Pacifico.
A quei tempi il commentatore, un certo Paul Hogan, ex bagnino, ex verniciatore e sindacalista, era il classico signor nessuno, ma più avanti, anche per merito di quell’indovinata pubblicità, diventerà famoso con il nome di Crocodile Dundee.
Diventato un tormentone negli Stati Uniti in cui Paul Hogan invitava col rozzo vernacolo australiano a raggiungerlo per una grigliata, al tempo stesso voleva creare una nuova percezione della destinazione Australia. 
Lo si vedeva chiaramente nel filmato: spiagge infinite, gite in cammello, foreste verdi, barriere coralline, golf fra i canguri, cene di alta cucina, il glamour delle città, il deserto e le tribù aborigene… il tutto fortemente intriso di australian lifestyle.
E a concludere, l’invito esplicito.
Come dire: tutto è pronto, manchi solo tu.
A seguito di questo e pochi altri brevi video (1 minuto cadauno) il turismo australiano ebbe un’impennata incredibile, raddoppiando le presenze turistiche nel breve giro di pochi anni e con grandi percentuali di americani e giapponesi.
E fu lì che avvenne uno di quegli epocali cambiamenti negli spot del turismo.
Infatti non c’era più lo stretto bisogno di zoomare cartoline o video di paesaggi da mozzafiato per determinare eventuali scelte turistiche e non solo, ma occorreva anche un certo non so che di accattivante per monopolizzare l’attenzione dell’anche svogliato e non attento osservatore.
Un ottimo esempio si ebbe anche con questo che andrò a raccontarvi, e che nonostante non abbia alcunché in comune col turismo, può chiaramente dimostrare che …
… L’esempio che segue si riferisce alla produzione di un commercial “storico”, fatto per una marca di caffé solubile. Obiettivo primario dello spot pubblicitario è suggerire un nuovo modo di preparare un caffé solubile per ottenere un caffé ghiacciato, mischiando e agitando in uno shaker la polvere, ghiaccio e acqua. La chiave creativa è: storia + paradosso. L’idea creativa si basa sulla storia di un uomo che, vivendo in una capanna in mezzo al deserto dell’Arizona posta nelle vicinanze di una linea ferroviaria, attende il passaggio del treno per prepararsi il suo caffé. Le forti vibrazioni che il treno provoca nella capanna agitano fortemente lo shaker e permettono la preparazione di un caffé ghiacciato particolarmente invitante, denso e cremoso. L’ambientazione dello spot pubblicitario nel deserto sottolinea la funzione rinfrescante e dissetante del prodotto.
Innanzitutto i creativi scrivono il trattamento della storia che vogliono realizzare.
Paesaggio dell’Arizona, arido e brullo. Il binario di un treno taglia di netto il paesaggio. Il caldo è davvero al massimo e si sentono degli accordi di un lento blues.
Accanto ai binari c’è una piccola casa. Fuori, sul patio, un uomo è comodamente adagiato su una sedia. Si capisce che sta aspettando qualcosa: controlla attentamente i binari del treno, che si perdono all’orizzonte. Lo spot pubblicitario mostra un primo, piccolo segnale: una lampada, lì accanto a Lui, comincia a vibrare. È il momento. L’uomo, con decisione, entra in casa e comincia a prepararsi il caffè. Si vedono i dettagli della preparazione: la polvere viene versata nello shaker, così come lo zucchero, il ghiaccio e l’acqua. Intanto, l’atmosfera dello spot pubblicitario si carica sempre più di attesa e di tensione. Si vede il treno che, da lontano, si avvicina alla casa. Lo spettatore dello spot pubblicitario deve avere la sensazione che qualcosa stia per accadere.
Chi sta arrivando su quel treno? Perché l’uomo prepara il caffé ghiacciato proprio in quel momento?
Il treno, ormai, è a pochi passi dalla casa: sempre più vicino, sempre più vicino. Mentre gli oggetti all’interno detta casa vibrano sempre più forte, l‘uomo chiude lo shaker con il coperchio. Ed ecco finalmente che arriva il momento clou dello spot pubblicitario . Il treno è davanti alla casa ma non si ferma. Passa invece velocissimo, con grande rumore di terraglia. Le vibrazioni fanno tremare tutto: anche l‘uomo vibra vistosamente, tenendo in mano Lo shaker. Questa scena dello spot pubblicitario dura pochi secondi ma è intensissima. Lo shaker nella mano dell’uomo si agita e mischia bene il contenuto.
Ora il treno è passato; tutto torna calmo come prima. L’uomo apre lo shaker, versa il caffé nel bicchiere e beve con gusto.
Lo spot pubblicitario si conclude con la voce di uno speaker che dice: “Scopri il movimento con... (nome del prodotto)”.
La storia viene poi definita in tutte le sue componenti, per renderne possibile il trasferimento sullo schermo, con la puntualizzazione di dettagli importanti, che danno il “sapore” allo spot pubblicitario:
•         la prima parte dello spot deve creare, in modo stereotipico, un’atmosfera di attesa e suspense;
•         il personaggio deve dare la sensazione di attendere qualcosa di molto preciso e di aver scelto proprio quel momento per prepararsi un caffé ghiacciato;
•         la scena del passaggio del treno davanti alla casa dura pochi secondi, ma deve essere clamorosa ed esagerata;
•         il protagonista dello spot pubblicitario deve avere un aspetto bello, virile, sicuro di sé e vivere in quella casa per libera scelta e non perché è vittima della solitudine;
•         le immagini della preparazione del caffé devono essere sempre in dettaglio e comunicare una sensazione di grande freschezza e refrigerio.
[Tratto da Lehmann E., “Come si realizza una campagna pubblicitaria”, Carocci]
Poi, come detto, ho visto quelli che la Brambilla ha ordinato e selezionato per il rilancio turistico di Lampedusa e che ti riportano indietro negli anni (almeno 30 o 40), e sono andato a rivedermi quelli dell’Islanda e della Svizzera che nonostante non dispongano dei nostri incantevoli paesaggi … mamma mia che differenza!



La possibilità di fare una cattiva impressione alla TV è grande, e a mio parere molte ditte ne hanno largamente approfittato ...
Uno spot pubblicitario deve offrire allo spettatore qualcosa oltre al messaggio commerciale. Il pubblico deve ricevere qualche sorta di premio emotivo per aver guardato lo spot pubblicitario”. In altre parole, occorre lavorare sul pubblico in profondità.
[tratto da Packard Vance, I persuasori occulti”, 1958, Einaudi, pag. 166]
Poi, se ne volete sapere di più … qui.

venerdì 29 aprile 2011

Clap clap clap


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Quelle che seguono sono solo poche righe che dedico a quelli che “applaudono” a qualsiasi str…anezza sentono dire.
Oggi 29 aprile 2011 era in programma una conferenza stampa alle ore 11:00 a Palazzo Chigi con la presenza del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e la Michela Brambilla in merito alla fase 2 per il rilancio turistico di Lampedusa, ma ahimè o ahinoi (ma neanche tanto) questa è slittata a causa dell’assenza del 1° Ministro per motivi inderogabili.
La riunione prende quindi inizio circa un’ora e mezza dopo con la Brambilla, che tra altre cosette di cui parlerò nei giorni a seguire, assicura che gli sbarchi degli immigrati sono un capitolo chiuso.
Oh finalmente, clap clap clap.
Clap clap clap ... 
applausi di gente intorno a te
applausi
tu sola non ci sei
ma dove sei
chissa dove sei tu
parla ancora
parla ancora
perche parlare
parla ancora
parlare ma perche'
se lo sbarco ancora c'e'...

Peggio dei partiti ci sono soltanto i sindacati

Prima di tutto vorrei capire il che cosa può o dovrebbe “fregare” al sindacalista di turno se un’attività commerciale a conduzione strettamente familiare e senza dipendenti (e ce ne sono tante), decide di aprire il 1° maggio, il 25 di aprile o quando ritiene sia necessario per poter pagare le sue spese o gli affaracci suoi.
Stessa cosa nel caso un commerciante o un vattelappesca, che seppur con dei dipendenti, che naturalmente lascerebbe al giusto riposo, volesse tirare su la serranda per guadagnare quel qualcosina.
Qualcosina, che anche una sola giornata lavorativa con l’ovvio (si spera) incasso annesso, in tempo di crisi è pur sempre della manna dal cielo.
O il “bontempone” preferisce si chiuda (fallimento), per poi lasciare a spasso gli altrui dipendenti?
O forse ‘sti signori vogliono “comandare” anche dove non è richiesto e dove non sono per niente graditi?
Personalmente di sindacati e sindacalisti ne ho visti a migliaia nel mio girovagare nel globo, e se non posso dire niente di male di quelli che ho conosciuto all’estero, beh, di quelli italiani non ne vorrei proprio parlare.
Un momento non tutti, ma una buona parte di certo, e poi, quando ce vo’ ce vo’.
E di sindacalisti con la “S” maiuscola come nei tempi passati … e che pensavano “solamente” al bene dei lavoratori a mo’ di giusta e buona missione, beh; non è che in giro se ne vedano poi molti.
Per lo più sembra che siano in grado di coinvolgere solo quelli che credono che il dire “NO” perenne possa risolvere i problemi degli altri.
Ma i risultati finora ottenuti e che se comparati con gli altri sindacati delle altre nazioni, invero dovrebbero spiegare che la giusta strada non sia proprio quella.
E nel ce vo’ “rubo” qualche pezzo a Eisenheim (Front page) che m’è piaciuto e che così dice.
A rappresentare cittadini e lavoratori peggio dei partiti politici, o di quello che ne resta, in Italia sono rimasti solo i sindacati. Carrozzoni autoreferenziali utili solo per permettere ai signori dei piani alti di entrare dalla porta principale dei Palazzi, ormai hanno totalmente perso il contatto con la realtà, ubriacati anche loro dalla brama di potere. Invece di bloccare il Paese per costringere il governo a fare in cinque giorni una legge che tuteli veramente gli operai, i precari, i dipendenti all’ultimo gradino della scala sociale, i sindacalisti continuano a portare avanti un’ideologia che non può più essere sostenuta da alcuna azienda o partito che si definisca riformatore e che guardi al futuro. Con il mondo globalizzato la contrapposizione ideologica fra padroni e operai è divenuta ormai obsoleta. Il nuovo obiettivo deve essere la salvaguardia del posto di lavoro e una busta paga che permetta a chiunque di condurre una vita dignitosa.
In Italia i contratti base di chi si affaccia al mondo del lavoro sono un insulto alla povertà. Quello che dovrebbe interessare oggi un lavoratore non è di avere garantita la pausa caffè, le ferie, o di
poter andare al concerto autocelebrativo del Primo maggio, ma di lavorare con uno stipendio adeguato a ciò che produce. Chi ha un lavoro precario deve guadagnare il venti, trenta percento in più di un suo pari con un contratto a tempo indeterminato. Un operaio con una famiglia non può vivere con mille euro al mese. È tanto difficile capirlo?
Invece Susanna Camusso prende carta e penna e scrive sul Corriere della Sera una letterina per ribadire la sua opposizione all’apertura dei negozi (che in molti casi faticano ad arrivare alla fine del mese) in occasione dell’arcaica festa dei lavoratori. Perché, dice lei, «consolidare dei valo­ri, dei segni di identità del lavoro fa­rebbe bene a tutti». Come avrebbe detto Totò, ma mi faccia il piacere.
E degna risposta, alla Camusso, le perviene da Dario di Vico con il suo
Guglielmo Epifani, per ammettere di aver sbagliato ai tempi del negoziato con Montezemolo sulla riforma contrattuale ha impiegato sei anni (2004-2010). Sarei stato un folle a pretendere che nel caso di Susanna Camusso, e la stravagante compagnia della Filcams sulla “la festa non si vende”, i tempi dell’autocritica si potessero accorciare. La Cgil, come tutte le grandi organizzazioni, ha il suo metabolismo e a un osservatore esterno non resta che aspettare. Intanto però posso rassicurare Camusso che nessuno vuole cancellare la Festa del lavoro, per l’indiscutibile valore simbolico e poi perché in Italia le festività è più facile aggiungerle che tagliarle. Esaurite le polemiche di giornata, però sarebbe bene che partisse una riflessione strategica sulla grande distribuzione, sulla necessità che vada all’estero, che si raccordi più strettamente con le esigenze dell’industria italiana e che dia nuovi posti di lavoro. Questa è la discussione che mi piacerebbe ascoltare e se Camusso contribuisse, rinunciando a qualche luogo comune largamente rpesente nella sua lettera, saremmo i primi ad esserne felici. La Cgil, del resto, dovrebbe sapere che se gli scaffali restano pieni le fabbriche si svuotano.
E tutto questo lo scrivo per il bene del turismo ... italiano.

giovedì 28 aprile 2011

Once upon a time ... l'Italia del turismo

Ieri sera ho ricevuto una e-mail da un anonimo (probabilmente con un indirizzo preso solo per l’occasione) che gentilmente mi accusa di fare “esagerate” critiche sul turismo italiano anche attraverso delle traduzioni in svariati idiomi.
La prima impressione è stata quella di mandarlo (gentilmente) a quel Paese con un semplice “rispondi al mittente”, poi chiaramente, non avendo l’indole del cattivo a tutti i costi, ho preferito cogliere la palla al balzo per ovviare a futuri attentatori al mio fegato con bile annessa.
E mo’ rispondo!
“Tutto sbagliato tutto da rifare” e commentatori non hanno mai fatto nulla di questo, ci mancherebbe d’altro, e quelli che qui l’hanno tentato, sono stati messi cortesemente ma immediatamente alla porta.
Le critiche che hanno ben ragione d’essere e spesso servono a qualcosa, sono sempre state costruttive o almeno ne hanno o ne hanno avuto la pretesa.
E nessunissima traduzione in qualsivoglia lingua effettuata nel blog, ha mai denigrato il nostro Paese (vedere 700 precedenti post), né tantomeno i “professoroni” che sovente vi sono riportati, e che sono stati si, criticati "costruttivamente", ma solo in lingua italiana.
Anzi!
Oltretutto nei miei non certi frequenti inserimenti in blog importanti stranieri, come ad esempio (Huffington Post), ho sempre descritto l’Italia come la nazione turistica migliore del mondo e con l’aggiunta di commenti favorevoli nei confronti di chi in verità non lo merita affatto (vedi "professoroni" detti sopra e qui spesso presenti).
Quindi?
Che stai a dì cortese anonimo/a signore/a?
Anche se presumo d’averne capito l’autore o … l’autora.
Comunque, morta là e non c’è più problema; ognuno ha diritto, nei limiti dell’educazione, d’esporre le proprie critiche o suggerimenti, e non saremo di certo noi a rifiutarli o a farne materia di eventuali conflitti a parole.
Non abbiamo la stoltezza di cadere nel ridicolo come altri hanno fatto su queste pagine o altrove.
Ma come in ogni mio post, ecco la critica costruttiva e vale a dire quello che invero si dice dell’Italia dall’estero e che penso dovrebbe essere sempre “visionato” da qualcuno dell’entourage del ministero del turismo, ma che invero … chissà?
Infatti una semplice ricerca sui siti web dei vari dipartimenti di Stato internazionali in merito ai consigli sui viaggi dei loro cittadini, potrebbe portare a capire il dove si deve migliorare.
E ve lo riporto proprio com’è, nella rispettiva lingua d’appartenenza; trattasi del Travel States Government (a Service of the Bureau of Consular Affairs of the U.S. Dept. Of State) e quindi in inglese.
Politically Motivated Violence: in Italy is most often connected to Italian internal developments or social issues. Italian authorities and foreign diplomatic facilities have found bombs outside public buildings, received bomb threats, and were subjects of letter bombs. Buildings or offices are sometimes the targets of firebombs or Molotov cocktails, although generally at night; such incidents are instigated by organized crime or anarchist movements, and have not targeted or injured U.S. citizens.
Demonstrations: may have an anti-American character, especially in areas hosting U.S. military bases. Even demonstrations intended to be peaceful have the potential to turn confrontational and possibly escalate into violence. You should take common sense precautions and follow news reports carefully. Stay up to date by reading the Embassy’s Demonstration Notices.
Italian authorities have made several high-profile arrests involving members or affiliates of transnational terror groups. Like other countries in the Schengen area, Italy’s open borders with its Western European neighbors allow for the possibility of terrorist groups entering/exiting the country with anonymity.
CRIME: Italy has a moderate rate of crime.  You should exercise extra caution at night and at train stations, airports, nightclubs, bars, and outdoor cafes.  If you are drinking heavily, your ability to judge situations and make decisions may be impaired and this can make you a target for crime. Young drinkers are particularly vulnerable to robbery and physical and sexual assault. 
Petty crimes such as pick-pocketing, theft from parked cars, and purse snatching are serious problems, especially in large cities. Pick-pockets sometimes dress like businessmen. You should not be lulled into a false sense of security by believing that well-dressed individuals are not potential pick-pockets or thieves. Most reported thefts occur at crowded tourist sites, on public buses or trains, or at the major railway stations: Rome's Termini; Milan's Centrale; Florence's Santa Maria Novella; and Naples' Centrale and Piazza Garibaldi. You should also be alert to theft in Milan’s Malpensa Airport, particularly at car rental agencies. Clients of Internet cafes in major cities are also targeted. Be careful with your bag or purse, as thieves on motor scooters are very quick and can snatch a purse off of your arm from a moving scooter. Resisting these thieves can be hazardous, as some tourists have suffered broken arms and collarbones.
Thieves in Italy often work in groups or pairs. Pairs of accomplices or groups of children are known to divert tourists' attention so that another can pick-pocket them. In one particular routine, one thief throws trash, waste, or ketchup at the victim; a second thief assists the victim in cleaning up the mess; and the third discreetly takes the victim's belongings. Criminals on crowded public transportation slit the bottoms of purses or bags with a razor blade or sharp knife removing the contents.
Some travelers in Rome, Florence, and Naples have reported incidents where criminals used drugs to assault or rob them.  These incidents have been reported near Rome’s Termini train station, at bars and cafes near Rome’s Colosseum, Colle Oppio, Campo de Fiori, and Piazza Navona, and at bars or cafes in the center of Florence and Naples.  Criminals using this tactic “befriend” you at a train station, restaurant, café, or bar, and then offer you a drink laced with a sleeping drug.  When you fall asleep, criminals steal your valuables and may sexually assault you. Some victims of these assaults in Rome have required hospitalization.
Thieves are also known to have impersonated police officers in order to steal.  The thief shows you a circular plastic sign with the words "police" or “international police" and then in perfect English asks to see your identification and your money.  If this happens to you, you should insist on seeing the officer's identification card (documento), before handing over your wallet as impersonators tend not to carry forged documents. You should immediately report thefts or other crimes to the actual police.
Be alert to the possibility of carjackings and thefts while you are waiting in traffic or stopped at traffic lights. This has been a particular problem in Catania, Sicily.  Use particular caution driving at night on highways, when thieves are more likely to strike. Americans have reported break-ins of their rental cars during stops at highway service areas; thieves smash car windows and steal everything inside. Theft of small items such as radios, luggage, cameras, briefcases, and even cigarettes from parked cars is prevalent. Vehicles parked near beaches during the summer can be broken into and robbed of valuables. Lock car doors whenever you park, and do not leave packages in your car in plain view.
The U.S. Secret Service in Rome is assisting Italian Law Enforcement authorities in investigating an increase in the appearance of ATM skimming devices. These devices are attached to legitimate bank ATMs, usually located in tourist areas, and capture the account information stored electronically on the card’s magnetic strip. The devices consist of a card reader installed over the legitimate reader and a pin-hole video camera mounted above the keypad that records the customer’s PIN. ATMs with skimming devices installed may also allow normal transactions to occur. The victim’s information is sold, traded on-line, or encoded on another card such as a hotel key card to access the compromised account. Here are some helpful hints to protect against and identify skimming devices:
1) Use ATMs located in well-lighted public areas, or secured inside a bank/business
2) Cover the keypad with one hand as you enter your PIN
3) Look for gaps, tampered appearance, or other irregularities between the metal faceplate of the ATM and the card reader
4) Avoid card readers that are not flush with the face of the ATM
5) Closely monitor your account statements for unauthorized transactions
Organized criminal groups operate throughout Italy, but are more prevalent in the south. They occasionally resort to violence to intimidate or to settle disputes. Though the activities of such groups are not generally targeted at tourists, visitors should be aware that innocent bystanders could be injured.
Don’t buy counterfeit and pirated goods, even if they are widely available.  Not only are the bootlegs illegal to bring back into the United States, if you purchase them you may also be breaking local law. 
According to Italian Law (Law 80 of May 14, 2005), anyone caught buying counterfeit goods (for example, DVDs, CDs, watches, purses, bags, belts, sunglasses, etc.) is subject to a fine of no less than EUR 1,000. Police in major Italian cities enforce this law to varying degrees. You are advised to purchase products only from stores and other licensed retailers to avoid unknowingly buying counterfeit and illegal merchandise.

Cosa dici caro/a anonimo/a, ci si può fare qualcosa (?), e se s’è invero già fatto (ma non credo), si può convincere ‘sti Signori americani a cambiare la loro opinione e magari scrivere tutt’altro?
P.S.: Io (in silenzio) l'ho fatto e tu cosa fai per il turismo italiano?

mercoledì 27 aprile 2011

Domani vi dico cosa pensavo di fare ieri (Michela Brambilla)

Confcommercio e Confturismo alla fine se ne sono accorti e “ben” cinque giorni prima del “fattaccio” del 1° maggio, hanno chiesto di liberalizzare l'apertura dei negozi nei giorni festivi, perché questo può dare alla nostra economia la ''frustata'' di cui ha bisogno.
Un po’ prima no, vero?
Sarebbe quasi inutile dire che da queste pagine è da mo’ che si dice, ma ormai l’ho detto.
Anche perché è incomprensibile (ma non tanto) che nel blog questo problema sia stato trattato da alcuni mesi in occasione dei pochissimi “ponti” di vacanza del 2011, mentre nei piani alti della programmazione turistica nazionale … nisba.
E manco a dirlo, ecco che al Bocca  (pres. Federalberghi) e al Cesare Pambianchi (pres. Confcommercio romana) che ci sono “arrivati” per primi (ben 5 giorni prima), s’è subito unita la Michela Brambilla che non perde di certo l’occasione per dire qualcosa e che in merito dichiara addirittura che è da tempo che stava lavorando in questa direzione … però senza dire mai niente.
Ci sarebbe da chiederci il che cosa aspettasse per esternare il suo pensiero, considerando che a quella data mancano solo tre giorni, o molto più probabilmente non c’è niente da chiederci.
Il cane che morde i polpacci e non molla più la presa (lo dice il suo capo), stavolta ha mancato l’addentamento, e i suoi tempi che sono sempre velocissimi (lo dice lei), stavolta sono andati a ritroso.
Ma per piacere!
E’ mai possibile che tra le migliaia a decine di professoroni o di grandi saccenti del turismo nostrano, i quali non perdono l’occasione per distribuirci la loro “saggezza” in centinaia di migliaia di riunioni o vattelapesca, non sia mai venuta in mente una cosa così banale da programmare in tempi un poco meno sospetti?
E che ci sia voluto l’input di due Sindaci (ma anche loro “ben” dopo ‘sto blog), quelli di Roma (Alemanno) e di Firenze (Renzi) e pochi altri, per capire che questa cosa andava fatta per tempo; e non quando mancano solo pochi giorni all’evento o perché qualcun altro sta “bisticciando” per ottenere questo?
Ora però vi vorrei raccontare una cosa.
Non molto tempo fa ero presente ad una convention all’estero, una di quelle riunioni dove non si dicono cose scontate, ripetute nel tempo o che dopo pochi minuti ne hai già due bocce così, no; diciamo una cosa seria e che qui in Italia … vabbè avete capito.
Un Signore, uno di quelli con la S maiuscola, stava elencando i Paesi mondiali che hanno una programmazione turistica e nella lista che andava scrivendo non appariva e mai spuntò il nome dell’Italia.
Stetti in silenzio fino alla fine ma una volta terminata la riunione gli chiesi il perché non avesse scritto il nostro Paese sul display riflesso nel telo bianco alle sue spalle.
La risposta fu molto semplice e vale a dire che noi non abbiamo “mai” una programmazione e che viviamo alla giornata, quindi il BelPaese non c’era.
E da lì nacque il “coda in mezzo alle gambe e camminare” … con il rossore (mia vergogna) che mi accompagnò e che mi accompagna tutt’ora.
… sempre che la Michela Brambilla non ci stia lavorando (in perfetto silenzio) in questa direzione da chissà quanto tempo.
Un milionetrecentoduemilasettecentocinque … un milionetrecentoduemilasettecentosei … un ilionetrecentoduemilasettecentosette …
Hei, ma cos’è?
Niente, sto solo contando le balle.

martedì 26 aprile 2011

Fabio Lazzerini: perché siamo convinti che nel Turismo sia scoccata veramente l’ora della svolta


Ma credo tu già lo sappia.
Comunque al di là del fatto strarisaputo che da noi le bellezze artistiche sono … eccetera eccetera, per riaffermare che il nostro Paese è si il più bello del mondo, per prima cosa dovresti provare a ritagliare sull’atlante il perimetro delle sue coste e dei suoi confini, poi il pezzetto di carta che ti rimane, fallo vedere a qualsiasi abitante del globo (anche nell’altopiano del Tibet) con la domanda “che Paese è?”.
E consegnalo pure all’incontrario; nord al posto del sud o in direzione dell’est o dell’ovest.
Falla al giovane o al vecchio che sia, a quello colto o all’ignorante che è, o a qualsivoglia opposto tu preferisca fare l’ardua ma semplice domanda.
Ebbene, tutti in un battibaleno ti diranno che è l’Italia.
Poi prova a pensare con quale altra nazione è possibile fare la stessa cosa.
Fatto (?), e visto che avevo ragione?
Della Francia alcuni ti diranno che è la Spagna e viceversa; del Giappone, che non è per niente difficile, chissà quale altra comparazione si lambicheranno e così via cantando.
Se poi ritagli gli stati americani e li fai vedere agli stessi statunitensi … apriti o cielo; il Wyoming diventa il Colorado (son tutti e due perfettamente quadrati), mentre il Montana assomiglia all’Oregon e al Kansas.
Così pure in Africa, Asia e dove tu preferisci.
Detto questo non ci resta altro che piangere (?) dici nel  tuo, e il turismo non decolla nonostante la cucina, il buon bere … dell’arte, cultura e paesaggi, l’abbiamo già detto.
Parole Sante, per carità, ma perché ti sei limitato a comparazioni così datate e non hai inserito dei parametri più recenti; tipo quelli del 2010 o dell’anno scorso che sono ancora peggiori?
Sarà che forse non volevi urtare nessuno dei presenti o di quegli assenti che ci governano e che nonostante sappiano sempre quel che sa da fare (a parole), non danno mai seguito ai dei fatti concreti.
E poi di seguito ad altre parole e al bla bla bla di circostanze e infinito.
Ti sei mai chiesto il perché ci siano sempre ‘sti qui a non produrre un bel niente di costruttivo e duraturo, e a “guadagnarci”, a dispetto del fatto, tanti soldini con incarichi sempre più prestigiosi; e giù riunioni, meeting, conferenze e chi più ne ha più ne metta, e la bella vita, che in verità non meriterebbero affatto?
Come mai non fai nomi e cognomi ma elenchi anche tu le stesse identiche cose e cause che da secoli si stanno dicendo?
Che mi sia sfuggita la cosa?
Beh, quando 'sta cosa la chiedo di persona, la risposta che m’arriva è praticamente sempre la stessa: “Sai, Luciano, tengo famiglia e certe cose è meglio non dirle”.
Sai quante volte ho sentito o letto la stessa cosa?
E poi tu vedi che nel turismo è scoccata l’ora della grande svolta per evitare che questo “bailamme” continui ad accadere … ma scusa: “come puoi pensare che con gli stessi si possa migliorare?”
Per diritto divino?
Ah beh, si beh, ho visto un Re, e se ne sei convinto, continua a sperare di poterlo vedere.
E visto che ci sei, mi auguro che tu possa convincerti che questa mia è una critica costruttiva, e naturalmente senza rancore … ma con nome e cognome … e famiglia al seguito.
Ah dimenticavo, forse che a noi, in fondo, non manchi nient’altro che la qualità di quelli che ho già descritto sopra?

lunedì 25 aprile 2011

Le statisticomiche di Pasqua 2011

Innanzi tutto buon 25 aprile, ed ho scelto proprio la festa della Liberazione nella speranza che avvenga anche la  redenzione delle statistiche sul turismo e di chi le dà.
Tutti ben sappiamo dell’inconsistenza di queste, nonché della falsità a cui siamo soggetti durante l’arco dell’anno.
Ce la/lo menano in tutte le salse ed il più o il meno è diventato un segno logico solo se è politico.
Stai con “loro” (?), e allora è bene mettere il segno più, mentre se ne sei in disaccordo con le “politiche” dei regnanti di quel periodo; ecco che il segno, senza una logica apparente, diventa meno, anzi, molto meno meno.
A volte è così tanto “meno meno meno” che sembra vogliano raggiungere un orgasmo cerebrale o addirittura quello corporale.
Partitocratico, naturalmente.
Se ne parla da “secoli” ma nessuno fa niente per sopperire al danno che procurano gli ingannanti dati, così talmente evidenti ad occhio profano, che anche lo sciocco di turno se n’accorge in un battibaleno.
Però lo “scemo” tace e fa spallucce; tanto a ch’importa, e poi si sa che le statistiche sono tutte ‘na str … anezza.
Eh no cavolo, i numeri sono importanti e sono vitali per capire gli errori passati, mentre ancor più lo sono per programmare un futuro migliore.
Eppure non passa giorno (cosa dico, ora) che qualche bontempone, per farsi bello agli occhi della comunità degli “stolti”, non elenchi dei numeri o fattori che manco più li cani ci credono ancora.
C’è chi ricorre a delle statistiche attraverso l’opinione telefonica di altri … ma voi l’avete mai ricevuta una telefonata dove vi è richiesta la vostra disponibilità ad andare in vacanza di qua o di là, se la farete e quanto spenderete?
Io in quasi 60anni … mai!
Ci sono poi quelli che s’informano (dicono) presso alcuni Tour Operator internazionali per capirne l’andazzo generale; alcuni, mica tutti.
E chissà che non vengano scelti quelli che fanno più “comodo” o che qualche dato non venga riportato con “l’involontario” errore di un punto o di una virgola finiti “per caso” un po’ più in là o un po’ più in qua?
Nessuno è perfetto e ognuno ha il suo personale censimento.
E naturalmente, neppure uno dice le stesse cose dell’altro; a meno che non abbiano in comune quel qualcosa che li “aiuta” a dire la stessa cosa.
Faccio un esempio.
Per le vacanze pasquali Trivago.it, il network internazionale di comparazione e ricerca prezzi hotel, dice che i tedeschi (e non solo), rispetto all’anno scorso, l’Italia non compare nella Top-ten delle destinazioni più ricercate per il mercato spagnolo e perde posizioni per quello tedesco.
Ma come?
E se poi volete farti due risate e avete voglia di fare un salto dalle parti di Federalberghi, et voilà il B. Bocca dice che: “… la clientela italiana, che peraltro sceglierà in modo pressoché assoluto l’Italia per trascorrere la ricorrenza pasquale …” attraverso l’indagine effettuata dall’Istituto ACS Marketing Solutions dal 12 al 18 aprile intervistando con il sistema C.A.T.I. (interviste telefoniche) un campione di 3.000 (io no) italiani maggiorenni rappresentativo di oltre 50 milioni di connazionali maggiorenni.
Eccheccavolo, ma quando avverrà la “liberazione” di questi qua?!

sabato 23 aprile 2011

E sarebbe questa l'opposizione alla Brambilla?

Domani è Pasqua (ma va?) ed è l'evento centrale della narrazione dei Vangeli nonché degli altri testi del Nuovo Testamento: secondo questi testi, il terzo giorno dalla sua morte in croce Gesù risorse lasciando il sepolcro vuoto e apparendo inizialmente ad alcune discepole e quindi anche ad altri apostoli e discepoli.
Perché dico questo?
Dico questo perché vorrei tanto che finalmente “risorgesse” il turismo nel nostro Paese, anche se non in soli tre giorni, almeno in trent’anni, ma tra quelli che “comandano” e quelli che dovrebbero fare dell’opposizione in questo settore … beh, il buon Dio ce ne scampi, ed hai voglia ad aspettare che questo accada anche se passano secoli.
Di chi governa questo comparto ho già più volte scritto sul blog (700 post in poco più di due anni), ma degli “altri” ben poco o niente, per il semplice motivo che probabilmente ne sanno ancora di meno della Brambilla & Co.
Ebbene oggi m’è capitata sott’occhi una notizia di un tal Armando Cirillo, che stante alle informazioni ricevute dal web, è il responsabile per il turismo del Partito Democratico (il PD), e di cui nei tempi addietro non avevo mai sentito nulla.
Sarà colpa mia che non l’ho seguito abbastanza, sarà che lui di turismo (forse) non ne capisce una cippa (senza forse), sarà quel che sarà, ma da quel che leggo, attraverso le sue dichiarazioni, mi sovviene una cosa soltanto.
“Ma non ce n’erano altri?”.
 Poi però m’è venuto subito in mente il Matteo Colaninno, il ministro ombra delle Attività Produttive, anche lui del PD, e figlio di quello dell’Alitalia, che in un confronto durante una trasmissione di Porta a Porta in cui era presente la Michela Brambilla, non ha saputo dir altro, parlando di turismo, che la ministra aveva fatto il saluto romano.
Si vabbè, non sarà stata di certo una buona azione, ma scusate, che cavolo c’entra il turismo col saluto fascista?
Mah, forse le sue conoscenze nel comparto erano o sono tuttora, limitate ad una alzata di mano degli altri.
Dando così un chiaro esempio che se Sparta piange Atene di certo non ride; o almeno non dovrebbe farlo.
Il che è come dire, che se hai dei clienti non c’è motivo di cercarne degli altri.
La speranza è che l’errore sia dovuto ad una trascrizione del giornalista sul cartaceo o nel web, perché se la cosa è vera … ma che sta a dì questo qua; è mai possibile che non gli sia balenata l’idea che le cose debbano e possano andare di pari passo?
E chi del suo partito l’ha letto o sentito, possibile che non gli abbia detto mai niente?
Comunque e quantunque seguono sul web tante altre cosine che non sto qui a dire ma che rispecchiano il detto, ridetto e stradetto a volontà, prendendo sempre spunto da altri che nei secoli hanno detto le stesse cose, senza per altro andare a cercarne le particolarità estrapolate dal proprio sapere.
Diciamo un’opposizione che sa di ben poco, e che se sommata all’insipienza di quella/i che “manovrano” l’ambaradan del turismo nazionale; beh, a noi di sicuro, con questi qui di mezzo, non resta che sperare in qualche “miracolo” di resurrezione sul tipo di quanto narrato dal Nuovo Testamento.
Buona Pasqua a tutti, anzi, quasi tutti.

P.S.: Se poi lor signori volessero per caso conoscerne un po’ di più per particolareggiare il loro sapere, ebbene consiglio una visitina qui, dove chi vi scrive, pur non appartenendo al settore del turismo, dice cose molto più sagge di chiunque quelli … di una o dell’altra sponda.
Criticando si, ma costruttivamente ... s’intende.

venerdì 22 aprile 2011

Buona Pasqua a tutti (quasi)

Non so per voi ma per me credo che ‘sti qui ci stiano prendendo per fessi; a meno che, non lo siano loro.
Opto per la prima ipotesi ma anche la seconda non è completamente da scartare.
Poi ce ne sarebbe una terza ma quella è meglio non dirla; si sa mai.
Ma vengo al dunque.
Bernabò Bocca, il presidente di Federalberghi, di SINA Hotels, di Confturismo, vice del Cnel, cda dell’Enit, e chi più ne ha più ne metta, che oltre a mantenermi abbastanza curioso e dubbioso sulla possibilità che può avere un comune mortale nel far bene tutto quel “lavoro” a livello super dirigenziale, e che probabilmente (si pensa) gli frutti qualche bel soldino in più un po’ da tutte le parti, ha appena dichiarato che saranno il 17,6% (poco più di 10,6 milioni) gli italiani in vacanza che dormiranno almeno una notte fuori casa per Pasqua (rispetto al 22% del 2010).
Quindi una perdita consistente che se “ragionata” sotto l’aspetto “moneta sonante”, comporterà un decremento del 19%; quasi un miliardo di euro in meno o giù di lì.
In merito a tutte quelle “cariche” vorrei aprire una parentesi e vale a dire: “non sarebbe più opportuno fornirle a più persone, anziché ad una sola?
Primo, per dare credito al famoso detto che dice che due o più teste ragionano sempre meglio di una, dopodiché e perché no (?), fornire dell'impiego a chi magari renderebbe anche di più, avendone uno solo di … lavoro.
Comunque sia non sarà certo questo mio “lamento” a cambiare le cose, anche se credo d’essere in buona compagnia di molti altri che la pensano nella stessa maniera.
Però tralasciando di corsa la questione perché so benissimo che non c’è niente da fare, leggo che la Brambilla in contemporanea ci dice: “Ottimo l’afflusso di stranieri e 8 milioni di italiani per Pasqua” che detto così sembra proprio un grande successo.
Seguono poi dei dati sulle presenze del periodo che vanno dallo sfrenato ottimismo alla chiara allusione della bontà del proprio lavoro (immagino con l’entourage compreso).
Quindi, mentre per B. Bocca è una battuta d’arresto, per la ministra è un’eccellente momento, sul tipo di ricchi premi e cotillon a gogò.
Ci sarebbe da chiedersi il chi è che dei due ci fa o ci è, ma soprattutto il chi è che ci stà prendendo per fessi.
Allora sono andato a vedere che cosa era successo l’anno scorso; con tutti ‘sti dati un po’ sbarazzini era il minimo che potessi fare, ed ho trovato che …
Il Giornale del turismo: Isnart, aumentano leggermente rispetto al 2009 i viaggi ad aprile; oltre 6 milioni di italiani, e secondo l’Osservatorio Amadeus e Google Italy, le più gettonate saranno Roma e Venezia.
Turismo e Finanza.it: secondo stime Isnart “come sopra” (Istituto Nazionale Ricerche Turistiche), nel mese di aprile saranno 9,3 milioni gli italiani (in aumento) che si metteranno in viaggio.
Isnart (Asca): a spingere verso l'ottimismo sono soprattutto i dati Unioncamere-Isnart relativi al prossimo mese di aprile presentati questa mattina in occasione della cerimonia di inaugurazione della 30ma edizione della Borsa Italiana del Turismo: sono piu' di 5,6 milioni gli italiani che hanno già deciso di andare in vacanza entro la fine di aprile, con una predilezione per Trentino Alto Adige e Toscana.
Ma come, tutti e tre nella stessa giornata e da una sola fonte riportano differenti statistiche (5,6 milioni – 6 milioni – 9,3 milioni) ?
Non contento vado a vedermi quelle ricevute due anni fa per compararle a questo ottimismo e…. la voglia di vacanza per Pasqua batte la paura della crisi perché Secondo il sondaggio Confesercenti-Swg partiranno circa 22 milioni di italiani (+22% rispetto ai 18 milioni del 2008).
E questo sarebbe il miglioramento della Brambilla: da 22 milioni a ...quelli là?
La conclusione è semplice semplice: “Ma che bisogno c’è di tutte ‘ste statistiche e dati che non sono mai uguali e neanche leggermente simili”.
E poi: “Chi avrà detto il vero, chi il falso, chi avrà fatto un buon lavoro, e soprattutto … ma chi li paga?
… e provate a indovinarlo.

giovedì 21 aprile 2011

Habemus pippam

La loffia (Lycoperdon perlatum) è un fungo di un’insignificanza senza pari e gli esperti del settore lo danno come commestibile quando questi è ancora in giovane età.
Però nessuno se lo fila e solitamente quando lo s’incontra, il funghetto che cresce in famigliole, è perennemente soggetto al calcione del fungaiolo che passa di là, con susseguente ed infelice imprecazione.
In età avanzata, la loffia, a seguito del calcio ben assestato, si spacca ed emette una nuvoletta nera che invero dà almeno quel po’ di soddisfazione.
Diciamo un soggetto che non procura di certo un’appagata visione e che praticamente non serve a un tubo.
Ora non so il perché vi abbia raccontato ‘sta cosa, ma è la prima che m’è venuta in mente dopo aver letto le “magnifiche” e rivelatrici dichiarazioni della Michela Brambilla avvenute durante gli Stati Generali del turismo in Lombardia.
Dove la ministra c’informa, tra le “loffie” a cui c’ha abituato da tempo, che il nostro rapporto qualità/prezzo nel settore del turismo è vincente.
Ma come (?), se non sbaglio la ministra ha sempre detto l’opposto e di esempi (le sue dichiarazioni) sul web ce né a iosa.
Come non mancano le statistiche dei vari esaminatori mondiali di ‘ste cosette, e che dicono che in questo particolare rapporto siamo abbastanza deficienti.
Anche se non ce n’è tanto di bisogno l’andare a cercarle e leggerle; basta guardarci un po’ in giro e … chi non lo sa?                          
Forse che il mensile “ritrovo” che ha col B. Bocca, che poi è l’unico in Italia a sostenere che questo rendiconto nel BelPaese esiste ed è produttivo, abbia influito sulle “logiche illogiche” della Brambilla?
Beh, in questo caso adesso, da uno sono diventati due, che comparati ai rimanenti 60 milioni di italiani non è che facciano un gran bella percentuale; neanche se dovessero spuntarne dei pochi altri, di così sapienti e professoroni.
Comunque, nella stessa riunione, ci rendono noto che i turisti stranieri (in Lombardia) hanno superato quelli italiani.
Beh, ad onor del vero si legge che è da mo’ che questo accadeva e precisamente dal 1998 (+58%), dove a quei tempi della Brambilla (e per fortuna) non si sentiva ancora parlare.
Quindi è inutile prendersi certi meriti attraverso il “buon” lavoro dell’Enit, anche perché si deduce che in una riunione degli Stati Generali del turismo lombarda, la cosa sia abbastanza risaputa … almeno si spera.
Segue poi, nelle annunciatrici spiegazioni del ministro, che l’Italia non sarà mai il Paese più economico perché è il più bello; che sarebbe praticamente a dire che dobbiamo scordarci che qui da noi le tasse del turismo non potranno mai essere portate ai livelli europei; come invece sosteneva con grande fervore e altrettanta enfasi, qualche tempo fa.
E se qualcuno, allora, c’aveva creduto; ebbene, eccolo servito di un bel piatto di “loffie anziane”, di quelle da prendere a calci.
Dice poi che il turismo straniero, è aumentato del 5% nelle città d’arte (?), ridimensionando quel 5% che sosteneva, non troppo tempo fa, essere aumentato per tutti i comparti del turismo nazionale.
Eh si, poi sono arrivati i dati della Banca d’Italia e la “loffia” non s’è più potuta dire; quindi meglio limitarla ad un solo settore … le città d’arte.
Dulcis in fundo sostiene che la sua non è una ricetta da libro dei sogni, ma che ha già portato dati positivi nel 2010.
Quali (?), buonanotte, sogni d’oro e non prendete a calci le “loffie”, perché dalle loro spore potrebbero nascere delle altre “loffie” e quelle che ci sono, bastano e c’avanzano pure.
Ah dimenticavo di dire che la parola loffia (Lycoperdon perlatum) deriva dal latino e vuol dire “peto di lupo”.
Sarà un caso?

mercoledì 20 aprile 2011

In calo le presenze turistiche di Pasqua 2011 (ettepareva)

Escono le previsioni delle presenze turistiche per Pasqua e come al solito il cerino, anche se spento (chissà mai che si possa accendere all’improvviso), se lo passano di mano, naturalmente inducendo che la colpa è sempre di “maledette” circostanze che non dipendono mai da “loro”.
Anzi, “loro” si dicono che hanno fatto il possibile e fors’anche l’impossibile per far andare le cose bene, ma tant’è che qualcosa è andato storto (ettepareva).
A voi sembrerà strano ma anche ‘sta volta è così!
Quello che invece sembra strano (a me) è che sono “loro” a pigiare i bottoni dell’organizzazione e di tutto l’andazzo del turismo in Italia, quindi com’è possibile che non abbiano mai delle responsabilità, che non sono stati in grado di provvedere a priori e, molto più probabilmente come fanno a non averci capito una benemerita mazza.
Fatto sta che in quei posti di buon comando e di altrettanta buona remunerazione, continuano a starci “loro”, e quelli che invero saprebbero e potrebbero dare qualche valida soluzione per far finire quest’andazzo del (rima baciata), stanno nelle retrovie, mentre gli operatori del settore se lo pigliano nella saccoccia.
I dati di Federalberghi dicono, in poche parole, che il calo degli introiti monetari si attesterà sul -19% (meno diciannove per cento), che poi è la cosa che interessa di più.
Apperò che bel risultato!
E il Bernabò Bocca che ne è il presidente, dichiara che a seguito di questo studio effettuato dall’Istituto ACS Marketing Solutions con il sistema C.A.T.I. (interviste telefoniche) su un campione di 3.000 italiani maggiorenni, la causale della debacle è da imputare principalmente alla crisi mondiale, e di conseguenza, all’impossibilità che hanno molti italiani di spendere dei soldi per fare anche delle pur brevi vacanze.
E questo nonostante che il sistema alberghiero ha lasciato ancora una volta ferme le proprie tariffe, proprio per venire incontro alle difficoltà finanziarie delle famiglie italiane.
… a trainare il rialzo delle tariffe di Marzo, l’Emilia Romagna con un incremento del 26% (112€) e la top destinazione Bologna (134€) che costa il doppio non solo rispetto allo scorso mese, ma anche rispetto allo stesso periodo del 2010.
Forti rialzi anche per il Lazio, dove per un pernottamento  si spende il 20% in più (124€), con Roma ovviamente al Top (125€ e +21% rispetto a Febbraio 2011). Veneto ( 137€, +19%) , trainato da Venezia (162€), tocca il picco stagionale con il +18% di rincaro rispetto al 2010; segue il Piemonte con il 9% (108€) e la Lombardia (151€) con +7% con la Top Milano (163€, +9%).
Più care, rispetto a Febbraio Firenze (102€, +16%) e Torino (110€, +10%).
Anche le mete culturali secondarie rigonfiano il listino in vista della primavera: Verona ( 116€, +18%), Ferrara (107€, +23%) e Modena  (116€, +27%).
A sorpresa rialzi anche per alcune destinazioni costiere, normalmente più economiche nel periodo, come Taormina (123€, +24%) e Capri (115€, +67%)  e via cantando.
Quindi che dire del B. Bocca?
Che forse ha lanciato una bella ciambella di salvataggio per la Brambilla e magari, visto che c’era, anche per lui stesso?
Perché se i rincari sono avvenuti pressoché in tutta Italia, per quale oscuro motivo ha dichiarato che il sistema alberghiero italiano ha lasciato ferme le proprie tariffe?
Forse che non lo sappia, forse che non gliel’hanno detto o forse il motivo è che non crede ai dati di TripAdvisor, che oltretutto sono semplici semplici da estrapolare con un preciso rilevamento che anche un bambino …?
Mah?
Mentre invece dove lì non ci possono mettere becco o bocca, né lui, né tantomeno i grandi “professoroni” che tutto sanno ma mai niente risolvono, ecco che si verifica un “corposo”aumento delle presenze turistiche, e vale a dire in Costa Crociere che incrementa i numeri anche nel periodo di Pasqua. La compagnia ha infatti annunciato che, a parità di offerta, rispetto allo scorso anno il numero degli ospiti totali che faranno una vacanza a bordo della flotta Costa è aumentato del 10%.
E tutti gli anni è la stessa storia.
L’Italia che va su terra fa sempre meno, mentre quella che va sul mare sempre di più.
Che il motivo sia dovuto soprattutto al fatto che sia il Presidente e Amministratore Delegato, Pier Luigi Foschi ed il Direttore Generale di Costa Crociere, Gianni Onorato, sappiano il cosa fare, mentre in terra “pace e bene” a volontà?
Anche perché non è come il dire che una rondine non fa primavera, qui le rondini sono tante.
Infatti anche la Compagnia di Navigazione MSC ha dei risultati notevoli col segno più e “così sia” anche per la compagnia bella delle altre società di navigazione.
Che ci sia da cambiare o rinvigorirel’ambaradan di terra al posto di “quelli” con la sindrome della rana di Fedro che si gonfiano gonfiano … e che anziché scoppiare “loro” stessi, fanno lo andare in pezzi il turismo in Italia?
In trepida attesa del booom “loro” e non nostro, cordialmente, ma non troppo, saluto.

martedì 19 aprile 2011

L'Italia dei premi di qualità in quantità

Uno dei temi, anzi, il tema più affrontato da chi mastica di turismo in Italia è la qualità.
Ormai sono decine d’anni che da tutte le parti si alzano dei gridi d’allarme e preoccupazioni varie per un sistema-Paese poco preparato a rispondere alle sempre più variegate richieste del mercato attuale, il quale, se vuole restare al passo con i tempi e competere sullo scenario internazionale, deve saper coniugare abitudini e culture multiformi con un’offerta moderna, matura e all’avanguardia dal punto di vista sia strutturale, tecnologico eccetera eccetera.
Si parla spesso e sovente di far emergere le giuste linee professionali di condotta e di lavoro, per sensibilizzare le Autorità preposte a istruzione, sorveglianza tecnica del settore, rilancio del suo patrimonio umano e quant’altro concorre alla formazione e alla qualificazione del turismo italiano, riportandolo ai fasti dell’epoca “d’oro”.
In quelle “epoche d’oro” dove bastava ‘o sole, ‘o mare e l’ombrellone per chi andava al mare, e dove disponendo agevolmente di queste cose per esclusivo merito del buon Dio, eravamo i primi del mondo.
Poi, non appena il pallino è passato a noi perché il turista ha cominciato a richiedere anche quella professionalità abbinata alla qualità, ecco che siamo retrocessi sistematicamente nelle classifiche mondiali che più contano.
Competitività negli ultimissimi posti del globo, rapporto qualità/prezzo che è meglio non parlarne, infrastrutture da dimenticare e via cantando.
Chi non lo sa?
E non passa giorno che qualcuno dei “professoroni” non cerchi di far uso con delle proprie medicine alla lenta agonia del turismo nostrano.
Hei, il turismo non è morto, ma non sta di certo un granché bene.
Inutile dire che queste medicine si dimostrino sempre dei placebo inefficaci, se non in quei casi dove qualcuno ci guadagna.
Ma questa è un’altra storia.
Come sopraddetto, siamo la nazione che più d’ogni altra, ha bisogno di riformarsi per stare al passo delle stesse che non più di trent’anni fa, c’arrancavano dietro alle spalle.
Ebbene, nonostante questa auto dichiarata deficienza, in Italia si distribuiscono premi di qualità a quintali.
Una cosa mostruosa, e dove ti giri e ti rigiri, vedi premi di tutte le razze.
Chi non ha preso il premio per quello o per quell’altro; il migliore di qua è a due passi dal migliore di là, e messi insieme ricevono il premio dell’ambiguità.
Ma come (?), se siamo carenti in competitività; se siamo insufficienti nel rapporto prezzo/qualità; se le nostre infrastrutture sono imperfette e bla bla bla, com’è possibile “elargire”, a mo’ di migliori, tutti ‘sti premi qua?
E migliori decchè?
Ebbene, dopo tutto questo bel premiare, cosa si è studiato l’anno scorso il commissario all’Industria ed al Turismo europeo Antonio Tajani?
Che altro non è che un marchio europeo, sul modello della bandiera blu europea che premia le spiagge più pulite, per stimolare la corsa di operatori e località verso più elevati livelli di qualità, e di un Osservatorio europeo del turismo.
Osservatorio che naturalmente avrà bisogno di “nuova” gente che ci lavori (chissà forse qualche conoscente?), mentre subito dopo ecco che arriva il progetto pilota ‘Eden’ ( che conosco) e che è finalizzato a premiare (a mo’!) forme di turismo sostenibile ed a migliorare la visibilità delle destinazioni turistiche emergenti di eccellenza.  
E anche in questo caso ci sarà bisogno di qualcuno che segua o faccia quel bel lavoro, o no?
Seguiranno (forse) alcune migliaia di premi da distribuire in ogni dove, e sicuramente anche in Italia.
Niente di male, per carità!
Ma se abbiamo tutti quei problemi di competitività, programmazione, innovazione, infrastrutture, scuole specialistiche ed eccetera eccetera (ah, dimenticavo il famoso portale di www.italia.it); me lo spiegate il perché riusciamo e sempre ci riusciremo a prendere ‘sti premi di qualità?
Attendo risposta che ovviamente non arriverà.
Ma lo vogliamo, già che ci siamo, dare un premio anche a chi non risponde?
…tanto nel mucchio chi se n’accorge, e poi vuoi mettere … andarsene un po’ in giro per dire ‘ste cose a dritta e a manca senza stare in quelle quattro mura europee.

P.S.: E di migliorare quello che si ha anziché inventarsene delle altre, chissà quando se ne parla?

lunedì 18 aprile 2011

L'Enit lancia un progetto di ospitalità in Italia a favore di famiglie giapponesi

Il ministero del Turismo e l’Enit (Agenzia Nazionale del Turismo) hanno lanciato il progetto ‘Italian friends for Japan’, volto a mettere a disposizione un periodo di permanenza di sei mesi in Italia per quei nuclei familiari giapponesi colpiti dal terremoto e dalla radioattività attorno alla centrale di Fukushima. In base al piano, presentato da Matteo Marzotto e da Paolo Rubini, rispettivamente presidente e direttore generale dell’Enit, nonché da Francesco Confuorti, presidente della finanziaria internazionale Advantage Financial, le famiglie saranno ospitate in Italia presso strutture alberghiere volontarie in attesa che la situazione migliori.
Beh, l’idea è ottima e l’augurio è che siano in molti a seguire il programma, anche se è presumibile che nessun giapponese accetterà mai di allontanarsi dai luoghi natii in questi casi.
Comunque mi riferisco alle grandi catene alberghiere italiane, e perché no, anche ai singoli proprietari nonché alle associazioni o a tutto l’ambaradan per ottimizzare i trasporti e quant’altro, che avrei voluto vedere al tavolo con Matteo Marzotto e Paolo Rubini.
Ma forse avevano dell’altro da fare, non sono stati avvisati o hanno capito che la cosa è una str ... anezza immensa; comunque li aspettiamo (anzi, li aspettano) a braccia aperte.
Eh si, sai che bello sarebbe stato scorgere su quel palchetto anche il Bernabò Bocca, il presidente di Federalberghi, Confturismo e proprietario della S.I.N.A hotels, John Winteler di  Confindustria, Elena David presidente delle catene alberghiere e chissà chi altri.
D’altronde dicono che l’ospitalità sarà su base volontaria, sia per quanto riguarda le strutture ricettive, che saranno comunque retribuite, sia per quanto riguarda i cittadini nipponici coinvolti che non pagheranno nulla.
Ebbè, meno male; ci sarebbe mancato altro che dovevano anche pagarselo.
C’è però da capire, poiché nessuno ancora l’ha detto o almeno io non l’ho letto, in quale tipologia di alberghi saranno ospitati, e vale a dire, se nei uno – due – tre – quattro – cinque stelle.
E quanto sarà la retribuzione offerta dalle casse dello stato? “each one” che verrà data a chi li ospita?
Saranno anche accolti in alberghi di pregio (4/5 stelle) o dovranno “accontentarsi” di un qualcosa di molto più modesto?
Ci sarà inoltre qualche catena alberghiera, tipo la S.I.N.A. Hotels del B. Bocca, che notoriamente dispone solo di pregiatissimi alberghi, ad accogliere favorevolmente questa iniziativa e magari, oltre a costituire un’importante forma di solidarietà a favore del BelPaese, per trarre anche dell’ovvio beneficio d’immagine?
E’ altresì vero che in alberghi di due o tre stelle ne puoi aiutare di più con quei 100.000 euro stanziati in partenza.
C’è anche da dire che ho effettuato, con l’aiuto di Google translator, una ricerca in lingua nipponica sul web, ma benché l’abbia abbinata anche a quella in inglese, ebbene nisba, nessuno in quei posti là parla di questa iniziativa italiana.
Quindi mi sono messo in contatto con degli amici che in Giappone ci lavorano da svariati anni, e in attesa di ricevere le loro news, non mi resta che complimentarmi (?) con i fautori di questa iniziativa like "missione impossibile"; pensando però al se fosse rivolta anche ad altri Paesi che non appartengono alla terza o quarta potenza commerciale del mondo …
Ma forse chiedo un po’ troppo.
Comunque bravi per il tentativo a vuoto … e anche furbi (?).
Ma neanche poi tanto (furbi), considerando che è passato quasi un mese da quella catastrofe e che se uno conosce anche minimamente la mentalità giapponese e che l'Italia è forse un po' troppo distante ... e poi credo che queste cose debbano essere fatte in assoluto silenzio, ma si sa che se non lo dici, che pubblicità è (?) ... vabbè, alla prossima puntata.

domenica 17 aprile 2011

Euroflora è alle porte ma i parchi di Genova sono pieni di rumenta

“Genova è bella, ma pulita è ancora più bella”.
Ma va?
E’ questa la dicitura che si vede da “secoli” in ogni dove della città, ma che ahinoi, è rimasta solo su carta.
Si, la cartaccia, e non solo, che vedi da tutte le parti.
E chissà quanto s’è speso per una campagna pubblicitaria “così intelligente”.
Ma adesso c’è l’Euroflora (500 mila visitatori) e vedrete che …
Con tanto di annunci, investimenti - 20 milioni di euro destinati al restauro di parchi e ville storiche -, conferenze stampa e un count down degno di eventi epocali. Euroflora 2011, al taglio del nastro mancano solo quattro giorni.
Da nascondere quantomeno ai 500mila visitatori che verranno qui da tutta Italia e anche dall’estero per riempirsi gli occhi dei colori di fiori e piante.
Per fortuna ci saranno quelle esposte all’interno della Fiera, perché fuori da quell’oasi botanica, il panorama è molto, molto diverso.
Su suggerimento di un nostro lettore, siamo andati nei punti più vicini alla Fiera, immaginando che quelli potessero essere i percorsi più frequentati da un turista arrivato in città. E così, come impone la natura della manifestazione e come vorrebbe ciascun appassionato di fiori e di piante, abbiamo riservato un occhio di riguardo alle zone verdi. Ecco il risultato.
Piazzale Rossetti, a pochi metri, anzi di fronte alla Fiera di Genova, il cuore di Euroflora 2011.
Qui in questo spiazzo con vista mare circondato dai palazzi, in mezzo ai prati ci sono pezzi di cartone sbattuti sotto un albero, con i segni di chi probabilmente ci ha passato la notte.
Intorno è pieno di bottiglie di plastica, scatole di farmaci e di tonno, schedine del lotto, giornali e carte di gelati.
Dall’altra parte dell’incrocio, sull’angolo con via Marconi, l’impatto è lo stesso: carte e vetro in mezzo al verde.
Piazzale Kennedy nei giorni della manifestazione diventerà il parcheggio dei pullman turistici, il punto di approdo e più vicino alla Fiera.
A ridosso del mare c’è un cumulo di rifiuti di ogni genere, pezzi di cantiere abbandonati e vecchi container trasformati in un rifugio per zingari.
Le guardie della sicurezza sono lì a pochi metri di distanza, dicono che si deve camminare lungo il percorso pedonale perché fuori non è consentito.
D’accordo, ma allora tutto il resto?
All’imbocco della Soprelevata e di fronte all’ingresso della Fiera c’è un’aiuola e a vederla da lontano sembra bellissima: piena di fiori e di colori.
Poi ci si avvicina e dentro è zeppa di quei maledettissimi fazzoletti bianchi che rovinano tutto.
Lo stesso vale lungo viale Brigate Partigiane con quelle strisce di verde piene di mozziconi di sigarette e di molto altro.
Anche nel sottopassaggio che porta i visitatori nella pancia di Euroflora, la situazione non migliora. Certo, non è una zona verde e però è pieno di cartacce, sacchetti.
E pensare che è la camminata dei turisti verso la kermesse...
Giardini Coco, una piccola collina di verde che sale in verticale su corso Aurelio Saffi, un posto dove ripararsi dal sole e riprendere le forze dopo aver camminato per tutta la città. Rifiuti, bottiglie, pezzi di carta per terra e in mezzo alle piante.
Ma forse è solo un caso, forse si tratta di una coincidenza sfortunata.
Scendiamo in piazza della Vittoria e nei giardinetti di fronte alla Questura qualcuno ha pensato di abbandonare i cartelli stradali e i paletti per delimitare le aree di intervento e lì sono rimasti. In piazza Piccapietra invece quell’enorme cilindro di vegetazione in mezzo al cemento è diventato il posto preferito per il pranzo di barboni e disperati.
In via XII Ottobre hanno già provveduto a mettere i cartelli di rimozione forzata in vista della Fiera, ma nessuno ha pensato a sistemare le aiuole lungo la via, piene di erbacce, bottiglie di vetro e di plastica.
E che dire dei giardini Giovanni Paolo II - ci segnala sempre un nostro lettore - dove un tempo c’erano i fiori più belli di Genova e ora invece una sfilza di panchine di marmo bianche e la sporcizia tutt’intorno.
«Per il turismo non fanno assolutamente niente - sbotta Luciano Ardoino che ci ha segnalato lo stato di incuria del verde. Questa città è la più bella del mondo e la più maltrattata. Genova deve essere sempre bella, non solo nei dieci giorni della fiera».
E se è questo il bello migliore che sappiamo fare … ma per piacere, per carità.
E se qualcuno sorride a questa mia esclamazione sul fatto che Genova sia la città più bella, allora provate a pensarne un’altra nel globo che permetta di raggiungere la piazza centrale (Piazza De Ferrari) in meno di un quarto d’ora con qualsiasi mezzo la si voglia raggiungere.
Aereo, nave, autostrade, treno e tira a campà.
E poi, l’eterno sentir dire che c’abbiamo il più grande centro storico d’Europa che però è diventato il più grande “pisciatoio” del mondo, e dove il politico di turno, per farsi “bello” a qualche trasmissione televisiva o dire qualcosa sul cartaceo, non fa che menzionare la cosa, nonché ad elencarci a parole la medicina da usare per guarire da queste atrocità quà, e che ben potete capire la fine che fà.
Ma torniamo all’evento dell’Euroflora e …
Giusto, e però non dovevano esserci interventi straordinari di manutenzione in vista di Euroflora? «In occasione della manifestazione Amiu e Aster fanno una cura particolare alle aree nei percorsi di Euroflora - spiega l’assessore comunale Pasquale Ottonello -. Tutte le aiuole di percorso di massa sono state rinverdite e aggiornate, c’è un complesso di azioni per presentare il verde e fare in modo che ci sia una fotografia che non si conclude con l’evento. Piazza Rossetti verrà pulita, ma non è solo per la kermesse. Le aree di accesso avranno una cura particolare. Ma non si tratta di un’accelerazione per la fiera». Va bene, ma Euroflora vuol sempre dire 500 mila visitatori, un indotto di cui godrà la città intera, un ritorno di immagine e di pubblicità. E i lavori di pulizia nelle aree verdi ancora così sporche? «In parte sono già partiti e in parte partiranno. La città è grande».
… ma se per questi eventi la fate così … figurati poi durante l’altro arco dell’anno.
Di Giulia Guerri e un po’ di me.

venerdì 15 aprile 2011

Quanti, quanto e quando in merito agli alberghi d'Italia

Oggi due cifre e nessuna critica “costruttiva” sul turismo.
Perché?
Perché ne ho due bocce così di ricevere quasi giornalmente (e nonostante il web sia pieno di queste informazioni) delle richieste che mi fanno perdere un sacco di tempo per rispondere col link di riferimento o per il copia incolla, l’invio e i saluti di rito; quindi … e buona notte al secchio.

… Dal 1950 (anno della costituzione della Federalberghi) il numero delle strutture ricettive è passato da 20 mila ad oltre 34 mila unità, quello dei posti letto da 365.000 a poco più di 2,2 milioni di oggi e le camere da 216 mila nel 1950 a quasi 1,1 milioni d’oggi.
L’Italia è la quarta nel mondo per camere d’albergo, dietro agli USA (4,6 milioni di camere), Giappone (1,7 milioni) e Cina (1,6 milioni).
L’Italia in Europa è prima per numero di camere e posti letto. Segue la Germania (920 mila camere e 1,7 milioni letti), la Spagna (840 mila camere e 1,7 milioni letti) e la Francia (630 mila camere e 1,3 milioni letti).
Quanto alle presenze alberghiere, l’Italia è seconda in Europa con 252 milioni di pernottamenti, sopravanzata solo dalla Spagna che registra 268 milioni di pernottamenti alberghieri. Seguono a distanza la Germania con 218 milioni e la Francia con 202 milioni di pernottamenti.
In Italia le presenze turistiche annuali ammontano a quasi 374 milioni, di cui 252 milioni alberghiere e 122 milioni extra alberghiere.
Quasi il 60% della clientela è italiana, la restante è estera.
Il 31% degli alberghi si trova in località di mare, il 19% in località d’arte maggiori e minori, il 15% in località montane, il 5% in località termali, il 4,5% in località lacuali ed il restante tra città d’affari, località collinari e religiose.
La regione italiana dotata del maggior numero di alberghi è il Trentino Alto Adige con 5.862 strutture, seguita dall’Emilia Romagna con 4.618 e dal Veneto con 3,248 alberghi.
Gli alberghi a 4 e 5 stelle primeggiano in Lombardia con 514 strutture.
Roma è la città col maggior numero di posti letto: 102 mila, seguita da Rimini con 68 mila e Milano con 49 mila.
Il 5,6% degli alberghi presenti in Italia, pari a 1912 strutture, appartengono a catene (di cui il 30% estere), il restante 94,4%, pari a 32.242 strutture, sono alberghi individuali.
I consumi turistici ammontano ogni anno a quasi 100 miliardi di Euro tra italiani e stranieri, un terzo dei quali imputabile agli alberghi (33 miliardi di Euro).

P.S.: Ah dimenticavo, il peggiore ministro del turismo al mondo, a quanto ne so, l’abbiamo noi.
Ma non è che prima dell’avvento della Brambilla tra sottosegretari e ministri andasse molto meglio, no!
Si vede che è una cosa che ci tocca, o per castigo divino, o chissà per quale sfortunata combinazione.
Può anche darsi che la colpa sia mia, nel senso che la vedo brutta o vedo male ‘sta gente qua a “comandare” il turismo nazionale … ma i dati dicono che probabilmente non sia proprio colpa del mio pessimismo (infatti catastrofico non lo sono per niente) … ma loro.

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