lunedì 31 gennaio 2011

L'allegro rimedio della Brambilla alla tassa di soggiorno ... e non solo

Ci vorrebbero le pagine della Treccani per descrivere le str…anezze dell’ultima dichiarazione della Sciura Brambilla in merito alla tassa di soggiorno, e le cose sono due.
O faccio “spallucce” e me ne frego (tanto dopo queste, da quella bocca “senza Colgate”, ne seguiranno molteplici altre), o cerco di riassumerle alla moda del “Bignami” e ve le spiego.
Naturalmente, armandomi di santa pazienza e togliendo del tempo prezioso al mio lavoro, opto per la seconda ipotesi.
Non sia mai detto che le “perdoni” un qualcosa.
Lei non lo merita (il perdono) nella stessa maniera che gli operatori del settore non meritano un ministro così … inconcludente e “piglia in giro”.
Comunque leggo che: “Il ministro del Turismo Michela Vittoria Brambilla interviene per modificare il testo del decreto sul federalismo fiscale municipale e prevede specifiche misure di sostegno alle strutture ricettive, incluse esenzioni ed agevolazioni riservate a questa particolare categoria produttiva.”
Che sia un copia/incolla della “promessa” d’abbassamento dell’Iva turistica effettuata in campagna elettorale, oppure quello da mo ripetuto dalla medesima nei tempi a seguire?
Come si ci può fidare di tanto “parlare”, se soprattutto non s’è mai mantenuta questa promessa?
Segue che la Brambilla, inoltre, punta a far riconoscere il ruolo delle imprese e delle associazioni di categoria nel determinare i criteri di attuazione del provvedimento. Le associazioni saranno coinvolte in sede di emanazione dei regolamenti di attuazione di tale tassa di scopo sia a livello nazionale, sia in particolare a livello comunale. I Comuni che intenderanno istituire la tassa di soggiorno dovranno discutere con la rappresentanza degli imprenditori delle strutture ricettive le modalità relative alla sua applicazione e agli interventi da finanziare con i relativi proventi.
E anche qua, come si può essere fiduciosi se non molto tempo fa per istituire o programmare il Codice del turismo, la Sciura non s’è avvalsa di nessun “consiglio” dalle associazioni preposte al caso e che tanto bailamme ha procurato?
E chi ci dice che è vero che “questi” saranno “attentamente” ascoltati dai Sindaci di turno delle città?
E chi controllerà che parte di questo “incasso” venga usato per le opere di ristrutturazione, ammodernamento e miglioramento qualitativo, sia in termini di esenzioni e agevolazioni che le amministrazioni comunali possono loro riservare?
Suvvia, non diciamo str…anezze, perché di questi “brutti” esempi di distribuzione del “maltolto” al cittadino o turista ne abbiamo a iosa; è sufficiente girare solo testa e guardare in qualsiasi direzione per capire che non s’è fatto niente o ben poco di buono.
O forse questi “soldini” serviranno per “tappare” qualche buco delle gestioni comunali… si, di quelle sempre precedenti all’attuale?
Infatti si sa che la colpa è sempre degli altri e di chi non c’è più.
E il bello è che c’è ancora qualcuno che ci crede, vedi il Presidente di Astoi-Confindustria, Roberto Corbella, che raggruppa i maggiori Tour Operator e che così dichiara: ”Pur sempre critici sulla tassa di soggiorno, accogliamo positivamente queste dichiarazioni del ministro Brambilla che vanno nella direzione di ridurre i danni al turismo”.
Si, ci creda!

P.S.: Ma la Sciura Brambilla non era completamente contraria alla tassa di soggiorno anche nella sola Roma?
Forse che sia stata "portata" a più miti dichiarazioni (?), oppure già da allora la raccontava e ... vabbeh, avete capito!

domenica 30 gennaio 2011

L'Ocse boccia il turismo italiano perchè sui dati e sulle statistiche contiamo delle balle. Ma va?

Un’altra trovata “geniale”, soprattutto “nuova” nelle risultanze e per niente dispendiosa.
Solo che credo sia vero l’opposto!
Leggo che il Ministro/a ha incaricato l’Ocse (che l’organismo internazionale ha concluso per conto del Ministro) ... affinché rediga un documento (OECD Italy Tourism Policy Review) che dovrebbe fotografare le eventuali problematiche del turismo in Italia, secondo la logica della peer review.
Bene, il risultato (siamo stati bocciati) è questo:
  • infrastrutture: afflitte da ritardo, divario Nord-Sud, debole intermodalità;
  • governance: indebolita dall’assenza di una efficace strategia nazionale e integrata;
  • statistiche: discordanti, tardive ed incomplete; l’assenza di dati affidabili sull’andamento del settore penalizza l’Italia nel contesto internazionale e rende più difficoltoso lo sviluppo di politiche pubbliche;
  • fondi strutturali: le risorse ci sono, ma mancano i progetti e il consenso per impiegarle.

L’Ocse, che noi “foraggiamo” annualmente con una quota statutaria del 5,412% (€ 17.952.160 per il 2007) è, per chi non lo sapesse (wikipedia), un'organizzazione internazionale di studi economici per i paesi membri, paesi sviluppati aventi in comune un sistema di governo di tipo democratico ed un'economia di mercato. L'organizzazione svolge prevalentemente un ruolo di assemblea consultiva che consente un'occasione di confronto delle esperienze politiche, per la risoluzione dei problemi comuni, l'identificazione di pratiche commerciali ed il coordinamento delle politiche locali ed internazionali dei paesi membri.
Comunque, quasi 18 milioni di euro a parte (nel 2011 sono forse di più), mi verrebbe “quasi” da dire: “e ci voleva l’Ocse per arrivare a questa “nuova” disamina?”
Non bastava leggere qualsiasi pagina, in qualsivoglia idioma che parli di turismo (anche in un blog), per capire che sono circa trent’anni che queste cose si sentono, si dicono e che si sanno, ma forse non si leggono?
E poi quel … che il Sergio Arzeni (direttore del Centro per l'imprenditorialità) descrive come “statistiche: discordanti, tardive ed incomplete; l’assenza di dati affidabili sull’andamento del settore penalizza l’Italia nel contesto internazionale e rende più difficoltoso lo sviluppo di politiche pubbliche” … che è da mò che qui lo stiamo dicendo, e che tanta acredine ci ha procurato da quei signori che le emettono in grande quantità e “naturalmente”, chissà perché, sempre in loro favore.
L'Arzeni in verità sostiene che la colpa sia principalmente dovuta poiché le statistiche relative all'Italia non tengono conto delle seconde case e di tutte le sistemazioni diverse da quelle dell'hôtellerie, con la conseguenza che mancano dati statistici omogenei.
Cosa che condivido ma che, probabilmente per non "urtare" qualcuno, è incompleta.
Comunque sia, s’era anche detto, e non sarà certo questa l’ultima volta che lo ripeteremo, che fare delle statistiche certe e vere sia di una facilità estrema, nonché per niente costose.
Ma si vede che a “loro” sta bene così e quindi, non se ne fa niente.
Delle infrastrutture in ritardo, del divario Nord-Sud, dell’assenza di una efficace strategia nazionale e integrata nonché della mancanza dei progetti e del consenso per impiegare le risorse (che ci sono) per i fondi strutturali … quante volte è stato detto?
Un milione (?), due milioni (?), tre milioni di volte o forse 17.952.160 di volte, proprio come gli eurini dati all’Ocse per farcelo dire ancora una volta di più?
Beh, s’è per questo, e per molto di meno, lo ripetevo anch’io per la miliardesima volta, ma come si dice (?): “loro son loro e io non sono un razzo”, e in più usano anche i miei (pochini) per farselo dire ancora una volta.
C’est la vie, mon ami … per ora, poi … chissà?

sabato 29 gennaio 2011

Le stelle degli alberghi non brillano più (se mai hanno brillato)

Il Primo Ministro inglese, David Cameron, ha appena dichiarato che il prossimo febbraio sarà pubblicato un ampio documento sulle policy del turismo in cui si proporrà agli albergatori di abrogare lo “star rating”.
Per farla breve, ha detto che siti come TripAdvisor o Trivago sarebbero di gran lunga migliori nell’offrire un punto di riferimento sulla qualità delle strutture ai viaggiatori rispetto all’attuale classificazione in stelle.
Non voglio entrare nel merito di questa decisione o tentativo, ho già abbastanza da fare per argomentare le str … anezze locali, ma l’augurio è che a qualcuno dei nostri “campioni” non venga in mente di emularlo.
Però e ahimè, nel Bel Paese c’è sempre qualche “bontempone” che ne copia o ne sforna a iosa (str…anezze), per il solo motivo di dire qualcosa ed essere inserito nelle testate giornalistiche o nelle varie TV, anche per soli pochi secondi.
Cosa non si fa per il “far parlare di se stessi”.
Ma forse è meglio argomentare di cose più serie e vediamo qui come la và, la classificazione alberghiera.
Il Dipartimento per lo Sviluppo e la Competitività del Turismo, con il Decreto del 21 ottobre 2008, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’11 febbraio 2009, stabilì che la classificazione degli alberghi non sarà più affidata a norme regionali, ma a nuovi parametri nazionali che determineranno il numero di stelle delle strutture ricettive italiane.
Che naturalmente nessuna regione ha seguito (art. 7 e 8) anche perché saranno soggetti a questa direttiva (art. 3) solamente quelli nuovi … e a tale sistema aderiscono (art. 6) i singoli alberghi “su base volontaria” (?).
Insomma, solo una questione di metrature e ben poco o nulla sulla qualità dei servizi e via cantando.
Come ebbi modo di scrivere allora, un gran “pastrocchio” di cui “nessuno”, a parte noi di “Tutto sbagliato tutto da rifare”, lo rilevò.
Nessuna associazione, ente, sindacato e bla bla bla si fece sentire, anzi, tanti BRAVI, BENE, BUONO … e tira a campà.
Ma facciamo un salto all’indietro, vale a dire a quel lontano1983, anno della penultima classificazione alberghiera italiana. Ben 26 anni dopo!
Infatti, a livello mondiale, solo 4 Nazioni, Burundi, Ghana, Nigeria e Pakistan avevano leggi di classificazione alberghiera più antiquate, pertanto nazioni come Burkina Faso, Angola, Gabon, Uganda e l’altra totalità degli stati del globo avevano ovviamente leggi più recenti, che per una nazione a vocazione turistica come l’Italia è già tutto un bel dire.
Comunque, ricordi di malfatte a parte, quante volte vi è capitato di leggere tra le recensioni on-line o per sentito dire di un hotel dichiarazioni del tipo “Un servizio impareggiabile, che si merita 5 stelle piuttosto che 4!”, oppure “Se questo hotel è un 5 stelle io sono Napoleone Bonaparte ”?
Ma chi dovrebbe controllore la qualità dei servizi, l’annesso prezzo e quindi la giusta classificazione?
Le Regioni, ma sono le Province a dover … ma è meglio lasciar perdere per non invischiarci in strade senza ritorno; reputo che siano troppo distanti dalla realtà di un buon lavoro.
Ed è appunto per questo che sempre più utenti fanno riferimento a rating e classifiche presenti nei siti turistici come TripAdvisor, Trivago, ecc., generati dalle valutazioni e dai commenti di altri viaggiatori.
Questa “poca serietà” o se preferite “inconcludenza” ha portato ad affermare che oggi lo Star Rating non è più in grado di rispondere alle necessità dei clienti (e forse non lo è mai stato).
Quello che conta per l’utente oggi, è infatti la “qualità percepita” in relazione al prezzo pagato e lo Star Rating non ha niente a che vedere con questa caratteristica, e che solo l’apporto di “validi” professionisti di controllo (quelli seri) potrebbe attuare sotto l’ala delle Province o Regioni.
Ma questo, per lor signori, è come voler capire l’idioma turco … e vai a spiegarglielo.
Tempo perso.
In un recente articolo, l’esperto di turismo londinese Rajul Chande, ha messo in evidenza la mancanza di coincidenza tra il rating attribuito a varie strutture di Londra dall’organo ufficiale (AA) e quello invece attribuito liberamente dagli utenti alle stesse strutture su TripAdvisor.
Se facciamo lo stesso per alcune delle nostre città italiane vedremo che ad oggi:
  • A Firenze in testa alla classifica degli hotel di TripAdvisor ci sono due hotel 3 stelle ed un 2 stelle. Su Trivago troviamo nella top 3 persino un B&B.
  • A Roma dominano la classifica di TA tre hotel 4 stelle, mentre su Trivago apre la lista addirittura un 3 stelle.
  • A Venezia, sia su TripAdvisor che su Trivago, tra i primi classificati c’è lo stesso 2 stelle.
Insomma: è chiaro che star rating e guest rating non corrispondono.
Emerge dunque in maniera sempre più urgente la necessità di intervenire sulla ridefinizione dello “star rating” nazionale e non, per diversi motivi:
  1. I viaggiatori non conoscono il significato delle stelle, non sanno a che cosa corrispondano e si creano false aspettative: le stelle nell’immaginario collettivo comunicano una qualità che non ha niente a che vedere con le caratteristiche che determinano lo Star rating, cosicché l’utente si sente tradito ed insoddisfatto.Come ha ricordato il prof. Tapinassi: “Il gap tra qualità comunicata e qualità percepita è il primo elemento di criticità rilevato dal cliente, in quanto incrina il rapporto di fiducia alla base della selezione”.
  1. Non riflette caratteristiche considerate importanti dai clienti: lo Star rating non riguarda infatti la qualità del ricevimento e di assistenza al cliente, e non tiene conto neanche della presenza o meno di servizi oggi ritenuti essenziali, come la connessione Internet wi-fi, Tv con canali sat o pay per view, ecc.
  2. È estremamente variegato e frammentario: non c’è uno standard comune a livello nazionale né internazionale, per cui anche i requisiti per essere un 4 stelle ad esempio, variano sia da Paese a Paese, sia da regione a regione.
Come ho già detto, è necessario ammettere che l’attuale classificazione in stelle è diventata per viaggiatori ed albergatori anacronistica ed obsoleta, e soprattutto non rappresentativa del livello di servizio offerto dall’hotel.
In definitiva però credo che il sistema di Star Rating sia giusto e insostituibile, e le “garanzie”, il cliente, le dovrebbe ottenere attraverso le istituzioni, attuabili attraverso un’organizzazione a livello provinciale o addirittura in quello comunale; ma è inutile anche il solo accennarlo.
Forse ci vorranno venti o più anni per far si che lo capiscano, sempre che vada bene … e dobbiamo tenerci quei simpatici “premi qualità” delle varie Camere di Commercio, Associazioni ed affini che … vabbeh, avete capito.


Fonte  www.bookinblog.com

venerdì 28 gennaio 2011

Gli Hotel più sporchi del 2010

Lasciate ogni speranza o voi che entrate in quell’hotel e d’ora in poi pensateci due volte prima di lamentarvi con il concierge per l’asciugacapelli che funziona male, per l’aria condizionata un po’ troppo sparata o, peggio ancora, perché non vi hanno messo il cioccolatino sul guanciale del letto per addolcire il vostro riposo notturno.
Non che non sia un vostro diritto, per carità, ma ricordatevi, parafrasando un sacro insegnamento dei nostri nonni, che c’è sempre qualcuno a cui il soggiorno in un hotel europeo è andato decisamente peggio.
Il problema, per gli albergatori, è che fino a qualche anno fa le proteste si limitavano a epiteti verbali, corrispondenza privata e, nei casi più estremi, a qualche raccomandata con ricevuta di ritorno spedita dall’avvocato del cliente incavolato.
Adesso, con Internet, il viaggiatore ha un’arma ancora più spietata e devastante per incensare o, nella maggior parte dei casi, distruggere la reputazione di un albergo: la recensione.
Basta postare, nei siti specializzati, il temuto commento, condividerlo con gli altri utenti ed ecco che, in un attimo, la quotazione di un hotel prende ad oscillare più di un titolo in Borsa, decretandone successo o flop.
È il caso, ad esempio, del sito TripAdvisor, uno dei portali più gettonati dai turisti di ogni latitudine, che ha pubblicato, in bella evidenza, la classifica più temuta da un albergatore, quella che raggruppa i dieci hotel più sporchi in Europa secondo le recensioni stilate ed inviate dai lettori.
Una top ten implacabile alimentata quotidianamente dai numerosi giudizi espressi da visitatori che, sulla propria pelle, hanno trascorso soggiorni a dir poco da incubo.
Leggere, per credere, le motivazioni che hanno decretato il Club Aqua Gumbet, situato nella provincia turca di Mugia, come il più sconsigliato dai turisti iscritti al portale. «Stanze luride con escrementi sul pavimento», «Ho rivoltato il lenzuolo e ho trovato dell’urina», «Lo chef non sapeva neanche che tipo di carne stava cucinando per gli ospiti», «Ogni volta che ha piovuto la piscina si è insozzata degli scoli di fogna» sono solo alcuni dei resoconti stilati dagli sventurati clienti che fanno pensare più ad un racconto dell’orrore partorito da Stephen King piuttosto che a un rilassante soggiorno in un hotel tre stelle.
Non è andata meglio a chi ha optato, sempre nella stessa provincia turca, per l’Altin Orfe Hotel, secondo in classifica. Su questa struttura si possono leggere commenti dai titoli emblematici come «Viaggio all’inferno» e resoconti di questo tenore: «Il condizionatore perdeva acqua direttamente sul letto», «La stanza puzzava di urina; in compenso «Il manager dell’hotel pensava solo alle ragazze russe che soggiornavano lì».
Bella forza, direte.
Se uno non alloggia nelle grandi capitali europee rischia con più facilità di trovare servizi così scadenti.
Mica vero se considerate che al terzo, quarto, quinto ed ottavo posto ci sono il Cromwell Town, il Corbigoe Hotel, il Park Hotel e il Blair Victoria & Tudor Inn Hotel, tutti alberghi situati a Londra. «Camminando sul tappeto si sollevava la polvere», «Macchie sudicie alle pareti», «Decisamente disgustoso svegliarsi la mattina con le cimici che ti strisciano accanto sul letto», «Tutta la camera aveva un putrido odore di cane bagnato», «Bagno terrificante», «Coperte lacerate ed unte, stanza puzzolente», sono solo alcuni esempi dei giudizi raccolti da questo poker d’assi con la Regina. Insomma, più che le stelle qui dovrebbero assegnare le «tre stalle».
E per restare in tema di grandi capitali europee scopriamo che le quattro posizioni mancanti sono tutte occupate da hotel di Amsterdam.
A finire nella top ten dei peggiori sono, infatti, l’Hotel de Lantaerne giudicato come «Non decisamente fatto per accogliere un essere umano», l’Hotel Y Boulevard liquidato con un «Piuttosto dormirei in una cabina telefonica», l’Hotel Manofa che offre «Topi in libertà in tutte le camere» (pare senza sovrapprezzo) e buon ultimo il The Globe le cui «Lenzuola erano punteggiate di centinaia di macchie rosse».
Se non vi bastassero i giudizi già di per sè devastanti ecco che i micidiali recensori si sono presi la briga di accompagnare i loro servizi con foto inequivocabili dei disservizi riscontrati nelle strutture visitate.
Come avrete notato, l’Italia è fuori da questa top ten. Ci lamentiamo dei prezzi delle nostre strutture ma potete star certi che negli italici All Inclusive i topi in camera non sono previsti.

giovedì 27 gennaio 2011

Tassa di soggiorno: sciopero o coccarda! Ma che è?

No, non ci credo, non ci posso credere, ma dai, raccontatelo ad un altro, è impossibile!
No, non sono impazzito, almeno credo, ma quello che leggo oggi mi strabuzza gli occhi, la mente e anche qualcos’altro, infatti …
… il Consiglio Direttivo della Federalberghi-Confturismo, riunitosi ieri a Roma in convocazione straordinaria, ha deciso alcune forme di protesta contro la paventata introduzione della tassa di soggiorno inserita all’interno del decreto sul federalismo fiscale municipale, dichiarando da subito lo stato di agitazione della categoria.
Se dovesse essere confermata nelle prossime ore questa sciagurata ipotesi vessatoria nei confronti dei consumatori italiani e stranieri che pernotteranno negli alberghi italiani, è scritto nella delibera del Consiglio Direttivo della Federazione, i 34 mila alberghi italiani verranno invitati a non accettare prenotazioni il 17 marzo, giorno della celebrazione dell’Unità d’Italia.
Quel giorno, nel quale si prevede come oltre 2 milioni di turisti tra italiani e stranieri pernotteranno nelle strutture alberghiere di tutta Italia, il mancato introito economico potrebbe portare l’erario a perdere tra tassazioni dirette ed indirette qualcosa come 100 milioni di Euro.
Questo lo dicono loro, mentre per me è molto ma molto di più calcolando l’indotto.
Comunque c’è anche scritto che da questa forma di “sciopero” saranno esentati solo gli alberghi esclusivi, (4-5 stelle?) che per solidarietà applicheranno nei vari ingressi alberghieri la coccarda tricolore.
Beh, una gran bella fatica “solidale”.
C’è da dire che nell’intervista sul quotidiano e nel direttivo di questa decisione ci sono Elena David (UNA Hotels) e Bernabò Bocca (Sina Hotels) che, guarda caso, sono anche proprietari, presidenti o AD di alberghi “esclusivi”, e quindi probabilmente (?) saranno “obbligati” a mettere le coccarde.
Che è sempre meglio che chiudere l’attività, come invece dovranno fare (?) quelli delle 1, 2 e 3 stelle.
E quest’ultimi non dicono niente?
Forse non dicono niente perché “sanno” che questa “sparata” suona più come una boutade che un dato di fatto.
Ma allora perché dirla?
Comunque, “simpatiche” minacce a parte di chiusura (quasi) totale, mi risulta incomprensibile l’apprendere che a questa conclusione ci siano arrivati solo adesso, quando era facilmente intuibile già all’atto della richiesta di federalismo (anni fa).
La stessa “concessione” (tassa di soggiorno) data a Cutrufo (vice sindaco di Roma) e Alemanno (sindaco) della città eterna, poi a Renzi (Firenze) e via cantando, avrebbe dovuto presagirne la futura autorizzazione anche al resto dei comuni d’Italia, ma, pur essendone qui nel blog descritte (da anni) l’eventualità innumerevoli volte; niente, nessuno di quei “professoroni” c’ha mai pensato e quindi erudito in tutto questo tempo, ahimè, ormai trascorso.
Che non l’avessero capito o che invece sotto sotto, vuoi vedere che… mah?
No, non ci credo, non ci posso credere, ma dai, raccontatelo ad un altro, è impossibile!
P. S.: Se nel remoto caso tutta la "storia" dello sciopero fosse vera (?); beh, sarebbe di certo (a mia veduta) una grandissima str ......; ma per piacere, andate a lavorare, le soluzioni sono ben altre!

mercoledì 26 gennaio 2011

Oggi all'Enit

Ci sono giorni in cui scrivere un articolo o un post dà più soddisfazioni di altri.
Ebbene questo è uno di quei giorni.
Circa due mesi fa scarabocchiavo che le pagine degli eventi in programmazione sul sito dell’Enit erano desolatamente vuote (ved. qui - quo - qua) e di cui dispongo le pagine web "salvate" nel qual caso vengano modificate (considerando che ciò avviene proprio mentre sto scrivendo questo post).
Comunque, battute o futili loro "rincorse" per rimediare a parte, il tutto ebbe quasi a “presagirmi”, a torto o a ragione, che in quei meandri (Enit) non si svolgesse niente (o poco più) che avesse il magico profumo della parola LAVORO e di conseguenza … lo dissi; anzi lo scrissi, sapendo d’essere “attentamente” seguito da “chillillà”.
‘Sta mattina invece, forse per il motivo che me ne lamentai, ecco che m’appare questo e che dire; una grandissima ed immensa gioia.
Cavolo, sarà anche poca cosa, ma è così che si fa!
A dimostrazione che esistono diversi tipi di critiche, un tipo di critica che fa bene a chi la riceve è la CRITICA COSTRUTTIVA, proprio com'è scritto sotto l'intestazione di questo blog.
Le critiche costruttive ci forniscono suggerimenti utili per migliorare il nostro comportamento.
Quando si riceve una critica costruttiva è importante valutarla in modo corretto, facendosi alcune domande:
Mi è possibile cambiare il comportamento criticato?
Ho fatto ciò per cui sono stato criticato?
Mi interessa modificare il comportamento attuato?
Quali saranno i vantaggi e gli svantaggi di questa modifica?
La critica costruttiva spinge chi la riceve a non ripetere il comportamento per cui l’ha ricevuta e a migliorare.
Non bisogna mai stare zitti, è utile dire sempre la propria opinione (educatamente) anche a costo di sbagliare, ma sempre con l’intento di far sì che quello che ci è successo o che abbiamo sbagliato non ricapiti più.
Criticare costruttivamente è un modo per far crescere e migliorare, sempre che si non si usino “particolari” e scurrili offese.
Insomma, ci vuole del tatto, sia per chi le emette, che per chi le riceve.
Poi apro le mie solite mattutine pagine che m’informano delle novità nel turismo mondiale e chettivedo tutto in un giorno e in poche righe?

Ecchecavolo ci voleva, eh?
Alè!
... aspettando dei risultati ... si, però e possibilmente VERI (intesi come quelli che più s'avvicinano alla realtà)!
Ah dimenticavo; bel lavoro e buon lavoro!

martedì 25 gennaio 2011

Io so quello che sto dicendo, Lei no

L’Italia del turismo sta diventando sempre più il Paese delle cose incomprensibili e vi spiego il perché.
Da quando la Brambilla ha preso, ahinoi, le redini di questo settore, e a parte il primo anno (2008) che derivava dalla gestione precedente (vedi Rutelli), e dove la Sciura ne ha sentenziato a ragione "Peste e Corna", abbiamo ricevuto dalla medesima dei dati e delle statistiche che ci ponevano nell’elite mondiale dei soggiorni turistici.
Sempre i primi e sempre i migliori (dice/dicono nell'entourage) in comparazione con i competitors (Europa), solo che i lavoratori nel comparto sono diminuiti sensibilmente.
E si stimano ben oltre il centinaio di migliaia per il 2009, mentre nel 2010 …
Oddio, la cosa è possibile, per carità, dove per via del calo dei margini di guadagno e utili, molti hanno deciso (per sopravvivere) di privarsi di quello e di quell’altro (dipendenti), cercando di sopperire autonomamente all’ovvio calo del profitto … e che dire della qualità?
Ci si aspettava, almeno io che l’avevo scritto, che la Brambilla intervenisse presso gli altri ministeri competenti, con un rimedio tipo “una tantum”, agevolando delle nuove assunzioni nel settore con un sensibile calo di spesa all’Inps.
In definitiva ci sarebbero state, si meno entrate previdenziali, ma che in fin dei conti sono sempre meglio del “niente”.
E contemporaneamente si sarebbe dato un taglio al “nero”.
E invece no, niente di tutto questo e si tira a campà.
Infatti il 2010 checcheleinedica, si è concluso per il comparto alberghiero con una doccia fredda.
“L’ulteriore calo delle presenze turistico-alberghere registrato nel mese di dicembre (-2,7%), rispetto allo stesso periodo del 2009, -sostiene Bernabò Bocca, Presidente di Federalberghi-Confturismo- rappresenta per le imprese ricettive italiane l’ennesimo campanello d’allarme di una annata che ha visto una stagnazione complessiva del mercato per numero di arrivi e presenze, un drastico calo di lavoratori ed un preoccupante calo del giro d’affari”.
I risultati emergono dai dati relativi al monitoraggio mensile effettuato dalla Federalberghi (l’inchiesta è stata svolta dal 3 al 7 gennaio, intervistando con metodologia internet 1.185 imprese ricettive, distribuite a campione sull’intero territorio nazionale).
I numeri indicano un decremento del 2,7% di pernottamenti nel mese di dicembre, tra italiani e stranieri (rispetto al dicembre 2009) che in ragione d’anno porta il risultato complessivo da gennaio a dicembre (rispetto a gennaio/dicembre 2009) ad un modestissimo +0,4% di presenze.
Guardando infine ai risultati del nostro osservatorio relativi ai lavoratori, verifichiamo come l’occupazione tra i nostri collaboratori abbia subito sempre a dicembre un calo del 3,9% per quelli a tempo indeterminato ed invece un +3,9% tra quelli a tempo determinato, generando da gennaio a dicembre comunque una perdita complessiva del 2,4% (rispetto a gennaio/dicembre 2009), in ragione di un -3,6% di lavoratori a tempo indeterminato ed un -0,7% di lavoratori a tempo determinato.
“Di fronte ad uno scenario così difficile, -conclude Bocca- peraltro penalizzato da un 2009 più che negativo, è impensabile l’introduzione di una tassa di soggiorno che pesi esclusivamente sulle strutture ricettive italiane, che rischierebbero il collasso di fronte a qualsiasi ogni ipotetico aggravio fiscale”.

I RISULTATI DEL MONITORAGGIO

-          GENNAIO: -2,1% di presenze (ed il -3% di lavoratori occupati
-          di cui -4% a tempo indeterminato e +0,1% a tempo determinato))
-          FEBBRAIO: +1,5% di presenze (ed il -0,8% di lavoratori occupati
-          di cui -2,5% a tempo indeterminato e +3,2% a tempo determinato)
-          MARZO: +4,4% di presenze (ed il -3,7% di lavoratori occupati
-          di cui -4,6% a tempo indeterminato e -2,1% a tempo determinato)
-          APRILE: -1,7% di presenze (ed il -3,8% di lavoratori occupati
-          di cui -5,1% a tempo indeterminato e -1,9% a tempo determinato)
-          MAGGIO: -1,4% di presenze (ed il -3,9% di lavoratori occupati
-          di cui -2,9% a tempo indeterminato e -5,3% a tempo determinato)
-          GIUGNO: +1,3% di presenze (ed il -2,4% di lavoratori occupati
-          di cui -2,9% a tempo indeterminato e -1,8% a tempo determinato)
-          LUGLIO: -3% di presenze (ed il -1,4% di lavoratori occupati
-          di cui -2,4% a tempo indeterminato e -0,5% a tempo determinato)
-          AGOSTO: +1,8% di presenze (ed il -2% di lavoratori occupati
-          di cui -3,9% a tempo indeterminato e -0,5% a tempo determinato)
-          SETTEMBRE: +2% di presenze (ed il -2,4% di lavoratori occupati
-          di cui -4,3% a tempo indeterminato e -0,6% a tempo determinato)
-          OTTOBRE: +3,7% di presenze (ed il -0,8% di lavoratori occupati
-          di cui -2,5% a tempo indeterminato e +2,1% a tempo determinato)
-          NOVEMBRE: +0,6% di presenze (ed il -3,6% di lavoratori occupati
-          di cui -4% a tempo indeterminato e  -1,9% a tempo determinato)
-          DICEMBRE: -2,7% di presenze (ed il -1,7% di lavoratori occupati
-          di cui -3,9% a tempo indeterminato e +3,9% a tempo determinato)
            -          GENNAIO-DICEMBRE: +0,4% di presenze (ed il -2,4% di lavoratori
-          di cui -3,6% a tempo indeterminato e -0,7% a tempo determinato)

Fonte: Federalberghi

lunedì 24 gennaio 2011

Una tassa di soggiorno da "animali"

C’è chi dice che il mondo (in particolare l’Italia) stia andando a puttane nel termine stretto della parola, ebbene dico che vi sbagliate, perché questo succede da sempre.

I miei avi, e non solo, hanno sempre sostenuto che questo “mestiere” (al pari della caccia) sia il più vecchio del mondo, e se lo dicevano loro che c’hanno lasciato un mondo migliore e che noi stiamo sempre più degradando … e chissà se qualche “bontempone” (quelli contrari a priori in qualsiasi cosa) non riesca ad opporsi anche a questo.

Poi, se non sbaglio, anche qui se ne parla (Luca 7,36-50), dove c’è scritto che Gesù perdonò una prostituta (e quindi tutte le prostitute) perché, eccetera eccetera.

Se invece vogliamo fare un discorso non veniale ma venale; dal ’58 (entrata in vigore della legge Merlin) ai giorni nostri, calcolando l’eventuale pagamento (tasse) delle prestazioni meretrici allo Stato, non si avrebbe manco un penny di debito pubblico; cosa ne pensate?

E questo nonostante l’andazzo non troppo gaudente (per noi) dei “faccendieri” che c’hanno governato e di “quelli” che ancora lo fanno, e che naturalmente (per loro) ci traggono “gaudio” e non solo.

Qualora il termine “il mondo sta andando a puttane” fosse considerato sotto l’aspetto figurato; beh, in questo caso invece c’avreste ragione… e anche da vendere.

Infatti il mondo non sta per niente migliorando, e la causa, manco a dirlo, siamo noi che inutilmente continuiamo prenderci per i fondelli, e per di più, pensando che gli altri siano mezzi scemi o scemi del tutto.

Insomma "mors tua vita mea".

Tutto questo andava detto per il finto perbuonismo (chi è senza peccato scagli la prima pietra) di alcuni che quotidianamente leggiamo e ascoltiamo da tutte le parti, e anche per dire, scusate il ripetermi, che la tassa di soggiorno ... no, non esiste proprio ... proprio come il farci due "maroni" così sulle eventuali "bramosie" sessuali del Presidente del Consiglio (sempre che siano vere e sempre che tocchi ad altri appurarne la verità), e senza avere mai un'opposizione più costruttiva per il Paese.

No, questo “matrimonio” non s’ha da fare perché, e mi riprendo al discorso di prima, è una puttanata.

O forse questi sono tutti “papponi” che vogliono portare all’altare ‘sta donna di malaffare?

Ma come, prima peste e corna, e adesso se l’ha vogliono tutti sposare?

Dicono per rimpinguare le “sterili” casse (provinciali) delle città, per sopperire alle spese “sociali” che però nessuno o pochi vedono nei rispettivi comuni, oppure per mantenere le “sporcaccionate” o le inconcludenze di qualche gestione un po’ ballerina.

E non si dica di no, perché non passa giorno che non se ne leggano o sentano a iosa nelle varie TV o nei quotidiani di tutte le razze.

E il risultato sarà invero l’opposto con perdita di turisti a più non posso; non contiamoci balle. 

Perché queste "gabelle" vanno bene le tre città storiche che in Italia vanno per la maggiore (Roma, Firenze e Venezia), ma ce la vedete ‘sta tassa a … chessò: Genova, Palermo, Milano,  Matera o via cantando?

 

La soluzione è invece un’altra, e vale a dire eliminare il sommerso nel settore alberghiero che … vabbeh, avete capito.

 

Come si fa?

Beh, allora in questo, come in molt'altro, non c’avete capito un razzo, perché qui è stato detto, ridetto e stradetto.

E se poi la Sciura Michela, a differenza di sempre, se ne sta zitta … mah (?), che sotto sotto sia tutto studiato senza, per altro, trovare o anche cercare una soluzione diversa?

 

 

 

 

 

 

domenica 23 gennaio 2011

VisitBritain.com vs. Italia.it: lezione di Best Practices dall’Agenzia del Turismo nazionale inglese


Se di iniziative di una certa rilevanza da parte di aziende turistiche ne avevamo già viste su Foursquare (ad esempio quella di KLM), sono ancora in pochi ad essersi avventurati sulle strade di Facebook Places, il nuovo servizio di Geo-localizzazione lanciato ad agosto dal social network per conquistare l’attenzione di tutti i nuovi utenti check-in-addicted (“Facebook Places: tutti i vantaggi per gli hotel”).
Questa volta il buon esempio di Social Media Marketing geo-local viene nientemeno che da un’organizzazione istituzionale: si tratta infatti di VisitBritain, Agenzia del Turismo Nazionale della Gran Bretagna, che ha da poco lanciato la sua originale campagna “Team Work Competition” su Facebook Places.
Tutti i fan della pagina ufficiale di VisitBritain (LoveUK) sono invitati infatti ad unirsi ai propri amici, creare un team e fare almeno 2 check-in in una delle 300 destinazioni top indicate sulla pagina Facebook, così da poter partecipare all’estrazione di un viaggio a Londra per due del valore di 2.000 sterline più altre mille di shopping al negozio di lusso Selfridges.
All’interno di LoveUK si trova infatti una pagina dedicata ai “Love UK’s Top 50 UK Places”: ogni volta che un utente fa check-in, l’applicazione in pagina è capace di aggiornare la classifica.
Che l’organizzazione inglese avesse intenzione di incentivare l’aspetto sociale del proprio marketing on-line, lo si era già visto quando sono stati creati lo stesso gruppo LoveUK e la Love UK’s Top 50 UK Places Leader Board, nell’ottica di offrire un “guest book globale” per permettere a tutti gli amanti della Gran Bretagna di rimanere in contatto e interagire.
Il nuovo concorso sembra aver ottenuto non pochi consensi: se la pagina LoveUK solo il 23 gennaio aveva circa 50.000 iscritti, oggi ne registra ben oltre 74.000.

Un’iniziatica Social che riflette gli intenti delle Istituzioni e del Paese intero
L’Inghilterra quindi dà il buon esempio al resto d’Europa, soprattutto perché la campagna lanciata su Facebook è a mio parere in qualche modo il riflesso, lo specchio di un desiderio congiunto a livello locale e nazionale, da parte delle Istituzioni e al contempo degli operatori, di voler davvero rinnovare, cambiare ed investire nel Turismo in armonia con le esigenze del nuovo viaggiatore “iper-interattivo”.
Justin Reid, Capo della sezione Digital and Social di VisitBritain, ha affermato che “Facebook Places ci ha offerto un modo intelligente ed efficace anche dal punto di vista dei costi di coinvolgere direttamente i turisti stranieri. Lavoreremo a stretto contatto con tutte le destinazioni turistiche per mostrare loro come possano promuoversi sulla piattaforma e creare contenuti virali.”
Visitate la pagina Facebook di VisitBritain e vedrete cosa combinano i suoi fan, partecipando e commentando sotto la guida esperta e frizzante di una gestione che privilegia i pensieri, le idee, le considerazioni e le emozioni dell’utente (d’altronde il nome stesso del gruppo “LoveUK”, sintetizza in un’unica parola le passioni e il coinvolgimento emotivo che vuole contraddistinguerlo).

VisitBritain e Italia.it: siti diversi, impegni diversi da parte delle Istituzioni
Di fronte a tutto questo, non posso fare a meno di fare un seppur debole paragone con Italia.it: le differenze che separano irreparabilmente VisitBritain e Italia.it sono evidenti. (vedia il nostro articolo dedicato al Nuovo Portale Italia)
Mentre il sito ufficiale della Gran Bretagna riservato ai turisti (ovvero VisitBritain.com) è ricco di contenuti, presenta una grafica attuale ed è gestito in modo creativo e “up-to-date”, quello italiano appare statico, privo di contenuti freschi, vuoto dal punto di vista interattivo e soprattutto “sociale”.
Ma soffermiamoci anche a considerare come gli Inglesi, per stare vicini e sostenere gli operatori del settore, abbiano saputo dar vita anche ad un Sito Ufficiale dell’Agenzia del Turismo (sarebbe a dire VisitBritain.org, riservato agli operatori del settore), contenente opportunità, consigli e dati sul turismo nazionale, atti a garantire una visione d’insieme compleDavid Cameron, ta, fornendo un supporto e un punto di riferimento valido per tutto il settore.
Il Governo insomma, crede nel Turismo ed è intenzionato ad incentivarlo e ad investirvi seriamente, considerandolo una vera e propria risposta valida a molti dei problemi anglosassoni, primo fra tutti la crisi del lavoro.
Solo lo scorso agosto il Primo Ministro, durante un discorso ufficiale, ha dichiarato che il proprio Governo vede di fatto nel turismo “uno dei migliori e più veloci metodi per generare posti di lavoro in Gran Bretagna”. Solo 6 mesi dopo, il 5 gennaio 2011, David Cameron ha lanciato una partnership tra VisitBritain e tutti gli operatori del turismo a livello nazionale, per gettare le basi di un nuovo “programma di marketing globale”, in modo che tutti siano in grado di sfruttare al meglio i grandi eventi nazionali quali il Matrimonio Reale, il Diamond Jubilee e i Giochi Olimpici e Paraolimpici del 2012.
Che dire, tutti vorremmo vedere anche in Italia un Governo così pronto ad impegnarsi in una relazione stabile e diretta con gli operatori del settore e ad investire nel Turismo online come ancora non ha saputo fare, in uno sforzo comune per valorizzare e far crescere quella che da sempre è stata una delle risorse principe del Paese e che oggi rischia di perdere la scommessa con il resto d’Europa.


sabato 22 gennaio 2011

Brambilla: Come risolvere il turismo nel Sud Italia (1a lezione)

Tutto il giorno con ‘sti quattro infamoni
briganti, papponi, cornuti e lacchè
Tutte l’ore cò ‘sta fetenzia
che sputa minaccia e s’à piglia cò me … parafrasando il bravo De Andrè.

Eh già, chissà se in queste parole c'è il pensiero della Sciura Michela nei confronti dei suoi "denigratori", e non capisco (o forse si) il perché noi dobbiamo sempre prendercela con chi male non fa?
O forse è meglio toglierci la parola “male” e lasciare il “non fa” con l’aggiunta di “niente di buono”?
E pochi giorni or sono, la Sciura, l’ha ridetto: “Io vado avanti per la mia strada e non do retta alle critiche”.
Comunque … siamo nel 2008, e l’allora sottosegretario con delega al turismo c’informa sulle pagine de Il Mattino, con un articolo di Adolfo Pappalardo, che in un colpo solo viene demolita la presunta causa della crisi del turismo campano. «I rifiuti non c’entrano con il calo di turisti, i problemi sono altri». E ancora: «L’immondizia è sparita dalle strade, ma Napoli nemmeno oggi dà una grande immagine per ordine e pulizia». Lo dicono, rispettivamente, Michela Vittoria Brambilla, sottosegretario con delega al Turismo, e Matteo Marzotto, numero uno dell’Agenzia nazionale del Turismo (Enit). Sulla stessa linea anche l’assessore regionale Velardi: «Sono d’accordo: l’emergenza rifiuti è stata solo la scusa dietro cui nascondersi in questi mesi». Affermazioni supportate anche da un sondaggio della Confesercenti-settore turismo che ieri ha convocato in città i suoi stati generali: «La criminalità è un ostacolo per il 60% dei francesi e il 56% dei tedeschi, mentre gli inglesi sono preoccupati - dice la Swg che ha effettuato il sondaggio - solo nel 28% dei casi. La crisi rifiuti, invece, pesa mediamente per il 7%».
E quindi giù con frasi tipo: “l’obiettivo prioritario è rilanciare l’immagine del Sud” oppure, “Il turismo rappresenta un settore strategico per il rilancio delle regioni del Sud che possiedono un enorme potenziale in termini di attrattori culturali, paesaggistici e storici, un potenziale ancora parzialmente inespresso” e bla bla bla.
Beh, in questi casi, verrebbe ovvio pensare che trovato l’inghippo, posto il rimedio.
Verrebbe ovvio pensare, ma tra il dire e il fare, soprattutto con “essa” di mezzo, c’è sempre quel casino d’acqua là; il mare.
Infatti passano gli anni, due ma anche quasi tre, che per le soluzioni nel turismo sono anche sufficienti se nonché …
… se nonché il risultati eccoli qua alla data d’oggi (21 gennaio 2011): Istat, calano i viaggi soprattutto nel Sud.
Ettepareva strano!
Infatti, cala leggermente il numero degli alberghi in Italia. Nel 2009 si contano 111.391 esercizi extra-alberghieri e 33.967 alberghi; rispetto all'anno precedente, i primi risultano in aumento del 5%, mentre i secondi si sono lievemente ridotti (-0,5%). Lo rende noto l'Istat nel rapporto 'Noi Italia'. Sempre nel 2009, i viaggi con pernottamento effettuati dai residenti per motivi di vacanza e di lavoro, sia in Italia sia all'estero, sono stati circa 115 milioni, per un totale di oltre 680 milioni di notti. Rispetto all'anno precedente, si registra una complessiva diminuzione dei viaggi (-7,2%), soprattutto a carico di quelli con destinazioni italiane (-8,5), particolarmente accentuata per quelli verso le regioni del Mezzogiorno (-19,5). Gli spostamenti con destinazioni italiane rappresentano l'82,7% dei viaggi complessivi: nell'87,2% dei casi sono effettuati per motivi di vacanza e per il restante 12,8% per lavoro. In termini di pernottamenti, il 93,7% delle notti riguarda i viaggi di vacanza ed il 6,3% quelli di lavoro. Le durate medie dei soggiorni in Italia sono pari a 6 ed a 2,8 notti rispettivamente per vacanza e per lavoro. Per quanto riguarda il complesso dei viaggi, le regioni più visitate dai residenti in Italia nel 2009 sono state Lazio, Emilia-Romagna, Toscana e Lombardia, che hanno ospitato il 38,1% dei flussi turistici. L'Istat rileva, inoltre, forti differenze territoriali nella propensione a viaggiare: in tutti i periodi dell'anno e per tutte le tipologie di viaggio, infatti, la quota di viaggiatori provenienti dalle regioni del Mezzogiorno è costantemente più bassa rispetto a quella proveniente dalle altre regioni italiane. Rispetto al 2008, il numero di persone che viaggiano in media in un trimestre è passato dal 30,4 al 28%; questa diminuzione ha interessato soprattutto i residenti del Mezzogiorno, i cui valori si sono abbassati dal 23,6 al 20,2%.
A che bell’ò turisme
pure al Sud ‘o sanno fa
co’ à ricetta ch’à Brambilla
compare a nisciuno
messa lì da papà.

venerdì 21 gennaio 2011

Anche a Gesù hanno fatto pagare la tassa di soggiorno

Venuti a Cafàrnao, si avvicinarono a Pietro gli esattori della tassa per il tempio e gli dissero: "Il vostro maestro non paga la tassa per il tempio?". Rispose: "Sì". Mentre entrava in casa, Gesù lo prevenne dicendo: "Che cosa ti pare, Simone? I re di questa terra da chi riscuotono le tasse e i tributi? Dai propri figli o dagli altri?". Rispose: "Dagli estranei". E Gesù: "Quindi i figli sono esenti. Ma perché non si scandalizzino, va' al mare, getta l'amo e il primo pesce che viene prendilo, aprigli la bocca e vi troverai una moneta d'argento. Prendila e consegnala a loro per me e per te".

E’ "Il tributo" di Masaccio, in un affresco, che narra l'episodio tratto dal vangelo di Matteo (17, 24-27).
Per descrivere quanto narrato dall'evangelista Matteo, che prima della vocazione era stato anch'egli esattore delle tasse, Masaccio usa una "historia figurata". Infatti l'affresco che è apparentemente composto da una scena sola, si può suddividere in tre tempi: al centro domina Cristo con i suoi apostoli e il gabelliere (quest'ultimo è visto di spalle ed indossa una tunica corta di tipo romano); a sinistra si vede Pietro, sulle rive del mare di Galilea, intento ad estrarre dalla bocca del pesce la moneta necessaria a pagare il tributo; a destra è raffigurato Pietro che paga la tassa al gabelliere.
Verranno poi le “gabelle” del medioevo, dove le imposte di pedaggio o accesso alle città, da cui era esentato totalmente o parzialmente il ceto urbano locale, ricadevano però sugli stranieri.
E, per fortuna, man mano che i feudatari o vassalli ne capirono l’assurda consistenza, vennero tolte.
Passano i secoli ma queste “lezioni” o apprendimenti vengono completamente dimenticati e si ritorna a quei tempi.
D’altronde s’ha da fare “cassa” per sopperire alle inconcludenze gestionali dei passati e nuovi sindaci di molte città e quindi quale migliore occasione per inserire ‘sta tassa e mantenere … vabbeh, m’avete capito.
Il problema è che non sempre si potrà trovare il mare nei pressi del “dazio” per entrare in città o soggiornarvi; non sempre sarà facile prendere un pesce, ma soprattutto catturarlo con la moneta d’argento in bocca per pagare la “sgradita” gabella.
E poi, non siamo di certo Gesù!
A meno che non si credano d’esserlo loro.

giovedì 20 gennaio 2011

Le Brochure del turismo non staranno molto bene, ma non sono "finite"

Oggi rischio grosso, me la prendo con Joseph Ejarque (ma non è neanche la prima volta).
Joseph, per chi ancora non lo sapesse (ma non credo siano in molti nel turismo mondiale), è una delle persone più autorevoli nel marketing turistico nazionale.
Per me poi, è indiscutibilmente il migliore.
Joseph Ejarque, inizia nel lontano ’85 a Barcellona (è spagnolo), dove contribuisce all’organizzazione e alla promozione delle Olimpiadi del 1992; poi  la Corugna, sempre in Spagna.
Nel 1999 è stato chiamato a dirigere Turismo Torino; mentre agli inizi del 2006 fino al 2008 è stato direttore generale dell’Agenzia Regionale per il Turismo del Friuli Venezia Giulia, Turismo Fvg.
E i risultati si sono visti da tutte le parti.
Oggi è presidente di Four Tourism, società di consulenza internazionale in management e marketing turistico delle destinazioni che è specializzata in pianificazione, strategia, organizzazione, sviluppo territoriale ed economico eccetera eccetera.
Insomma, un vero mago del settore a prescindere dal Curriculum Vitae; provate a parlargli “a quattr’occhi” e lo scoprirete facilmente
Mentre la cosa che più ci accomuna è il: “poche balle e lavorare”.
Ebbene, ho appena ricevuto il suo editoriale, il n° 6 di gennaio 2011 “Destination and Tourism”, e alcune cose non le condivido, anzi, ne sono proprio contrario.
Infatti leggo che: “È finita l’epoca della brochure: il cliente oggi s’informa da solo, cercando sul web, condividendo e confrontando la sua esperienza con gli altri utenti.”
Beh, a parte che sono anni che qualcuno lo dice, ma di certo l’epoca delle “brochure” non finirà mai, un conto è dire che internet ne ha “corroso” l’andazzo, un altro che stanno scomparendo o addirittura “FINITE”), e recenti statistiche statunitensi in merito alla ripresa delle Agenzie di Viaggio e ovvie Brochure annesse, anche se lenta, confermano questa mia tesi, che oltretutto era facilmente prevedibile.
A meno che il buon Joseph non voglia intendere quelle “brochure” che ci vengono inviate a casa, che tanto “rompono” e cestiniamo.
Beh, in questo caso forse era meglio specificarlo e non “sparare” sulle brochure in generale ad altezza d’uomo!
Anche quelle depositate nelle Adv fanno parte del marketing dei T. O. e quant'altro; e non credo siano del tutto inutili e "defunte".
Il contatto umano o lo sfogliare di un depliant non hanno pari, mentre quelli che s’avvicinano alla mia età, over 50 (in grande crescita nel turismo del terzo millennio), lo sanno bene e li usano ancora in gran quantità.
La stessa cosa succede nei quotidiani, dove nonostante siano in aumento gli abbonamenti sul web, il cartaceo è ancora molto venduto e lo sarà sempre per molte decine d’anni ancora.
Così è pure per i settimanali e mensili.
Non contiamoci balle.
E’ forse meglio averle (brochure) nelle ADV datate di sette anni addietro? (vedi qua).
Come ho già detto in un mio precedente, ci sarà la resurrezione degli esperti dei viaggi … e di qualche depliant, che anche se non saranno i primi ad essere ricercati (di sicuro inizialmente c’è il web), altri lo saranno di conseguenza all’atto della decisione finale del possibile futuro cliente.
E che è poi quello che si porta a casa e anche in viaggio pur disponendo magari dell’iPod.
Perché anche se indubbiamente rappresenta una grande risorsa, Internet sta diventando ormai un ambiente saturo di consigli, commenti e recensioni, molto spesso irrilevanti e fuorvianti, che invece di aumentare la chiarezza informativa, rischiano di offuscarla.
E questo, unito al fatto che i turisti desiderano sempre più spesso esperienze di vacanza specifiche e il più possibile personalizzate, porterà nel 2011 gli operatori tradizionali ad assumere nuovamente un grande potere nel veicolare le decisioni di viaggio delle persone, grazie alla loro conoscenza approfondita e puntuale delle diverse destinazioni e delle offerte presenti sul mercato… con l’aiuto, si del site inspection, ma anche del cartaceo.
Di pensare e fare invece delle brochure innovative e non le solite “menate” … quello mai, vero?
E chissà se dopo questo post m'invierà anche il numero 7 del suo “Destination and Tourism”; mah?

Consigli per migliorare la redditività del proprio hotel

Il viaggio si fa sempre più evento esperienziale, i modelli di vacanza si polverizzano in tanti segmenti quante sono le passioni e gli interessi di ogni singolo viaggiatore e contemporaneamente il web 2.0 moltiplica le occasioni di contatto tra gli operatori e il cliente finale. In tale turbillon di fenomeni evolutivi, dagli effetti spesso contraddittori, orientarsi per venire incontro alle nuove esigenze di mercato non è sempre una cosa semplice. Federico Belloni, titolare di Tsm consulting ha, perciò, pensato di elaborare un sintetico prospetto di quelli che dovrebbero essere i nuovi trend del turismo del prossimo anno, corredando il tutto con consigli sulle migliori strategie per aumentare la redditività della propria struttura e la fidelizzazione dei propri ospiti.
Trend 1: Vacanze multi-destinazione
Considerato che i clienti desiderano ottimizzare il più possibile la loro esperienza di vacanza, stanno aumentando gli itinerari combinati, le visite cioè a più destinazioni all´interno della stessa occasione di viaggio. Ciò comporterà una riduzione della durata del soggiorno in ogni località e in ogni struttura ricettiva. Per far fronte a tale evoluzione, i responsabili dell´offerta turistica territoriale, nonché i proprietari e i gestori delle strutture ricettive, potrebbero studiare proposte di vacanza in forma di pachetti temporalmente limitati, ma ricchi a livello di valore aggiunto percepito, concentrando la loro attenzione soprattutto su creatività e innovazione. Un´altra ipotesi è poi quella di generare nuove motivazioni di viaggio, in grado di trasformare ogni cliente in un repeater, in modo tale da incentivarlo a ritornare in diversi periodi dell´anno, per vivere esperienze differenti.
Trend 2: ulteriore crescita delle vacanze di gruppo
La socializzazione è un aspetto molto importante dell´esperienza di vacanza, perchè permette di fare del tempo trascorso lontano dalla routine quotidiana un´interessante occasione per conoscere nuove persone, nonché per godere della compagnia degli amici di sempre: un tempo che purtroppo durante la vita di tutti i giorni è spesso troppo limitato. Nel 2011 un ruolo importante giocherà, perciò, la vacanza di gruppo. Non però con il significato che tale categoria ha tradizionalmente avuto nel mondo del turismo, bensì con l´accezione di «con altre persone»: soprattutto con chi condivide gli stessi hobby, interessi e passioni.
Per trarre vantaggio da questa tendenza occorrerà così orientare con decisione la propria attività verso la creazione di occasioni di socializzazione, puntando su almeno due possibili soluzioni: creare proposte di vacanza caratterizzate da esperienze da condividere, ossia occasioni sportive e ludiche che comprendano un alto grado di dinamismo e di intrattenimento, capaci di coinvolgere gli ospiti e di spingerli a conoscersi e a socializzare; scommettere sulle nicchie di mercato, ovvero su tribù di clienti portatori della stessa motivazione di vacanza, che amano viaggiare insieme per avere la possibilità di condividere le specifiche passioni in comune. In questo contesto, in particolare, è importante scegliere con cura la nicchia alla quale rivolgersi, creando prodotti e servizi il più possibile personalizzati. Per comprendere appieno le motivazioni dei viaggiatori target, e per relazionarsi meglio con loro, è così decisamente consigliabile soddisfare quelle nicchie che presentano affinità con il proprio profilo: un modo anche per essere percepiti come «membri della tribù», con tutte le conseguenze positive che da questo derivano.
Trend 3: viaggi all’insegna del turismo culturale contemporaneo
Gli aspetti tipicamente storici e culturali di una località hanno una valenza attrattiva sempre minore nei confronti del turista moderno, che considera oggi il termine cultura con un’accezione decisamente più soft e legata anche ad aspetti ludici.
Per rivolgersi a tale target, l’organizzazione di proposte che includano le tradizionali visite ai musei e ai monumenti non è più così efficace come un tempo; meglio focalizzarsi di più sulla promozione e sulla commercializzazione di appuntamenti inusuali, realizzando pacchetti e proposte che includano, per esempio, la possibilità di visitare esposizioni di artisti emergenti, di assistere ad appuntamenti musicali diversi da quelli classici o di partecipare a eventi all’insegna del puro divertimento.
Trend 4: non solo vedere…ma imparare
Legato al trend precedente, il 2011 sarà caratterizzato per la sempre maggior voglia delle persone di utilizzare la vacanza quale momento ideale per imparare qualcosa di nuovo: un’occasione per aumentare il proprio bagaglio culturale grazie all’apprendimento. Le persone, in questo modo, mirano anche a tornare dalle vacanze con una forte connessione emozionale alla destinazione, grazie a esperienze capaci di far loro trattenere non solo ricordi, ma anche conoscenze e nuove capacità, ovviamente in linea con il proprio profilo specifico.
Per cavalcare con successo questo trend, località e strutture ricettive dovrebbero dare ai visitatori la possibilità di frequentare corsi in linea con il profilo di clientela che si desidera attirare. Ma realizzare questo tipo di iniziative non è così semplice come si potrebbe pensare. I segreti per il successo vanno, perciò, ricercati nell´originalità e nella varietà della scelta delle tematiche. Importante, in ogni caso, è affidarsi all’aiuto di esperti: sommarietà e approssimazione non sono ammissibili. A ciò deve poi essere aggiunta un´efficace strategia di comunicazione e di promozione, attraverso tutti i canali a disposizione: dal telefono, in tutte le occasioni di contatto con i clienti attuali e potenziali, alla presentazione all’interno del sito proprietario, in pagine dedicate. Infine, è necessario porre grande attenzione anche alla fase di commercializzazione: meglio includere tali proposte all’interno di pacchetti tematici all-inclusive, studiando correttamente le caratteristiche del target a cui destinarli; un aspetto, quest´ultimo, che deve essere preso in considerazione pure nella determinazione della tariffa di vendita. Parallelamente occorre quindi spingere queste proposte anche attraverso accorte politiche di up e cross-selling, a un prezzo coerente con quello delle camere e degli altri servizi offerti in albergo.
Trend 5: la resurrezione degli esperti dei viaggi
Anche se indubbiamente rappresenta una grande risorsa, Internet sta diventando ormai un ambiente saturo di consigli, commenti e recensioni, molto spesso irrilevanti e fuorvianti, che invece di aumentare la chiarezza informativa, rischiano di offuscarla. E questo, unito al fatto che i turisti desiderano sempre più spesso esperienze di vacanza specifiche e il più possibile personalizzate, porterà nel 2011 gli operatori tradizionali ad assumere nuovamente un grande potere nel veicolare le decisioni di viaggio delle persone, grazie alla loro conoscenza approfondita e puntuale delle diverse destinazioni e delle offerte presenti sul mercato.
Pur non dovendo assolutamente interrompere le proprie attività di cura della qualità della propria presenza e della propria immagine on-line, nel 2011 occorrerà tornare perciò anche a coltivare e a rafforzare i legami con gli operatori tradizionali: tour operator e agenzie di viaggio. Pubbliche relazioni, site inspection, workshop e marketing relazionale sono, in particolare, gli strumenti ideali per convincere tali partner a suggerire e a vendere la propria località e le proprie strutture ricettive.

mercoledì 19 gennaio 2011

A lie repeated a hundred times doesn’t become the truth.

I watched TV the other day and I was astonished by how many times I’ve see one commercial. Over and over again. It almost felt like déjà vu.
I needed to pinch myself to ensure I’ve ended up in some kind of black whole with looping commercials.
It was really happening.

Some marketers and media planners made a pact with Devil and sold their souls in exchange for security in form of frequency. They tend to believe it is a killer idea, that guarantees success and pushes consumers into your arms.
I am sorry to say that advertising industry spends billions of dollars based on vague assumption that effectiveness of advertising is a result of repetition. The more advertising is shown, the more effective advertising will be. It is like media were school and consumers pupils you need to discipline and teach by showing them advertising more than once, twice, three times, four times…Afterwards their knowledge is tested with awareness tracking. High recall numbers and effective frequency on plans ensures you that consumers will buy your products. It sounds neat.
Thomas Smith wrote a guide called Successful Advertising in 1885.
"The first time people look at any given ad, they don't even see it. The second time, they don't notice it. The third time, they are aware that it is there. The fourth time, they have a fleeting sense that they've seen it somewhere before. The fifth time, they actually read the ad. The sixth time they thumb their nose at it. The seventh time, they start to get a little irritated with it. The eighth time, they start to think, "Here's that confounded ad again."The ninth time, they start to wonder if they're missing out on something. The tenth time, they ask their friends and neighbors if they've tried it. The eleventh time, they wonder how the company is paying for all these ads. The twelfth time, they start to think that it must be a good product. The thirteenth time, they start to feel the product has value. The fourteenth time, they start to remember wanting a product exactly like this for a long time. The fifteenth time, they start to yearn for it because they can't afford to buy it. The sixteenth time, they accept the fact that they will buy it sometime in the future. The seventeenth time, they make a note to buy the product. The eighteenth time, they curse their poverty for not allowing them to buy this terrific product. The nineteenth time, they count their money very carefully. The twentieth time prospects see the ad, they buy what is offering."
How come that in 21st century, fully aware of media fragmentation, endless choices offered to empowered consumers, we follow the rules of advertising created two centuries ago?!
Media world also adapted and misinterpreted Herbert E. Krugman’s low involvement theory (1965). According to Krugman there are only three levels of exposure in psychological terms: curiosity, recognition and decision. It is not what media planners have in mind when talking about call "frequency." Those are mental states driven by needs. Those are not numbers of repetition.
 "There is a myth in the advertising world that viewers will forget your message if you don't repeat your advertising often enough. It is this myth that supports many large advertising expenditures...I would rather say the public comes closer to forgetting nothing they have seen on TV. They just "put it out of their minds" until and unless it has some use . . . and [then] the response to the commercial continues."

What’s more disturbing, it is the fact that media planners have no faintest idea what is the level of effective frequency. There is no research proving that repeating advertising three times will generate expected effect. Media planners use their intuition and outdated assumptions. 
How come advertising industry keeps talking about frequency and setting effective frequency goals having no proof for it will work
Because it was done this way always…
We use frequency numbers, cause it makes us feel safe. It is tangible and gives the feeling of control. Numbers help to manage chaos. It is disturbing and hard to embrace the reality where people’s behavior isn’t easy to predict, where consumers’ decisions aren’t rational, and where 90% of human’s decisions, actions happen on subconscious level.
But it is not about math and calculations. It is about consumers’ needs, motivations, form and context of advertising. Those should be the key point of interest both for marketers and planers. If you get all ingredients right, you will get effective advertising.
This is quantity vs. quality. Do you want many to remember your advertising because they were exposed many times to it, or do you want a few to remember your advertising because they felt this is the product that fits into their lifestyle, product they need.
No one ever buys your product just because they recall the commercial. People buy products cause they need them, whether it is rational or irrational need.
You shouldn’t seek for the number of ads and repetitions but for the quality of contacts with consumers.
You shouldn’t spend your money on repeating your message but on placing your ad in the relevant context, on the right moment.
Building media plans based on frequency as main goal, is just an expensive way of advertising.
Thomas Smith, "Successful Advertising", 1885
By: Daria Radota Rasmussen

martedì 18 gennaio 2011

Tuca Tuca, Waka Waka, Bunga Bunga ... non ci si capisce più un razzo razzo.

C’era una volta il Tuca Tuca.
Poi venne il Waka Waka e ora c’è il Bunga Bunga.
E io continuo a non capirci un razzo razzo.
Infatti, è incomprensibile il perché ci si ostini a scrivere migliaia e migliaia di pagine anche sui quotidiani definiti “normali”, che descrivono più il Grande Fratello del politico di turno, alla moda delle peggiori riviste di gossip, al posto di quello che invece dovrebbero “scarabocchiare”.
E’ anche probabile che riportino quello che la gente vuole o l’aggrada, e in questo caso la cosa si fa anche più seria.
Ma che popolo siamo, ma soprattutto, cosa vuoi che mi/ci freghi se Berlusconi (in casa sua) se l’intenda con la Jole o con la figlia (se maggiorenne).
Per queste cose ci sono i settimanali preposti e non di certo i quotidiani (quelli che dicono d’essere seri) e che dovrebbero raccontarci o indagare sulle magagne e gli errori che quella “gente” fa e ci propina indefessamente.
E a parte i direttori delle testate giornalistiche che su queste cosette ci sguazzano e ci guadagnano (beati loro), le varie opposizioni politiche che cosa fanno?
Embè, sciabordano e mescolano il “letame” degli altri dimenticando il lezzo del proprio che non è certo da meno e che non serve neanche per concimare.
E a poco valgono le “finte” rimostranze, nonché i triti e ritriti gridolini di “al lupo al lupo”, in politichese preistorico, nei confronti del partito avverso.
Le stesse “menate” da secoli che convincono solo lo “sciocco” di turno o quelli che della “merda” degli altri gioiscono e ne sono contenti.
Quelli che se lo tagliano per far dispetto alla moglie.
E l’Italia?
E l’economia del Bel Paese?
E il turismo?
E la ministra Brambilla?
E’ mai possibile che in quasi tre anni non si sia mai sentito niente, o molto poco, sul suo “lavoro”?
Si, qualche accenno a dei presunti “favori” che avrebbe fatto di qui e di là dove c’è la Corte dei Conti che sta indagando, ma del raddoppio dell’incidenza del turismo sul Pil nazionale (così dissero) che tanto benessere potrebbe portare; beh, la questione che fine ha fatto?
Quelle statistiche sulle presenze turistiche di un tanto al chilo che la “Signora” e “adepti” ci offrono ogni due per tre, non sono forse, se non di più d’interesse, almeno più utili e pertinenti all’opposizione che il sapere se Silvio ha problemi di pancia o di genitale?
Quindi se Sparta piange, Atene non ride di sicuro e il turismo in Italia, per me, fa sempre più pena.
Proprio come l’opposizione che controbatte solo su “cose” che stanno all’incirca sugli 80/90 centimetri da terra; alla moda di razzo contro testa di razzo.

lunedì 17 gennaio 2011

Perchè le Compagnie di navigazione vanno bene?

Innanzi tutto va detto che al bar (e non solo) si dice che il motivo per cui le compagnie di navigazione del Paese vanno bene (quelle private), anche in periodi di grande crisi, è dovuto al fatto che la Brambilla non c’ha ancora messo il “becco” (è un modo di dire) in quel "pezzo" del turismo; almeno non mi riusluta, e pertanto loro ci sguazzano e ne sono ben felici e stracontenti.
Ma vediamo anche gli altri perché.
C'era una volta un viaggio che rappresentava l'alta aristocrazia del turismo. Era la crociera, una tipologia di vacanza a misura di ricco. Signore ingioiellate e signori brizzolati con i capelli tendenti all'azzurrino solcavano i mari ed entravano nella casa media solo attraverso il telefilm Love Boat. Mare profumo di mare, chi non ricorda il motivetto che celebrava le crociere all'americana? Enorme fascino, business che languiva. Venne poi la svolta. Grandi navi, prezzi più bassi, promozioni, sconti, concorrenza e mercato aperto.
Le previsioni del 2011, anno non facilissimo per crescita e tenuta complessiva per il turismo, è stupefacente: oltre 2,5 milioni di croceristi italiani, con un aumento di passeggeri del 60 per cento. Tutte le compagnie hanno potenziato la flotta nel Mediterraneo ed è previsto un aumento anche dei fuori stagione, i viaggi del cosiddetto medio inverno. Che cosa è successo? Le compagnie hanno investito in nuove navi (Costa si prepara a rinnovare l'intera flotta nata negli anni Novanta), ma soprattutto hanno riposizionato il prodotto andando incontro alle esigenze delle famiglie. Offerta giusta, prezzi giusti, risultato adeguato, anzi.
Una lezione su cui è bene meditare.
Autorevoli statistiche internazionali (quelle vere) sostengono che i commenti (comment form) positivi delle vacanze da parte dei turisti, derivino essenzialmente dal viaggio e dall’accoglienza. In poche parole; se riesci ad accontentarli in queste due fasi, il 51% dei clienti non produrrà reclami di sorta.
Come a dire che se il viaggio d’approccio al luogo scelto (con la partenza) e la gentilezza del personale all’atto dell’accoglimento sono ottimi, ecco che alcune “magagne” vengono dimenticate, a conferma del detto “chi ben comincia è a metà dell’opera”.
Gran parte del successo delle crociere, nonostante la crisi mondiale, deriva appunto dal door to door e dall’eccellente presentazione al momento dell’imbarco sulla nave.
Il door to door vuol dire partire e ritornare a casa senza troppa fatica e questo in Italia è reso possibile grazie alla gran quantità di porti.
Cosa che in terra, ahimè, non avviene.
In nessun altra nazione europea ci sono, infatti, così tanti luoghi d' imbarco, e le compagnie di navigazione si organizzano, Civitavecchia (1.850.000 passeggeri), Venezia (1.200.000), Napoli (1.100.000), Livorno (840.000), Savona (680.000), Genova (620.000), Palermo (400.000), Bari (460.000) e Messina (240.000), per elencare le maggiori, permettendo di evitare le partenze con aerei, treni eccetera eccetera e quindi eventuali disagi, ritardi e, soprattutto, costi aggiuntivi.
Della situazione italiana dei trasporti e di quella delle infrastrutture infatti è meglio non parlare, poiché nonostante vengano periodicamente elencate come priorità durante tutte le campagne elettorali, ben sappiamo come vanno o dove fanno a finire.
Comunque recentissimi dati confermano, per i primi sette mesi del 2009, un + 15% per Costa Crociere e ben + 20% per MSC di presenze turistiche per le nostre due più grandi compagnie di navigazione.
Altri importanti fattori di questo incremento sono dovuti al servizio medio/alto, l’ottimo rapporto qualità/prezzo, l’offerta di cose da fare una volta saliti a bordo e vale a dire; ristoranti, bars, discoteche, teatri, negozi, casinò, centri benessere, palestre per gli amanti della forma fisica e le immancabili escursioni in posti veramente da favola.
Niente è lasciato al caso e la grande professionalità del direttivo di terra, come quello di bordo fino all’ultimo scalino della scala gerarchica, mantengono una prestazione d’opera eccellente.
Destagionalizzazione (365 giorni all’anno); capacità di pianificare il proprio prodotto con largo anticipo; l’età media delle navi che corrisponde a 3,9 anni contro una media generale di 7,4; la possibilità di assumere personale qualificato internazionale probabilmente a basso costo; l'enorme risparmio ricavato dal food per via dei grandi numeri (e se permesso; dalla grande professionalità del direttivo F&B); la scelta di ridurre le toccate nave (porti d’attracco), dalle 4.288 previste nel 2009 contro le 4.758 effettuate nel 2008 per una variazione al ribasso del -9,88% e quindi notevole risparmio; nonché un regime di tassazione agevolato per la disciplina marittima, sono il contorno a questo buon risultato che permettono prezzi molto concorrenziali.
Da questo deriva però un fattore per nulla trascurabile; l’indotto, ossia l’indotto sui porti, sugli aeroporti, le spese legate al trasporto per raggiungere il porto di imbarco, le spese generali (ovvero la quota parte dei costi a bilancio legata ai fornitori italiani), le tasse e le imposte sul reddito e l’investimento in nuove navi.
Inoltre crea un notevole indotto alle città in termini di impatto sull’industria in generale, alberghiera, della ristorazione (molte persone, infatti, decidono di alloggiare la sera prima dell’imbarco, questo anche grazie alla comodità della location degli alberghi, che sono situati in prossimità del porto), nonché sulle attività presenti all’interno del porto quali il bar, l’edicola e il parcheggio.
Ad esempio i porti di Venezia e di Civitavecchia creano notevoli impatti rispettivamente sulle città di Venezia (quasi 1,8 milioni di euro) e di Roma (oltre 5,6 milioni di euro): l’effetto generato è legato ai passeggeri in transito che scendono dalla nave per fare un’escursione, creando, quindi, un impatto in termini di pasti consumati, trasporto, visite ai musei/chiese, acquisto di souvenir ed molto altro ancora.
Insomma, un gran bel business da dove probabilmente bisognerebbe attingere per migliorare il settore terreno e perché no; quello istituzionale, e non si dica che non sono complementari.
Ma forse è meglio che lo lascino perdere.