martedì 30 novembre 2010

Perchè le Apt non devono chiudere ma migliorare

E venne il giorno che col Marzotto “sul turismo” condividiamo la stessa cosa.
Ch’io stia finalmente imparando, o forse è lui che … mah (?), glielo, “melo” e “celo” auguriamo unanimemente.
Comunque bando alle ciance, il “buon” Matteo non condivide (io manco) la scelta dell'assessore regionale al Turismo toscano, Cristina Scaletti, che poi è quella di chiudere le Apt (Aziende di promozione turistica) nella Regione.
Chissà se la Scaletti è a conoscenza di quello che è successo dopo l’infausta decisione di “abolire” quelle siciliane da parte del Lino Leanza e per “merito” del presidente Lombardo?
In verità ne lasciò una (Catania), “gestita” da un consulente artistico, adesso consulente alla Regione, che (si dice) in un solo anno costò oltre un milione di euro per spettacolini con poche decine di spettatori e tanti amici e parenti tra gli artisti che si esibivano (si dice per i futuri aderenti all’Mpa).
Beh, tutti conosciamo i risultati sul fatturato turistico che ne scaturirono.
Combinazioni?
Non credo!
Fatto sta che il prossimo 31 dicembre chiuderanno tutte le Apt in Toscana e come causale l’assessora dichiara: "Chiudiamo questa esperienza per andare oltre, perché c'è bisogno urgente di adeguare gli strumenti operativi ad un mercato profondamente cambiato che chiede nuova capacità di promuovere la nostra offerta. Abbiamo avviato un percorso nuovo e condiviso creando una cabina di regia della quale faranno parte tutti gli assessori provinciali al turismo e che assicurerà la partecipazione di tutto il territorio al progetto di rilancio. E già adesso, con oltre il 60% dei turisti che decide on line le proprie vacanze, possiamo contare sul terzo sito turistico europeo più visitato e che ha dato alle strutture ricettive la possibilità di utilizzarlo per promuovere le loro offerte ed accettare prenotazioni.”
E se le motivazioni sono queste, credo ci sia ben poco da fare.
Il “progetto” della Scaletti è semplice da capire e non posso di certo rischiare di dirlo qua su di un blog, ma non riesco proprio a capire il cosa c’entri quel 60% (?); perché il restante 40%, non conta niente?
Mentre dall’altro “canto” il Matteo Marzotto sostiene che le Apt rappresentano un ottimo strumento per gestire a livello territoriale il sistema turistico italiano e d’essere contrario alla loro chiusura.
Parole che se dette in piena verità, condivido fermamente.
E’ anche vero che ci siano Apt e Apt, e sovente sono troppo vicine tra loro, mentre a volte non contribuiscono alla massimo delle loro possibilità, ma il fermarle a danno di un sistema certamente più qualificato del “piccolo”, personalmente mi sembra ‘na bella str…anezza.
L’eccellenza parte anche e soprattutto dalle cose infinitesimali e se l’Italia vuole avere e dare quel piano tanto ricercato, ma per ora solo detto, di qualità, non può scarificare le identità territoriali che sono la ricchezza di qualsiasi regione e del nostro intero ed enorme patrimonio.
Dai, non scherziamo!
Ad ognuno il suo e una giusta collaborazione tra Provincia e Regione (a prescindere dalle differenti ideologie politiche), non può che portare a ottimi risultati.
Perchè non si deve chiuderle, ma migliorarle; e di margine ce n'è.

lunedì 29 novembre 2010

Dedicato a coloro che s’inventano nel turismo e a (Brambilla, Enit, eccetera eccetera?)

Le competenze e la (mia) stupidità.
Ho appena comprato un paio di splendidi coltelli per la mia cucina. Non è stata una spesa da poco, ma quella dei coltelli è il genere di spesa che non può essere fatta al risparmio, e chi è nel ramo arrosti, spezzatini e buridde lo sa.
Un momento; ma cosa c’entrano i coltelli con quelli che s’inventano “professori” del turismo?
Seguitemi ancora un po’ e lo capirete, e poi è anche divertente; almeno credo.
Comunque, a dire il vero pensavo di averla già fatta questa spesa, una volta per sempre qualche decennio fa, ma qualcosa è successo, chissà dove e perché, e già agli inizi dell’autunno le lame di casa hanno preso a dar indizi di “appiattimento e ottusità”.
Le cose di casa hanno anime complesse e cariche di reconditi misteri, e ci danno segnali e ci parlano senza essere sempre e prontamente capite; distratto da futili ubbie e defatiganti ambasce intorno alla grave situazione del turismo del Paese, ho trascurato il grido di dolore che saliva dal banco della mia cucina, fino a ridurmi di non poter più pelare un kiwi, affettare un roast-beef, servire agli ospiti due fette di pane come si deve. E quando ho messo mano all’acciarino e alla pietra da mola è stato ormai troppo tardi, avendo dimenticato che ciò che le cure casalinghe possono è mantenere il filo, non resuscitarlo.
Tutto quello che mi è rimasto da fare, è stato recarmi in pellegrinaggio dal coltellato della città, l’ultimo e il monopolista. Nella sacca i miei ottusi coltelli come un fascio di Lazzari da resuscitare.
Il coltellaio ha dato un’occhiata distratta e poi ha preso a dirmene di tutti i colori.
Bruscamente, con voce segnata da un filo tenace di schifo, sguardo curvato dallo sdegno, mi ha elencato le ignominie di una vita vissuta nell’incoscienza e nella sbadataggine e nell’irresponsabile ignoranza. Ho scoperto dopo trent’anni che il coltello con cui ho affettato migliaia di arrosti era nato, innocente, come coltello dei formaggi (!?) e quello che ho tenuto saldamente in pugno per gli usi universali era stato creato per il disossamento. Sono venuto a sapere che solo un idiota può pensare di usare lo stesso coltello per due diverse materie, la stessa lama per frutta e verdura. Inane ho subito un trattamento da pezza dei piedi mentre alle mie spalle si allungava la fila di clienti man mano pertecipi e a loro volta schifati da tanta stupidità in un uomo maturo che, si sapeva, aveva anche il coraggio di dare lezioni morali e tecniche sul turismo a mezzo di internet e stampa.
Ho pensato per tutta la vita d’essere un dignitoso cuciniere, un affezionato della preparazione accorta dei cibi, e mi sono trovato una fredda mattina di caliginoso autunno a considerare come non sapessi niente della vita, della vita che conta, quella della materia, dell’anima della materia.
Così mi è stato fatto capire.
Alla fine ho lasciato le mie lame spuntate alla carità del coltellato e ho chiesto il gran favore di acquistarne almeno un paio di nuove.
Mi è stato offerto di sceglierne da una panoplia, con il gesto di chi è costretto dalla crudeltà del destino a vendere le proprie figlie a un bruto.
Ho chiesto il bel gesto di un consiglio che mi è stato rifiutato, e alla fine ho preso un vero coltello da arrosti e un meraviglioso coltellino per triti fini. Naturalmente non ho chiesto lo sconto e non mi è stato proposto, ho pagato una cifra inverosimile, verosimilmente maggiorata da una multa per colpevole stupidità. E sono tornato a casa con la convinzione di aver subito una delle più devastanti umiliazioni della mia vita. E che me la sono meritata.
Perché sempre più mi vado convincendo che l’ignoranza e l’incoscienza, la condizione che pare il il principio dominante per l’assoluzione da ogni peccato, colpa, delitto, disastro, sconfitta, debba essere imperdonabile, e la competenza, la coscienza e la conoscenza, abbiano il dovere di affermarsi e prevalere sulla colpevole stupidità, sconfiggere e dominare lo sfacelo che ne è generato.
Tornando a casa sono passato dalla mia farmacia e ho saputo che il vecchio farmacista capostipite è morto. E’ stato un dolore, perché gli ero affezionato ed è stata una delle persone stimabili che mi piaceva incontrare.
Era un uomo riservato ma di principi, persino estremi, come è tipico dei farmacisti della vecchia scuola, ed era bello e confortante sentirlo esprimerli con retta e ferma onestà. Sapeva fare le cose della farmacopea avendo una scienza della materia che da tempo è ritenuta inutile e improduttiva. Da lui sono stato illuminato sul fatto che la scadenza dei medicinali si configura il più delle volte come una truffa commerciale, da lui sono stato fornito di galenici efficaci assai più dei vigenti prodotti di moda, come ho avuto nel tempo buoni consigli sulla coltivazione degli ortaggi, la potatura e altre fondamentali istruzioni di vita.
Quel vecchio signore apparteneva alla stessa classe del coltellato, era detentore di competenze e conoscenze preziose, e, anche se assai più garbatamente, combatteva la sua educante battaglia contro le stupide incoscienze.
Proprio due belle persone che conoscevano e conoscono molto bene il proprio lavoro e che sicuramente l’amavano molto.
Uomini preziosi che rischiano di non mancare a nessuno, perché a nessuno pare possa piacere di ricevere lezioni, nonostante non ci sia di meglio che avere a disposizione qualcuno che te le sappia dare.
E … visto che c’entra?

Tutto di Maurizio Maggiani e pochissimo di me

domenica 28 novembre 2010

Tutti gli eventi dell'Enit ... (uno)

Comunque sia, la crisi c’è; eccome se c’è.
Non si spiegherebbe altrimenti il recente default di alcuni Paesi europei e di quelli mondiali; mentre alle porte, mah … speriamo bene.
Qui da noi vige a priori il tutto va ben “Madama la Marchesa”, che forse, a pensarci bene, è l’unica cosa giusta da fare.
Lula e Brasile docet e il pessimismo non serve a un “belin”, anzi, fa più danni di un terremoto al massimo della scala Mercalli.
Solo che in questi casi bisogna veramente darsi da fare e non lanciare solo proclami.
E chi tira la corda dell’ottimismo sfrenato nazionale, neanche a dirlo, sono ancora una volta quelli del turismo; quelli che sono i più “bravi di tutti” (lo dicono loro) e che tanto fanno “solo” per il nostro bene e poi ce lo danno.
Si, ci danno del danno e ce lo mettono li; mentre di migliorare lo standard del loro lavoro (?) … che fanno così tanto bene e sono così “immensamente” professionali, che se per caso vai a finire sul sito dell’Enit per conoscere i prossimi EVENTI dell’agenzia nazionale del turismo (ma anche quelli passati) … non trovi una benemerita mazza.
E poi dicono che lo faccio apposta a “spararle” sull’Enit e che con loro ce l’ho ingiustamente.
Ma non era l’ente che il Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione Renato Brunetta con il Ministro del Turismo Michela Vittoria Brambilla firmarono a Palazzo Vidoni un Protocollo d’intesa (valido fino al 31 dicembre del 2010 e prorogabile per sei mesi previo accordo tra le parti) ha scelto come ESEMPIO per favorire una efficace e tempestiva attuazione della “Riforma Brunetta”.
Che altro non era che le strutture sottoposte alla vigilanza del Ministero del Turismo avrebbero dovuto adottare dei progetti mirati per migliorare le proprie performance organizzative per assicurare agli utenti una migliore qualità dei servizi erogati.
E naturalmente per sancire una stretta collaborazione per il cambiamento della cultura della performance, della trasparenza e del miglioramento dei servizi nel settore del turismo.
Resta da capire il perché ce l’hanno scritta la parola EVENTI.
Anzi, in verità, uno c’è ed è la Manifestazione che comincerà il prossimo 30 novembre per poi finire il 2 dicembre; ma poi?
Eppoi "Manifestazione" decchè?
Se vuoi saperlo devi cliccarci sopra ed ecco che t'appare L'EIBTM.
E poi niente; nulla per quanto riguarda il mese susseguente (dicembre), né tantomeno qualcosa nei mesi appena passati, novembre compreso.
L’EIBTM, per chi non lo sa è la fiera leader per gli “incentive”, eventi, viaggi d'affari e “meeting industry”, che si tiene nella fantastica città di Barcellona.
Città che oltretutto conosco molto bene e che se per caso mi pervenisse richiesta, potrei senz’altro consigliare qualche buon ristorantino molto elegante e dove si mangia e beve altrettanto bene (spendendo il giusto).
Chissà mai che, nella “tre giorni” della manifestazione, i “grandi lavoratori” dell’ente italiano non trovino “almeno” il tempo per un buon pranzo o una buona cena?
A meno che il tutto non sia già organizzato come solitamente avviene in questi contesti (se sei uno di quelli che conta qualcosa) tra grandi premi, cotillons e … mah?
Comunque per rendere l’idea del che cosa sia la vera professionalità o il cosa voglia dire migliorare le proprie performance organizzative per assicurare una migliore qualità dei servizi erogati; andate un po’ a vedere qua (il primo che m’è capitato di quelli che seguo sempre, il sito dell’ONU) e lo capirete in pochi secondi.
Ora, considerando che le pagine di questo blog sono abbastanza o alquanto “seguite” dalle signore e dai signori dell’Enit, c’è d’augurarsi che presto e finalmente vengano inseriti tutti gli EVENTI come di dovere … staremo a vedere.
E poi per quelli che dicono che ce l’abbiamo con l’Enit senza mai dare delle “critiche costruttive”; tié, beccatevi questa.
P.S.:
Vuoi vedere che ribadiranno (se lo diranno) che non c’era scritto niente perché il sito era o è in “LAVORI IN CORSO” o in “COSTRUZIONE”?
Ancora?

venerdì 26 novembre 2010

Finiremo "virtualmente" in mutande con questo Enit ?

Di cavalli famosi nella storia ce ne sono stati molti; Marengo (Napoleone Bonaparte), Copenaghen (Wellington), Bucefalo (Alessandro Magno), Babieca (El Cid), Incitatus (Caligola) tanto per dirne qualcuno, fino al più famoso: il Cavallo di Troia.
Quello da battaglia della Brambilla non ha ancora un nome (almeno non credo), ma se questo dev’essere, consiglio di chiamarlo “machestaiadì” o “machestaiafà”; ma anche entrambi andrebbero bene.
La notizia di questi giorni è la fiera virtuale e siccome il mondo del turismo se le beve tutte, lasciatemi le successive righe per spiegare l'insostenibile leggerezza di questa trovata.
Di fiere virtuali si parla da una decina di anni, forse più, da quando cioè internet raggiunse un grado di evoluzione tale da permettere una semplice e buona interazione tra le persone attraverso applicazioni relativamente semplici. Le grandi aziende (private) del settore, si buttarono a capofitto nel web, investendo molto denaro e ottenendo risultati nulli. La motivazione era in realtà semplice da cogliere. Più difficile accettarla, specie per chi aveva investito, ancor più per chi aveva spinto o guidato gli investimenti, oppure fornito software e hardware.
L'inutilità delle fiere virtuali è dovuta al fatto che il contatto non fisico tra domanda e offerta avviene regolarmente con telefonate, mail, messaggi, chat, social networking e quant'altro potete immaginare anche in era di web 2.0 o 3.0 o 4.0. Avviene di continuo e di continuo genera conoscenze, liti, accordi, contratti. Viviamo immersi quotidianamente in un enorme overload di contatti virtuali.
Ma forse all'Enit non se ne era accorto nessuno.
La fiera virtuale dunque non aggiunge nulla a queste continue e certamente produttive forme di dialogo e di contrattazione, semmai toglie qualcosa o quanto meno pone delle barriere. Una è quella del tempo.
Ma che senso ha fare una piazza di incontro virtuale e poi mettere delle date e degli orari? Nessuno. Il virtuale, proprio in quanto tale, non può che essere libero.
Le fiere reali, quelle valide si intende, funzionano ancora molto bene e per un motivo molto semplice: perché oltre alle forme immateriali di contatto e di conoscenza, i modelli in essere di convivenza sociale e di relazione, sono prevalentemente materiali. E badate bene che quegli stessi modelli sono alla base del successo di ogni forma di networking immateriale, che apparentemente surroga, ma che in realtà rafforza la necessità dei contatti reali.
Il problema vero è un altro. È che il nostro ente di promozione turistica brancola nel buio. Stretto tra un mandato di killeraggio, una normativa che pone altrove (e giustamente) il denaro per la promozione, una struttura di professionisti tanto validi quanto frustrati e la mancanza cronica di progettualità, di capacità e volontà di coordinamento della promozione locale.
All'Enit mancano ‘anche' i soldi, ma se quelli che ci sono vengono spesi per queste brillanti idee viene quasi da dire: per fortuna!
Poi, però è arrivata l’approvazione dell’emendamento al Disegno di legge di stabilità, presentato dal PD (Elisa Marchioni) in Commissione Attività Produttive alla Camera a sostegno dell’Enit, che prevede l’erogazione all’Enit di 45 milioni di euro in tre anni (10 milioni nel 2011, 15 milioni nel 2012 e 20 milioni nel 2013); tanto per “salvare” l’Ente dai tagli del Giulio Tremonti.
E allora si salvi chi può e diamoci giù finché ce né, vero?
Quanto poi all'ecosostenibilità delle fiere virtuali il discorso sarebbe molto lungo e complesso e quando anche il suo presidente finirà di svolazzare in elicottero (mezzo notoriamente molto ecologico) allora potremo dire che l'obiettivo sarà stato pienamente raggiunto.
Non quello dell'efficienza e della modernità del nostro ente nazionale di promozione turistica, ma quello della sua ecosostenibilità. Anche dirigenziale. Non per il tema in sé, molto serio, quanto per l'abitudine ormai diffusa nel mascherare la pochezza delle cose attraverso alcuni modelli culturali che fanno immediatamente presa nella superficialità imperante. La nota emanata da Assoturismo ne è la prova lampante. L'associazione si abbarbica alle novità strategiche dell'Enit (!) con un esercizio di arrampicata sugli specchi che a confronto Reinhold Messner è un dilettante.
Paolo Audino e me

Ten vital skills for the perfect hotel revenue manager

After four years of being in the revenue management business, I have come to a rather sad conclusion that many of those responsible for it lack basic skills.
Before we get into detail on which skill they are apparently missing, let’s figure what the cause is, who is to blame?
Unfortunately, far too many hotels are still relying on internal promotion. This in itself is not such a bad thing, but a good reservations manager does not make a good revenue manager.
The skill set and scope of the job is different. Reservations is a sales department, revenue management is business analytics. Not quite the same. This doesn’t mean a reservations manager cannot become a good revenue manager.
So what skills do we expect from a revenue manager:
1. Economic insight
No man or company is an island. They have to understand the world they operate in. How do currency exchange fluctuations affect cross-continental demand?
Why are the dynamics of the market as they are? A good revenue manager reads up on economic news – the Financial Times and The Economist should be in their briefcase for a quick update on the way to work.
2. Analytical skills
Revenue management is the equivalent of business analysis in other industries. Exceptionally good analytical skills therefore are an absolute basic requirement.
One has to be able to cross-analyze various dates, detect trends and variations, grasp and understand complex data models.
3. Mathematical magician
Math is at the basis of all analysis. Subjects like statistics with weighted average, standard deviation and variance are important to understand for a revenue manager.
You have to be good with formulas and calculations. If you don’t, it will be very hard to develop and understand trend analysis tools.
4. Spreadsheet ninja
This is where it all happens for most revenue managers. ExCel or any other spreadsheet application is used to compile data into statistical overviews and legible graphs.
A real revenue manager is at least capable of this, besides making basic formulas of developing such tools as pivot or dynamic tables, macros, graphs, conditional formatting, lookup references and data filters.
5. Technically savvy
Hotel revenue management usually requires steering a wide variety of distribution channels, online reservation systems and possibly a revenue management system.
These systems have to be well understood and managed. So a hotel revenue manager should know a hell of lot more about systems and applications in general than your average hotelier.
Managing a revenue management system is like racing. You won’t win by going 120 km/h. And for driving a Formula One car you need skills.
You will not be able to smartly maneuver the other drivers and, worse still, gravity may pull you off the track on a sharp curve and you crash.
6. Internet geek
Nowadays online sales represent a high percentage of a hotel’s revenue mix. The influence of the internet still grows and other segments such as meetings and incentive sales have also made their introduction into ecommerce.
A revenue manager needs to know what is going on online, where the market is going, which channels and models are coming up, what are the implications for online distribution.
7. Readers digest
How many and which newsletters and blogs is your revenue manager subscribing too? Is he or she keeping up with not only hotel industry news, but also with global economical developments?
Information is at their fingertips with the internet and there is no excuse to not being well-read anymore.
8. Communicative and determined strategist
Besides being analytical it is important that a revenue manager is capable of presenting and defending his model and decisions.
This would be based on their own calculations and in front of the hotel’s executive management team, and possibly the owners.
He should smoothly steer them away from emotional decisions based on experience and feelings, towards informed and calculated decisions based on statistics.
He needs to be strong enough to say NO to the sales department, and even the general manager.
9. Explorer
Revenue management is business analysis and comes down to taking informed decisions based on statistical trends. Still there is a certain crystal ball part to the job as one never is truly sure about what the future has in mind for us.
By using statistics we reduce the risk in our decisions. It will allow us to see the light and choose for a well founded and solid course of action. However, once in a while a revenue manager has to stray away from the common path, to be able to discover new opportunities.
He needs to experiment and take risk, without fear, with new strategies and techniques to analyze the outcome.
Samples dates need to be tested, decisions logged and outcomes measured. A revenue manager who does not have the drive to explore new opportunities, and prefers the status quo, could very likely mean the decay and downfall of a hotel in the long run.
Hotels need to stay competitive by being ahead of the pack.
10. Winner
This is maybe more of a personality characteristic then a skill, but a good revenue manager has the drive to win. He must want to outperform the competition, and is constantly looking to improve his score.
Revenue management is like playing PacMan, it is all about the adrenaline to beat your own maximum score.
Next?
As you can see, revenue managers need very particular skills, many of which are lacking in the average hotelier. When thinking promoting someone internally, consider whether they fit the profile and have the right skills – if not, provide training or start looking outside your organization.
Various universities and hotel schools have started a revenue management curriculum. However we have found that the freshly trained revenue managers lack insight into how a hotel;s front office, reservations sales and marketing departments operate.
As a revenue manager it is important to understand the dynamics and specifics of other departments. Hence such school trained revenue managers should also complete traineeships going through several operational departments.
Sadly we have found many revenue managers lack the basic skills required to perform well in their job.
We hope the industry will invest more resources and pay attention to getting the right people in the right place. We need to pay better salaries and provide expert training programs if we want to achieve better results and regain control of our inventory.
NB: This is a guest post by Patrick Landman of Xotels.

giovedì 25 novembre 2010

La verità sulle statistiche del turismo

Il sapere, in qualsiasi momento della giornata, quante presenze turistiche ci sono in Italia (in qualsiasi paesino) in quel dato minuto o secondo, conoscere quanti visitatori si hanno da tutto il mondo e gli outbound, non è difficile e addirittura è anche banale; basta solo organizzarsi; ma probabilmente nessuno lo vuole, perché così ci si possono condire le “balle” che più l'aggrada.
Il bello, o se preferite il brutto, è che il produrre dati certi con una precisione certosina, non costerebbe una benemerita cippa.
Ma vai a dirglielo a ‘sti campioni del nulla.
Eppure siamo inondati dalle statistiche e da dati che sul turismo c’azzeccano veramente poco.
Su ogni sorta di argomenti ci somministrano numeri di ogni specie e raramente abbiamo il tempo di chiederci che cosa vogliano dire (se non, talvolta, nei casi vistosi in cui sulla stessa cosa si pubblicano e si diffondono dati completamente diversi).
Anche molte notizie e valutazioni che non sono esplicitamente “numeriche” derivano da qualche specie di dato statistico che non è neppure citato, perciò si rischia di crederci senza sapere su che cosa è basata un’opinione troppo spesso presentata come se fosse un fatto o un’incontestabile verità.
Spesso anche chi cita la fonte ci invia dei dati o delle statistiche “false”, che quasi sembra che si siano messi d’accordo a priori.
C’è chi si diverte a fare statistiche bizzarre, su argomenti futili e inutili, e sarebbe solo una curiosità se in quel modo, con ogni sorta di errori e approssimazioni, non si inquinassero anche i pettegolezzi e le mode.
C’è chi si diverte a propalare numeri completamente inventati, “per vedere l’effetto che fa”, e se ne sta incuriosito a vedere quanti ci cascano (come fanno gli inventori di “leggende metropolitane”, di cui alcune nascono per caso, ma altre sono seminate apposta per verificare la credulità non solo dell’umanità in generale, ma anche dei grandi sistemi di cosiddetta informazione).
C’è poi chi ci “marcia” e quelle sono le statistiche e i dati peggiori.
Infatti gli unici che traggono beneficio da queste “panzane” sono solo chi li ha emessi; a volte per farsi bello, altre per far vedere che il proprio lavoro è stato ben fatto.
E pertanto si mantiene il “careghino” a scapito del sudore degli altri, che con l’arrivo di questi dati non ci capisce più una mazza.
Ma le statistiche e i dati sono una cosa seria che se usate bene, sono uno strumento di notevole utilità.
Lo sa per esperienza chi, come me, si è trovato molte volte a doversene servire per motivi di studio e di lavoro.
E poiché ne deve trarre conseguenze significative, è costretto a capire come funzionano, e perciò ad approfondire l’origine e la natura dei dati.
Spesso scoprendo che il significato è molto diverso da quello che sembra (o che i numeri sono privi di significato ed è necessario non tenerne conto per non cadere in pericolosi errori).
Così ho imparato molto e continuo a imparare.
Non dal punto di vista di chi produce dati, ma da quello di chi li usa per trarne deduzioni concrete. E se non vuole sbagliare deve capire bene qual è l’origine dei numeri e come si possono interpretare.
Perfino uno come me, ignorante e impreparato nelle sottigliezze delle formule e dei calcoli, è affascinato dall’evoluzione degli studi sull’infinitamente grande e sull’infinitamente piccolo, dalla molteplicità di scoperte nella fisica, nella biologia, eccetera; ma quello che più m’interessa è poterli programmare e quindi ragionare per il turismo.
Un’attivissima, imperversante fabbrica di errori è la fretta. Dati e statistiche (come ogni sorta di informazione) richiedono verifiche attente. Accade che l’ansia di essere veloci, di “dare la notizia” o di decidere senza approfondire, porti alla diffusione di affermazioni infondate, talvolta grottesche, o provochi scelte sbagliate che poi è faticoso correggere.
La stessa fretta induce a copiare, cioè a ripetere ciò che ha detto o fatto qualcun altro, senza avere il tempo o la voglia di controllare. Così gli errori si moltiplicano e continuano a riprodursi per giorni, o mesi, o anni, fino a diventare un “patrimonio culturale” di assurdità.
Non è vero che gli struzzi mettono la testa sotto la sabbia (se fossero così stupidi, a quest’ora sarebbero estinti). Ma lo fanno troppo spesso gli umani, per fretta, distrazione o superficialità.
A peggiorare le cose c’è il linguaggio con cui si interpretano o si descrivono i dati. Spesso afflitto da manierismi che ne deformano il significato. Per esempio accade di leggere o sentir dire che “tutti” fanno o pensano qualcosa. Con un po’ di attenzione non è difficile scoprire che quei “tutti” sono pochi – o che una certa “media”, chissà come calcolata o immaginata, non riflette alcuna persona o situazione reale.
Fra i manierismi c’è anche l’uso (e abuso) dell’aggettivo “esponenziale”. A parte il fatto che la parola ha un significato preciso, raramente applicabile a una crescita o a una tendenza, la si usa a casaccio per ogni sorta di vicende il cui andamento non somiglia neppure remotamente a un “moto uniformemente accelerato”.
Un’altra terminologia superficiale (quando non è intenzionalmente ingannevole) è quella che dice “vola” quando qualcosa aumenta dell’uno o due per cento o “crolla” quando scende di una altrettanto modesta misura.
Un trucchetto largamente usato è il piccolo avverbio “ben”. È sostanzialmente inutile, perché i numeri, quando hanno un significato, sono chiari da soli. Ma comunque è un’enfasi spesso deformante.
Se qualcuno ci dice che un bosco ha “ben mille” alberi, vuol farci intendere che è un bosco importante e che altri (quali non si sa) ne hanno meno. Se invece dicesse che ne ha “solo mille”, vorrebbe farci pensare che sia un bosco piccolo (in confronto a cosa?) o che abbia pochi alberi di quella specie. Spesso quelle “paroline” sono inserite a caso, senza alcuna base che ne giustifichi il significato.
Questi sono solo alcuni di tanti possibili esempi. Fra manierismi e “modi di dire”, usi banali o deformanti del linguaggio, deduzioni arbitrarie o infondate, il problema non è soltanto nelle statistiche, ma anche nel modo di interpretarle e spiegarle. E quando (come succede spesso) le spiegazioni sbagliate si accumulano con le inesattezze dei dati il risultato è una moltiplicazione di insensatezza.
Vuol dire che siamo irrimediabilmente confusi, in balia del pressapochismo e della disinformazione?
Per fortuna no, e per cominciare, il passo fondamentale è una sana diffidenza fintanto che non saranno finalmente più precisi.
Sempre che lo vogliano però.

mercoledì 24 novembre 2010

Dall'Europa un progetto per impedire di viaggiare ai pedofili

EUROPOL, l'Agenzia di polizia europea, ha annunciato ieri la nascita del progetto HAVEN (Halting Europeans Abusing Victims in Every Nation), con lo scopo di combattere con maggiore efficacia la catastrofe dello sfruttamento sessuale dei bambini nei Paesi più poveri del pianeta.
Secondo l'UNICEF, almeno due milioni di bambini poveri sono stati schiavizzati per soddisfare gli istinti sessuali di milioni di pedofili provenienti dai Paesi più ricchi, inclusi quelli europei.
Le statistiche mostrano che i pedofili italiani si collocano al primo posto tra i turisti del sesso e concorrono in misura rilevante ai continui abusi di cui sono vittime bambini anche di soli 6 o 7 anni.
Col progetto HAVEN, EUROPOL assumerà il coordinamento degli sforzi europei per contrastare i crimini dei pedofili europei fuori dal territorio dell'Unione Europea, con lo scopo specifico di impedire ai pedofili europei di viaggiare all'estero.
EUROPOL prevede di implementare un sistema di scambio d'informazioni per monitorare gli spostamenti dei sospetti pedofili e prevenirne i crimini, ma non è ancora chiaro in che modo un simile sistema potrà essere effettivamente realizzato.
E' verosimile che possa essere costituita una banca dati europea con le informazioni personali di coloro che sono stati condannati per reati sessuali contro minorenni.
E' bene comunque ricordare che gli agenti dell'EUROPOL possono oggi svolgere solo una funzione di supporto e coordinamento delle attività delle polizie nazionali: per contro, essi non possono né svolgere indagini né effettuare arresti.
Ancora una volta, anche il lancio del progetto HAVEN lascia l'imbarazzante certezza che la reazione sociale e statale al dramma della pedofilia continua ad essere inaccettabilmente debole.

Un po’ come quando … da poco in carica, l’allora sottosegretario alla Presidenza con delega al turismo Michela Brambilla, convocò con urgenza una conferenza stampa per comunicare la sua decisione di attivare un'iniziativa per combattere lo sfruttamento sessuale dei minori nel turismo.
Non so se ci rimase male, in quell'occasione, quando dopo il suo intervento un imbarazzato collaboratore, a fronte di sguardi perplessi (o allibiti?) dei giornalisti, le sussurrò all'orecchio che il Parlamento aveva già approvato l'apposita legge…

P.S.: Veramente troppo poco l’interessamento dei “grandi” della terra per queste cose, come ancor meno se ne parla in Italia, dove per lo più, le prime pagine, le “conquistano” gli interessamenti pressanti della Sciura per cani, gatti ed affini.
Forse che questo “amore” nei confronti degli animali domestici "produca" più voti di quello eventuale (con la stessa foga) contro i pedofili?
Oppure che i bambini degli altri contino meno dei nostri gatti, cani ed affini?
Mah, strano modo di vedere il mondo!

martedì 23 novembre 2010

Il successo di Bernabò Bocca alla Sia Guest di Rimini

Su, non prendetevela, bisogna accontentarsi; è un esercizio che di questi tempi aiuta a tirare avanti.
Alla 60esima edizione della Sia Guest di Rimini rivolta all´innovazione, alle nuove tendenze, ai luoghi e alle atmosfere di un mercato in continua evoluzione nel mercato dell´ospitalità alberghiera, sono bastate poche parole del presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca, per farci capire tutto e chiarirci finalmente dei punti fondamentali del turismo, a cui nessuno di noi aveva mai osato pensare.

Ma andiamo per gradi, perché capire questa grande disamina non è da tutti; ma soprattutto non lo è per chi probabilmente ha dovuto sudare le fatidiche sette camicie per arrivare a tanta bontà descrittiva.
Naturalmente scherzo.
E per nostra gioia sono le frasi o le parole più incisive quelle che vengono riportate il giorno seguente dalle testate giornalistiche, radio, TV e via cantando; le altre per fortuna rimarranno per quei pochi e non saranno mai tramandate ai posteri.
Non potrò mai sentirle, non ero presente, e me ne guarderò sempre bene dall’esserci.
Comunque esserci o no, poco m’importa quando parlano ‘sti “professoroni”; tanto il giorno dopo si possono rileggere, e ci si può divertire anche un bel po’.
Il presidente di Federalberghi (che conta circa 32.000 iscritti nel Bel Paese), nonché vice del CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro), ha detto così: «E' necessario ed importante fare una giusta promozione e sviluppare una rete di infrastrutture che permetta ai turisti di raggiungere facilmente l'Italia. Ma non bisogna continuare a misurare la febbre del turismo dalle presenze, il turismo va misurato in termini di fatturato e purtroppo di fronte ad una stagnazione delle presenze abbiamo cali di fatturato del 7-8%».
Beh, sulle infrastrutture non è certo una novità la sua, ma non mi stupisce più di tanto sentirglielo dire ancora una volta.
Solitamente chi non ha argomenti, spesso li ripete, e questa se non sbaglio e la stessa cosa che sentiamo dire da oltre 30 anni.
A meno che non sia in agenda nella prossima riunione del Consiglio dei Ministri, e quindi quale miglior occasione per far vedere agli associati che … vabbeh, avete capito.
Sulla richiesta del B. B. in merito a una giusta promozione del marchio Italia, inserisco quello che pochi minuti dopo ha detto la Sciura Brambilla nella stessa riunione: “Sono molto soddisfatta del lavoro che ha svolto, i cui risultati sono sotto gli occhi di tutti. Bravo Marzotto e bravo il direttore generale Paolo Rubini. La loro guida ha segnato un importante risultato in termini di ottima gestione delle risorse, espansione su nuovi mercati, qualità della promozione ed innovazione degli strumenti di marketing e comunicazione”.
A parte che questo lo dice “lei”, e già basta e c’avanza per immaginarne la veridicità.
Infattii dati in mio possesso (che risultano oltretutto anche più genuini), dicono proprio l’opposto.
E vuoi vedere che il Bocca è d’accordo con me?
Mah, non mi fido.
Dulcis in fundo il presidente di Federalberghi dice basta alla febbre delle presenze, poiché, secondo lui, il turismo va misurato in termini di fatturato che ahimè cala del 7/8%.
Per piacere, qualcuno intervenga a spiegargli che forse le cose non vanno così.
Primo perché le presenze sono utilissime, non solo per far "poca" cassa, ma anche e soprattutto per dar maggior forza lavoro nel Paese.
Secondo e ultimo perché “i piccoli numeri” producono più indotto diretto e indiretto; cosa molto utile all’erario.
Solo che queste presenze o dati dovrebbero essere veri, e non buttati li tanto per dire qualcosa o per far bella figura  con gli stolti o quelli direttamente “interessati”.
E chissà se l’hanno applaudito (?); ma credo proprio di si.
E io non c’ero … e meno male!

lunedì 22 novembre 2010

Il "fallimento" dell'Enit (parte 3a)

A prescindere dalle sue “scarse” conoscenze aritmetiche che si possono certamente evincere da quello detto nel precedente (parte 2a), il Marzotto non ha ancora dimostrato questo “gran” cambiamento all’Enit, così tanto annunciato.
E l’opinione internazionale che si aveva di questo ente, il carrozzone, non ha subito delle grandi variazioni.
A parte, naturalmente, le auto proclamazioni, del tutto va bene Madama la Marchesa; ma questa si sa lasciano il tempo che trovano.
Esempi ne ho a iosa e alcuni riguardano delle ricerche personali che ho effettuato in merito a Genova, la mia città, anche attraverso delle conoscenze lavorative che mantengo in molte parti del mondo e che mi hanno dato una mano nell'effettuarle.
Non oso pensare se la stessa considerazione che si ha del capoluogo ligure, si possa avere anche per le altre destinazioni del Bel Paese; ma forse è così.
Comunque lo stesso Italian Government Tourist Office, l’ufficio del turismo italiano che si trova nella 5° strada a New York, risponde che nessuno chiede mai di Genova, al massimo qualcosa sulla Riviera Ligure, e lo stesso New York Times ha riportato l’ingrato accaduto.
Strano perché fu proprio un genovese ha scoprire nel lontano 1492 quei lidi, e non pubblicizzare adeguatamente la cosa suona più come una sciocchezza, che altro.
La stessa cosa accade a Parigi dove in previsione del recente ripristino della tratta aerea con Genova, il capo redattore di un famoso quotidiano italiano, Massimiliano Lussana (Il Giornale), in visita alla capitale francese, ha chiesto un depliant sulla città ligure nella sede dell’Enit effelliana.
La risposta è stata che dopo svariato tempo d’attesa, gli è stata consegnata una brochure impolverata del 2004.
Orrore.
E questo nonostante “lui” abbia i propri uffici del tessile giusto a Parigi.
Altre considerazioni sono in arrivo e ci sarà da ridere, o forse è meglio dire, da piangere.
Taluni sostengono che la responsabilità debba ricadere sui garanti locali, ma per esperienza personale non credo proprio che sia così l’andazzo.
Infatti non esistono cattivi esecutori ma solo pessimi capi, e se il merito quando le cose vanno bene, se le cucca il capo, è giusto che debba accadere la stessa cosa quando bene non vanno.
Opportunità decchè?
Così pure i dati o le statistiche che dà in merito alle presenze nello stivale, che guarda caso sono sempre a lui favorevoli, ma che in verità non lo sono (ved. qui), e dove i suoi +35% o +30% si “tramutano” improvvisamente in +0,00 eccetera eccetera.
La mancanza di un vero piano strategico per il turismo della 3° età (over 65) che tanto successo ha avuto recentemente in Spagna; l'agenzia Assist di Gianni Prandi (grande amico del Marzotto) che senza gara dopo l'appalto da 197 mila euro per lavorare alle Olimpiadi, ha vinto un altro bando da 175 mila euro per la partecipazioni dell'Enit a Casa Italia dei Giochi del Mediterraneo; viaggi in business anche per gli impiegati; l’innalzamento del 70% fatto allo stipendio dell’ex direttore generale dell’Enit Eugenio Magnani, proprio nell’anno della peggiore performance turistica italiana, e poi “trasportato” direttamente al Ministero del turismo; l’affitto di due Mercedes classe E (130.000 euro) o pubblicare delle riviste Enit che ben pochi leggeranno (230.000 euro); e Italia Much More, che cos’ha combinato con i 12 milioni di euro?
Per non parlare della grossolanità usata nei miei confronti a nome del medesimo (richiesta di breve intervista col Marzotto) pervenutami per conto della responsabile stampa dell’ente Dott.ssa Anna Maria Pinna, con la causale d’aver inserito nel blog dei dati che mi sono pervenuti dalle fonti più autorevoli del pianeta e che naturalmente sono completamente discordanti dai suoi/loro.
Ma questi sono fatti personali e pertanto resteranno tali, e non certo "in piazza" sul web; sempre che ...
… continua …

domenica 21 novembre 2010

Il "fallimento" dell'Enit (parte 2a)

... continua da
Recentemente, tra grandi auto proclami, la “Sciura Brambilla” è stata nominata Chairman dell’organizzazione mondiale del turismo (Untwo), e lo dice con grande auto esaltazione, informandoci inoltre che questa rinomata carica è stata raggiunta per acclamazione e unanimemente da tutti i convenuti.
Però pochi sanno che la richiesta di nomina è partita da lei stessa (auto candidatura e probabilmente unica), effettuata presso la segreteria dell’organizzazione mondiale del turismo, e che nel novero dei predecessori non elenca nessun appartenente alle prime dieci/quindici/venti nazioni a grande impatto turistico (unici e soli gli USA nel lontanissimo ’85), bensì dei Chairmen che appartengono a Paesi come Nepal , Cameroon, Algeria, Venezuela, Colombia, Rep Korea, Sri Lanka oppure il Costa Rica, eccetera eccetera.
Beh, questo basta e c’avanza.
Comunque dall’Untwo sono arrivati dei dati sulle presenze turistiche straniere che dicono che l’Italia ha ricevuto nei primi 6 mesi del 2010 il 5,3% di visitatori in più rispetto allo stesso periodo del 2009.
Purtroppo anche in questo caso i dati che sono in mio possesso e che provengono dalle fonti governative più autorevoli delle nazioni da loro menzionate, non coincidono per niente, anzi…ma lo potete leggere qui.
Malauguratamente la “cosa” mi ha anche fatto cambiare radicalmente la buonissima opinione che avevo di questa organizzazione di livello mondiale; ma questa è un’altra storia e probabilmente non interessa a nessuno.
A questi dati che appaiono sempre più dei personali “aggiustamenti” per far intendere la propria sapienza e produttività, vanno aggiunte le innumerevoli statistiche che la ministra ci “omaggia” durante tutto l’arco dell’anno sulle improbabili vacanze degli italiani, e che naturalmente non vengono mai mantenute dai fatti.
C’è chi i traguardi li raggiunge impegnandosi con numeri veri, e chi probabilmente si danna per inventarli; tutto dipende da chi li dice, e naturalmente da chi li ascolta e eventualmente se li beve.
Poi ci sono “quelli” che hanno tutta la convenienza per “crederci”, per i soliti vari motivi.
Per quanto riguarda il presidente dell’Enit, Matteo Marzotto, beh, devo dire che della “terna”, se non altro è il meno antipatico; oltre ad essere quello che di commercio industriale e marketing, qualcosa dovrebbe intendersene.
I suoi risultati, anche se del tessile non ne capisco un’acca, parlano; e questo dovrebbe bastare.
Nell’Enit però gli effetti tardano ad arrivare e probabilmente questo è dovuto all’ovvietà del più tempo e interesse che qualsiasi di noi dedicherebbe al proprio primario lavoro.
Infatti lui si occupa “quasi” completamente del tessile in quel di Parigi; il resto, logicamente, viene dopo.
Non si riesce a comprendere (o forse si) il perché non venga nominato qualcuno (di valido e professionale) che segua esclusivamente un solo settore; ma forse si sa e sono sempre le solite “meritocratiche” cose all’italiana.
All’atto della sua nomina a presidente dell’Enit, venne menzionato che le conoscenze turistiche del Matteo erano alquanto note per via del nonno che fu il fondatore della catena alberghiera Jolly Hotel, recentemente venduta agli spagnoli.
Beh, il mio faceva l’olio e il vino, ma questo non credo voglia dire che anch’io … ma per piacere!
Oltre a risultati che non sono evidentemente troppo buoni in questo nuovo incarico, il Marzotto non ha dimostrato molte conoscenze in ambito matematico; e nel turismo i conti bisogna saperli fare, e anche bene.
Famosa, per chi in questo settore ci marcia, è rimasta questa sua dichiarazione: “Aver perso nel 2009 il 6% degli arrivi ed il 5% delle entrate turistiche rispetto all’anno precedente costituisce un dato eccezionale a differenza di altri settori dove si è perso anche il 30/40 e 50%, non perché sia gestito da stupidi, ma perché non ci sono più dei clienti.”
A parte il fatto che la Brambilla è da mò che sostiene che il 2009 si è chiuso con un -3,1% e non il 6% come dice il Marzotto.
Che non si parlino più o che i dati provengano da due fonti diverse, pur “lavorando” per lo stesso settore?
Beh, se questo è vero, non si capisce l’utilità di averne molteplici nel patrio Paese per emettere statistiche, dati e tutto quanto contribuisce a non farci capire proprio un bel niente, oppure … no, questo è meglio non dirlo.
Poi, non riesco a capire il come sia possibile perdere meno in entrate erariali (-5%) che in presenze turistiche (-6%); chi mastica di commercio sa benissimo che non è possibile.
Forse che il turista, in tempo di crisi, abbia speso di più?
Improbabile!
Se quindi aggiungiamo che durante l’anno ci hanno fatto due cose così nel sostenere che i prezzi delle locazioni alberghiere e quant’altro si sono notevolmente abbassati, naturalmente per rendere più appetibile la nostra nazione e controbattere la concorrenza … mi suona un po’ strano; anzi di più.
E’ concepibile incassare di più con meno clienti e che per giunta hanno speso di meno?   
Come è vero che la crisi mondiale del 2008 non è di certo colpa sua, ma non avere ancora dei risultati (veramente) positivi nel confronto con l’anno peggiore del turismo mondiale, nonché continuare a menzionare quelli improbabili per dare un senso al loro “lavoro”; suvvia, che diamine è?
Possibile che questi “signori” pensino che siamo tutti così scemi (?), o forse a loro (agli eletti) è concesso per “diritto divino” potercene raccontare a loro piacimento?
… continua …

sabato 20 novembre 2010

Un esercito di pedofili italiani a caccia di bambini per il mondo

Oggi é la giornata mondiale dei diritti dei bambini. C'é ben poco da festeggiare, soprattutto per noi italiani, campioni del mondo di una particolare forma di turismo sessuale, quello che va a caccia di ragazzini e bambini nei Paesi piu' poveri del mondo. Uomini e anche qualche donna, di tutte le età che sui passaporti collezionano visti per alcuni Paesi accomunati da una particolarità: l'estrema facilità di trovare minorenni da violentare e la quasi assoluta certezza dell'impunità: Thailandia, Cambogia, Sri Lanka, Tanzania, Kenia, Brasile, un elenco che sembra allungarsi ogni anno.
Malindi, località turistica di mare in Kenia, é ormai una sorta di colonia italiana tanto numerosi sono gli italiani che li' si sono stabiliti, attratti dalla bellezza del posto e dalla calorosità degli abitanti. Hotel, ristoranti, negozi, bar, discoteche della cittadina sono spesso in mano a italiani, e non di rado anche le insegne dei locali sono nella lingua di Dante. Tra gli italiani, oltre a chi vuole vivere e lavorare in armonia con gli abitanti del posto, si distingue anche un numeroso contingente di pedofili. Edwin Muriithi, giornalista e soprattutto uno dei maggiori tour operator della regione dei safari, ha dedicato ai turisti italiani un articolo con un titolo emblematico: "Gli italiani che violentano i nostri bambini nelle ville e negli hotel di lusso di Malindi". Muriithi é solo uno dei tanti che denunciano e si interrogano sul devastante fenomeno.
L'anno scorso, la stampa africana si é varie volte occupata di questi nostri connazionali che dopo aver invaso Thailandia e Cambogia, hanno cominciato ad avvelenare con la loro molesta presenza un certo numero di Paesi dell'Africa, dal Kenia alla Tanzania. 
Mombasa e Malindi sono le due città africane preferite dai pedofili italiani. Gruppi di genitori, in entrambe le località si stanno mobilitando per fronteggiare un fenomeno contro il quale le autorità locali non sembrano agire con efficacia.
La povertà spinge molti minorenni ad avvicinare di propria iniziativa ai turisti italiani, per offrire loro sesso in cambio di pochi dollari.
Il fenomeno ha destato tali proteste popolari a Malindi, che il Ministro del turismo keniano Najib Balala si é trovato costretto a dichiarare che il governo non avrebbe cacciato gli italiani dal Paese poiché essi danno un importantissimo contributo non solo all'economia della zona, ma anche a progetti di rilievo sociale, come la costruzione di scuole.
In Cambogia, il mercato del sesso minorile si é diffuso talmente tanto da essere "socialmente accettato" da una parte della popolazione. Qualche tempo fa, uno sconcertante servizio delle Iene aveva mostrato l'incredibile banalizzazione della pedofilia in un Paese troppo disperatamente povero per avere la forza di reagire. Bambini thailandesi accoglievano i turisti offrendo riviste pornografiche. I taxisti si presentavano in qualità di guide dei bordelli. Sulle spiagge, attempati signori occidentali passeggiavano tenendo per mano bambini del posto. Tutto accadeva alla luce del sole e, apparentemente, se il "turista' offriva alla famiglia del bambino una manciata di dollari, si assicurava completamente dalla già remota possibilità di un intervento della polizia.
Davanti a questa serie di casi, ed alle statistiche che indicano gli italiani al primo posto della pedofilia nel mondo, non bastano le dichiarazioni d'intenti, ma occorrono misure straordinarie di contrasto. Se la polizia di questi Paesi non riesce ad intervenire, o perché sprovvista dei necessari mezzi, o perché troppo corrotta, abbiamo il dovere di farlo noi.

Il "fallimento" dell'Enit (parte 1a)

“Sono le azioni che contano. I nostri pensieri, per quanto buoni possano essere, sono perle false fintanto che non vengono trasformate in azioni”
MAHATMA GANDHI
Infatti le persone vanno valutate per quello che fanno e non per quello che dicono; quindi per la corrispondenza con quello che hanno detto.
E di corrispondenza  tra il dire e il fare all’Enit, c’è veramente ben poco; almeno è così che io la penso.
Ma veniamo ai “fatti” dell’Ente Nazionale del Turismo o se preferite all’Agenzia Nazionale del Turismo.
Abbiamo più volte ripetuto come e quanto quell’ente, in passato, sia stato considerato internazionalmente un “carrozzone”, nonché ritrovo o deposito di trombati politici, fannulloni, incapaci e via dicendo.
Dopodiché, con l’avvento del ministro Michela Brambilla, del presidente Matteo Marzotto e del Direttore Generale Paolo Rubini, vediamo un po' che cos’è cambiato (?).
Delle conoscenze del settore e della produttività del ministro in ambito turistico, ne abbiamo un chiaro esempio con le recenti dichiarazioni di Confindustria (probabilmente non partitocratiche e quindi inadatte a particolari illazioni); nonché delle molteplici affermazioni delle varie associazioni, che oltre alla delusione dall’andazzo generale per conto di promesse mai mantenute, risultano anche abbastanza “incazzate”; per finire alle Regioni che oltretutto, per via del Titolo V della Costituzione, hanno la totale responsabilità del turismo regionale, ma lamentano dei “tentativi” della medesima di togliere loro qualche costituzionale “potere”.
Potere che il ministro invero non ha; un po’ come suo ministero del turismo, che a occhi e orecchie indiscrete non esiste, e suona più come un premio a non si sa bene che cosa.
O forse si sa?
Ricordo che questo ministero è stato abrogato attraverso un referendum nazionale nel ’93 (votazione con percentuali “bulgare” all’82,30%).
Con l’eccezione dei “li gatti, li cani, li uccelli e animali affini”, la signora di zazzera non ha fatto un granché e l’offerta strutturale del nostro Paese e’ peggiorata.
Restano a parte alcune isole felici (che lo erano prima e continuano ad esserlo oggi), e nonostante un patrimonio artistico invidiabile, manteniamo però delle tasse esagerate con conseguenti prezzi che non ci fanno competere con gli altri Paesi mediterranei e/o mondiali.
In questo contesto, cosa ha fatto l’allora sottosegretaria Brambilla per far capire che da ufficio della presidenza del consiglio dei ministri, chi si occupa della politica del Turismo aveva bisogno di un ministero?
Queste le due maggiori iniziative:
1 – L’11 febbraio del 2009 sono state varate nuove norme sulle stelle degli alberghi (le ultime erano del lontano ‘86) con il dichiarato intento di porre una regola standard all’attuale giungla che, per esempio, fa sì che un due stelle di Rimini o Bolzano sia paragonabile come qualità ad un quattro stelle della Calabria che, però ha i prezzi di un cinque stelle delle due località nordiche. Nuove norme che non hanno cambiato nulla: la nuova classificazione non riguarda gli alberghi esistenti ma solo quelli nuovi e quelli ristrutturati (per cui se ne parla fra qualche secolo) ed ha istituito un sistema di rating per la misurazione e la valutazione della qualità del servizio reso ai clienti che però, non solo e’ associato alle stelle di cui sopra ma a cui gli alberghi vi aderiscono solo su base volontaria.
Una str…anezza che molte associazioni avevano plaudito, tra cui la più interessata, e vale a dire la Federalberghi del Bernabò Bocca, che a quei tempi viveva in perfetta sintonia (apparivano sempre insieme) con la futura ministra e che recentemente è stato nominato vice presidente del CNEL
Ma guarda un po’.
2 - il 6 febbraio e’ stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto per la fruizione dei buoni vacanza a seguito delle generiche disposizioni della Finanziaria 2008.
Un contributo statale destinato alle famiglie a basso reddito utilizzabile per le vacanze al mare, in montagna o alle terme in tutto l’arco dell’anno con esclusione del periodo che va dalla prima settimana di Luglio all’ultima di Agosto e quello dal 20/12 al 6/1... cioè quando la maggior parte delle famiglie a basso reddito (operai, precari eccetera) hanno le ferie. Quindi non defiscalizzazione per consentire maggiori investimenti per la qualità e calo dei prezzi al consumo, ma contributi a pioggia di minimo e dubbio arrivo.
Il gran successo di questi Bonus Vacanza comunque è scritto qua.
E per fare questo ci vuole un ministero anche contro la volontà dell’82,30% degli elettori?
Recentemente tra grandi auto proclami la “Sciura Brambilla”... continua ....

venerdì 19 novembre 2010

Cina: i visti per venire (turismo) in Italia

Non seguo molto di quello che pensano e decidono i capi del turismo nella CEE, ma non mi vanto di questo, perché per ragioni professionali certe decisioni (quelle poche e quando avvengono) dovrei “pedinarle” con molta più attenzione.
Però un motivo ce l’ho.
La nausea, o se volete l’ultima “mazzata”, l’ebbi quest’estate durante la presentazione del Progetto Eden da parte della Brambilla e del Tajani in Roma, che attualmente sono il Ministro del turismo italiano (si spera per poco) e presidente della commissione turistica europea (che ci rimanga perché li forse fa meno danni).
Comunque a prescindere dalle mie miserrime considerazioni, il “duo” si lasciò andare a una miriade di reciproci complimenti sul tipo, “tu sei bravo” – “e tu anche”, che dopo un po’ ne avevo già due bocce così.
Un momento, non è che mi dispiace se la “coppia” si ritrovi in una perfetta sintonia produttiva (produttiva decchè?), il fatto è che entrambi i ”luminari” nell’occasione non s’accorsero che stavano leggendo come “freschi” (per di più sbagliandoli), dei dati del 2008 che riguardavano le percentuali delle presenze turistiche europee, nonché lontanissime dalla realtà "solo" 160 BILIONI di dollari.
Era appunto questa la differenza degli introiti dei due anni in questione.
Né tantomeno l’hanno intuito “quelli” dello staff del “duo” (qualche centinaio di persone), che di turismo ci vive e un qualcosa dovrebbe sapere.
Bastava copiare i dati del WTO.
Ma quel ch’è peggio è che l’incremento a cui accennavano i due “campioni” non c’è mai stato; anzi, è notoriamente risaputo, ma probabilmente non da loro, che l’Europa perde inesorabilmente, anno dopo anno, delle presenze percentuali rispetto ad altri continenti emergenti.
Sennò perché diavolo si chiamerebbero "emergenti"?
Comunque per causa di molte altre constatazioni sull’operato da parte degli “italiani” preposti al turismo europeo, mi ci sono allontanato (forse a torto) ma senza rimpianti.
Infatti mi giunge notizia che, nonostante siano trascorsi molti anni dall’apertura delle frontiere della Cina, ai cinesi per venire in Italia in vacanza ancora adesso occorrono una miriade di permessi e marche da bollo.
Se non erro e addirittura, si parla di documento di proprietà dell’auto (?) e della casa (?); certificato di pensione o di matrimonio; lettera del datore di lavoro con il permesso di fare le vacanze; la posizione ricoperta dal candidato e l’ultimo cedolino della paga, nonché tante altre cosette per noi incomprensibili, che sicuramente portano il cinese molte volte a desistere dall’intenzione di venire nei territori dello Schengen.
Risultato?
Beh, bisognerebbe chiederlo al Tajani, visto che ogni tanto ne parla in merito al Trattato di Lisbona, e la prossima sarà al Forum sul turismo a Malta, dove nonostante il problema sia in agenda, rimarrà probabilmente circoscritto a tante belle parole.
Che differenza tra i tempi della politica con quelli dell’industria.
Ma anche questa non è una novità.

giovedì 18 novembre 2010

La "grande" opportunità per Matteo Marzotto è ... perdere turisti

“Il mercato inglese ha registrato (2009) una flessione verso l’Italia tra il 15 e il 20% ma questa situazione va vista come un'opportunità".
L’inizio senza alcun dubbio è da manuale; si, forse delle Giovani Marmotte oppure a vantaggio di qualche professionista paramedico (?) o chissà chi altro.
Beh, sarà quel che sarà ma queste sono le testuali parole di Matteo Marzotto dopo aver appreso i dati outbound turistici dell’Inghilterra nei confronti del nostro Paese.
Un calo di presenze che, a conti fatti, è stimato nell’ordine del -15 o -20%, e lui cosa dice ?
Che ci vede la possibilità di una grande futura occasione.
Occasione decchè?
E' comprensibile che l'incaricata/o che lo imbocchi abbia ricevuto ordini di far apparire tutto sempre bello e positivo, ma chi  glieli scrive i discorsi?
Qualche "gentile, professionale e molto cortese" addetta/o stampa dell'Enit, o chi altro?
Oppure è Tafazzi?
Innanzi tutto va detto che i dati sono del 2009 (oggi siamo quasi a dicembre del 2010) e non si capisce il come sia possibile non averli ancora precisi; chessò 17,4 o 18,3%; boh?
Insomma, dopo dieci e passa mesi non sono ancora riusciti ad averli o a farli, e questo la spiega già lunga sul cosa sanno fare quelli che li emettono, nonché sul valore che lor signori danno a questi dati, soprattutto quando sono negativi.
Però statene certi che se per caso hanno il segno più, anche quando non è, ecco che c’appaiono in ogni dove e in ogni tempo; e qualche esempio l’abbiamo.
Comunque l’opportunità che il Marzotto ci vede (beato lui), in verità c’è, ed è semplice semplice.
Infatti peggiorare questa situazione sarà pressoché impossibile, anche per l’ambaradan dell’Enit del Marzotto e del Paolo Rubini, e quindi qualsiasi cosa succederà l'anno prossimo, ebbene questa verrà vista come un grande successo.
Che già me li vedo e che suoneranno un po’ così: “aumentano i turisti provenienti dall’UK per merito del nuovo piano strategico attuato da quando ci siamo “noi” (“loro” per chi legge) che quasi quasi “noi” (sempre “loro”) stessi ci meravigliamo della nostra bravura e del come “noi” (“loro”) non c’è nessuno”.
E meno male, aggiungo io (“io” per chi scrive)!
A guardare bene, ma anche male, un’opportunità ci sarebbe; quella che lor signori (“loro” per chi legge) se ne vadano a casa e lascino ad altri la “possibilità” di dire ma soprattutto fare qualcosa di veramente produttivo per “noi” (“noi” per chi legge) nel turismo.
E poi dicono che sono bravi ("loro").

mercoledì 17 novembre 2010

Il nuovo logo dell'Enit ?



Per l'occasione vorrei descrivere il significato di CIOFECA

  1. (gergale) caffè di qualità assai scadente
  2. (per estensione) schifezza
E nel caso di loghi così, che parola si può usare per ....?

Questo "ballone grosso grosso" è dell'Enit?

Nel nome del popolo sovrano si possono dire “sovente” delle str…anezze?
O forse che noi, per obbligo costituzionale, si debba ascoltarle?
Eh no, non dovrebbe essere così, e allora ho provato (metaforicamente) a cercare quest’articolo sulla Costituzione italiana, ma lì non c’è, ne tantomeno c’è qualcosa che c'assomigli.
Beh, è anche normale.
Vuoi vedere che a quelli dell’Enit però è concesso (?) o se lo sono creati “ad hoc” per loro stessi?
Mah vediamo?
Che quest’ente sia (stato) considerato un carrozzone è internazionalmente riconosciuto, ma che si sia improvvisamente trasformato in un treno, beh; di questo se n'ha solo qualche avvisaglia dall’innesto del nuovo GM, Paolo Rubini.
Infatti al tempo del suo ingresso giunse notizia attraverso stampa, che il medesimo proponeva lo smembramento o suddivisione dell'Enit in due tronconi (nazionale ed internazionale), al che se concesso c’aggiungerei: “e perché no, un bel mucchietto di carrozze (naturalmente di sola 1a classe) ?”
La destinazione del treno m’è in verità ancora sconosciuta (e non credo solo a me), ma della sua composizione all’interno, beh: di certo s’è capito quasi tutto.
Mentre altra cosetta sicura è che in quel treno non mancherà mai la carrozza numero uno (la più grande), quella dei revival delle str…anezze.
Infatti, una tra tante, il 19 settembre la Brambilla elencò un bel +5,3% di arrivi internazionali (primi 6 mesi del 2010) per merito di dati arrivati dall’Untwo.
Poi il Marzotto disse che il computo delle presenze straniere era derivato da una ricerca presso i T. O. internazionali; ma questa è un’altra storia.
Comunque, uno dice 'na cosa, mentre l’altro … un’altra.
Dopodiché è stato un susseguirsi e continuo ripetersi delle medesime da parte dei comandanti dell’Enit, e naturalmente condite con grandi meriti per se stessi e auto proclamazioni “probabilmente” a migliori del mondo.
Solo che così non è.
Ora ognuno può dire ciò che vuole, sempre che rimanga nel rispetto degli altri, ma continuare per due mesi a dire sempre la stessa cosa ovunque, in ogni luogo e in qualsiasi contesto, e che per altro non risulta granché veritiera (è spiegato qua); ... non è forse una mancanza di rispetto verso il popolo, o forse serve per salvaguardare se stessi, oppure entrambe le cose o che altro?
Il dilemma mi prende ma probabilmente tanto dilemma non è.
Comunque oggi, come ogni mattina, apro le pagine web sul turismo e cosa ti trovo di nuovo?
Ettepareva, eccolo qui: "L'Italia continua a crescere a ritmi più sostenuti rispetto ai competitor europei. Nel primo semestre del 2010, l'incremento degli arrivi in Italia era del 5,3%, a fronte di una media europea di soli 2 punti percentuali. Dopo l'estate - ha affermato Paolo Rubini, direttore generale di Enit - il dato si è ridotto di qualche punto ma rimane comunque positivo". Ha espresso soddisfazione anche il Ministro Michela Vittoria Brambilla che ha rimarcato come "finalmente l'Italia parla un linguaggio nuovo e i risultati dimostrano che il turismo italiano all'estero è stato promosso bene". Il Ministro ha poi commentato la sua nomina "per acclamazione alla presidenza del Consiglio Esecutivo dell'Omt, dovuta proprio al ruolo da protagonista svolto dall'Italia nel mondo del turismo" ha dichiarato Brambilla.
Al che aggiungo che la richiesta per questa “nomina per acclamazione” è partita da se stessa.
Allora in risposta e nella speranza che questo post sia visitato come i precedenti … lo ridico anch’io: “Nel nome del popolo sovrano, questi risultati si possono si ottenere, ma non solo se scritti su pezzi di carta”.
E poi, sempre costituzionalmente parlando; ma che non abbiano di meglio o nuovo da dire che elencare un’infinità di dati che sono ... vabbeh, avete capito!

martedì 16 novembre 2010

World Travel Market di Londra 2010 e tira a campà

Non ci contavo molto ma l’avevo promesso e di conseguenza mi sono messo d’impegno, anche perché ero curioso di sapere che cosa fosse stato detto sul turismo al WTM di Londra. 
Diciamo che per oltre 30anni non me ne sono perso uno in giro per il mondo, ma non è che ne abbia tratto molte novità, anzi, le solite cose già dette e ridette ... e cambiano "solo" i grafici; le str...anezze sono sempre le stesse.
C’ho provato, eccome se c’ho provato ma scusate non ce l'ho proprio fatta e dopo due ore mi sono arreso.
Mi sono “sorbito” innumerevoli articoli e visti una miriade di video sul World Travel Market, ma non c’è stato niente da fare.
Una noia indicibile, niente di nuovo ed una valanga di str…anezze senza capo e ne coda.
Sfido chiunque a dirmi una minima cosa che lì, in quei giorni è stata detta, letta o vista e che non si sapesse da prima o già da tempo.
Ha iniziato la presidentessa, la Fiona Jeffrey, sostenendo che dalla crisi ci si uscirà “totalmente” tra cinque anni, e come logica di questa disamina ha elencato che questo è il responso di un’intervista  a mille e più professionisti del settore.
Ma per piacere, non sono forse gli stessi che due anni fa avevano detto che già nel 2010 … ?
Innanzi tutto i dati che ci arrivano da altre fonti (ved. WTO) e che oltretutto sono ad esso collegati, sempre che siano almeno per metà veritieri, dicono che l’up è già cominciato in molti Paesi, ovviamente quelli che tempo prima erano a scarsa densità turistica, e che per merito dei prezzi minori di tasse, gestione eccetera eccetera, che abbinati alla diminuzione di quelli del trasporto; beh, qualcosa dovrebbe aver insegnato a ‘sti “professoroni”.
E non è forse mondialmente risaputo che i Paesi emergenti sono detti appunto (emergenti), perché ci prendono e prenderanno una fetta sempre più importante di possibili clienti?
Altra cosa che nessuno dei “guru” internazionali ha mai detto, è che in queste Nazioni c’è ancora la voglia di tentar di fare bene; la stessa che succedeva da noi quando si era agli albori.
E’ inoltre abbastanza risaputo che in quelle Nazioni dove si individua nel turismo la fonte per uscire dalla “bratta” (per cercar d’entrare nel benessere), ci si mette l’impegno dovuto, e fors’anche di più.
Ormai da noi tutto è scontato, ma soprattutto crediamo che universalmente o per grazia divina ci sia dovuto, perché nel turismo siamo stati i campioni del mondo.
Grandissimo errore, anche perché siamo convinti d’esserlo ancora.
Ci siamo “dimenticati” che per stare al passo bisogna farci un “mazzo tanto”, e che il turismo (e non solo) è un po’ come fare la collezione dei francobolli; non si finisce mai?
Pochi lo fanno e l'hanno capito.
Ma prova a parlare con qualcuno di “questi” che c’amministra dal turismo nazionale a quello ben più piccolo e locale.
Ebbene tutti ti diranno d'avere la medicina giusta che però non guarisce mai un bel fico secco.
Il turismo non sarà mai più come una volta (almeno questo spero l’abbiano inteso) e questo è per demerito di tantissimi fattori, ma uno su tutti è quella cosa che gli “schiaccia bottoni” non dicono mai e che assemblo in poche parole; e il prodotto?
Qui da noi c’è “solo” la gara a venderlo senza neanche conoscere il che cosa sia.
Vi è forse mai successo sentirvi dire; “… tra le destinazioni che ha scelto le consiglio vivamente questa perché l’organizzazione è certosina; dal ricevimento all’aeroporto, ai trasferimenti per finire all’hotel dove potrà trovare eccetera eccetera un servizio che premia l’immagine Italia”.
Faccio un esempio forse paradossale, ma che può rendere l’idea: alle Fiji quando il cliente va via, capita spesso che gli impiegati dell’albergo o del resort piangano.
Ce li vedete i nostri a versare lacrime quando è in partenza, chessò, la camera numero trentadue o la centoventotto?
Siamo d’accordo, è un racconto banale di casi estremi; solo che qui piangono quando ti vedono entrare nel ristorante (in particolare se vicino all’orario di chiusura) o se entri nella stanza dell’albergo durante il momento delle pulizie (sempre che non ci mettano anche qualche imprecazione o quelle facce scocciate da primo mattino).
Che sfiga, né!
Piangere non è certamente il sinonimo della qualità, ma il cliente si sente amato.
E se vi sembra poco sentirsi ben accolto o nel momento del commiato?
O forse no, sono solo sciocchezze.
E queste cose che un tempo, ahimè oramai passato e che andavano molto di moda, le sento sempre di meno ... sempre che si sentano, come nel caso del recente WTM di Londra dove forse … mentre in quei paesi emergenti, la va ancora per la maggiore.
P.S.: Quello che è più strano (!) è che nelle compagnie “serie” di navigazione, questo esiste ancora e il tutto è auto gestito; mentre i risultati si vedono, e si vedono bene.
E se non avete mai esaminato il perchè ... provate per una volta a pensarlo e scoprirete che i grandi "guaritori" lì non c'entrano mai.

lunedì 15 novembre 2010

E' l'Italia che va (Country Brand Index 2010) ... indietro

L’Italia sarebbe il paradiso del turismo se non ci fossero i “professoroni” che, dalle stanze ovattate, pigiano sempre il pulsante sbagliato.
Sarà un caso ma i dati dicono che stiamo retrocedendo, però “loro” vengono premiati con dei nuovi incarichi e delle posizioni di notevole prestigio.
Com’è possibile direte voi.
Semplice e se ne avete voglia, seguitemi un po’, che ve lo spiego.
Lo studio sull'immagine dei principali paesi del mondo condotta da FutureBrand in collaborazione con Bbc World news dice che in due anni abbiamo perso 8 posizioni nei parametri del turismo (4° nel 2008, 6° nel 2009 e 12° nel 2010).
E meno male che il nostro paese mantiene però la leadership nella classifica dei 25 migliori paesi per il patrimonio artistico e culturale avendo ottenuto ottimi piazzamenti nei parametri di valutazione della categoria: prima per arte e cultura davanti alla Francia; seconda, alle spalle di Israele, per il ruolo nella storia.
Un altro primato l'Italia lo guadagna in quello del cibo (l'anno scorso era seconda), seguita da Giappone e Francia; ma nel 2008 eravamo già primi.
Non appare, però, come l'anno scorso, nella top ten dei parametri rapporto qualità-prezzo resort e offerta alberghiera, due segmenti fondamentali per un paese come il nostro, a forte vocazione turistica, che sta cercando di guadagnare le quote di mercato cedute nel tempo ai competitori, ma che invece ahimè …
In poche parole abbiamo perso come marchio-Paese e non sappiamo (forse è meglio dire “non sanno”) trasmettere i veri valori nazionali.
Questo nonostante la struttura di rilancio dell'immagine del nostro Paese si sia ingrandita in due anni, portando il tetto del personale da 10 a 15 unità per “merito” dei nuovi “impiegati” dalla Brambilla.
Quindi in definitiva, nonostante l’indiscusso valore della nostra arte, cultura, enogastronomia e paesaggio, il nostro Paese perde, perde e perde ancora in immagine; e non mi si venga a dire che è colpa di questo o quell’altro; stabilità politica o altre str…anezze del genere.
Perché in tutto il mondo ci sono.
Non oso pensare che “carica” avrebbero ottenuto se fosse andato ancor peggio.
Ma forse di peggio non si può neanche per loro … 
... comici che fanno i politici, altri che fanno i comici; è l'Italia che va ... e poi vi dirò dove, sempre che non l'abbiate già capito.