giovedì 6 ottobre 2011

Riposa in pace Grande Genio ... Steve Jobs

Talvolta si ha la sensazione che nostro Signore sia molto parco nell’instillare nell’umanita’ qualche goccia di genio che dia una sterzata all’evoluzione.
Non si spiega altrimenti il fatto che i grandi geni emozionali restino sulla terra per un tempo troppo, troppo breve.
Steve Jobs trasmetteva emozioni. Viveva di emozioni. Come un Mozart che però era facilitato dalla musica, corsia preferenziale verso i sentimenti.
Cambiare il mondo emozionandolo attraverso transistor miniaturizzati e’ stato assai piu’ difficile.


Jobs lascio’ l’universita’ in Oregon dopo soli sei mesi perche’, come ebbe a dire, gli bastarono per capire che il denaro accumulato dai genitori per il college poteva essere impiegato meglio.
Dimostrazione planetaria che chi sa fa e chi non sa insegna e che fa riflettere molto sia sul valore del titolo di studio che sulla reale utilità di inamovibili soloni strapagati.

Fu figlio di un siriano che lo diede in adozione e si ritrovò accolto dalla famiglia Jobs in cui ebbe la possibilità di diventare Steve.
Anche in questo la sua vita staordinaria pone grandi interrogativi sul peso della genetica rispetto all’ambiente in cui si cresce.


Ebbe la fortuna di nascere in USA dove potè inventare il Macintosh in un GARAGE ! senza che gli piombasse:

1) il Comune per la TARSU e la COSAP
2) la Provincia con l’Ispettorato del Lavoro
3) la Regione con l’addizionale Irpef per la sanita’
4) un ispettore della 626 per gli estintori
5) un ispettore per la messa in sicurezza dell’impianto elettrico e le spine non a norma
6) la ASL per i bagni non accessibili dal garage
7) la Guardia di Finanza per i libri contabili


…e ne dimentico certamente qualcuno.


Per le spese vendette un pulmino ed una calcolatrice. 
Avrebbe avuto del duro a giustificare a Tremonti come avesse trasferito il denaro dal suo conto personale a quello dell’azienda.
Trovò un industriale che lo finanziò seppur non avesse un padre costruttore, una madre imprenditrice, uno zio avvocato, un cugino assessore o qualche potenziale appalto.
Insomma, sembra strano a scriverlo in italiano, non gli chiese di chi fosse figlio nè pretese un grattacielo a garanzia.

Oggi siamo tutti più soli perchè, anche senza mele morsicate nel taschino, pietiamo la digitalizzazione della pubblica amministrazione con quei fantascientifici Personal Computer che decenni addietro quest’uomo inventò e che in altri paesi stanno già per finire nei musei.
Fu un impetuoso, arrogante, concentratore ed autocelebrativo ma fu uno di quei folli di cui Erasmo scrisse l’elogio.
Ci consola il fatto che sicuramente, da qualche parte nel mondo, nostro Signore ne manderà presto un altro.
Speriamo per lui che non si sbagli a mandarlo in Italia, sennò farà la fine di molti ... che sono rimasti sconosciuti per lasciare il posto ai "meritocratici".

Di un mio caro amico: Marco Marchionni

5 commenti:

Anonimo ha detto...

Molto bello e istruttivo.

Aquila1769 ha detto...

Quanta saggezza, ma anche quanta amarezza

vinc ha detto...

@Aquila1769


Perchè amarezza?

:)

Anonimo ha detto...

perché i migliori ci lasciano....e gli altri rimangono....
ma avete visto i giornali del mondo di oggi?
non ricordo tanto afflato mondiale per la scomparsa di nessuno
vedi il corsera, prima e successive 11 pagine tutto per Jobs
che esempio per il mondo

Luciano Ardoino ha detto...

@anonimo

Tutto condivisibile al 100%.

Sarà che probabilmente in mezzo a tanta mediocrità s'abbia tanto bisogno di miti?